Capitolo secondo
I CONFLITTI DI STEFANIA, LA PURITANA
Quando vado via, sono le quattro del pomeriggio, mi ha pregata di farmi risentire, ma io non le ho detto niente, promesso niente, non so come reagirò a freddo.
Quando ripenserò a tutto quello che è successo e a quello che ho fatto, perché so già che ci ripenserò!
Mi pentirò?
Ci penserà anche Stefania, quella brava, la santarellina che è in me ? La moglie tradita, quella onesta e rispettata? Quella che non vede l’ora di abbracciare suo marito, quella che si è dimenticata, anzi, sorride al pensiero che il marito non l’ha tradita, che è andato da una missionaria, da una santa puttana?
Mille pensieri, mi girano per la testa, sono confusa, mi domando dove finisce la barriera del perbenismo? Quando da santa, si passa a puttana?
Sento la porta di casa aprirsi, mio marito è tornato
Andrea è rientrato premuroso come sempre, mi dice preoccupato;
- Come va? Stai meglio?
Sono le sei del pomeriggio, sono in minigonna, lui in giacca e cravatta, sarà andato da qualche cliente.
Non sto mai in minigonna e maglietta, in casa: ho sempre una tuta, o jeans, oggi dopo il bagno, mi sono vestita così per lui, mi guarda meravigliato;
- Ti trovo bene, si vede che stai meglio.
Io gli rispondo con dolcezza;
- Sto molto bene!
Lo dico sorridendo, girando su me stessa, come per farmi notare.
- Ho visto. Ho visto! Stai bene vestita così, dovresti stare sempre così.
Mi bacia dolcemente, mi tocca il sedere, i seni.
- Dove sei stata? Ti ho chiamata.
- Sono andata dalla gine.
È il modo con cui chiamo la mia ginecologa una bugia detta spontanea.
- Mi ha detto che va tutto bene, ho solo un poco di stanchezza.
Mangiamo, parliamo della sera precedente.
- Il vino era eccellente, e anche i formaggi, mi hanno tutti fatto i complimenti.
io con orgoglio gli rispondo;
- Non ne avevo dubbi.
Intanto penso alla sera precedente, di come erano eccitati nel raccontare i pompini di Nadia.
Non penso più al fatto che mi ha tradita, non mi ha tradita, non l’ho tradito.
Andiamo a letto, sono eccitata di nuovo, ci facciamo due coccole, passa qualche minuto e siamo nudi, la luce del comodino è accesa., non l’ho spenta come capitava prima, mi viene sopra, mi penetra, sono eccitata, bagnata, entra bene, facile, un coltello nel burro, è bello, mi piace, gli è lo dico, gli chiedo di resistere, di stare tranquillo.
Normalmente viene in fretta.
Tocco la sua schiena, lo bacio , lo bacio forte, lui risponde succhiandomi
la lingua, è eccitato.
- Ti prego, fammi venire…
Non gli è l’ avevo mai detto, lui mi dice;
- Si! stai tranquilla…
Mi dice di aprire di più le gambe, lo faccio, entra tutto, lo sento bene fino in fondo, lo fa piano, lo toglie quasi tutto, e poi riaffonda fino alle palle: non resisto più, gli è lo dico;
- Sto godendo…
Vedo che anche lui è vicino;
- No aspetta, non venirmi dentro…
Lui sa che prendo la pillola, ha sempre irrorato il mio utero col suo sperma, ma questa volta non voglio, non deve finire così.: non dice niente, accelera.
- Godo! Ohooo! Si! Si! Godo…Vedo la sua disperazione nel resistere, nel non venire.
Lui rallenta, respiro forte, mi sto rilassando.
Mi dice che mi ama, che sono bellissima, sono contenta, mi bacia piano, lo faccio alzare, si sdraia a fianco a me, lo bacio.
- Ti amo…
Tocco il suo sesso, è durissimo, bacio il suo petto e la sua pancia, il suo cazzo è bagnato, è bagnato dei miei umori.
Non l’ avevo mai fatto prima, prenderlo in bocca dopo un rapporto, ma adesso non è più sporco, non è più un atto impuro: lo bacio, lui dice;
- Si…Che bello…
Si tira su, mi vede, c’è la luce, nell’aria qualcosa di strano, di diverso, lo sente.
lo prendo in bocca, lo succhio; mi faccio penetrare piano tra le labbra, eccitato mi dice:
- Ti prego! non smettere, mi fai morire…
Lo prendo di nuovo; cerco di andare in fondo, arrivo a metà.
Mi dice ancora:
- Dai amore, non smettere, prendilo tutto!
Lo prendo di più, quasi tutto, mi sforzo, voglio farlo per lui, sentirlo felice, soddisfatto della sua donna, voglio essere felice: lo sento in gola, deglutisco, entra, spingo, lo sfilo fuori e dentro, fuori e dentro, faccio sentire i denti, affondo di nuovo;
- Amore stai attenta, sto godendo…
È premuroso, non vuole venirmi in bocca, cioè, vuole farlo, ma non osa chiedermelo, io continuo a scivolare su quel pezzo di carne dura, lui ripete che sta venendo continuo ad andare su e giù, geme forte, mi stringe una spalla.
Il primo schizzo mi arriva fino in fondo alla gola, poi altri due, tre, quattro, ho la bocca piena, deglutisco, ingoio , lo succhio, vado di nuovo fino in fondo, poi torno su, esce ancora qualcosa, lo pulisco, lo succhio, si rilassa.
Mi tiro un poco su, continuo a tenerlo in mano, mi appoggio alla sua pancia, guardo il suo cazzo,
lo ribacio, lo risucchio, mi vergogno un pò, ho paura di quello che mi dirà.
Mi tira su, mi gira la testa, mi guarda, lo guardo, mi sorride, sorrido; si avvicina, mi bacia.
Mi dice;
- Ti amo! Sei stata favolosa.
- Anche tu! Lo dico, lo penso, sono sicura, mi ama, lo amo; ci baciamo ancora, parliamo, non lo facevamo mai, dopo il sesso non c’era dialogo, stavamo solo abbracciati: sono io che comincio;
- Avevo voglia di te, è stato bello.
- Bello? Stai scherzando? Sei stata fantastica, è stato bellissimo, sublime, mi sento in gran forma!
Mi sta accarezzando la schiena, mi bacia mentre mi parla, ci diamo i bacini dolci.
Parlo;
- Oggi la gine, mi ha detto che molte coppie entrano in crisi, perché si vergognano di chiedere e, fare al partner, quello che vorrebbero, mi guardava, sorrideva, mi ha detto che una sua paziente le avrebbe confessato che il marito avrebbe voluto che lei si dedicasse di più a lui e che continuava a chiederle di farsi fare un pompino con l’ingoio, era un’ossessione, voleva che lei lo succhiasse, ma lei era restia, non se la sentiva, aveva paura che potesse giudicarla male.
Andrea mi risponde:
- Male? Io penso che tra due persone che si amano, si possa fare di tutto, certo che se hai un amante ti poni meno problemi, tu sei la mia amante?
- Si,Lo sono! Sono tua moglie, la tua amante, tutto quello che vuoi, non vorrei che anche noi finissimo così, se vuoi qualcosa; hai solo da chiedere…
Mi baciò di nuovo;
- Sei stupenda e bellissima, ti amo!
Nel fine settimana andammo al mare.
passammo la maggior parte del tempo a farci coccole come non facevamo più da tempo ma anche se non volevo, i l mio pensiero tornava spesso a Nadia.
Il martedì Andrea, andò via per lavoro, non sarebbe tornato prima di giovedì, io, come ogni martedì, dovevo recarmi per l’ufficio, alla camera di commercio, solita coda, solita corsa, per una contestazione di un nostro cliente, per sistemare il problema, dovetti andare a colloquio con u dirigente, dopo una mezz’ora d’attesa, il fattorino mi avvisò che potevo entrare, fu una sorpresa inaspettata vedere dietro la scrivania, il signore distinto che avevo visto da Nadia, quello con il sesso lunghissimo e che le aveva dato 50 euro in più, perché lei ingoiasse il suo seme.
Mi salutò, era gentile, io ero tesa, lui non poteva sapere che conoscevo il suo segreto, ma il pensiero mi rendeva nervosa lo stesso e, più ci pensavo e più mi agitavo, mentre lui m’ illustrava il motivo della contestazione, si accorse che ero pensierosa, me lo disse gentilmente;
- Signorina, c’è qualcosa che non va?
- No, no! mi scusi, stamattina sono un po’ tra le nuvole.
Lui mi sorrise;
- Senta, facciamo una cosa, andiamo a berci un caffè, ne abbiamo bisogno entrambi e alzandosi, mi invitò a seguirlo, andammo al distributore automatico, mi chiese se ero sposata, da quando lavoravo e ciò che in studio rappresentavo; era molto espansivo, mi ritrovai diverse volte a guardare i suoi pantaloni all’altezza dell’inguine, ricordavo il suo membro lungo, molto lungo, rivedevo la scena di Nadia che lo ingoiava completamente.
Tornammo nel suo ufficio e cercai di concentrarmi sul lavoro, quando finimmo, mi fece i complimenti, mi disse che ero molto bella e che mi trovava molto sensuale, lo disse scusandosi in anticipo, ma che gli veniva spontaneo e che non era sua abitudine dire certe cose, io sorridendo lo ringraziai dei complimenti e di non preoccuparsi, che mi avevano fatto piacere.
Ero proprio cambiata, solo una settimana prima, lo avrei mandato a quel paese, tenendo le dovute distanze, per evitare che potesse illudersi, invece adesso, oltre ad apprezzare, facevo anche la scema con un signore che poteva essere mio padre, che era un porco, che mi spogliava con gli occhi, che mi avrebbe scopato lì sulla scrivania.
I pensieri erano di nuovo andati per la loro strada, non mi riconoscevo, ero cambiata, ma in meglio:
ci salutammo, lui mi strinse la mano, la trovai calda, liscia, mi fissò intensamente e mi salutò dicendomi;
- La prossima volta che viene qui, non perda tempo in coda di sotto, mi telefoni direttamente,
sarà un piacere per me aiutarla in tutte le pratiche e ci penserò io a consegnarle appena sistemate: ci conto.
Mi diede un suo biglietto da visita, lo ringraziai, e uscii.
Erano solo le undici, non avevo voglia di tornare in ufficio, ero in centro, ero eccitata; le avance di quel signore, mi avevano fatta tremare, scaldare, dentro di me ero tutto un fuoco, non ci pensai due volte, presi il cellulare e chiamai Nadia, rispose subito;
- Ciao, sono contenta di sentirti, vieni a trovarmi, ti prego, ho voglia di stare un po’ in compagnia.
Le risposi che avevo un paio di ore libere, che sarei giunta da lei in un quarto d’ora al massimo.
Arrivai da lei, mi accolse in modo caloroso, mi abbracciò e mi fece i complimenti per l’abbigliamento, in effetti quel giorno mi ero vestita abbastanza provocante, gonna appena sopra il ginocchio, maglietta con l’ombelico in vista, golfino aperto davanti, stivaletti con un po’ di tacco, e calze autoreggenti nere, chissà se quello era stato il motivo degli apprezzamenti dell’uomo che avevo lasciato poco prima;
- Chi volevi conquistare stamattina?
Ridemmo insieme.
Lei era vestita come la volta prima, diciamo svestita, solo che aveva un completo viola, scarpe aperte dietro e con un tacco alto, con una punta lunghissima.
Parlammo per diverso tempo, mi accorsi che con lei mi comportavo con una naturalezza a me sconosciuta, le Raccontai del pompino fatto a mio marito, e mi rimproverò scherzando;
- Ehi! Se fai così, il tuo maritino non tornerà più da me e io perderò un po’ di soldi al mese, chi mi rimborsa?
Scherzando anch’io, le dissi spontaneamente;
- Potrei aiutarti io a guadagnare qualche soldo in più, aiutarti in qualche prestazione!
Lei contenta mi rispose;
- Non immagini quanto riusciremmo a tirare su, noi due insieme, ho dei clienti che pagherebbero una fortuna per vederci fare sesso e per scoparci.
Ridemmo di nuovo.
Fece il caffè e mangiammo qualcosa di dolce, mi chiese se ero pentita di quello che avevamo fatto insieme la volta precedente, le risposi che ero combattuta internamente, ma che alla fine quella che aveva vinto, era stata Stefania, la puttana e infatti ero li, la Stefania puritana, aveva perso: si avvicinò e mi disse che anche lei mi aveva pensato e che le era piaciuto molto, mi accarezzò le calze all’altezza del ginocchio languidamente, mi disse che aspettava un cliente, un signore distinto, uno ricco e molto conosciuto;
- Fa il primario in ospedale e mi porta sempre regali, ti prego, stai qui con me, vai di là come l’altra volta, mi eccita sapere che sei lì che ci guardi.
Io sarei dovuta tornare in ufficio, cercai di spiegarle la difficoltà di un eventuale ritardo, ma mi sentii rispondere:
- Chiamerai più tardi in ufficio, sono sicura che troverai qualche scusa e senza darmi il tempo di protestare ulteriormente, mi portò di là, nella saletta che conoscevo bene, lo specchio era già visibile, mi abbracciò e mi disse;
- Dai, spogliati, sarai più comoda.
Restò li a guardare i miei indumenti cadere, restai solo con le calze autoreggenti e le mutandine bianche, mi accarezzò la parte di coscia scoperta, mi toccò un capezzolo;
- Sei già eccita, mi piace quando ti vedo in questa situazione…
Io la guardavo, guardavo le sue tette, non le ricordavo così grandi, il reggiseno che portava, le lasciava completamente esposte dentro la sottoveste trasparente dando una sensazione altamente erotica.
Suonarono alla porta, mi baciò dolcemente e andò a rispondere, tornò poco dopo e mi informò che non era ancora la persona che aspettava, richiuse, la sentii aprire la porta d’ingresso e discutere con un uomo, subito dopo fecero la loro apparizione in camera, lui era un ragazzo di colore, sui 25 anni, stavano pattuendo il prezzo e la prestazione, alla fine si accordarono; lui le diede una banconota da 50 euro, lei la prese e la depositò in un cassetto vicino al letto, prese un preservativo, nel frattempo, lui si stava spogliando, era alto almeno un metro e novanta, ben piazzato, non riuscivo a capire la sua origine, ma si capiva che era uno che viveva agiatamente, i suoi vestiti e il suo comportamento, erano molto eleganti, mi venne da pensare che poteva essere uno studente del centro internazionale non distante dal posto.
Nudo era notevole, ventre piatto, muscoloso, braccia e gambe lunghe, Nadia si complimentò accarezzandone il torace, lo prese per mano e lo accompagnò in bagno, lui aveva ancora le mutande., quando tornarono in camera, era completamente nudo, il suo pene era in semierezione, ben dotato, più di mio marito, ma mai come il signore della camera di commercio.
Nadia lo fece sdraiare sul letto, aveva i piedi verso lo specchio, si chinò sul suo ventre e cominciò a succhiarlo, lui si tirò su con la schiena per guardare cosa stava facendo, lei sorrise, lo imboccò di nuovo, e lentamente se lo fece sprofondare fino in gola.
lo aveva tutto in bocca, il naso era adesso tra le palle del ragazzo, che le stava accarezzando i seni, Nadia cominciò a fare su e giù velocemente, da metà cazzo, fino in fondo, lui gemeva, le disse che se continuava così, sarebbe venuto più in fretta di quello che voleva; lei si staccò, il suo sesso, era tutto lucido di saliva, era bello, sentivo la voglia esplodere, l’ avrei voluto succhiare anch’io.
Nadia gli mise il preservativo e si mise sopra, lo impugnò e lo diresse fra le cosce, all’entrata della sua vagina.
Vedevo benissimo quello che stava succedendo, sapevo che quella scopata sarebbe stata dedicata a me, guardavo il sedere di Nadia aperto e la figa, che accoglieva piano il membro del ragazzo.
Lo vidi sparire dentro la carne tremula, poi, lei si tirò su con la schiena e si toccò i seni e disse al ragazzo;
- Adesso ti faccio capire cosa vuol dire scopare…
Cominciò chinandosi in avanti e ad andare su e giù con un ritmo sempre più veloce, vedevo le sue tette sbattere sul corpo del ragazzo e la sua vagina ingoiare tutto quel sesso scuro; mi ero scostata le mutandine e mi stavo accarezzando, ero eccitata, ero bagnata fradicia, la scena che guardavo, era incredibile, un ragazzo bellissimo, che avrebbe potuto trovare un sacco di ragazze, che si faceva sbattere da una puttana. ne bella, ne giovane, ma che sicuramente ci sapeva fare.
Lui era in trance, come lo ero stata io, quando l,avevo incontrata la volta prima.
Era affascinato dalla maestria che quella signora aveva, anch’io ero ammaliata da come i due stavano scopando, lui le chiese di poter cambiare posizione, lei si alzò, la vidi inginocchiarsi sul letto con il culo verso di me e lui posizionarsi dietro di lei in piedi: prese la schiena di Nadia e la spinse deciso verso il basso, obbligandola ad alzare il sedere ancora di più, in quella posizione, le tette erano a contatto con il letto, lui aveva messo il piede destro sul letto, mentre quello sinistro rimaneva appoggiato a terra, le mani di lui erano sui fianchi e stava incominciando a scoparla.
Vedevo benissimo da dietro, il membro che entrava e usciva, poi, lui aumentò il ritmo, andava sempre più veloce, sempre più in fondo, lo tirava fuori quasi tutto, per affondarlo tutto dentro, la stava chiavando forte, vedevo il cazzo lucido, all’improvviso un urlo gutturale, mi riportò alla realtà del momento, vidi lui che stringeva i glutei, i muscoli contrarsi, stava chiaramente godendo.
Continuò ancora per un po’ e poi si tolse lasciandosi cadere esausto sul letto.
Lei scese dal letto, accarezzò il membro del ragazzo protetto dal preservativo, aveva la sacca gonfia fino alla punta di liquido bianco, il suo sesso non era diventato molle., lei con il sorriso sulle labbra, cominciò a sfilare via il preservativo prendeendo il cazzo del ragazzo tra le mani, io ero eccitatissima, non riuscivo a togliere la mano dal mio ventre, Nadia abbassò il membro del ragazzo e aiutandosi con le mani, sfilò completamente il preservativo;
- Ne avevi di roba, ragazzo mio! Complimenti!
Mentre diceva questo, scrollava il palloncino bello pieno, Il membro del ragazzo continuava ad essere eccitato, Nadia guardò dalla mia parte e disse al giovane;
- Non ne vorrai fare un’altra?
Il ragazzo stava un po’ intimidito; mentre si accarezzava il suo membro ancora eccitato.
Come avrei voluto averlo!
Nadia col preservativo in mano, sparì dalla mia vista, la vidi entrare nella stanza dov’ero io, chiuse la porta dietro di se, mi trovò seduta sulla poltrona con la mano tra le cosce: mi disse,
- Ti sei eccitata, porcellina?
Mi baciò, mi fece vedere il preservativo pieno;
- Guarda quanto ne ha fatta. Toccalo!
Era gonfio: Mi baciò dolcemente., mi disse di guardarlo e notare come fosse ancora eccitato e duro;
- Ti piacerebbe farti scopare da quel bel cazzo?
Io senza esitare; le dissi di si, allora lei mi guardò con quei suoi occhi felini e mi disse;
- Ascolta Stefania, il ragazzo mi ha detto di non avere più soldi e gratis non gli faccio scopare una ragazza come te, sei una fighetta che vale una fortuna, lo so, ti fa pena, ti eccita, pagheresti per farti scopare da lui in questo momento, ma non si può! Le puttane come noi non lo fanno, non possono farlo…
Mi diede il preservativo pieno e senza parlare se ne andò chiudendo la porta dietro di se, la vidi discutere con il giovane, guardai il ragazzo che mestamente si vestì e se ne andò.
Solo quando vidi Nadia scomparire, ed accompagnare il ragazzo fuori dalla porta, mi resi conto che avevo ancora il preservativo in mano, ero di nuovo tra le nuvole, ma me ne resi conto solo molto dopo.
Tornai a guardare il preservativo pieno di liquido bianco, quando lo adoperavo con mio marito, il liquido sostava nella parte finale del preservativo e non riempiva neanche l’ultimo quarto dello stesso, in questo caso, non era neanche l’ultimo quarto in lunghezza , ma era largo in larghezza, almeno il doppio del preservativo, quanto lo avrei voluto addosso. quel maschio giovane…
Ripensavo alle parole di quella troia di Nadia;.
- Te lo verserei dentro l’utero, ti scoperei con la mia mano sporca della sborra di quel cazzo nero, sono sicura che riuscirei a fare entrare tutta la mia mano dentro la tua figa di ragazza per bene e ti farei sentire il piacere della sperma, che ti riempie e ti farei venire come mai nessuno, ma sei ancora troppo chiusa…No, tu non puoi ancora immaginarlo sei troppo perbene, troppo snob.
Quando Nadia ritornò da me, sicuramente si accorse che stavo valutando la cosa, si avvicinò e disse;
- Sta arrivando la persona che aspettavo prima del ragazzo, tu stai qui tranquilla, guarda e decidi, se per caso non lo volessi incontrare, non devi farlo, potresti conoscerlo, o potrebbe essere troppo grosso per te in questo momento, oppure, troppo porco per la tua mentalità borghese. Io non dirò a lui che tu sei qui, verrò da te a chiedere il tuo permesso, a sentire il tuo desiderio e, quello che farai, sarà una tua libera scelta, ma ricorda che se accetterai, sarò io a decidere ciò che quell’uomo potrà farti!
Io continuavo ad essere imbambolata con quel sacchetto di sperma in mano, ero infuriata con lei, perché continuava a darmi della snob, lei lo prese e mi disse;
- Stai ancora pensando alle mie parole?
- È vero!
Risposi, guardandola con aria di sfida
- Se non avessi avuto un appuntamento così importante con questo mio cliente, ti avrei fatto quello che ti ho solo descritto, per ora la cosa, è solo rimandata, ma aspetto un signore che ci farà godere e che farà godere anche il nostro portafoglio…
Io non riuscivo a rispondere, in quell’istante, provai uno struggente e silenzioso orgasmo.
Suonò il campanello.
Rimasi da sola ancora una volta, con la mano che non riusciva ad abbandonare le cosce.
Nadia era uscita, e con lei anche il preservativo pieno che desideravo tanto, sentivo delle voci gioiose, poi, li vidi entrare in camera, ero curiosa di vedere chi fosse il signore in questione, era sui
55 anni, robusto, non l’avevo mai visto, alto poco più di Nadia, un metro e settanta al massimo, completamente calvo, aveva una giacca tendente al rosa, la camicia dello stesso colore, un pantalone chiaro.
Decisamente un signore eccentrico, uno di quei personaggi che se avessi incontrato per strada, avrei guardato schifata: parlava con Nadia in modo volgare;
- Come sta la mia vaccona? Ti sono mancato? O ti sono mancati i miei soldi?
Nadia da vera professionista, mentre lui le infilava un dito da dietro; rispose;
- Tutti e due!
Velocemente impugnò da sopra i pantaloni la patta del porco, risero insieme, entrambi in modo eccitato.
Nadia era cambiata, l’avevo sempre vista dolce, adesso, con quell’uomo viscido, si era trasformata, era proprio una battona da strada, come l’avevo immaginata la prima volta, quando dovevo incontrarla, era proprio una professionista, si adattava ai suoi clienti, plasmandosi per loro.
Lui era un porco, un maiale!
Questa era la mia impressione, quello che vedevo: mi ricordava ne gli atteggiamenti, quel licenzioso di Tinto Brass, colui che mio marito e il suo amico Mario, chiamavano il maestro, mentre io lo vedevo come un maiale, un porco senza limiti.
M, accorsi in quel momento, guardando oltre quello specchio, che i miei tabù, erano ancora tanti…
Fine capitolo secondo.