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Lui & Lei


Stallone passivo

           di voyeurlaureato

 Scritto il 27.02.2007    |    Visualizzazioni: 66.972  |    Votazione 6.1:

Sono un uomo malato.
Lo so, lo ammetto a me stesso, pur tentando da sempre di celarlo al resto del mondo, lo urlo con tutta la voce che ho in gola, ma lo urlo solo dentro di me: SONO MALATO!
Ho due soli principi, ferrei almeno quanto il mio uccello quando si ingrossa: mai con un/una parente e mai con un/una minorenne.
Tutto il resto per me va bene: uomini, donne, bianchi, neri, gialli, magri, grassi, ricchi, poveri, tutti, tutti indistintamente vanno bene per me e per il mio male, tutti sono ottimi destinatari delle mie scariche di piacere.
Non riesco a vedere “persone”, io: vedo solo “culi”, vedo solo buchi di carne rosea dove eiettare il mio liquido bianco, il mio gradevole balsamo che alliscia la pelle e fa sparire le rughe.
Poco importa quanto sodi, quanto grandi, quanto aperti: tutti sono per me soltanto una tana temporanea dove rifugiarmi per la durata di un coito.
Vado in giro indifferente, dissimulando, ma immagino questo universo di bipedi sempre e solo come un branco di quadrupedi, piegati in avanti a 90 gradi, mentre si spalancano le chiappe in attesa che il mio stantuffo di carne pulsante profani i loro retti cilindri in attesa, concedendo loro la grazia del dono di qualche caldo schizzo balsamico della mia sborra densa.
Fotto decine di migliaia di culi, con la fantasia; immagino il primo schizzo liberatorio, il primo “troia” ululato al culo di turno, il resto della mia scarica gratificante, nutriente.
Servo del dio culo, ahimé; una dura, a tratti piacevole schiavitù.

Ho sempre aborrito, in ogni caso, la passività che pure cercavo e cerco con tutto me stesso; la passività in me, intendo; ma da qualche giorno e quasi per caso, ho infranto anche questo tabù….

Due sere fa, al termine di una lunga, estenuante e assolutamente inconcludente riunione di lavoro, decidiamo di andare a mangiare un boccone tutti insieme.
Per farla breve, durante la cena accorgo che quella troia di Anto, che in azienda l’ha data a tutti tranne a me (vabbeh, ero lì da pochi mesi, dai…), è venuta col preciso intento di annoverarmi tra le sue prede; l’ho lasciata fare: una scopata in più, una in meno…cambia poco; anzi, magari mi sarebbe passato quel terribile mal di testa!

Finiamo di mangiare, salutini a destra e a sinistra, “a domani”, “buonanotte”, smacksmack; lei, la Anto, mi chiede di salire sulla mia Audi TT, giusto per fare un giro digestivo prima di andare a nanna; “Ma per chi mi hai preso, tesoro? Per una Citrosodina ambulante? Dai, piglia un Maalox e buonanotte!” “Ehi, non fare lo stronzo: tanto l’hai capito che stasera tocca a te! Aprimi ‘sta cazzo
di portiera, su’! Fa’ il cavaliere, per una volta!”, mi dice ammiccante la troia pazza!
Monta in auto e comincia blandamente a farmi proposte sempre più audaci fino a prorompere in uno stizzito: ”Ehi, lo sai che sei uno dei pochi in azienda che non mi sono ancora scopata? Andiamo da me e rimediamo a questa nostra grave mancanza.”.
Mi faccio indicare la strada e in pochi minuti siamo nella sua “sala-da-orgasmo”, arredata col buongusto delle single che dedicano tutte le loro attenzioni alle COSE in assenza di PERSONE che percorrano il loro stesso cammino.

Non so che mi prese; forse la canna che fumammo prima di cominciare, giusto per riempire l’attesa, mi prese alla testa più del solito o i tre “J.D. on the rocks”, come ripeteva Al Pacino in quello splendido “Profumo di donna”; fatto sta che….beh, non mi venne duro neanche un po’!
Prova e riprova con la bocca, con le mani, con le chiappe…..le ficco dita dappertutto, utilizzo perfino un paio di oggettini che lei adopera spesso, a giudicare da quanto sono lisci…niente, nicht, kaputt!
Cilecca, cazzo! Cilecca!!!

“Ok, questo è un segno….forse oggi doveva andare così…..e dunque…”
“Fottimi il culo!” le dico perentorio, in preda a un’eccitazione mai sperimentata prima di allora.
Mi metto a quattro zampe, incurvo istintivamente la schiena e attendo che lei mi unga di abbondante lubrificante il buco del culo, come avevo fino a quel momento sempre e solo fatto io alle troie che mi offrivano quel loro secondo canale a me graditissimo.
Confesso di aver spesso provato a immaginare come potesse essere “a parti invertite” ed ero quasi sollevato all’idea di mettere fine a quella insana curiosità.
La imploro di deflorare quanto prima il mio culo, quasi piangendo e mugolando come una cagna in calore; non ho il tempo di chiederlo una seconda volta che improvvisamente mi manca il respiro e un improvviso bruciore associato a un dolore molto intenso mi segnala che non sono più vergine in culo!
Paonazzo in viso, incredulo, riprendo a respirare a fatica; mi volto verso lo specchio alla mia destra e vedo lei, baccante invasata, più ubriaca e più fumata di me, che da dietro mi stantuffa a intervalli regolari il culo col più grosso vibratore che mai abbia visto: una perfetta riproduzione di un cazzo nero di almeno 30 cm. di lunghezza per una quindicina di diametro che entra ed esce dal mio corpo per mano di quella vacca che fino a pochi minuti prima era lì, in ginocchio, davanti al mio cazzo che non voleva darle la gioia di rizzarsi!
Lo spinge dentro con una rabbia e una violenza inaudita fino alla base e con altrettanta furia lo estrae dal buco rosso di sangue, indiavolata, definendomi “Puttanella” e colpendomi con violenza i glutei.
Dopo il primo minuto di stordimento, scemato lentamente il dolore iniziale, cominciai- come negarlo?- a sentirmi più a mio agio in quel ruolo passivo a me così estraneo fino ad allora e non nascondo che finalmente il mio cazzo arrivò a essere duro come il marmo, segnalando un piacere che mai avrei sospettato di poter provare con tanta intensità.
Sborrai sul pavimento senza quasi rendermene conto, mentre lei continuava instancabilmente a fottermi letteralmente a sangue, su e giù, dentro e fuori, senza sosta, senza pausa, incurante del mio orgasmo già avvenuto.
Si fermò solo quando la stanchezza si impadronì delle sue braccia, dopo una buona mezz’ora e tre mie sborrate consecutive, lasciandomi sanguinante e spossato per terra, stordito e sbalordito dall’intensità inimmaginata di quel piacere passivo.
Volli che la mia ‘iniziazione’ fosse completa e la implorai di pisciarmi in bocca: bevvi tutto avidamente, come se non avessi fatto altro in tutta la mia vita.
Lappai la figa ancora umida della sua calda urina, la salutai ficcandole un dito in culo e annusandolo voluttuosamente prima di leccarlo e smacksmack, bacino bacino e “A domani, cara; adoro il modo in cui mi fotti!”, le dissi strizzandole l’occhio.

L’indomani, in riunione, mi comportai con la solita alterigia, contento che nessuno tranne la Anto sapesse quanto un dirigente può essere troia nell’anima!



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