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Lui & Lei


Rocco il millepiedi 6a parte

           di PAN23

 Scritto il 23.04.2009    |    Visualizzazioni: 5.573  |    Votazione 6.6:

- Oooh, che bello, essere venuto anche tu – fece lei – ma quanta sborra tu avere fatto, dappertutto... e quanto essere strana, sentirmi completamente piena! Aaaaaah Perché tu silenzioso, non essere piaciuto mio culetto?
Naturalmente non si trattava affatto della mia sborra, ma era bene che lei lo pensasse. Evidentemente si era anche dimenticata della faccenda del profilattico.
– Ma che essere 'sti cosi duri che sentire dentro? Avere tu sassolini dentro tua sborra? – si lagnò lei, avvertendo la presenza di pezzetti del guscio all'interno del retto.
Tolsi i frammenti del guscio all'esterno, e poi come un fulmine andai a togliere Rocco dalla scatola, presi la cannula di plexiglas e ve lo guidai all'interno con accortezza. Tuffai pertanto il tubo repentinamente, dritto verso il magico orifizio, facendovelo penetrare per la lunghezza di circa un dito, in un sol colpo.
– Ahia, ahia! Fare male! Che stare facendo ancora tu, scemo! Che altra idea avere tu in mente? Libera me, voglio essere libera, sennò adesso andare via... culo farmi troppo male, non capire cosa ficcarci dentro prima...poi non respiro... non respiro...
Le afferrai le caviglie con le mani, per bloccarla. Erano le 17.22: la Luna si sarebbe congiunta a Marte tra un paio di minuti. L'aria, inondata d'incenso, era in effetti divenuta assai greve. Le candele, consumata sin quasi alla metà la loro cerea esistenza, smoccicavano tutt'attorno a loro come cazzi gaudenti in fregola, al culmine dell'orgia del Grande Caos.
Rocco s'avviò all'interno del cilindro, con la flemma a lui congenita, strisciando e strusciando con le sue zampine ondeggianti lungo il breve tratto che lo separava da quel tunnel oscuro ed inusuale. Di colpo si fermò, indeciso, ed io fremevo per la preoccupazione, poi riprese la sua lemme marcia, di nuovo si fermò per brevi interminabili istanti.
– Su, bello, dai, su, muoviti... – pensai preso dall'ansia, nel turbinio imprecante del mio cervello. Di nuovo riprese il forzoso cammino, finché prima la testa e poi tutto il resto del longilineo uniforme corpo del diplopode iniziarono a sparire dentro le viscere di Soo In. Ora potevo portare a termine la recita del terribile Scongiuro:
– Quando la sua potenza si manifesterà con tremendo fragore le colonne saranno spezzate, i venti del cielo urleranno, il fuoco non arderà più, la terra sussulterà per i terremoti e tutte le cose nelle dimore del cielo e della terra, e nelle dimore della notte, saranno scosse dagli uragani e saranno dissipate e disperse dai tuoni. Compari immediatamente o Purson, lascia il posto dove vivi, esaudisci i miei desideri ed obbedisci al mio comando! Vieni avanti e visitami in pace, siimi amico e
manifesta il tuo Potere sulle Sante Natiche che sono l'Altare di Carne del Dio Vivente, ora!!!
L'ultimo trattino del corpo vermiforme di Rocco faceva ancora capolino tra la chiappe. Ecco, ora era scomparso, il tubo trasparente ora era disabitato!
– Cosa esserci... che succedere? Aaaah!!!!
La ragazza cacciò quest'urlo sovrumano, e la sua pancia cominciò a gorgogliare furiosamente come fosse un calderone ricolmo di tutte le acque del Niagara, o come se, espiantate tutte le piantagione di fagioli dell'intero Messico, le avesse trangugiate in un sol boccone. Dimenandosi si sollevò sui talloni tremolanti, rannicchiò testa e spalle contro il letto, inarcò la schiena portando le chiappe ben in alto e, dopo un attimo interminabile in cui mi parve che tutto l'orbe terracqueo ed i cieli interi che lo sovrastano e fors'anche l'intero firmamento con la sua popolazione infinita di stelle sprofondassero definitivamente nel silenzio eterno del Nulla, emise infine un peto terrificante e talmente fragoroso da far impallidire perfino l'eruzione del Krakatoa. Un boato indescrivibile fece saltare il tubo dal cratere in cui era alloggiato, e come un bolide schizzò via seguito da un dirompente getto vaporoso simile a quello di un geyser, andando a piantarsi profondamente nel muro retrostante, appena sopra la Sacra immagine del Baphomet. Il muro si crepò tutto, rovinosamente, come un parabrezza colpito da un masso – per fortuna che mi ero appena scostato da un lato. Presumevo che Rocco avesse fatto fine analoga a quella del tubo. L'intero stabile sobbalzò più volte e fu scosso fin nelle fondamenta. I vetri della finestra si frantumarono, anzi esplosero. Cadde lo specchio che stava sopra il letto, e per poco non centrò la testa di Soo In; cadde l'immagine del Baphomet, caddero tutti i quadri dalle pareti. Lo sfintere della coreana si dilatò orribilmente con uno spasmo e, come un guanto rivoltato, attorno al muscolo ne uscì un poco della carne liscia e violacea che sta all'interno; quindi iniziò a far fuoriuscire una raccapricciante sostanza, nera e mefitica come la melma dei Campi Flegrei, che pareva bollente, in un flusso ininterrotto a cascata che inondò il letto, e da lì in un baleno tracimò sul pavimento riempendo tutto lo spazio, fin quasi all'altezza delle mie ginocchia. Vapori innominabili, di cui il più gentile era quello al sentore di zolfo, si spandevano ovunque. Quando il boccaporto del suo culo terminò l'evacuazione, Soo In, dimenandosi tra gli spasmi e le convulsioni, riprese a scoreggiare a raffica come una mitragliatrice impazzita e fuori controllo, per un tempo indefinito (era la voce del demone che parlava per bocca del suo culo?...), fino a che, esalata l'ultima flebile scoreggetta che risuonò smorzandosi pian piano per la stanza, estenuata crollò prona sul letto, e svenne. In quel mentre il suo culo s'azzittì. Il tanfo all'intorno, del resto, era tale che chiunque sarebbe facilmente svenuto, ed anch'io ero quasi vicino allo svenimento. Tutta la stanza era immersa in una nebbia così fitta che al suo cospetto Londra sarebbe parsa una località solatia come Sharm El Sheikh. Le candele s'erano ormai spente, ed io a tentoni, con la gola completamente annodata, dovetti fare ricorso a tutte le mie forze per spostare le gambe ed andare alla ricerca dell'interruttore della luce. Per fortuna il lampadario era rimasto al suo posto. Mi accasciai con la schiena contro uno stipite semi traballante della porta, scorgendo appena il letto che stava navigando come una zattera alla deriva su quella motriglia da palude stigia. Dopo un poco, intravidi attorno ad esso una sagoma gigantesca come di mostruosa anguilla, ancora informe e sommersa dall'immonda broda, che lo circumnavigava girando e ruotando piano alla maniera dell'alligatore in caccia. Ripetette così qualche giro, mentre si sollevava e si sollevava emergendo sempre più. La nebbia cominciò a diradarsi, fino a che la cosa si stagliò più chiaramente e arrestò il suo movimento. Con scatto improvviso si eresse dal liquame una colonna nera e viscida, ondeggiante e un po' ricurva in avanti, grondante il liquame, che pareva come il collo e la testa della leggendaria Nessie, ma che mostrava sulla sommità due lunghe sottilissime antenne. Si sollevò dinanzi a me con questa sua anteriore estremità, alta almeno due metri, mentre il resto della sua figura rimaneva immersa e raggomitolata attorno al letto.
Finalmente realizzai: sì, era proprio lui, era proprio il mio Rocco! Era Rocco che era divenuto gigantesco... o forse no, non era proprio Rocco. Forse era l'entità invocata che si era impossessata delle spoglie della bestiola trasformandola in un mostro. La cosa cominciò ad emettere sibili, strepiti, lamenti, muggiti, grugniti. Prese a bestemmiare in maniera invereconda e turpe i Santi Nomi di Brunetta e Berlusconi.
– Ss...se.. sei tu tu Pu...Pu...Purson?
– Sì. Che cazzo vuoi? – rispose il demone con voce cavernosa.
– Ma.. ma non... ma non do... dovevi apparire co... con testa di leone, in groppa ad un oo... orso, accompagnato da musici e cortigiani e tutto il resto?
– Sbrigati, non ho tempo da perdere. Tra tre minuti esatti sparirò, devo essere in Cile: quel rompiballe di Lucifero mi ha delegato una certa noiosissima faccenda da sbrigare. – rispose il demone piuttosto irritato.
– Ti ho chiamato, mio caro, perché voglio che tu mi faccia diventare ricco senza fare un cazzo; e perché tu mi renda un tronista Chiavatore: voglio chiavare tante tante tante ma tante di quelle donne quante nemmeno Don Giovanni, Casanova e Richard Gere messi assieme sono riusciti a farsene in tutta la loro vita, e me le voglio fare in tutte le maniere possibili; per questo mi devi raccomandare per andare dalla De Filippi, e magari anche per andare al Grande Fratello.
Purson andò su tutte le furie ingiuriando in maniera ignominiosa la Santa Vergine Carfagna.
– Per tutti i dannati! Il mondo sta sprofondando sempre più nella merda e tu mi fai venire fin qua per chiedermi simili stronzate?!!
– Ehm, appunto; vedo, vedo; e soprattutto – sniff – sento. Ma questo che c'entra? Senti, tu puoi sicuramente trovare le giuste maniere, la giusta strada; tu sei così potente...
– E perché dovrei farlo? – mugghiò il demone sempre più incazzato – La tua anima non val proprio nulla, non riuscirei a rifilarla nemmeno al mercatone di Saint-Ouen, quindi non la voglio in cambio di niente, te la puoi tranquillamente tenere, ammesso che tu ne abbia una. E poi io non ho questo grande potere. Siamo in recessione anche noi diavoli, ormai non andiamo più di moda; voi uomini, che siete demoni peggiori anche di quelli dell'Inferno, non vi curate più di noi. Che vuoi da me? Se vuoi campare senza fare un cazzo vai da Walter Schiavella, per il resto rivolgiti a Lele Mora o a Corona. Che cazzo vuoi da me?...
– Ma... ma ... guarda, guarda come mi hai ridotto casa... Mi devi almeno risarcire i danni!
– Ma vai a cagare!
– Ci manca solo che mi metta a cagare anch'io e poi siamo a posto...
– Ora me ne devo proprio andare, ché tra poco qui ci sarà fin troppa ressa, non vorrei che si dovesse presentare pure Padre Amorth... Addio, per me il tempo è denaro...

E così Purson scomparve, non prima di aver vomitato un diluvio d'oscene e irriferibili bestemmie all'indirizzo del denaro, delle banche e del Santo Patrono dei Contabili il Venerabile Tremonti, avvolgendosi dentro una nube esplosiva di zolfo, come fanno in maniera piuttosto scontata i prestigiatori nei loro spettacoli. Quest'ultima pur lieve esplosione fece sobbalzare il lampadario, che iniziò una serie di oscillazioni, finché non cedette staccandosi dal soffitto. Al termine della caduta il suo lungo puntale acuminato andò a centrare in pieno – per un caso tanto sfortunato quanto incredibilissimo ed assurdo della vita – proprio il buco del culo di Soo In, e vi si conficcò dentro ben bene. Lei si destò per un momento e trasalì, dicendo un secco “Uh!”, e dall'angolo destro delle sue labbra un sottile rivolo di sangue scorse giù lungo il mento; poi affondò la testa e svenne di nuovo, tra i bagliori tenui e lampeggianti e il ronzare continuativo delle lampadine, e delle scintille elettriche che si propagavano da quelle e sui i fili ancora attaccati al lampadario e che andavano a rischiarare un poco il suo minuto, oltraggiato, seppur ancora magnifico deretano. Fuori all'esterno intanto, cominciavano ad intravedersi dalla finestra altri bagliori lampeggianti e bluastri, mentre si andavano intrufolando man mano discretamente per la stanza accompagnati da un coro di ululati assordanti: quello delle sirene di polizia, vigili del fuoco, ambulanze, che stavano circondando l'intero edificio. Affranto, mi accasciai sopra un pouf galleggiante tra la mota. Contemplai l'area semi oscura attorno, tutta coperta da quella specie di melma fosforeggiante tra i bagliori, e l'universa solitudine delle cose. Sentii solleticarmi la zona dal pube da qualcosa di strano e di grosso. Mi tastai con la mano. Mi accorsi che Rocco stava formicolando tra i miei peli.
FINE
23sexy23@libero.it


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