Le annusai la figa e sentii l’odore più buono in cui mai il mio naso si fosse imbattuto fino ad allora: era un odore di rosa, di pane fragrante appena sfornato, di erba tagliata da poco, l’odore del mare, della terra appena zappata, della MIA terra.
Esitai per una decina di secondi, inebriandomi di quell’odore e cominciai lentamente a lapparle con gusto le piccole labbra, mordicchiandole di tanto in tanto, strofinando piano un dito ben insalivato con movimento circolare sul cappuccio che conteneva il clitoride; la mia lingua non si saziava mai dei suoi umori, che ingoiavo voluttuosamente man mano che il suo desiderio li produceva, quasi fosse crema appena fatta con uova freschissime.
Credo che sia durato almeno mezz’ora, quel cunnilinguo; e quattro suoi orgasmi..
Non è che io lecchi tutte le fighe che mi capita di scopare, anzi: sono abbastanza selettivo, in questo; la mia lingua deve essere portata naturalmente verso l’attaccatura delle gambe della femmina di turno da tutta una serie di elementi fondamentali: l’abbigliamento, l’odore, innanzitutto, poi l’aspetto esteriore, infine la voglia che leggo negli occhi della donna e da ultimo…il sapore, appunto.
Avevo conosciuto Federica al corso di “Analisi I” del primo anno; mi ero stupito non poco nel vedere una così bella ragazza che aveva a che fare con gli astrusi concetti della matematica, ma avevo tentato da subito di concupirla, proponendole di studiare assieme per preparare l’esame che non era lontanissimo.
Con mia grande gioia, aveva accettato con entusiasmo, felice forse del fatto che essendo anche lei ‘fuori sede’ in quella grande città e provenendo da un paese del Sud molto vicino al mio, le sarebbe sembrato un po’ come di essere a casa.
E poi, mi disse, si fidava di me: si vedeva che avevo un aspetto rassicurante e che ispiravo fiducia!
Per farla breve, era la terza volta che ci si incontrava ‘per preparare l’esame’ quella settimana ed eravamo per la prima volta l’uno di fronte all’altra, nudi e frementi, io con l’asta in tiro e lei allagata di desiderio.
Non so cosa sia scattato all’improvviso; né mi sono mai pentito di quel pomeriggio (e di tutti i successivi, a dire il vero) in cui i libri erano rimasti ben chiusi nello zaino, alla faccia delle buone intenzioni (?) di partenza!
Fatto sta che mi ritrovai in men che non si dica a lapparle la figa, suggendo i suoi succhi come se stessi gustando un succulento piatto di cozze crude o di lumache.
Notai che si era preparata minuziosamente al pomeriggio di studio intenso: aveva depilato con cura le sue parti intime (si sa: la donna meridionale ha una folta chioma dappertutto!), lasciando solo una striscetta di peli al di sopra
del taglio ambitissimo dalla mia lingua, aveva unto il suo corpo con creme idratanti al muschio bianco che mi mandarono letteralmente in sollucchero e aveva indossato un perizoma in cotone bianco e delle calze velatissime che non mi facevano staccare gli occhi dalle sue giovani gambe affusolate; una semplice t-shirt sempre di cotone le nascondeva a fatica un seno dirompente, lasciando trasparire la durezza dei suoi bottoncini rosa che non vedevo l’ora di strizzare e succhiare avidamente.
Andavo pazzo per il modo in cui gemeva sotto i colpi della mia lingua; dei mugolii molto invitanti e sensuali facevano da colonna sonora alle mie voraci lappate e la accompagnavano negli orgasmi ripetuti, che sentivo scaricare direttamente nella mia bocca.
Alzai il viso dalla sua passerina dopo oltre mezz’ora di continuo leccare; mi sembrava quasi sazia; avvicinò la bocca alla mia e mi leccò ben bene a sua volta, per sentire il sapore del suo essere femmina su una lingua estranea.
Appoggiai la schiena alla spalliera del letto, spalancai le gambe e le offrii il mio sesso eretto, oramai sul punto di scoppiare; Fede si avvicinò con un sorriso inequivocabile, carico di promesse di piacere a non finire.
Prima di circondare con le labbra la mia cappella viola, volle sfregarsi per un po’ la punta del cazzo sulle tette, per asciugarlo forse da tutto quel liquido che continuava a secernere, preludio degli schizzi orgasmici che di lì a poco mi avrebbero liberato la mente e l’uccello.
Si dedicò poi con molta cura alla mia zona perineale, leccando e sfregando con un dito alternativamente, tanto che faticai non poco a trattenere lo sperma, intenzionato com’ero a imbiancarle il palato.
Mentre faceva la troia col mio giocattolo impazzito, mi guardava fisso negli occhi per godere dell’effetto che le sue azioni avevano su di me.
Ingollò la mia verga con avidità da troia navigata e in un paio di minuti sentì i fiotti del mio piacere sgorgarle in gola, accompagnati dai miei gemiti di approvazione.
Mi guardò come una cagna in calore e fece scivolare parte del mio sperma fuori dalla bocca socchiusa, facendoselo colare sul seno e spalmandolo ben bene sulle enormi tette.
Rimanemmo per una mezz’ora buona distesi sul letto a parlottare come due innamorati e per tutto quel tempo la mia mano destra le aveva accarezzato il culo e il suo buco rosa con dolcezza, entrando e uscendo, lubrificandolo con il liquido della figa, schiaffeggiandolo di tanto in tanto.
Non volevo andar via senza aver ‘ripassato’ qualcosa, le dissi; e data la voglia di farglielo, quel culo bianco e senza un filo di cellulite, e visto che il cazzo mi si era di nuovo irrigidito fino quasi a dolermi, le dissi di mettersi in posizione, perché era proprio quel tempio del piacere che le avrei ripassato! Volevo scaricarle dentro qualche fiotto bianco prima di salutarla.
Anziché opporsi, Fede sorrise invitante, si distese sul letto a pancia in giù, spalancò le gambe e alzò quello splendido culetto verso di me, roteandolo e invitandomi a punirla sodomizzandola.
Porsi di nuovo il cazzo alle sue labbra avide e le chiesi di lubrificarmi la punta con un po’ di saliva, mentre con le dita le preparavo l’ano all’inserimento del mio cilindro di carne gonfia.
Dopo meno di un minuto, estrassi il cazzo fradicio dalla bocca di Fede e mi posizionai dietro di lei, puntandole lo sfintere.
Con un rapido movimento in avanti del bacino, vidi la cappella sparire dentro al suo retto e sentii crescere in me un desiderio animale.
Le scopai il culo dapprima con delicatezza, per farle abituare l’ano al diametro del mio uccello, poi via via sempre più in fretta, sempre più, sempre più……..
Lei con una mano si era portata la tetta destra ad altezza bocca e si mordeva un capezzolo, con l’altra si titillava furiosamente il clitoride, gemendo e godendo e chiedendo più forte, più forte, più forteeeeeeeee!!!
Venimmo contemporaneamente: io le allagai il culo con la mia seconda sborrata, lei si infilò quasi per intero la mano in figa per raccogliere il suo succo e porgerlo alla mia lingua.
Le chiesi di farmi vedere come il mio oro bianco le colasse fuori dal buco e lei non mi negò neppure questa gioia, piazzandomi il culo a pochi centimetri dal viso.
Assistevo allo spettacolo massaggiandomi piano l’uccello, ancora stordito per l’intensità del piacere appena provato.
Finimmo il pomeriggio di studio nel bagno a lavarci, non prima di averle accarezzato la figa mentre pisciava ridendo senza imbarazzo e aver assaggiato il gusto leggermente aspro del rifiuto liquido delle sue reni.
Per la prima volta mi guardò un po’ stupita, mi sorrise, mi disse che potevo dirglielo prima che le piaceva anche quella ‘pratica’ e che lei ne andava matta a sua volta e ci salutammo, riproponendoci di esplorare l’indomani pomeriggio quell’altro aspetto del piacere che avevamo solo sfiorato quel pomeriggio.
Il mese successivo fummo segati entrambi all’esame di Analisi; apprendemmo la notizia con un sorriso e ci chiudemmo in casa per ‘consolarci’ pisciandoci addosso e scopando come due ricci!