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Lui & Lei


priapo ovvero il cazzo di O.

           di voyeurlaureato

 Scritto il 13.02.2007    |    Visualizzazioni: 35.399  |    Votazione 5.7:

Se non sborrava almeno (dico ALMENO!) tre volte al giorno, O. stava male.
Sul serio: stava male fisicamente!
Spesso gli era capitata una polluzione notturna, con la quale il suo corpo assuefatto alla dose minima di sperma da rilasciare quotidianamente riequilibrava i giusti quantitativi di eiaculato da produrre quotidianamente.
Si risvegliava umido e appiccicaticcio, col vago ricordo di una sborrata non goduta coscientemente, ma pur sempre piacevole.
Era una sorta di droga, per lui.
C’erano giorni in cui le tre sborrate erano garantite dalla sua compagna, altri in cui ci pensava una delle tante amiche, altri ancora in cui era costretto a spremersi da solo per tre volte…e ultimamente aveva preso l’abitudine di farsi svuotare anche da uomini.
Sì, rigorosamente passivi, si intende!
Non era mica una checca, lui, per carità: lui era sempre e solo attivo, poco gli importava che il culo dove depositava il suo piacere fosse di una donna o di un uomo o di un trans!
Lui DAVA, punto.
Culi, bocche, mani, piedi, seni….tutto era solo uno strumento per i suoi fiotti impazienti di proiettarsi a scoprire il mondo al di fuori di quello stretto canale, nella luce che intravedevano in fondo.
Per non star male, per non soffrire, per non subire le polluzioni notturne.
Sborrava e andava via, pronto a rilassarsi per qualche ora ma consapevole della scimmia che si sarebbe poggiata di nuovo sulla spalla e sulla cappella di lì a poche ore.
Camerini dei negozi, cessi dei treni, sedili di auto, all’aria aperta, perfino nel retrobottega di un antiquario, dove l’unico oggetto moderno era la moglie del titolare, di 20 anni più giovane e perennemente desiderosa di essere sbattuta dai clienti (anche come politica di marketing, forse?), dove non aveva sparso il suo seme!
E poi gole, denti, buchi di culo, orecchie, capelli (gli piaceva spalmare il suo balsamo sui capelli di chi aveva di fronte, non poteva negarlo!), piedi, scarpe, pantaloni, gengive, tette, pance, mani, unghie, occhiali…tutto, tutto era stato almeno una volta schizzato dal suo uccello famelico e perennemente insoddisfatto!
Non avrebbe saputo dire se preferiva un pompino di un uomo o di una donna o sodomizzare un uomo o una donna: per lui era indifferente, lui restava lì, con gli occhi chiusi, concentrato solo sul raggiungimento del suo piacere, sul temporaneo acquietarsi della sua fame, sul primo schizzo, quello che gli indicava che a breve avrebbe finito, si sarebbe ricomposto e sarebbe andato via.
Inculare, poi…certo, entrava con foga nel retto che gli si offriva davanti, ma poi..poco gli importava se attorno a quel buco c’era attaccato un portatore sano di uccello o di figa!
Lui si dimenava, colpiva vigorosamente e affondava la sua lama di carne nel burro di
quei buchi abituati ad esser profanati, colpiva con violenza quelle natiche, rantolava e gemeva sperando di raggiungere prima possibile la liberazione dell’eiaculazione e sborrava infine con immenso piacere, stringendo le chiappe del culo che sfotteva con forza, per spremere anche l’ultima goccia del suo sperma prima di abbottonarsi la patta e andar via come se avesse appena bevuto un semplice caffè.
C’erano giorni in cui restava in casa a guardare la tv o a sfogliare qualche rivista pornografica, masturbandosi mollemente sul divano; in quei giorni, quella troia di sua moglie doveva fare gli straordinari per calmarlo e tenerlo buono.
Una volta lei aveva pensato bene di farlo godere per 3 volte subito, appena il marito si era risvegliato, convinta di toglierselo di torno per tutta la giornata: fu il giorno in cui lui sborrò per11 volte, come ai bei tempi della scuola media, durante gli indimenticabili ‘tornei di seghe’ con gli amici e lei fu costretta a usare una potente pomata antinfiammatoria tra le gambe martoriate per avere un po’ di sollievo.
E’ pur vero che le ultime sborrate consistevano in poche gocce bianche, ma il problema era la durata, il tempo necessario a farlo eiaculare per la 11ma volta dopo già 10 ‘spremiture-di-palle’ precedenti!
E non serviva a nulla dirgli:”No, basta!”, perché tanto lui la prendeva lo stesso e la sfotteva senza sentire ragioni.
Aveva la scimmia, lui. Poteva mica star lì a perder tempo sentendo le stupidate della cagnetta: lui doveva SBORRARE e subito!
All’inizio aveva provato a calmarsi mettendosi del ghiaccio sul cazzo (in estate, certo); si sa, il freddo restringe; bene, il ghiaccio si era sciolto in pochi minuti e la sua asta era rimasta lì, fiera e dritta e pronta a sfregarsi da qualche parte come e più di prima!
Povero O.!
Chissà che fine avrà fatto adesso, quell’uccellone sempre duro.

Me lo chiedo, ogni tanto, quando ripenso a lui, desiderando quasi di potergli offrire il mio culo come rifugio tutte le volte che ha voglia (pardon: DEVE!) sborrare.
Mi viene l’acquolina in bocca all’idea di sentire i fiotti del suo esser maschio schizzati con forza sulla parte interna delle mie guance, nella mia accogliente bocca da troia; e quante volte mi sono ficcato duri oggetti solidi nel culo, immaginando fosse O. a sfondarmelo… ma temo sia troppo tardi: ora temo che l’uccello di O. sia davvero volato via per sempre!


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