Il pranzo inizia in modo tranquillo e piacevole, conversiamo e parliamo di varie cose, alla fine della seconda bottiglia di bianco ricominciamo a baciarci leccarci e finiamo nudi il pranzo, con leccate reciproche quando scivola qualcosa più o meno involontariamente sui nostri corpi. Sei seduta a gambe larghe mentre ti infilo in figa della frutta da mangiare poi assieme. Hai sete e infilo il mio cazzo nel bicchiere del vino e te le faccio succhiare. In questo gioco, lascio cadere qualche goccia di pipi nel tuo bicchiere prima di porgertelo, ecco, adesso basta con le maniere dolci, ora devi essere mia essere la mia troia sottomessa.
Me lo leggi negli occhi e d'istinto ti metti inginocchio e inizi a leccarmi le palle prima di iniziare a prenderlo in bocca. La mia mano sulla tua testa, prima una carezza, poi a stringerti i capelli e a spingere il tuo testolino di cagna verso il mio pube, so che non riesci a prenderlo tutto, ma lo spingo lo stesso, sento la saliva aumentare, non ti lamenti come fai di solito mi guardi con aria supplichevole e continuo, mi fermo solo quando mi rendo conto che fisicamente non riesci a fare di più, lo esco dalla bocca e ti prendo a schiaffi col cazzo duro.
Mi siedo e ti metto un piede sul viso, sei reticente, inizio a pensare di doverti punire, ma mentre i miei pensieri vanno verso una punizione adeguata, sento la tua lingua che piano si muove sulla pianta del piede e poi sale sulle dite, mi fai un pompino all'alluce, ti stai impegnando, mi piace ma non te lo dico, sali sulla gamba sino allo scroto e ti impegni, lecchi le palle le succhi, mi sporgo più avanti. Capisci subito, mi apri i glutei e sento la tua lingua arrivare tra le mie natiche sino al buchino. Me la godo per un po', poi ti faccio segno di fermarti. Resti accucciata tra le mie gambe, non so se mi ricordi più una cagna fedele o una gatta.
Mi alzo e ti dico di seguirmi a camminando a quattro zampe, non ci credi, mi sposto alle tue spalle e ti regalo una pesante carezza sui glutei. Poi un altra ed un altra. Alla quinta, inizi a camminare. Arrivati ai piedi del letto, prendo dal cassetto il rosso foulard che ti ho comprato, te lo mostro e ti bendo. Ora puoi stenderti. Ti lego i polsi e alla testeria del letto. Parlandoti piano in un orecchio ti chiedo se va tutto bene, non rispondi, annuisci, anche se vedo il petto alzarsi e abbassarsi come se fosse in affanno, ma potrebbe essere piacere, ti stai lasciando andare, stai
abbassando i freni inibitori.
Vado a farmi un caffè, e mi fumo una sigaretta, non mi chiami, brava bambina. Mentre aspetto che esca il caffè metto in una coppa del ghiaccio e mi procuro delle candele.
Ritorno scalzo, in modo silenzioso, che tu on mi possa sentire, e tenendo un cubetto in mano lascio che mentre si scioglie ti cada dell'acqua fredda su di un capezzolo, quando arriva la prima goccia, se possibile di indurisce ancora di più inarchi la schiena e cerchi di rilassarti. Non ti passo i cubetti sul corpo ma lascio solo che gocciolino su di te su tutto il tuo corpo. Accendo una candela aspetto che prenda bene, da una certa distanza inizio a far colare sul tuo petto un po' di cera. Tremi, non dici nulla ai le labbra socchiuse, mentre mi diletto in questo gioco nuovo ti infilo di colpo due dita in figa, dire che sei bagnata è un eufemismo. Tolgo le dita e le sostituisco con un bel candelone, gemi... non protesti neanche quando la cera cade da più vicino e viene a coprirti i capezzoli interamente, continuo a far cadere gocce sul tuo petto sulla pancia evito (per ora la figa) sull'interno coscia, ora ti irrigidisci, non sai se sarò clemente.
Continua...
Ringrazio tutte per le mail le foto e gli altri strumenti per entrare in contatto, appena possibile risp a tutti. Come sempre sono disponibile per critiche suggerimenti ed altro.
Ovviamente quanto qui riportato, come nelle altre storie è frutto della fantasia e non fa riferimento a fatti e persone realmente esistenti
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