Le chiavate con mia moglie, sebbene abbastanza numerose e regolari, non mi saziano quanto vorrei, probabilmente perché la mia fantasia sempre in movimento mi crea situazioni cerebrali talmente intense che alla fine devo in qualche modo scaricare questa tensione che si accumula e la porta d’uscita più comoda per farlo mi risulta essere senza dubbio l’uretra, da dove sborro via tutti i miei tormenti.
A volte con altri corpi e altre persone, a volte da solo, non importa: quel che conta è il risultato, la sborrata liberatoria!
Mi capita di riempire mia moglie per tre volte in una mattinata, poi di uscire di casa per qualche commissione e di incontrare qualche passera già sventrata dal mio solerte uccello negli anni passati e….finisco per ritrovarmi quasi senza volerlo a eiaculare nel culo o nella gola della passera in questione, con il cazzo duro e gli ultimi spasmi dei muscoli addominali che annunciano l’arrivo della quarta produzione liquida della giornata, distendendo in un sorriso i tratti del mio viso gongolante e prossimo alla ‘liberazione’; spesso segue una telefonata a casa:”Cara, non aspettarmi per pranzo, ho incontrato Mario e faccio tardi!Baci baci!”, magari con la troia di turno attaccata all’uccello con la bocca o con le mani, e un paio di altre scariche bianche mi portano in pieno pomeriggio, con l’uccello arrossato dagli strofinii, i muscoli delle gambe indolenziti per il troppo pompare e…la voglia di una sega per ripulirmi dentro!
Leggendo i racconti del nostro Palco, notavo poco fa che in tanti descrivono l’atto sessuale, magari anche con profusione di particolari e provocando estrema eccitazione in chi legge (io stesso mi sono spesso segato dopo o durante la lettura di un racconto, per la grande eccitazione che provavo in quel momento, immedesimandomi completamente nel corpo e nel cazzo del fottitore di turno).
Pochi però- forse addirittura nessuno- hanno descritto quello che passa nella mente dell’uomo che sborra, dell’uomo mentre sborra.
Molti uomini probabilmente non pensano a nulla, si lasciano andare alla piena del fiume bianco che scorre a fiotti fuori dalla propria turgida appendice; io no.
Io cerco da anni il mio Sacro Graal personale, quello che consiste nella perfezione dell’orgasmo a occhi aperti, dell’orgasmo “consapevole”, come mi piace chiamarlo.
Ci sono andato vicino, molto vicino, senza però mai riuscire a realizzarlo appieno.
Non sono ancora certissimo che sia fisicamente possibile provarlo….
L’orgasmo consapevole consiste nello sborrare con gli occhi spalancati, mentre il cervello registra tutto quello che sta accadendo, nell’istante stesso in cui sta avvenendo.
Anche se solo per un istante, il piacere estremo dell’attimo preparatorio del primo fiotto mi costringe a un rapidissimo black-out, a una disattivazione temporanea dei circuiti cerebrosessuali, al gemito baritonale che preannuncia il godimento fisico, come
ci fosse un muezzin in cima alla cappella (lungi da me qualunque anelito architettonico-religioso, nel termine precedente!) che annuncia ai fedeli (in questo caso, tutti gli inquilini del mio condominio) che sto per venire.
Sarà forse proprio a causa del muezzin, che richiama i fedeli per 5 volte al giorno, che mi sono “costretto” a eiaculare mediamente 5 volte al giorno….? ma sto divagando!
I “pensieri del primo schizzo”, quelli che si concentrano tra il ‘colpo del non ritorno’ (quello cioè assestato il quale il maschio sa che sborrerà inevitabilmente) e il primo fiotto di crema, sono i più laidi e i più ‘volgari’, quelli di cui forse ci si può vergognare di più, quando vi si ripensa a posteriori…….sono i vari “sì, troia ingorda, ora ti riempio!”, “mmmmhhhh!! c’ho il cazzo in fiamme nel tuo buco del culo, puttana!”, “ ma quanto sei troia! ti fai scopare il culo come se fosse una seconda figa!”, “guarda un po’ ‘sta vacca che lago che c’ha tra le gambe! toh!!!”, e così via ; ma sono difficilmente ‘inquadrabili’, in quanto in quei momenti la coscienza si eclissa temporaneamente, per lasciare poi spazio alla “quiete dopo la sborrata” di leopardiana memoria, ai minuti di fastidiosa refrattarietà che preludono molto spesso al ricominciare da zero tutta la trafila per tornare a espellere di nuovo una decina di schizzi bianchi.
La sborrata a occhi spalancati….certo, potrebbe perfino arrivare a intimorire la donna di turno che ti giace tra le gambe: pensa se una ti guarda mentre vieni con gli occhi ipertiroidei: come minimo, crederà di non essere la sola POSSEDUTA in quel momento!
Ma il piacere consapevole, quello di tutti i sensi all’erta, quello della scopata fatta non per necessità fisiologica (dopo una lunga astinenza, ad esempio), ma fatta “in più”, quasi con fastidio, con dolore-da-strofinamento….è quello che ricerco ogni giorno, senza sosta, tra una serie di schizzi e l’altra.
Sentire la propria troia che viene per la decima volta di fila mentre tu non riesci ancora a svuotarti e la monti pensando: ”grandissima vacca, ti piace farti fottere dal mio cazzo, eh? tieni, beccati ancora un po’ di colpi, vieni ancora un paio di volte, troia!” e spingendo inaspettatamente con una paio di dita in fondo al suo retto per sentire quel mugolio da cagna in calore che mi avvicina al trionfo schizzato…guardarla mentre, dopo un lungo pompino fatto con cura estrema (ovvero, facendo roteare un’unghia attorno e dentro al mio sfintere e guardandomi attentamente negli occhi mentre mi pompa e mi lappa lo scroto), attende con la bocca aperta e gli occhi pieni di gratitudine che i miei ultimi colpi di polso sul turgore violaceo del mio uccello le concedano la gioia e la ricompensa della sborrata in gola, quella colata di lava bianca lungo le guance lisce, quella luce negli occhi, data dalla consapevolezza di essere la mia troia personale…beh, devo necessariamente riviverle almeno una volta al dì, per sentirmi a posto e in pace con me stesso, per nutrire il mio ego e far scaricare il mio uccello, per ricambiare il contenuto spermatozoico delle mie gonadi.
A proposito di ‘ricambiare il contenuto spermatozoico delle mie gonadi’………è quasi mezzogiorno e sono solo fermo a due, stamattina!
Dove sei, troia!??!?