Frequentavo la seconda media inferiore.
Avevo circa 13 anni.
Il mio cazzo appena poteva diventava duro ed io mi eccitavo e godevo molto con delle bellissime seghe. Ogni volta che mi immaginavo una donna nuda, la forma della figa (che io non avevo mai visto) o un bel cazzo duro e dritto, il mio uccello si drizzava, si metteva in verticale a 180° ed io, se potevo, me lo menavo dolcemente ed a lungo fino ad arrivare all’ orgasmo con un buon schizzo di sborra che raccoglievo nella mano.
Con i miei compagni di scuola si parlava spesso di figa, ma con un mio carissimo amico, che abitava nello stesso mio palazzo e che aveva circa 15 anni, parlavo più di cazzi che di figa. E’ stato lui che mi ha indottrinato sulle cose del sesso e col quale ho fatto le mie esperienze: seghe, pompini, dita nel culo, ecc.
Questo mio amico non era ricco eppure spendeva a profusione. Era lui che mi pagava il cinema, era lui che procurava i biglietti per la partita e mi invitava, a sue spese. Qualche volta mi offriva il pranzo e così non resistetti ed un giorno, mentre eravamo soli a casa sua e ci eravamo messi nudi a farci una sega reciproca, glielo chiesi
“Come fai ad avere così tanti soldi?”
“E’ un segreto ma se vuoi te lo svelo”
“Dimmelo”
“Ti piace la sega che ci stiamo facendo? Si? Se vuoi puoi fartela fare, farla tu, fare dei pompini a pagamento!” – Rimasi un po’ sorpreso e risposi “Ma come si fa? –“Basta sapere dove andare. Se vuoi ti ci porto io” –
Ero così eccitato da quella risposta che il mio uccello non si contenne e irrorai di sborra il mio amico.
“L’idea ti eccita, vero? Facciamo così. Domani parlo con certe persone e poi prendiamo appuntamento ed io ti presento”
Naturalmente accettai subito la proposta anche perché mi sarebbe tanto piaciuto che qualche bel maschio mi facesse godere come stavo facendo col mio amico.
Il giorno dopo il mio amico mi inviò un SMS “Domani pomeriggio, alle 18, in via xxxxx”
Mi presentai all’ingresso puntualissimo e il mio amico sopraggiunse subito dopo. Citofonò ad un interno, si qualificò e mi accompagnò al primo piano dove c’era la porta di un appartamento aperta. Il mio amico mi presentò dicendo “Questo e il mio compagno di cui vi ho parlato”. Il signore che ci aveva accolto mi disse “Ciao” e poi rivolto al mio amico “Grazie. So che sei di premura, vai pure”
Il mio amico mi disse “Tranquillo, fai quello che ti dice. Ci vediamo a casa”
Il signore si presentò “Mi chiamo
Lino. Diamoci del tu. Tu come ti chiami?” –
“Giorgio” risposi. “Bene Giorgio. Sei proprio bello. Posso farti qualche fotografia?”
Accettai. Lui prese una macchina fotografica e mi disse “Niente pose. Facciamo tutto naturale.” E intanto che parlava scattava “Togliti la maglietta … No, non così. Lentamente … ecco …benissimo. Adesso togli calze e scarpe e posale li. Sfilati i pantaloncini con le mutande. Adagio … Fermati, lascia che si vedano i peli del pube. Lo sai cos’è il pube, no? E’ il giardinetto di peli che adornano il cazzo. Ecco, fermati li; il giardinetto si deve vedere ma il cazzo si deve desiderare. Adesso sfilati solo i pantaloncini. Bene, perfetto. Adesso, piegandoti in avanti ma con le gambe dritte, sfilati le mutandine. Ecco, “ stava per dire qualcosa quando si soffermò con sguardo sbalordito sul mio cazzo, che era già un po’ in tiro,
“Ma è bellissimo. Lo sai che hai il più bel cazzo che io abbia visto finora!”
In effetti il mio uccello, quando è in tiro, è il più lungo e più grosso di tutta la classe.
E’ lungo 18 cm. ed ha una bella circonferenza (non mi sta completamente nella mano).
Ero proprio orgoglioso di quel complimento.
“Scommetto che se te lo palpo un poco diventa proprio una bella durissima mischia” Così dicendo allungò le mani, mi impugnò il cazzo e delicatamente me lo accarezzò.
”Cazzo ma è proprio una goduria anche solo accarezzarlo”. Mi fece ancora qualche carezza ed io reagii immediatamente facendomi rizzare l’uccello – Lui riprese la macchina e continuò con le foto a cazzo duro, mettendomi in tante posizioni che evidenziavano le misure del mio uccello. Terminato il servizio fotografico Lino mi fece i complimento e poi mi disse:
“Non raccontiamoci balle. E’ chiaro che qui vengono uomini che pagano per stare con te. Per ogni persona che vorrà stare con te noi ti daremo 150 euro. Gli ospiti ti possono fare o chiedere di tutto, meno che incularti perché tu sei vergine, vero?” –
“Si. Ma prima o poi mi piacerebbe sverginarmi ed assaggiare un bel bastone nel di dietro.”
Lino rimase stupito
“Ve bene. Vuol dire che quando ti sentirai pronto per una bella inculata passiva ce lo dirai e per quella volta ti daremo 500 euro. Un vergine è sverginabile una sola volta ed è una cosa speciale che deve avere un prezzo speciale. Se inculi qualche cliente sempre col preservativo. Noi ti chiameremo sul telefonino con due giorni di anticipo. Siccome vai a scuola prenderemo appuntamenti solo per il pomeriggio. Ti va?” Se mi andava! Prendere dei soldi, e tanti soldi, per farmi godere. Il massimo. Ci salutammo ed io tornai a casa per riferire tutto quanto al mio amico.
Il mattino dopo, mentre andavo a scuola, incontrai il mio amico e stavo per riferirgli tutto quando il mio telefonino squillò. Era Lino che mi chiedeva se ero disponibile per il pomeriggio alle 17. Meno male che dovevano chiamarmi con due giorni di anticipo. Ero disponibile e risposi affermativamente. Il pomeriggio mi presentai un po’ in anticipo, citofonai e salii all’appartamento. Lino mi aspettava sull’uscio. All’ingresso notai subito che sul tavolino erano sparse le foto che mi ritraevano di profilo, col cazzo durissimo ed eretto. Una porta, con appesa una mia foto, di fronte e a cazzo duro verticale, immetteva in una stanza dove Lino mi fece accomodare. C’era un letto ad una piazza e mezza, un paio di sedie, una scrivania ed una porta che dava nel bagno (tazza, bidet e doccia). Mi diede una rapida istruzione.
“E’ un signore normale. Ti ha visto in foto e smania di passare un’ora con te. Aspettalo sdraiato sul letto, vestito, senza calze e scarpe, senza la tua maglietta ma con indosso questi” e così dicendo mi porse un paio di mutandine ed un paio di braghette corte molto aderenti; “Così eviteremo di macchiare di sborra o di rovinare i tuoi vestiti, altrimenti i tuoi genitori potrebbero sgridarti o farti domande per te imbarazzanti. A proposito, non hai detto niente ai tuoi genitori, vero?” - “Certamente no!” – “Bene - disse Lino – Continua così. Adesso godi e non preoccuparti per il tempo. Quando sarà passata l’ora ci penseremo noi ad avvertirti” . Se ne andò ed io mi tolsi calze, scarpe e la maglietta, indossai i loro vestiti e mi sdraiai a letto in attesa. Il signore che entrò avrà avuto 40/45 anni. Bel fisico, non troppo alto, ben vestito. Mi guardò ed aveva uno sguardo libidinoso. Solo vedermi lo faceva sbavare … e si vedeva. Mi salutò presentandosi. Io gli dissi il mio nome, senza muovermi dal letto. A quel punto lui si spogliò rimanendo a torso nudo. “Dai, spogliati!” Dal tono sembrava più un invito che un ordine. Io feci tutto lentamente, guardandolo fisso negli occhi. Quando arrivai a sfilarmi i pantaloncini, lasciando però le mutandine abbassate fino al pube, divenne un assatanato. “Fermati li” mi disse “adesso faccio io” Si tolse pantaloni e mutande mostrandomi il suo cazzo che mi sembrava di normali dimensioni. Si avvicinò e mi abbracciò forte forte, poi mi diede un bacio sulla bocca, tenendo la bocca aperta. Io non sapendo cosa fare tenni la mia bocca chiusa. Lui si staccò, mi guardò e disse “Non hai mai baciato vero? Apri la bocca quando baci e lascia che la lingua esplori la bocca dell’altro. Forza, riprovaci. Aprii la bocca ed accolsi la sua lingua che saettava dentro di me. Questo contatto ebbe un effetto esaltante sul mio uccello che cominciò a rizzarsi. Il mio cliente se ne accorse e con la sinistra scese a sentire la durezza della mia asta. Subito al primo tocco rimase stupito ed estasiato.
“Che bel cazzo hai! Non è solo un effetto fotografico. E’ proprio un bellissimo e grossissimo bastone. Mi piaci! Ti voglio! Sei così giovane e fresco e già così ben dotato. Sei un torello! sei il mio torello!” Così dicendo iniziò a leccarmi sul petto poi scese sempre più lentamente sempre leccando fino ad arrivare all’ombelico; si soffermò un attimo e poi scese fino al punto in cui le mutande nascondevano il pube e i genitali, afferrò le mutande e con un colpo improvviso, me le strappò lasciando libero il mio uccello di volare. Lui non seppe resistere, si mise in ginocchio e mi disse
“Di fronte ad un cazzo così bisogna per forza mettersi in ginocchio”
Poi prese il cazzo in mano e iniziò a scappellarmelo, adagio adagio, poco per volta fino a mettere allo scoperto tutta la cappella rossa ed invitante, così invitante che se la prese subito in bocca, la succhiò, Non riusciva a mettersi tutto il cazzo in bocca, ma lo teneva il più profondamente possibile, muovendosi avanti e indietro, scappellandolo ogni volta che lo ingoiava. Io lo guardavo dall’alto, ero eccitato e cominciavo a seguire il suo ritmo muovendo il mio bacino avanti indietro; poi mi fermai e spinsi il mio uccello il più in fuori possibile e mi venne da dirgli “Fammi volare l’uccello …… Dai fammi godere”. Lui si staccò per dirmi “Bravissimo, sono il tuo porcone. Voglio farti godere ma ti voglio anche punire” Si alzò, andò a sedersi sulla sedia e mi disse: “Vieni qui, discolaccio, che voglio sculacciarti” così dicendo mi afferrò un braccio e mi mise a pancia in giù sulle sue ginocchia. Poi mi fece una serie di domande. Ad ogni domanda, qualunque fosse la mia risposta, mi dava una sculacciata. Erano domande tipo “Hai già messo il cazzo nella figa, vero?” – “Ti piace il culo?” – “Allora sei un culatone” -
“E ti piace metterlo in culo vero?” –
Ma i suoi non erano schiaffi, piuttosto carezze alle mie chiappe, una scusa per palparmi il culo, una goduria dopo lo schiaffo passarmi il suo dito medio e titillarmi il buchetto; anzi ad un certo punto mi presentò il suo dito medio, me lo mise in bocca e mi disse “succhialo troia” poi mise il dito bagnato all’ingresso del mio buchetto vergine e me lo infilò dentro facendolo scorrere avanti e indietro come per incularmi. Poi mi guardò le chiappe arrossate, si alzò e mi invitò a mettermi sul letto, alla pecorina. Si pose dietro di me, con la faccia all’altezza del mio buchetto e, allargando il più possibile la fessura fra le chiappe, iniziò una slinguata libidinosa sul mio buco del culo. La superficie della sua lingua mi accarezzava l’orifizio e mi faceva godere immensamente. Era un piacere erotico bellissimo. A volte cambiava forma alla lingua e con la punta tentava di penetrarmi un poco, per farmi godere di più. Capivo che anche lui godeva tremendamente così lo incitavo a proseguire “Mi piace, lecca bene, mettimi dentro la tua lingua … bravo, mi fai godere … mmmh … che voglia di cazzo” quando fu stanco si sdraiò accanto a me, mise bene in evidenza il suo cazzo ed io gli proposi, con le labbra atteggiate a cuoricino:
“Ti va se ti accarezzo le tette e ti ciuccio l’uccello?“
“Certo che mi va! Forza, prendilo, succhialo, spompinalo, ingoialo, è tutto tuo, è il mio cazzo per te che sei la mia troia. Fammi godere … Sono tutto tuo“
Io mi chinai per accarezzargli i capezzoli, titillarli, strizzarli fino a farlo gridare per il dolore e poi leccarglieli voluttuosamente. Continuai per un po’ mentre lui non cessava di mugolare e gridare quando gli mordicchiavo le tette. Poi mi chinai sulla sua asta, lo scappellai molto lentamente e non mi fermai finche la pelle del prepurzio divenne così tesa da diventare rossa per l’eccessivo afflusso di sangue. “Mi fai male !” Mi disse “Allora adesso ti faccio bene !” Così dicendo leccai la cappella e mollai un po’ la tensione. Proseguii con la leccata contornando la testa del cazzo Sempre slinguando scesi dietro l’asta e con la punta della lingua titillai il filetto per un tempo infinito. Lui cominciò a mugolare, a contorcersi e poi, non sapendo più resistere, venne, sborrando con un bellissimo schizzo alto, che ricadde sulla sua pancia. “Mi dispiace, io ti volevo ancora e adesso. Guarda com’è molle” Sembrava vergognarsi. Mi alzai, lo guardai e poi, con fare un po’ malizioso e un po’ candido, chiesi
“Ti andrebbe di prenderlo nel culo. Il mio passero è già pronto. Basta che gli dai due o tre leccate, per bagnarlo e poi, se vuoi, te lo affondo”
“Facciamolo subito. Dammi il cazzo da succhiare” Mi avvicinai, lui si alzò, si inginocchiò nuovamente di fronte al cazzo, prese in bocca due o tre volte la porzione che riuscì ad ingoiare (riusciva ad arrivare sino a mezza asta) poi so alzò, si sdraiò sul letto e mi chiese “Hai mai inculato?” – “No. Questa è la mia prima volta. Il mio cazzo è vergine e non conosce culo” – Il cliente era arrapatissimo. Si mise sul letto, posizione alla pecorina e poi disse “Punta il tuo bell’uccello sul mio buco del culo. Premi per entrare e se vuoi farmi godere, entra tutto”.
Indossai un preservativo (Lino mi aveva fatto vedere come si faceva). Salii sul letto, mi misi dietro di lui, puntai l’uccello, lo mossi un poco per accarezzargli il buco del culo e poi con decisione lo spinsi dentro
Lui lanciò un urlo - “E’ grosso, mi fa male” – Lo estrassi “No, no, lascialo dentro. Entra e aspetta un momento” – Ero orgoglioso del mio grosso bastone. Puntai nuovamente il mio uccello e poi entrai con un colpo deciso. Lui urlò ancora ed io mi fermai. Dopo un minuto provai a spingere e lui si lamentò ma meno intensamente. Lo provocai “Se non ce la fai a prendere un bel cazzo, lasciamo perdere” – “Ficcamelo dentro!!” Esclamò risentito. Spinsi ancora un po’ e arrivato ad un certo punto cominciai un avanti indietro come immaginavo si dovesse fare. Il mio cliente ansimava, soffriva e godeva. Mi muovevo abbastanza lentamente ed ad un certo punto lui cominciò a parlare “Bravo … Così … Com’è grosso! Adesso godo. Vai avanti. Inculami troietta. Dammelo tutto. Forza torello scopami, chiavami, trombami, inculami tutto“. Io cominciai a spingere ma non arrivai fino in fondo. Continuai il movimento e quando mi accorsi che anch’io stavo venendo gli dissi “Maialino, adesso ti sfondo il culo. Ti impalo tutto. Te lo metto fino in fondo e poi di riempio di sborra” Così dicendo accelerai i colpi andando sempre più in profondità. A questo punto lui urlava per il dolore ma io non mi fermai. Con un colpo deciso gli infilai tutto il cazzo fino in fondo, finché le mie palle non sbatterono contro le sue chiappe.
Diedi gli ultimi colpi arrivando sempre fino in fondo mentre lui urlava dal dolore e dal fondo del buco del culo colava sangue. Gli tenni il cazzo dentro e sborrai tutta la sborra che avevo inondando il preservativo. Estrassi l’uccello e lui mi disse: “Mi hai sderenato ma sei stato bravissimo”
“Aiutami a togliere il preservativo così se vuoi potrai leccarmi l’uccello e assaggiare la mia sborra” Non chiedeva di meglio. Sempre sdraiato sulla schiena, mentre il sangue dal suo buco del culo macchiava le lenzuola, mi estrasse il preservativo tenendo il mio cazzo il più vicino possibile alla sua bocca e rapidamente iniziò a leccare la mia asta ricoperta di sborra.
Bussarono alla porta e una voce dall’esterno disse “Dieci minuti. Terminare”
Il mio cliente si recò ai servizi, si diede una ripulita, si spalmò una crema nel buco del culo e poi si rivestì ed uscì dandomi un bacio e dicendomi “Sei stato bravissimo. Voglio rivederti presto” e nel dirlo mi allungò 100 Euro di mancia.
Poco dopo entrò Lino, mi chiese di rivestirmi e mi fece i complimenti.
“Il Cliente era felicissimo. Senti qui ci sono tante richieste. Sei un divo. Puoi venire domani? Abbiamo preso l’appuntamento non impegnativo. Intanto eccoti i tuoi soldi”
e così dicendo mi diede le 150 euro.
Mi trovavo al settimo cielo. Scopavo, inculavo, facevo e mi facevano pompini e per di più mi pagavano. E non dite che sono stato una puttana. Mi piaceva e mi piacciono sia il cazzo che il buco del culo e sono felice di averne provati tanti. E scommetto che quelli che fanno i moralisti e mi criticano sono solo invidiosi di non aver provato questa esperienza che fa parte della nostra natura.
E’ stato un periodo bellissimo, finche è durato.
Sono graditi i vostri commenti da inviare a Gianfranco.1@tiscali.it