Uno dei giochini che più amo fare mentre scopo consiste nel farmi infilare un cotton fioc nell’uretra poco prima di sborrare e nell’urlare dal dolore/piacere mentre vengo senza ritegno dopo aver ‘sfondato’ anche quel tappo di cotone, estrarlo dal buchino della cappella e guardare la troia di turno che lo lappa con ingordigia mentre io mi scrollo un po’ l’uccello e lo spremo per farne uscire fuori le ultime gocce prima di accendermi una sigaretta.
Ho scoperto questo piacere quasi per caso, quando a causa di una visita urologica mi fu sverginata l’uretra appunto con un tampone uretrale che avrebbe dovuto stabilire se avevo la clamidia o meno, eventuale eredità di uno dei tanto rapporti ‘mordi&fuggi’ extraconiugali della mia carriera di chiavatore folle.
Provai un dolore e un bruciore talmente intensi che per alcuni giorni non riuscii nemmeno a far pipì, con immenso disappunto delle varie patite del pissing che incrociavo per la mia strada, che potevano sì svuotarsi la vescica sul mio corpo, ma non avrebbero potuto essere ricambiate della stessa gioia dorata dal mio uccello irritatissimo!
Ripensandoci, una volta passato il bruciore, qualcosa però mi spinse a non valutare del tutto negativamente quell’esame particolare (tra l’altro, diede esito negativo: tutta quella sofferenza inutilmente, senza neanche avere la soddisfazione di riscontrare la clamidia dentro di sé; bah!).
Mi ritrovai a masturbarmi lentamente all’idea di qualcosa che mi penetrasse nell’uccello turgido…quasi fossi una cavità delle troie che scopavo….il desiderio di riprovare l’esperienza, magari un po’ più…’in piccolo’ (cazzo, quel tampone che mi avevano infilato dentro era davvero grosso! mi ero spaventato, nel vederlo….e non credevo neppure fosse possibile fisicamente farsi fottere l’uccello da qualcosa di solido!) mi portò rapidamente a eiaculare uno sperma bianco e denso, quella volta.
Dopo alcuni giorni, mentre ero al lavoro sovrappensiero, i colleghi mi sentirono urlare: ”Ma certo, un cotton fioc, cazzo!”, aggiungendo subito dopo:”Ehm…scusate!” come se nulla fosse.
Ebbero forse una conferma della mia…come dire…stravaganza, ma nulla più: chi poteva immaginare che in pausa pranzo sarei uscito appositamente per comprare “200 bastoncini in puro cotone” e che avrei passato il pomeriggio a infilarmeli su per il cazzo?!?
Perché proprio così andarono le cose.
In qualche modo, mi ‘allenavo’ per la sera, quando sarebbe passata Samantha “a salutarmi” (seeeh! diceva sempre così…”un salutino”….ma se poi non mi stuzzicava e non se ne andava via piena di sborra, la troia, non mi guardava più in faccia per una settimana! Solo per un’unica volta in cui davvero mi sentivo poco bene e non l’avevo soddisfatta, col mio ‘salutino’, aveva cominciato a spargere la voce che stessi diventando un finocchio!).
Praticamente, il buco della sommità del mio uccello si era via via abituato a farsi fottere dal cotton
fioc, per cui lo lubrificai con un po’ di vaselina poco prima che arrivasse la Sam e…DIN DON! Non appena suonò, mi precipitai ad aprire la porta con ancora i cotton fioc in mano!
Dal “Ma ciaaaaaaaaao!!” che mi rivolse e da come era abbigliata, capii subito che doveva avere un lago tra le gambe.
Per una volta non finsi neppure di fare il prezioso, ma le spiegai che doveva subito spogliarsi e fottermi l’uccello.
“Fotterti l’uccello?! Mmmhh…ma quanto sei maiale! Ma io sono passata solo per salutart…..”
Non ce la facevo più, la afferrai per i fianchi, le dissi: ”Troia, basta con la sceneggiata! Fottimi l’uccellooooooo!!!” e le mimai il movimento che avrebbe dovuto fare col cotton fioc.
Inizialmente pareva non aver capito, ma quando mi abbassai di colpo i jeans e tirai fuori la mia verga già dura e lucida in cima, segno di una lubrificazione più che sufficiente nel dotto uretrale, la vidi ridere a crepapelle, spogliarsi a sua volta e avvicinarsi al mio membro eretto come una faina su una carogna.
Si inumidì le labbra passandovi sopra la lingua, mi guardò con quello sguardo che avrebbe convertito all’eterosessualità perfino un gay e cominciò a pompare con la bocca, quasi stesse gonfiando un canotto.
“Lo stallone vuol farsi scopare l’uccello, ehhhhhhh?” mi chiedeva lasciva, durante le brevi pause della lunga pompa.
Estrasse un cotton fioc dalla confezione e, anziché inserirlo delicatamente nell’uretra, me lo piantò con un rapido movimento del polso, come se dovesse conficcare uno stuzzicadenti in una tartina o uno spillo in un rocchetto di cotone!
Guaii come un cane per il dolore inaspettato e acutissimo: davvero ebbi l’impressione che mi avesse conficcato dentro uno spillone o un ferro da maglia anziché un cotton fioc, ma dopo i primi secondi già sentivo il piacere crescere mentre la vacca cominciava ad andare su e giù col cotton fioc.
“Ma pensa te: questo uccellone grosso e duro che di solito sventra i miei buchetti casti (“CASTI!?!? CASTIIIIIII???!?!ma se sei un troione da competizione, Cristo!”, pensai, quasi offeso), infilandomi un dito nel buco del culo e lappandomi le palle con delicatezza quasi innocente, sentii montare la marea del piacere e stavo quasi per riempirle la faccia di sborra quando ZAC! la troia mi piantò un altro ‘ferro da maglia’ nell’uccello!!
Il dolore si amplificò, il piacere anche; la puttana mi guardava laida, studiava le mie reazioni, modulava i movimenti delle dita, facendo entrare e uscire i due pezzi di plastica rivestiti dal cotone nel mio cazzo, era curiosa di vedere cosa….
All’improvviso sborrai un misto di sperma e sangue direttamente sulle palpebre della Samantha, gridandole quanto mi piacesse farmi scopare il cazzo da lei e chiedendole di ficcarmi un altro dito su per il culo e che troia che era e che aaaaaaaaahhhhh!!!!!
Lei si prodigò per ripulirmi la cappella e ingoiò anche il sangue; eravamo abituati a scambiarci qualunque tipo di liquido, io e lei, durante i nostri “salutini”.
Dopo quello che per me era solo un ‘preliminare’, scopammo ancora per due ore di seguito, la riempii ovunque, svuotai il mio serbatoio diverse volte nel suo corpo con una foga e una voglia senza precedenti, bevvi un po’ della sua buonissima pipì e mi lavai il corpo intero (lo sapeva, la Sam: quando veniva da me, doveva fingere di recarsi in un ambulatorio a fare un’ecografia renale! almeno due litri d’acqua, altrimenti non la facevo neppure entrare in casa!) con la sua profumata pioggia gialla.
Sì, rimasi con dei forti bruciori per un’intera settimana, ma chi se ne fotteva: la Sam mi aveva scopato l’uccello come volevo io!