Luisa
Un pensiero fisso: averla!
Era la promessa che mi ero fatto sin dalla prima volta che l’ avevo vista.
Era venuta a fare un controllo sulla qualità dell’azienda
Quel giorno, mentre entrava nel mio ufficio, contemporaneamente entrava nel mio cuore, nei miei pensieri, come l’aria che respiravo, diventava essenziale.
Avevo sempre sorriso delle persone che parlavano dei colpi di fulmine e adesso mi trovavo come un beota a ricredermi.
Bella, eterea nel suo viso pallido, slanciata da un fisico magro, capelli neri, lunghi, occhi scuri nettamente in contrasto con il pallore del viso, pieni di luce, di vita…
Una bocca che era una dichiarazione di guerra per il mio cazzo: ogni volta che la vedevo, pensavo a come poteva farmi morire tra le tue labbra.
Fianchi stretti, in netto contrasto con il tuo sedere a mandolino: mille pensieri proibiti guardandolo.
Gambe lunghe, affusolate, ben tornite.
La prima volta che l’avevo vista era vestita come amo io: gonna, camicetta, il resto un contorno di semplicità che era risaltato dalla tua bellezza.
- Ciao, sono Paolo.
La mano insolitamente tremante, una voglia incredibile di stringerla, baciarla, dirle quello che provavo per la prima volta verso una donna.
Seduto sulla sedia girevole del mio ufficio, distratto da questo pensiero, non riuscivo a fare altro.
Per quanto cercassi di allontanare quell’immagine eterea di Luisa, tornavo sconfitto a pensarla.
Una cotta!!
Non volevo accettarlo ma ero completamente innamorato.
Io: lo sciupa femmine dell’azienda, il direttore senza scrupoli, stavo conoscendo la stessa moneta con cui tante volte avevo pagato.
Adesso capivo cosa significasse “soffrire per amore.”
- Cosa ne dici di venire a stare a casa mia?
Incredibile che le avessi fatto quella proposta: ancora più inverosimile che da due ore fossi li a sperare che squillasse il cellulare e che apparisse il suo nome
Era la logica conseguenza di un mese sfrenato di sesso senza inibizioni.
Luisa si era dimostrata una “fuori dalle righe” anche a letto.
La prima volta fu dopo una splendida cena.
Era inevitabile che finissimo a letto, avevamo troppa esperienza per non capire che la cena era solo l’antipasto di una serata che si sarebbe rivelata fantastica.
Spogliarla era stato idilliaco, si era messa della lingerie da favola, autoreggenti nere, perizoma nero tutto ricamato sul davanti; guardandolo si intravedeva una figa libera da qualsiasi pelo.
Il perizoma era talmente piccolo che le labbra vaginali lo sormontavano dando
una sensazione incredibilmente sexy.
Facendo una piroetta maliziosa, mi aveva fatto vedere come anche dietro la stoffa sparisse tra due natiche belle sode.
Sopra portava un reggiseno a balconcino che era una delizia per gli occhi: il seno sembrava esplodere dalla voglia di emergere.
Impossibile resistere oltre a quel ben di Dio.
Ricordavo tutto di quella sera: gli odori, la violenza della gestualità, la ferocia del volersi, gemiti, urla.
Il tavolo al centro della sala fu l’involontario testimone della nostra libidine, troppo distante la camera da letto per quel momento.
Il suo sedere appoggiato su quel legno freddo, le sue gambe avvinghiate attorno al mio corpo, il mio cazzo dentro di lei…senza neanche togliere il perizoma.
Sentivo quel pezzo di stoffa sfregarmi la pelle ma non mi interessava niente, volevo solo potere stare in quel caldo pertugio, sentire i suoi muscoli stringermi il membro, le sue unghie graffiarmi la schiena quando con decisione entravo sino allo scroto in lei.
Perso in quell’amplesso, godevo il mio attimo di maschio.
Il piacere estremo del godimento, eruttare il mio sperma nella sua calda carne, mischiare i nostri umori, confondere il tempo per poi riprendere a volersi.
E poi rendersi conto nei giorni a seguire che era diventata il centro dei miei pensieri: tutto girava attorno a lei.
Infine l’invito a trasferirsi da me.
Ed eccomi ad aspettare il trillo del cellulare!
La mente tornava a ricordare i nostri incontri nei posti più insoliti, nei più naturali: qualsiasi posto era un’alcova per il nostro piacere: in macchina come due ragazzini, nel cinema come due sconosciuti, dietro un portone come due amanti, nel letto come due fidanzati.
Nessun limite, nessun obbligo.
Avevo avuto il tempo di conoscerla e adesso sapevo cosa volevo.
Volevo condividere il mio tempo con lei!
Oltre il mero tempo del sesso.
Ero pronto a fare quello che non credevo possibile: dividere il mio spazio e il mio tempo con un'altra persona.
Finalmente avevo trovato il mio alter ego.
Lo squillo del cellulare mi riportò violentemente alla realtà del mio ufficio: il nome di Luisa appariva chiaro sul display.
- Ciao sono Luisa.
- Ascolta…che ne dici di prenderci un poco di tempo? Non mi sento pronta ad affrontare una convivenza, per adesso preferisco staccare e fare una pausa di riflessione: ti richiamo io appena ho le idee più chiare.
Attonito, nel silenzio assordante di quella comunicazione interrotta, rimasi a riflettere di quante volte io avessi dato la stessa risposta nel tempo passato.
Adesso sapevo cosa voleva dire “soffrire per amore” e come tante persone prima di me, aspettai ogni giorno di vedere comparire Luisa in ufficio o di sentirla al cellulare e come tanti prima di me…la mia attesa continuò…
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