VISTA DAL PROFONDO
La Bassezza, la Bassezza ci reclama, la tua, la mia, la nostra,
la doglianza del ventre fa chiari i miei pensieri sfingocinti
mentre m'affondo nel pertugio dell'Oggi.
La fratellanza di Ieri terminò in caldi
dolori addominali, sancì l'Altezza
il suo divorzio col Domani.
No, non bastò,
non bastò mai
e non basta
al Presente
il non negato,
l'assente
– bottone: –
se mai passato se mai avvenire
vi fu spento vi sarà acceso
e proprio non basta no non basta
al Presente senescente all'Oggi già morente
la visione di fica cunno dolce, vulva
suprema parassitaria
ricamo delle mie ossessioni ricavo del giorno parassita
senza avvenire, senza profitto,
fica senza confini fica suprema
microscopio di Pasteur vetro incrinato di murano
cannocchiale di Galileo, cristallo fesso di Boemia,
non so se sia la mia Assenza, o di te o di noi,
Assenza nella Profondità, Profondità nell'Assenza
la tua fica senza il mio cazzo il mio cazzo senza la tua fica
fessura senza profondità apice senza altezza e rigoglio
Assenza di cazzo gaudente, Assenza d'orgoglio rubescente,
fica senza passato cazzo senza avvenire
nell'oceano del latte marcente nella palude del torreggiar pendente,
forse un assolo di cazzo & fica nella mente, adesso supremi nell'unione tumescente
del presente senza passato più avvenire nell'eco orgasmica moltiplicano
meno Assenza la Profondità
infine.
Tu, la sfingocinta dal serico pelame
sfuggente,
trova, trova tu la tua, la mia, la nostra,
Profondità – perineale.
DOLCEZZA TERMINALE
La leccata di fica
Prelibata dovrebbe
Principiar sempre beata la giornata,
Sia quella rada o folta
O quella depilata non importa,
Basta a me che l'amaro
Del caffè non princìpi
Una giornata storta,
Ma la dolcezza sola
Sia l'utopico faro
Che clessidra non abbia
Dove defunta sabbia
Cola, ma la non morta perenne ora
Vi coli via, cristallo senza gabbia
Che gabbi il tempo avaro
E la natura ria non giù scorrendo
Ma avverso incontro al sopra.
Ogni dolore storno,
Io son quell'Anomos di patria privo
/>
Che dall'amaro giorno
Fugge, il suo bel cazzone
Avendo in resta già pronto e giulivo
Per fuggir via al galoppo
Verso più basse e più calide zone,
Umide nel segreto innominato
Della propria sociale discrezione.
Non l'altezza io ricerco
Ma la bassezza semplice,
L'elementare stimolo,
La leccata che reca
Dolcezza sulla lingua,
Umidore di lingua
Che lingua intreccia, lingua
Su lingua senza l'amarezza, lingua
Contro lingua e giù in basso
Poi, come freccia, lingua su mucosa
Rosea più d'un lampone succulenta,
Lingua che scorre via rapida o lenta:
È questa la bassezza
Non ritrosa che il tempo
Gabba e l'altezza cupida
E la natura ria,
Lingua che scorre sotto,
Avanti, indietro, fin dentro la Carne
Soave, per ricercar l'essenza avversa
Al sopra, epifania
D'un'estrema dolcezza terminale.
VUOTO SU VUOTO
Fatta è l'umanità di vuoti, vuoto
Anelante che a vuoto il vuoto incastra.
Questo mio inconsistente pezzo accogli,
O Ecate, questo membro di vetrosa
Polvere accoglilo tu, in una fica
Di fumida ammoniaca e vasta, e sia
Fessura liquorosa che lo scroto
Inghiotta dopo l'asta, qual pastura
Somigliante all'uvetta che s'affonda
Nella pasta di un plum cake. Riempi, riempi
Tu, Ecate, questo vuoto, vaginale
O anale che sia, il vuoto mio proteso
Come un cazzo farlocco di vetrosa
Friabile Polvere nella spettrale
Penombra del mattino, o nell'attesa
Festosa di un balocco che preludio
Faccia agli estremi sex toy della sera.
No, guaina di lattice non v'è,
Non profilattico rigonfio d'elio
Che ingannar possa il vuoto del mio vuoto.
Solo tu, Ecate, solo tu e la fica
Tua, immensa, maciullante immensa il vuoto
Immenso, lo potete. Riempi dunque,
Maciulla, inganna, tu con la tua fica
Immensa e vuota, il vuoto del mio cazzo,
Di questo pezzo inconsistente membro
Friabile nella Polvere vetrosa.
Solo il vuoto s'accosta al vuoto e ad esso
S'accompagna: s'incastra il vuoto al vuoto.
Accorri Ecate, accorri; con la fica
Di fumida ammoniaca sul mio sesso
Accorri, più giù fin oltre lo scroto
Ingoia, ingloba, saziati; ché il vuoto
Mio si fa elementare mentre cerca
La tua voragine complementare.
Con la tua fica d'ammoniaca smorza,
Tacita l'ultimo singulto emesso
Da questa umanità vuota, uterina
Morte d'una risata demoniaca
Ch'entro te affoga il sonito suo idiota.