Qualche anno fa ho cominciato per un periodo ad andare in giro per la città viaggiando sui tram e masturbandomi di nascosto tra la gente, sempre con un fido giubbottino sulle gambe a celare parzialmente il movimento compulsivo della mano, non appena vedessi qualcosa di particolarmente eccitante: un bel paio di cosce che casualmente si mostravano nude ai miei occhi avidi, un perizoma di qualche troietta impertinente che andava a scuola, una tetta che si affacciava curiosa da una scollatura audace, una gonna sbarazzina che rivelava un autoreggente nero, un paio di pantaloni attillati col mappamondo del culo lì, a pochi centimetri, pronto a ricevere cazzi e schizzi; tutto partiva…come dire…in sordina, pian piano, con la mano destra che all’interno della tasca dei miei pantaloni si muoveva attorno al glande o solleticando il perineo, fino a quando, crescendo il desiderio, il movimento del polso non diventava sempre più frenetico, sempre più forte, sempre più veloce, di più, di più e aaaaaaaahhhh!!!! venivo copiosamente nel preservativo che avevo fatto indossare al mio uccello prima di uscire, tentando di soffocare i gemiti di piacere provocatimi dall’orgasmo e premendo con indifferenza (con la mano sinistra!) il pulsante di ‘prenotazione chiamata’ per scendere alla fermata successiva, infilarmi nel primo bar, ordinare un caffè, andare in bagno per cambiare il preservativo e ricominciare il gioco.
Di norma tornavo a casa dopo un paio d’ore e mediamente dopo essermi segato per due o tre volte; in estate di solito riuscivo a sborrare una volta in più, essendo la stagione particolarmente favorevole ai maniaci del mio tipo e gli abiti delle troie esibizioniste più corti e ‘freschi’, ma anche in inverno, nonostante il freddo, c’erano delle belle paia di stivali o delle camicette sbottonate per il caldo all’interno del tram che mi costringevano a spremermi l’uccello per ottenere il succo bianco liberatorio!
Ho praticato questo passatempo per un paio di mesi e credo di aver consumato almeno una decina di scatole di preservativi, di quelle da dodici; un giorno, però, ho smesso bruscamente dopo essermi pigliato un bello spavento (sfociato però in una scopata memorabile!) a causa di una vecchia in menopausa che probabilmente non ricordava più cosa fosse un cazzo eretto che mi ha quasi sputtanato pubblicamente, essendosi accorta di quel violento movimento che effettuavo ritmicamente sotto al giubbotto!
Mi ha beccato proprio mentre sborravo immaginando di imbiancare le deliziose tettone di una bella e procace quarantenne che straripavano festose da un delizioso reggiseno a balconcino in pizzo nero, apostrofandomi con un: ”Ma cosa fai?” urlato dal fondo del tram numero 10 che avevo preso una mezz’ora prima!
Io con indifferenza mi sono alzato prenotando la chiamata, ma la vecchia acida dal fondo della
sua atavica astinenza sessuale ha continuato:”Ehi, dico a te, porco: cosa facevi poco fa, mentre eri seduto,eh?”; in questi casi, non bisogna mai provocare la vecchia che non fotte, ma bisogna battere in ritirata quanto prima: non appena la porta si è aperta, mi sono catapultato al di fuori del tram senza dire nulla, fingendo di non aver neppure sentito la megera, col mio carico di sborra calda appena eiaculata negli slip e sentendo la vecchia che ancora ripeteva:”Ma rob’ de matt’!”.
Dopo essermi allontanato, mi sono ritrovato a ridacchiare all’idea della bacchettona moralista che avrebbe dovuto spiegare “con parole sue” agli altri passeggeri cosa stava facendo quel giovane sconosciuto sul tram!
Ho buttato un occhio intorno alla ricerca del solito bar per il consueto “cambio d’abito”, quando mi son sentito chiamare con un:”Scusa, scusaaaaaaa!” da qualcuno che era dietro di me.
Per un momento, ho pensato:”Cazzo, la vecchia è scesa anche lei, nooooo!!”, ma voltandomi indietro e vedendo una sconosciuta di circa 30 anni truccatissima, con indosso degli stivali neri e un lungo cappotto e…beh, decisamente piacente, mi sono subito fermato per capire cosa volesse.
“Dici a me?”, le ho ribattuto sorridendo.
“Sì, aspetta un attimo”; mi ha raggiunto e ha continuato:”E’ la seconda volta che ti noto sul 10 e ho capito cosa fai, sai? La prima volta sono rimasta col dubbio, mi sembrava troppo una cosa “da matti”, ma oggi ho visto tutto, tutto, compresa la…’tettona’ che ti ha ispirato!!”, sciogliendosi in un sorriso di complice eccitazione che mi ha fatto subito capire che la situazione poteva finire orizzontalmente con infinito appagamento di entrambi i nostri corpi.
“Ehm…ma…cosa” ho balbettato un po’ spiazzato per essere stato sgamato per la seconda volta, quel giorno, dopo quasi due mesi di totale anonimato, ma lei, Sandra, come avrei scoperto solo dopo averle posseduto il culo, la gola e l’anima, mi ha rassicurato subito:”Stai tranquillo…..anzi, mi auguro che sia rimasto qualcosa anche per me, a questo punto…spero tu non abbia sparato tutte le tue cartucce, per oggi! Vieni su da me, abito qui dietro l’angolo!” .
Inutile dire che a quell’invito il cazzo mi era tornato in gola e che ho seguito con desiderio quella femmina fin nel suo appartamento!
Con la massima naturalezza, Sandra mi ha fatto entrare in casa, si è spogliata senza una parola, mettendo in mostra un seno prorompente e un culo maestoso, restando soltanto con gli stivali e gli occhiali da vista, ha spogliato me, mi ha staccato il goldone dalla cappella, cospargendosi il mio nettare bianco sul seno e mi ha detto:”Lappa il tuo sperma, ora, maiale!” avvicinando quelle tettone profumate alla mia lingua!
Mentre sentivo il mio sapore su quel seno estraneo, frammisto a un odore di animale selvatico soffocato dalla foia che non era il mio, il mio uccello esplodeva di desiderio sotto il tocco di quella mano curatissima che mi graffiava il glande con le unghie smaltate rosso fuoco; non ero ancora vicino al secondo orgasmo, ma sentivo il cazzo pulsare come mai prima d’allora e non sapevo dove ficcarlo per avere un po’ di requie.
Proposi alla troia di darmi subito il culo, come “benvenuto” nella sua casa, ma mi sentii apostrofare con: ”Ma cosa dici, maialone? Sarò io a scopare te, oggi! Metterai questo lurido uccello-e mi assestò una violenta strizzata ai coglioni- dentro di me solo quando e se ne avrò voglia, va bene?”
Rimasi interdetto per la seconda volta, ma per me era tutto sommato indifferente: l’obiettivo è solo sborrare, liberarsi della scimmia spermatozoica; il mezzo attraverso cui raggiungerlo è del tutto ininfluente!
“Ho gli stivali sporchi, stronzetto; puliscili!”, mi ordinò Sandra, rivelando il suo animo da padrona che aveva ben celato fin lì; mi accovacciai per terra e lappai a lungo la punta degli stivali e quegli stiletti da 12 che aveva al posto dei tacchi; mentre eseguivo il suo ordine, cominciò a frustarmi sul culo con un frustino che aveva tirato fuori da chissà dove.
Un po’ per la novità del ‘trattamento’, un po’ perché da sempre mi eccita leccare tacchi e piedi, cominciai a sentire il cazzo prossimo all’espulsione vischiosa del liquido bianco; supplicai:”Padrona, si fermi un attimo, altrimenti sborro e le sporco il tappeto!”; sentirsi dare del “Lei” inorgoglì la troia, che mi diede benevolmente il permesso di fermarmi un attimo per rifiatare.
Ma dopo meno di un minuto mi incalzò ancora con quel maledetto frustino, dopo essersi accomodata sul divano con le gambe spalancate, chiedndomi di lapparle la figa suggendo ben bene il suo enorme clitoride che per l’eccitazione si era completamente scappucciato e grondava umori luccicanti e saporiti.
Mi avventai su quella figa che sembrava un’ostrica appena aperta con una voracità tale che la troia mi assestò un violentissimo colpo sul fianco,sussurrando-quasi gemendo: ”Pianoooooooo!”, mentre già pregustava le sensazioni che la mia lingua le avrebbe concesso di lì a poco.
La sentii gemere e vibrare da subito, la cagna; e più si scuoteva, più insistevo con la lingua a punta a martellare e martoriare quel grosso cappuccio rosa che aveva tra le cosce corpose e sode!
I colpi di frustino si fecero meno forti man mano che lappavo e suggevo gli umori e succhiavo; la sentii venire sulla mia lingua dolente per due volte, dopodiché mi chiese di smettere, si girò a chiappe all’aria e mi ordinò di leccarle il buco del culo con cura e molto a lungo.
Contento perché almeno in quella posizione non avrei ricevuto scudisciate, mi misi a rimmarle l’ano con cura maniacale per una buona mezz’ora, fino a quando la vacca non pisciò per l’eccitazione, dopo esser venuta per la terza volta e mi chiese di profanarle il culo come desideravo poco prima, ma senza sborrare!
Mi apprestai a eseguire quest’altro ordine, ma non avevo la minima intenzione di risparmiare al suo retto una decina di fiotti bianchi del mio piacere, anzi!!!
La inculai dapprima quasi con dolcezza, poi sempre più furiosamente fino a stringerle i fianchi in una morsa da cui non riuscì a liberarsi mentre le riempivo il culo di me.
Non appena mi rilassai, subito dopo aver terminato l’inoculazione venefica, la troia saltò su e cominciò a menare colpi all’impazzata, imbestialita perché non avevo rispettato il suo diktat!
Non sapevo più come parare la sua furia!
Dopo alcuni minuti di furia cieca, mi ordinò di ripulire il divani dai liquidi bianchi e gialli fuoriusciti dai nostri corpi, poi mi impose di stendermi sotto di lei per farmi inondare dal residuo di orina che voleva pisciarmi in viso e sul cazzo eretto.
Eseguii alla perfezione i suoi ordini, tanto più che provavo un piacere enorme nel farlo!
Finito di orinare, si attaccò a ventosa coi suoi labbroni da troia al mio uccello grondante e mi succhiò fuori quanto mi restava di sborra e di anima, facendosi schizzare il mio orgasmo parte in bocca- lurida ghiottona!- e parte sugli occhiali.
Volle poi “punirmi” per essermi permesso di eiaculare senza la sua autorizzazione frustandomi ancora un po’.
Soltanto quando si stancò di colpirmi, la vidi adagiarsi di nuovo mollemente sul divano e masturbarsi con rinnovato desiderio il clitoride, devastata dal desiderio di venirsene ancora procuratole dall’avermi “castigato” a dovere!
Tentai di avvicinarmi per darle una mano, ma mi ringhiò contro di starmene lontano, anzi di “togliermi dai coglioni”, cosa che feci senza attendere oltre, un po’ perché oramai del tutto scarico (per quel giorno avevo già dato abbastanza!), un po’ perché la troia non era facilmente prevedibile, nei suoi comportamenti, per cui avevo sempre un po’ di timore di fondo a relazionarmi con lei.
Mi rivestii in fretta, con i segni rossi dei suoi colpi di frustino sul corpo, e mi allontanai chiudendo la porta, mentre la porca era ancora a gambe spalancate sul suo comodo divano di pelle, la testa riversa all’indietro e un lungo: ”Ooohhhhhhhh” di soddisfazione che le usciva dalla bocca mentre veniva ancora una volta.
Da quel giorno smisi si masturbarmi sui tram della mia città: considerai chiusa l’esperienza e, soddisfatto così, volsi altrove il mio erettile desiderio.