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Interrompo ogni manovra sul tuo corpo, prendo il flacone del gel lubrificante, ne faccio colare un poco sull'estremità della sinistra, inizio ad imbrattarmene con cura la punta dell'indice e del medio, ci gioco ripassandoli per bene ad uno ad uno col pollice. Sono seduto dietro di te, Manu, e ho davanti il tuo bel sedere. Piano, strisciando sul mio bacino, torno ad infilarmi in mezzo alle tue gambe, sollevo il tuo polpaccio sinistro e me lo poggio in grembo. Riprendo la mia opera. Per meglio procedere abbasso le mutandine ancora più giù, sono solo un intralcio, ma hanno il vantaggio di serrarti le gambe. Intrufolo nuovamente il braccio destro valicando ancora i bastioni molli ma tesi delle tue cosce generose, ora il varco pare più indifeso, sono come un intruso discreto ma rapace, il lattice prima così deliziato dai tuoi umori scivola lento con decisione, finché d'improvviso ti afferro dolcemente il ventre e tu trasalisci, gemi, emetti un sibilo che subito soffochi. Poi ti sfioro l'ano con la punta delle due dita deputate all'unzione misericordiosa, trasalisci nuovamente avvertendo d'improvviso una sensazione che suppongo per te essere nuova. Adesso prendo a far girare l'indice attorno a questa circonferenza tanto preziosa, delicata e cara, lo faccio scorrere, per umettarli in modo adeguato, lungo i confini periferici della tua rosetta, ancora così ben serrata da non permettere nemmeno il passaggio di uno spillo, tutta corrugata e raggrinzita, pudibonda e timorosa. Ti faccio notare che sei troppo stretta, che così non va, ti devi rilassare, andrà tutto bene. Do inizio al primo giro con un movimento circolare studiato. Un giro, due giri, tre giri, quattro giri, cinque giri... accarezzo i contorni del tuo bocciolo con la stessa premura che userei quando accarezzo la mia adorata gatta siamese. Dapprima senti solletico, lanci qualche risolino, poi cominci a rilassarti, mentre sulla zona anale cominci ad avvertire lievi e piacevoli onde di calore, più intense della febbre stessa. Il buchino ora all'intorno ora è bello umidiccio, brilluccica riflettendo la luce soffusa, mentre più in basso la tua figa sta sbrodolando tutta, ora lo vedo, lo avverto con chiarezza, vedo l'interno delle tue cosce farsi sempre più umidi, vedo un filino del tuo umore precipitarsi giù dalla fica fino al mio avambraccio, dove riluce ed accende di lussuria la nerezza del lattice, e da lì cola fino a bagnare le lenzuola, posso conoscere il tuo aroma di femmina che si fa intenso e forte sotto le mie narici. Si può provare finalmente ad inserire il dito, a violare il pertugio. Tolgo il braccio che stava sotto di te, e con un gioco delle dita torno ad allargarti ancora il solco di pesca che custodisce geloso
il tuo orifizio proibito, terrò ferme in tal modo le mie dita e le tue chiappe, e intanto con l'indice sinistro impiastrato di lubrificante darò inizio all'intromissione. Come prima, cerco di affondare solo una puntina, per cominciare. Forzo, l'adito è molto stretto, spingo. Piano, piano, tu mi sussurri. I muscoletti del tuo sfintere si serrano, si avviluppano tenaci tutto attorno alla guaina molle e scivolosa di latex, intrappolano e bloccano l'estremità del mio dito per qualche istante. Rilassati, rilassati, ti faccio. Per uscire dall'impasse devo spingere con decisione. Subito il dito si sprofonda fino alla nocca, e tu gridi No no no. Estraggo rapido il dito, e il tuo buco si restringe ritrovando la sua tranquillità, ma lasciando aperto un minuscolo spiraglio nero. Rituffo di nuovo il dito, prima procedo piano poi giù duro, e stavolta lo affondo oltre la nocca, fin quasi alla radice – scivola via che è un piacere. Tu sei nel panico, ed emetti un suono che mi pare tra il lamento e lo stupore, un Aaaahiii Oooooh, e poi dici No no no no! Ancora rapidamente tiro fuori il dito, e ricomincio. È di nuovo un Aaaahiii Ooooh No no no quello che mi fai. Ah, ah, bambina indisponente! i culetti delle bambine come te vanno educati con severità, per farli sciogliere! Così inizio a sculacciarti, con la destra alterno, passo tamburellando da una chiappa all'altra, colpi secchi e fuggevoli. Il tuo culetto si ravviva ancora, si fa rubicondo e striato mentre le chiappe schioccano, fanno una melodia allegra e molto armonica, ed ora il lamento che emetti con le labbra si fa solo un Ooooooh. Dopo il bastone la carota, o dolcetto se si preferisce, e con entrambe le mani guantate accarezzo lievemente quelle natiche tanto violate, le ripasso per bene alternando le palme al dorso, massaggio, e al contempo vi soffio, vi alito sopra come quando si voglia attizzare un fuoco appena acceso. Poi riporto la mano destra sotto di te, ma solo sulla figa, proseguo lì la mia carezza intima. Tu adesso divarichi molto le gambe, sollevi di più il culo, il solco delle chiappe si schiude in modo naturale, i muscoli dell'ano mi sembrano più rilassati assai. Accarezzo, accarezzo, accarezzo, vado su e giù, tra l'indice e il medio afferro il clitoride, lo titillo. E contemporaneamente riprendo ad infilare l'indice sinistro nel tuo buchetto, che senza incontrare resistenza scivola sempre più giù corazzato nella guaina del latex, lo faccio stantuffare ritmicamente, sempre di più dentro, fino alla sua radice. E tu alterni momenti di imbarazzato silenzio a stupiti Ooooooh. La mano che preme sulla tua passera scivola sempre meglio ad ogni passaggio, da ciò capisco che sei bagnatissima anche se attraverso la barriera del latex non lo posso chiaramente percepire. Continuo così a lungo. Ora è arrivato il momento di provare la febbre, ti dico. Interrompo il mio lavoro, scanso la tua gamba che è sopra di me e mi allontano. Non fermarti ora, ti prego; oh, ma che diavolo sto dicendo... mi fai. Prendo dalla valigetta un sottile termometro per bocca, ma andrà benissimo anche per il culo. Torno alla mia postazione. Faccio scivolare la lingua lungo il termometro e lo umetto per bene con molta saliva. Ferma così, brava... prendo la mira, e rapidamente affondo il termometro nelle tue interiora per un terzo della sua lunghezza, come fosse uno stiletto impietoso. Ah, è freddo, e che fastidio, trilli con voce squillante. Fastidio, fastidio, fastidio, continui a ripetere. Per attenuare il fastidio riprendo a manipolarti la figa, è così aperta che ci faccio scivolare dentro l'indice, mentre col medio premo forte sul clito con movimento circolare. Ansimi sempre più velocemente e affannosamente premendo la faccia contro il cuscino, con le mani ne hai afferrato i lembi e cerchi di schiacciarli verso la tua testolina. Io continuo, continuo compiaciuto, senza proferire verbo, finché non dico Adesso lo tiro fuori, e mentre dico questo inizi a tremare e a scuoterti tutta, fai sììì, sobbalzi prima con la schiena e poi con le chiappe, per qualche istante il tremore diviene come un'onda che ti parte dalla nuca, attraversa la schiena e le natiche e culmina potentemente lungo le gambe, cacci tre urli acutissimi di piacere. Lentamente sfilo fuori il termometro mentre ti protendi col culo verso di me. Il massaggio di prima e l'orgasmo che ti scuote adesso ti hanno stimolato le viscere, e il termometro ha fatto da tappo e compressore, appena questo è fuori il tuo ano si allarga un poco, si schiude ed emetti una prima scoreggina, sonora ma non troppo, poi ne fai una seconda, quasi silenziosa, lenta e molto gassosa, che va piano a smorzarsi investendomi in pieno. Poi il buchetto torna a riposo, raggomitolandosi tutto su se stesso quasi fosse impaurito. Oddio no, che vergogna! non doveva succedere, scusami, scusami, non volevo proprio... e infili la testa piangente sotto il cuscino, il tuo corpo crolla esausto, si accascia sfatto sul materasso. Oh, non ti preoccupare, tranquilla, son cose che possono capitare... faccio io con aria compassata e rassicurante per non metterti in ulteriore imbarazzo, ma non puoi sapere o capire quanto in realtà le tue flatulenze mi abbiano a tal punto attizzato, quanto quel frutto segreto, impudico e pungente, quel sottile odore che la tua più profonda interiorità ha distillato per farmene involontariamente dono, abbia potuto costituire per me un afrodisiaco più stimolante e inebriante di tutti i più dolci profumi floreali che vengono prodotti a Grasse.
continua...
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