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Lui & Lei


Supposte - parte prima

           di PAN23

 Scritto il 29.12.2009    |    Visualizzazioni: 25.798  |    Votazione 6.9:

Manu stasera è a letto con la febbre. Manu ha bisogno di mettersi una supposta antipiretica, anzi probabilmente anche due o tre. Ma da sola non ci riesce. È piuttosto imbranata. Manu ripensa con malinconia a quando era bambina, e aveva la febbre, e la mamma doveva metterle qualche supposta nel culetto. La faceva mettere su un fianco, le abbassava bene le mutandine e ne inseriva una dentro. Che vergogna che provava... e com'erano dannatamente fastidiose quelle salubri supposte!
Mia piccola Manu, so bene che la supposta può essere fastidiosa. Molto fastidiosa. Entra dentro, subito ti viene voglia di espellerla, i muscoli del buchetto ti si contraggono. Fai uno sforzo per trattenerla, ma senti che sta per uscire: e sarebbe una liberazione... poi un ditino la risospinge delicatamente dentro. Ancora il fastidio ricomincia con più intensità, ti fa tremare i muscoli delle gambe e la pancia. In realtà non c'è nessun dolore, lo capisci anche tu, le cose dolorose sono ben altre (a volte necessarie anche quelle): sopraggiunge solo quel piccolo senso di fastidio (ma è poi proprio un fastidio? Quando la supposta comincia a sciogliersi non senti un certo frescolino che ti ravviva le viscere?), quello stimolo simile a quando devi fare la cacca, anche se leggero, e magari senti pure che sei lì lì che ti può scappare una scoreggina... è imbarazzante, lo so. Ma devi stare tranquilla, devi capire che è per il tuo bene. Passa tutto in fretta. Ma se non lo farai, il decorso della malattia sarà molto lungo. Con una bella suppostina invece, magari anche con tre o quattro se è il caso, i tempi saranno molto brevi. Hai la febbre da tre giorni. Anche se non ti senti molto bene, stai al calduccio sotto la tua bella imbottita, quindi sei tranquilla, serena, puoi sognare a tuo piacimento, sognare cose che, nel tram tram frenetico della vita di tutti i giorni, non hai molto tempo su cui indugiare. Invece, bella tranquilla sotto la coperta... in fondo anche il calore del corpo invaso dalla febbre è piacevole, quasi coccoloso. Il tuo medico ti ha prescritto le supposte, e una tua amica è andata a comperartele e te le ha portate a casa. Sono lì. Hai provato ad infilartene una da sola, ma non ci sei riuscita. Hai provato in tutte le posizioni possibili, stesa sul letto,ma non sei riuscita a farla entrare, le tue dita facevano fatica, eppoi avevi paura. Ti sei perfino accovacciata sul bidé, ma è stato peggio che andar di notte, perché lì, anche se entrava con più facilità, com'è ovvio usciva subito dopo. Vorresti chiamare la tua amica in soccorso, in fondo potrebbe pure essere eccitante, ma lei non è reperibile,
il suo cellulare è spento e non hai la più pallida idea di dove potrebbe trovarsi. Non sai a chi rivolgerti ma... sorpresa! Ti ritrovi tra le mani, come per magia, un biglietto da visita con numero di telefono e intestazione: Dottor Mistero – specialista in rapidi interventi a domicilio. Ci sono solo io, il Dottor Mistero, che può aiutarti a risolvere il tuo piccolo problemino. Non mi conosci, chi sarà mai questo Dottor Mistero? Ci sarà da fidarsi? Magari sarà un maniaco, ma la cosa potrebbe rivelarsi interessante... i brividi della febbre ti fanno fremere, ti accendono l'eccitazione, non sai come ti possa essere capitato quel biglietto. Chi te lo ha dato? Componi quel numero di telefono, mi chiami. Rispondo, e cerchi di spiegarmi il problema, ma non ci riesci. Riesci solo a dirmi che hai la febbre. Capisco, io ti dico, e sarò subito da te. Passano pochi minuti. Suona il campanello alla tua porta. Fai uno sforzo, ti metti la vestaglia, ti alzi dal letto e vai ad aprire.
Tu apri la porta. Buonasera, mia bella signorinetta, esordisco io. Sono il Dottor Mistero, e non sono qua per caso. Presagivo che avrebbe avuto bisogno di me Sarò il suo medico, il suo infermiere, il suo confidente, per una sera. Non sono qui per caso. Le cose accadono, tutto accade. Ma bando alle formalità, ti darò del tu, come ti chiami? E ti porgo la mano, che tu stringi rimanendo perplessa. Mi dici di chiamarti Manu. Mi fai accomodare, mi chiedi se voglio qualcosa da bere, un caffè. Non disturbarti, bando ai convenevoli, sei malata, devi tornare subito a letto. Sono un medico dolce, ma inflessibile. Dunque, mi accennavi qualcosa al telefono circa delle supposte, ma non ho capito bene il problema.
Oh, dottore, non so come dirglielo, mi vergogno alla mia età, ma non sono riuscita ad infilarmi una supposta, mi dici. Capisco, non c'è problema, son cose che capitano, ti dico. Mettersi delle supposte non è difficile, ma sopraggiungono inutili paure, qualcuno che aiuti può far comodo, in certi casi. Ma, dottore, vede, anche farsele mettere da altri mi fa paura, di sicuro è molto imbarazzante, specie da un uomo. Ma lei è un dottore, quindi spero di potermi fidare... spero faccia in fretta. La fretta è una cattiva consigliera, mia cara signorina, ti dico. Mi chiedi dov'è il posto migliore per procedere a questa piccola spiacevole incombenza. Il letto, rispondo, sicuramente il letto. Volendo ti puoi distendere anche sul divano, ma il letto è più comodo. Devi essere molto rilassata. Su, andiamo, mostrami la tua camera. È un po' in disordine, mi perdoni, ma sa, in questi giorni... Nessun problema, ti faccio per rassicurarti. Entriamo in camera.

Ti sdrai sul letto sfatto, e ti adagi velocemente sul fianco sinistro, non hai il coraggio di guardarmi in faccia, e così messa mi puoi dare le spalle. No, così non va bene, ti devi mettere supina. Prima però riempirò una borsa termica di acqua calda, che ho qui dentro la mia valigetta, e te la farò mettere sotto il pancino. Vado in bagno e procedo all'operazione, avvito il tappo della borsa piena: pare essere bella calda. Torno in camera, tu ti sei messa sotto il piumone, perché senti freddo. Alzo e scosto il piumone, sei già a pancia in giù. Inarcati leggermente, ti dico, così mettiamo la borsa. La mia mano va sotto di te e solleva delicatamente la blusa del pigiama fin quasi all'altezza delle tette, lasciando la tua pancia scoperta, e tra questa e il materasso vi faccio scivolare sotto la borsa. Ti piace il dolce tepore che promana? La sensazione di scivolosa morbidezza su cui galleggia e affonda il tuo pancino premendo contro di essa? Infilo ancora la mano tra la borsa e la tua pelle, con le dita tasto e massaggio la zona attorno all'ombelico, prendi a tremare tutta, faccio scivolare il medio dentro l'ombelico. Sussulti, e mi fai: Dottore, ma lei non sarà per caso un tantino poco professionale? Dammi del tu. La mia professione è farti felice, che è il modo più autentico per ritrovare la salute, rilassati. Devo abbassarmi i pantaloni del pigiama?, mi dici. Tranquilla, ora lo farò io. Mica mi spoglierai tutta? Tranquilla, ti metterò solo a tuo agio. Mi siedo al tuo fianco, appena sotto il tuo sedere. Tiro pian piano giù i pantaloni lasciando le chiappe all'aria, poi afferro l'elastico delle tue mutandine di pizzo nere e le rivolto, tolgo via la striscia di stoffa che ancora aderisce in mezzo al solco. Hai le gambe ancora strette, intravedo appena il fondo della conchiglietta, della tua bernarda scura. La cosa mi eccita non poco, ma mantengo un atteggiamento distaccato. Comincio a sfilarti i calzettoni dai piedi. Un bel massaggio a questi bei piedini è l'ideale per rilassarsi, sussurro.
Prima di iniziare il massaggio sarebbe però meglio che tu assumessi una posizione più idonea. Ecco, ti ho abbassato ancora di più i pantaloni e le mutandine, giù all'altezza delle ginocchia. Ora dovresti cercare di sollevare il sedere, ce la dovresti fare: punta le ginocchia contro il materasso, e portale più vicino che puoi ai gomiti. Protesti, ti senti in imbarazzo, ti porti le mani dietro la nuca e intrecci le dita. È troppo imbarazzante dici, poi ho ancora difficoltà, il pigiama mi impaccia nei movimenti. Allora facciamo una bella cosa, leviamo del tutto di mezzo questi pantaloni. Faccio scivolare via del tutto i pantaloni lungo i polpacci, li sfilo dai tuoi piedini con delicatezza, assieme alle mutande. Ti senti disarmata, completamente offerta. Hai paura, i brividi della febbre si mescolano a quelli del freddo. Ho già iniziato il massaggio ai piedi, che tieni ancora congiunti tra loro, alluce su alluce. Ribadisco perentorio che devi metterti nella posizione che ti ho indicato. Mi rispondi con un secco No, non voglio. Sei una bambina cattiva, così il dottore non può operare al meglio, così non guarirai. Dovrò ricorrere ai metodi di correzione, se ti ostinerai a non obbedire. Mugoli, piagnucoli, ed io con uno strattone, separo i tuoi piedi distanziandoli, divarico i polpacci che si congiungono a V con le ginocchia, che ti ostini a far rimanere serrate. Ah, ah, bambina cattiva! Se Manu non seguirà le istruzioni bisognerà che le sue chiappette belle e sode apprendano duramente la lezione! Ti do quattro belle sculacciate, due per ognuna delle natiche. Ahia ahia ahia, tu non sei un dottore, sei un brutto pervertito, queste parole sbava la tua lingua; ma mi accorgo, dalla macchia di umori che bagna le lenzuola e che intravedo appena far capolino dal tuo fianco destro, che anche quell'altra bocca che infiora e delizia il segreto delle tue cosce sta sbavando: non sbava di paura, ma la propria eccitazione. Rincaro la dose, altre quattro sculacciate. Ora il tuo culo porta ben stampata la traccia rossiccia, l'impronta della mia destra ampia e vigorosa. Esegui finalmente il mio ordine, spingi le ginocchia in avanti e sollevi il deretano. Ora allarga di più le gambe, solo un poco, basterà, per adesso, ti faccio io. Il tuo imbarazzo sta raggiungendo il culmine, anche il tuo viso si fa paonazzo (quella parte della guancia che riesco a intravedere, laddove la cascata dei capelli non nasconde la pelle), quanto le chiazze sul tuo culo. Ritorno a sfiorarti le piante dei piedi...

Solletico i tuoi piedini, tu cominci ad agitarti, ti divincoli, ridi, ti inarchi e sollevi più in alto il culo. La borsa dell'acqua calda è ormai scivolata sotto le tue tette. Io sono terribilmente eccitato. Afferro i tuoi glutei, sono due pomi morbidissimi e vellutati che danzano tra le mie mani, e premendo coi pollici li divarico appena appena. Ora riesco finalmente ad intravedere il cratere piccino del tuo ano divino, che mi occhieggia timido e invitante. No no no, tu mi dici, non voglio, è troppo umiliante! Concedo alle tue chiappe di tornare al loro placido riposo, le mollo. Dolce Manu, cosa c'è di umiliante nel mostrare ad altri il proprio corpo nella sua segreta bellezza, anche le sue parti più intime, anche quelle a torto ritenute sporche: umiliante è indossare le quotidiane brache e i belletti che il putridume borghese ci impone, tentando di persuaderci che queste maschere d'ipocrisia ci renderanno migliori, è allora che ci umiliamo, mentre ci consideriamo perfino felici. Ma il corpo nella sua giocosa e gloriosa nudità non è mai umiliato, parola del Dottor Mistero. Tu mi fai: oh, ti prego, mi sento indifesa, so di essere in tuo completo potere, sono troppo spogliata così, ho freddo, lascia che mi rivesta... Ti rimetterò i calzettoni, e le mutandine, ma per attenuare il tuo imbarazzo abbasseremo l'illuminazione di questa stanza, che è troppo forte... nella mia valigia ho giusto tre candele, dovrebbero fare al caso nostro, sarai più tranquilla, vedrai. Dispongo le candele in punti strategici, le accendo, spengo le altre illuminazioni. Ti rinfilo i calzettoni, prima il sinistro, poi il destro. Senza che tu te ne accorga annuso le tue mutande, le infilo in bocca, le succhio, assorbo i tuoi umori, il tuo odore di femmina, ruoto la lingua, ne impregno con la saliva la stoffa per tutta la lunghezza del cavallo. Tu sembri più tranquilla, quasi assopita, ti dico di sollevare un po' i piedi, prima uno e poi l'altro, le mutande scorrono e risalgono con una certa difficoltà lungo le tue gambe, che voglio lasci divaricate come sono, mentre l'elastico si forza, si allarga, fino a che la sua circonferenza non preme nuovamente il fondo delle natiche, ti solletica il principio del pube. Avrei una gran voglia di sfrugugnarti per bene tutta la passera, ma sono un tipo professionale, io. Estraggo dalla mia valigetta un flacone di gel lubrificante al cocco, comincio a cospargermi con un po' di lubrificante le mani e gli avambracci, il profumo del gel si spande intorno, tu annusi e fai: oh, Dottore, sniff, sai di buono. Prendo un paio di guanti al latex neri, li faccio scivolare lentamente lungo la mia pelle lubrificata, prima il sinistro, poi il destro. Mi chiedi cosa stia facendo, ma non rispondo. Srotolo fino in fondo ciascuno guanti, che mi arrivano all'altezza dei gomiti, essi aderiscono strettamente alla forma dei miei bracci, la loro lucentezza rifulge alla luce delle candele. Ho faticato non poco a trovarne un paio di questo modello che fossero della mia misura, perché il guanto di latex è più frequente come articolo femminile che maschile. Sei ancora inarcata, ma dici che non ce la fai più a rimanere in quella posizione, che ti stai affaticando, quindi disobbedisci e stringi le gambe. Adesso piccola ti rilasserai e aprirai di nuovo le gambe, ti dico, basterà un altro massaggio al pancino, che tra l'altro avrà l'effetto di preparare anche l'intestino a ricevere la supposta. Inizio a forzare la destra inguantata cercando di far passare le dita attraverso il valico angusto che le tue cosce stanno formando tra le mutande inzuppate e la figa, spingo, le punte delle dita sono quasi dall'altra parte ma rimangono bloccate, l'unghia del pollice di nero incappucciato ti preme contro il pube, tu lanci un lungo sospiro. Su bambina, su, apri queste benedette gambine, non c'è nessun pericolo ti dico. Tu prendi di nuovo a mugolare e a piagnucolare, do un colpo secco con il braccio e alla fine riesco a farlo passare fin oltre il gomito. La tua passera si ritrova per lunghi istanti involontariamente serrata nell'incavo interno al mio gomito, assorbita come da una ventosa che risucchi l'aria attorno, e il clitoride ne viene aspirato forzandolo ad uscire dal suo cappuccetto. La mia mano a tentoni riesce ad afferrare la borsa sotto di te, prendo a trascinarla di nuovo sotto la pancia aiutandomi anche con l'altra mano, non senza prima aver dato una toccatina alle tette, ma in modo del tutto professionale, sia chiaro. Ecco, ora la tua pancia sarà ancora stimolata dal calore della borsa congiunto a quello della mia mano. E così comincio di nuovo a roteare lentamente il palmo della mano luccicante e nera contro il tuo pancino, a tratti mi fermo e afferro tra le dita lembi di pelle e carne tremula, poi riprendo e la mano spinge in alto con sempre maggiore energia, e già che ci sono scendo col fondo del palmo fino al monte di Venere – quanto adoro sentire sotto la mano quel cuscinetto di femminea morbidezza! Punto ancora in avanti verso l'avvallamento dell'ombelico, vi faccio sprofondare l'indice ed il medio, con non chalance premo e strofino vigorosamente il lattice tra polso e avambraccio contro quello che intuisco essere il tuo clitoride. Tu rimani muta, impietrita, hai la faccia completamente spremuta contro il cuscino, forse lo stai mordendo. So che vorresti gemere, sospirare, abbandonarti al piacere, ma ti trattieni, ti trattieni sempre di più, finché alla fine giri un poco il viso verso di me e prorompi con voce rotta, calda e tremolante: Dottore, facciamola finita, infilami quella maledetta supposta, perché indugi? Ormai sono pronta, almeno credo. No cara Manu, non sei ancora pronta, ti devi rilassare ancora; comunque mi sembri più fredda, almeno lo è questo bel culetto (e ti mollo una bella pacca tra le due chiappe), forse è a causa della tensione e del timore, tra poco ti misurerò la febbre. Continuo la carezza guantata e rotatoria, il mio avambraccio insiste a strofinarsi sul tuo clitoride con sempre maggiore intensità, faccio fatica in quella scomoda posizione, il mio braccio è esausto, ma persevero. Da un lato la luce soffusa impedisce ai miei occhi di vedere molti dettagli, e dall'altro la guaina plasticosa che fascia la mia pelle ne limita la sensibilità, ma intuisco che la tua fessura si sta inumidendo, lo sento, lo voglio, so che il mio polso comincia a rilucere dei tuoi umori lubrificando il guanto, che si sta facendo scivoloso mentre l'avambraccio ruotando e spingendo ti friziona il pube, le grandi labbra e il clitoride. Mentre la destra prosegue la sua opera con meticolosità, poso la sinistra in mezzo al solco del tuo culo, con l'indice e l'anulare inizio a esercitare una lieve pressione per cercare di divaricare un po' le chiappe, mentre con il medio a tentoni cerco di trovare il buco affinché in esso vi ci possa tuffare. Allarga le cosce un altro poco e rilassa di più i muscoli del culetto, ché sennò non riesco a centrare bene il forellino, è giunto il momento di dedicarci alla sua adeguata preparazione. Mi infilerai la supposta?, domandi ansiosa. No, non ancora, dobbiamo prima allargare lo sfintere. Sbuffi impaziente, mi dici che non hai alcuna voglia di offrire ai miei occhi una visione (per me sublime e beatificante quanto nemmeno quella del culo di una Dea dell'oriente potrebbe offrirmi) migliore che violi ulteriormente l'intimità del tuo buchetto, ma so che stai mentendo, e facendo un altro sbuffo ti assesti meglio, ma di poco. Ancora un altro po', ti faccio io. Esegui e mugugni. Ecco, non vedo bene (sono in estasi e quasi febbricitante anch'io, ma mantengo il mio contegno distaccato e attento), ma credo che il dito stia finalmente bussando all'ingresso, pian piano ve comincio ad affondare una minuscola porzione. Lanci un Ahiah!, fai un fremito con le labbra, e con uno strattone ti ritrai di colpo. Oh, scusa, son corso troppo, dovevo essere più delicato. Questo ti dimostra che non sei ancora pronta. Ti informo che sto per prendere un po' di lubrificante, quello al profumo di cocco che prima hai annusato e che ti era così piaciuto, e te lo stenderò prima tutto intorno al buco, e poi anche un po' dentro. All'inizio sentirai un po' di frescolino, poi una piacevole sensazione di calore...

...continua
23sexy23@libero.it


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