Ho 16 anni e gioco in una squadra di calcetto. Siamo un gruppo di amici che si ritrovano due volte alla settimana, al mercoledì pomeriggio per allenarci ed il sabato pomeriggio per la partita di torneo; partecipiamo ad un torneo oratoriale.
Mi piace molto stare nella squadra e mi piace soprattutto vedere i miei compagni nudi.
Io arrivo sempre un po’ prima nello spogliatoio, dopo Selim che arriva sempre prima di me e che trovo sempre già in divisa da gioco. Mi cambio abbastanza in fretta e poi mi godo i miei amici che si spogliano. Ciascuno di loro arriva, deposita la borsa, si toglie la maglietta e resta a torso nudo. Poi via i pantaloni, ed io comincio a pregustare la prossima visione, via calze e scarpe e finalmente si cala le mutande restando per qualche secondo nudo. Qualcuno, prima di indossare la divisa si prende in mano l’uccello e se lo scappella una o due volte, qualcun altro se lo sbatte, ma tutti mi appaiono come dei maschi desiderabili. Mi piacciono gli uomini e mi piace guardare il cazzo, ammirarlo nelle sue dimensioni e sognare di prenderlo in mano e, magari, in bocca. Quando la partita o l’allenamento sono terminati si ripete lo spettacolo; c’è una sola doccia ed io sono l’ultimo ad usarla perché preferisco restare sulla panchina e vedere nuovamente i miei compagni nudi, che fanno la doccia, si asciugano e presentano i loro corpi bellissimi da vedere e i loro cazzi sempre desiderabili.
L’unico ragazzo che finora non sono riuscito a vedere nudo e con il cazzo bene in vista è Selim, un ragazzo nero di 13 anni, con un bel fisico e tecnicamente molto capace. Arriva sempre prima di me e quando si torna negli spogliatoi è sempre il primo a farsi la doccia, si copre rapidamente con l’asciugamano e si riveste voltandomi sempre le spalle. Sembra quasi che abbia paura di farsi vedere, che tema che qualcuno scopra qualcosa di lui; magari che anche a lui piacciono i cazzi e tema di far vedere il suo che si rizza alla visione di tante belle nerchie. Più ci penso e più mi convinco che Selim è gay. E’ un pensiero che mi frulla da un bel po’ di tempo; mi piacerebbe veramente vedere il suo cazzo nero, sognare di prenderlo in mano, di palparlo, scappellarlo, sentire il suo odore e poi magari prenderlo in bocca e gustarlo fino alla sborrata. E’ un sogno che si sta trasformando in un desiderio sempre più forte.
Così, una sera, dopo l’allenamento, aspetto ad entrare in doccia che tutti gli altri se ne siano andati. C’è solo Selim che, stranamente, non si è ancora cambiato ed è
seduto con l’asciugamano attorno ai fianchi.
“Puoi alzarti, per favore” Selim esegue ed a me pare che sotto il suo asciugamano ci sia un pacco che si sta ingrossando. Devo trovare una scusa per cominciare il discorso per cui gli dico
“Hai giocato bene stasera” – “Anche tu” risponde
“Ho visto che sei sempre il primo a cambiarti ed il primo a fare la doccia. Ti vergogni a farti vedere nudo?”. Mi guarda, sorride e non mi risponde. Allora ci provo Allungo il braccio e gli metto una mano sui pettorali dicendogli:
“Hai dei bei pettorali… e anche dei bei capezzoli” e così dicendo faccio passare la mano sui suoi capezzoli, li accarezzo, li stringo un poco fra l’indice e il pollice e poi glieli titillo delicatamente con la punta delle dita. Lui non resta insensibile a questo trattamento anzi, sembra proprio che non aspettasse altro.
“Chissà che muscolo hai qua sotto” gli dico allungando la mano e toccandogli l’uccello sotto lo asciugamano. Selim ha un piccolo brivido di piacere; sento che tutto il suo essere sta vibrando per l’emozione. Allora mi decido: afferro l’asciugamano e glielo faccio cadere e, contemporaneamente faccio cadere a terra anche il mio. Con un gesto impulsivo abbraccio Selim per il piacere di sentire il contatto della sua pelle con la mia pelle, averlo vicino e sentirlo tutto per me. Voglio vederlo bene, ammirarlo. Mi stacco di un passo e l’occhio corre subito a vedere il frutto del desiderio che gli cresce fra le cosce. Quello che mi si presenta è una visione bellissima: Selim è dotato di un cazzo nero di notevoli dimensioni. Lo guardo con ammirazione, mentre anche lui punta gli occhi sul mio uccello che ha già iniziato il volo verso l’alto. Restiamo in silenzio per breve tempo e poi gli dico:
“E’ bellissimo. Me lo fai toccare?”
“Si…” Risponde con voce un po’ roca per l’emozione “e tu mi fai toccare il tuo?”.
Faccio segno di si con la testa e allungo il braccio per stringere nella mano tutta quella grazia di dio. E’ una verga affascinante, già turgida, non circoncisa e, anche se non completamente in tiro, bellissima da tenere in mano, palpare delicatamente, accarezzare, menare su e giù per farlo godere.
Lui si limita a prendere in mano il mio uccello e stringerlo quasi volesse possederlo. Ci guardiamo negli occhi e io, guardandolo con uno sguardo lascivo pieno di desiderio gli dico:
“Ti fai spesso delle seghe?” – e lui
“Tutte le volte che vado a casa dopo l’allenamento e penso a tutti voi che mi siete sfilati davanti con i vostri bei cazzi in piena vista”
“Ti faccio una sega?”
“Si, dai. La voglio tanto.”
Sto per cominciare ma sento de passi che si avvicinano. Ci stacchiamo di colpo ed iniziamo a vestirci. Arriva quello che deve chiudere le docce e gli dico “ancora un momento” –“Sbrigatevi” ed esce. Guardo Selim e gli dico
“Oggi è sabato ed i miei genitori sono a casa. Mercoledì, dopo l’allenamento, a casa mia. Ti va?” - “Si” mi risponde.
Usciamo ed io comincio a contare i giorni, le ore e i minuti che mi separano dal prossimo mercoledì. Anche se il tempo passa molto lentamente, arrivo a mercoledì e, all’ora solita, mi precipito al campetto ed entro nello spogliatoio. In fondo allo spogliatoio, nudo, in piedi, Selim mi sta aspettando mettendo bene in mostra la sua verga già bene in tensione.
Si avvicina e mi dice “Ti piace?” – “Sei bellissimo ma attento, possono arrivare gli altri". A malincuore si allontana e si mette la divisa da gioco. Mi cambio e faccio in modo di mettermi nudo, per quasi un minuto, di fronte a Selim che mi ricambia con un sorriso.
Finiamo gli allenamenti, ci cambiamo ed io e Selim usciamo e, per strade diverse, ci incontriamo sotto casa mia. Saliamo. Apro, entro ed invito Selim a lasciare la sua borsa in anticamera. Ci rechiamo in soggiorno; mi avvicino a Selim e comincio a togliergli la maglietta mettendo allo scoperto il torace che comincio ad accarezzare, a palpare facendo scorrere il palmo della mia mano sui suoi capezzoli. Sono desiderabili ed io stavolta glieli stringo in un piccolo morso sensuale e pieno di desiderio. Lui emette un piccolo urletti e si slaccia la cintura dei pantaloni e se li cala con un gesto rapido. Mi stacco dai capezzoli, mi inginocchio di fronte a lui, prendo le sue mutandine e, lentamente, quasi languidamente, cerco di sfilargliele. Manovra difficile perché il suo cazzone è talmente in tiro che le mutandine si rifiutano di scendere. Quando finalmente riesco a calargliele l’uccello di Selim vola altissimo.
Mi alzo, faccio un passo indietro e ammiro il mio compagno. Mi viene spontaneo dirgli
“Lasciati ammirare!”. A quelle parole lui si mette bene in mostra di fronte a me. Ha una pelle che sembra quella di un antico gladiatore romano: lucida come se fosse stata spalmata d’olio. I muscoli del petto sono veramente ben formati ma soprattutto i capezzoli sono sensualmente irresistibili. Il cazzo poi, adesso in massima tensione, è un bastone di carne, meglio è un tronchetto di cioccolato lungo almeno 20 cm. e dal diametro almeno di 5.
Chissà cosa diventerà fra qualche anno... Riguardo bene quella baionetta innestata Non è tutta color cioccolato. Il glande mantiene il suo colore rosa e anche la zona sottostante è rosa: il tutto è veramente desiderabile.
Gli chiedo di girarsi: che culo! Bello è dire poco. Due masse tonde sode, di giusta circonferenza, distanziate fra loro dal solco che mette ancora più in risalto quei due mappamondi.
“Ti voglio” - gli dico “Mi piaci troppo. Voglio il tuo cazzo. Voglio il tuo culo. Ti voglio tutto!”
Selim è emozionato. Mi si avvicina e si affretta a slacciarmi i pantaloni e calarmi le mutande, anche lui facendo un certo sforzo perchè anche il mio cazzo è bello in tiro ed ha delle difficoltà ad uscire dagli slip. Quando il mio cazzo finalmente svetta fuori dalle mutande Selim lo prende in mano, lo guarda per un attimo e poi lo riempie di baci, iniziando dalle labbruzze della cappella, poi sulla cappella stessa, e poi giù, giù lungo il gambo fino ad arrivare allo scroto coi coglioni che lui mi bacia avidamente; quindi poggia le labbra sulla mia fragola ardente che ormai pulsa per la tensione, e fa scorrere le sue labbra lungo la testa del cazzo ingoiandola. Fa andare la bocca un po’ su e giù, bagnandomi l’asta e poi la ingoia. Non ci sta tutta in bocca ma lui tiene ferma la verga e con la lingua l’avvolge e la lecca. Gli chiedo di fermarsi
“Sei bravissimo. Ti va se facciamo un bel 69?”
Selim accetta subito. Ci mettiamo sul tappeto del soggiorno io sotto e lui sopra e lascio che lui ricominci a succhiarmi, a leccarmi, a scappellarmi l’uccello. Lo fa benissimo. Anch’io non resto indietro ma preferisco che lui mi penetri in bocca con il suo bastone
Lo muove avanti indietro ed io gli prendo le sue bellissime chiappe e gli do il ritmo; sue giù, su e giù finché non resiste oltre e tenta di toglierlo dalla bocca dicendomi “Sto per sborrare”. Mi affretto a tenere ben ferme le sue chiappe così la sborrata che arriva si scarica tutta in bocca ed io ho la possibilità di ingoiarla. Anch’io sto per arrivare e non gli dico niente. Così, all’improvviso, io esplodo e scarico la mia sborra nella sua bocca. Lui resta sorpreso ed io gli chiedo “Avevi mai assaggiato una bella sborrata?” – “No” mi risponde “Ti è piaciuta?” – Si, ha un buon sapore”
Ci alziamo e ci abbracciamo entrambi soddisfatti e felici di quanto abbiamo goduto
Adesso che ci conosciamo, che sappiamo i nostri desideri, continueremo a vederci, almeno al mercoledì, per scambiarci …… Tutto il sesso che avremo il piacere di fare.
Sono graditi i vostri commenti che potete inviare a gianfranco.1@tiscali.it