Come tutti i maschietti all’età di 6/7 anni ho scoperto che a menarmi il pisello provavo piacere. Poi ho scoperto che il pisello si ingrossava e non si chiamava pisello ma cazzo; il cazzo duro era una goduria di guardare e da menare, specialmente da quando, verso i 10/11 anno ha cominciato a sborrare. Coi compagni si parlava di queste cose e i miei amici dicevano che il cazzo piaceva alle ragazze che lo volevano nella figa. Non ero d’accordo. A me piacevano i ragazzi col loro bel cazzo duro, ma la mia era una voce fuori dal coro Ho anche scoperto che non ne dovevo parlare perché quelli come me era banditi dalle compagnie. E così, come tanti, ho dovuto mascherare la mia omosessualità rifugiandomi nelle seghe.
E’ stato così per anni.
A causa del mio lavoro viaggiavo molto sia in treno che in aereo.
Un giorno, in stazione, mentre attendevo di salire sul treno, ho avuto esigenza di usare le toilettes.
L’ho individuata e, quando sono entrato, sono rimasto stupito. C’erano diverse persone che ciondolavano senza avvicinarsi agli orinatoi. Un giovanotto si è avvicinato, ha estratto l’uccello che era già abbastanza gonfio e si è staccato un po’ dall’orinatoio in modo da mostrare il suo cazzo a tutte le persone presenti. Era un chiaro invito. Quell’uomo era sicuramente un gay in cerca di compagnia. Ho occupato l’orinatoio vicino al suo, ho estratto a mia volta la mia verga e l’ho fatta dondolare bene in vista. Il mio vicino mi ha guardato e visto che non urinavo ma attendevo con impazienza, ha scappellato il cazzo e se lo è menato per tre o quattro volte. Non ho potuto resistere ed ho fatto altrettanto, cominciando a godere. Il mio vicino mi ha detto “Facciamo qualcosa?” ed io mi sono quasi svegliato dal sogno realizzando che dovevo prendere il treno per partire. Mi sono ricomposto e sono salito sul mio treno pensando che a Firenze (la mia destinazione) avrei probabilmente, trovata la stessa situazione nei gabinetti pubblici della stazione. Arrivato a Firenze mi sono registrato all’albergo, ed alla sera, dopo il lavoro, con una certa emozione, mi sono recato alla stazione di Santa Maria Novella. I bagni sono un po’ defilati e quando sono entrato c’è stato come un fuggi-fuggi generale per l’arrivo di un “ignoto”. Mi sono guardato in giro e, con gioia, ho visto che c’erano dei bei giovani o delle persone di mezza età. Ho adocchiato un giovanotto che si era già avvicinato tre volte all’orinatoio, ne era rimasto un po’ distanziato e, dopo un po’ era tornato in mezzo alla stanza.
“Senti” – gli ho detto – “Io sono nuovo di qua e
tanto per sapere, ma voi vi fate pagare per ……”
“Ci sono alcuni che lo fanno e li puoi vedere da come si comportano. Io no. Io se non trovo la persona che mi va bene non faccio niente.”
“Io, per esempio, potrei andarti bene? Non ho mai provato esperienze omosessuali. Sono vergine e mi piace moltissimo menarmi l’uccello. Mi piacerebbe tanto fare qualcosa con qualcuno che mi insegni. Io non sono di Firenze e, se vuoi, il mio albergo è qui vicino. Potremmo andare li. Ti va?”
Lui mi guardò con la faccia meravigliata
“Ma veramente sei vergine? Non l’hai mai preso in culo?”
“No” – risposi. Lui proseguì sempre più meravigliato - “Non l’hai mai baciato, leccato o succhiato?” ed io confermai “Non sono mai andato oltre le seghe”
Si presentò: “Io mi chiamo Guido e tu?” “Franco”
“Se allora ti va andiamo pure nel tuo albergo. Sicuro che non diranno niente?”
“Tu puoi essere un collega di lavoro che sale da me per ritirare dei documenti. E poi non è necessario passare dalla reception. Basta che andiamo al bar e poi da li si sale in camera senza che nessuno di veda”. Mezz’ora dopo eravamo nella mia camera d’albergo.
Guido mi si avvicinò, iniziò a baciarmi delicatamente, a bocca chiusa, poi passò a succhiarmi le labbra, mordicchiandomele leggermente. Con la lingua, mi inumidì le labbra ed iniziò a penetrarmela nella bocca. Mi venne il desiderio di spalancare la bocca e la mia e la sua lingua si intrecciarono in una danza frenetica. Guido si spogliò e mi spogliò. Ci guardammo. Che bello vedere un bel ragazzo, nudo, di fronte a me. Ammiravo il suo petto dalla pelle levigata. I suoi capezzoli brillavano come due perle nere e mi invitavano a leccarli. La pancia tesa e senza un ombra di grasso. E poi, più giù, in mezzo al giardino fiorito dei peli del pube, il fiore dei miei sogni, il bastone goloso più gustoso del mondo: un bel cazzo duro e pulsante tutto per me. Guido si avvicinò e, improvvisamente mi strizzò i capezzoli procurandomi un dolore/piacere che non conoscevo. Poi mi invitò a leccare i suoi capezzoli e cosa che io feci con sommo piacere ed infine mi propose, spiegandomelo, il bel 69.
Ci sdraiammo sul letto, uno sull’altro e la mia bocca, ormai avida di cazzo, era vicino al suo uccello. Guido mi invitò a mettergli il mio cazzo in bocca cosa che io feci con grande goduria. Contemporaneamente io ero attratto dal suo bel tarello di carne rosa che mi invitava a baciarlo, leccarlo, bagnarlo di saliva e poi, finalmente, scappellarlo e passare la lingua su quella grossa e bella cappella turgida. L’ho fatto ed è stato fantastico. Non la smettevo più di fare andare il suo cazzo avanti/indietro nella mia bocca, ma non freneticamente. Lo volevo gustare a lungo e contemporaneamente muovevo il mio cazzo nella sua bocca che lo riceveva avidamente. Le mie mani intanto accarezzavano le sue cosce, la sua zona pubica e gli sballottavano le palle già belle gonfie e pronte a sborrare. Venni prima io e mi accorsi di dare gli ultimi colpi con un piacere inaudito e non mi trattenni, togliendomi il suo cazzo dalla bocca, dall’urlare “Vengo…Vengo ……Godooooo….” Mentre fiotti di sborra riempivano la bocca del mio partner che se l’è ingoiata tutta. Ho preso in mano il suo cazzo ed ho cominciato a menarlo finché non l’ho sentito che stava anche lui per sborrare. Allora ho ripreso il suo fiore rosso nella mia bocca ed ho gustato gli schizzi di sperma che il suo bastone di carne mi offriva. Guido si rigirò e mi disse
“Ti è piaciuto?” – “Tantissimo. Ora me lo metti in culo?” - “Hai dei preservativi” – “No” –"Allora è tardi e per stasera non se ne fa niente. Ti fermi ancora a Firenze?” – “Si. Riparto dopodomani.” – Allora ci si vede domani sera” – “Facciamo così. Io ti aspetto in camera. Tu fatti annunciare alla reception e poi sali”.
Il giorno successivi acquistai i preservativi e trascorsi tutto il giorno sognando quello che avrei goduto quella sera. All’ora stabilita ero nella mia camera d’albergo. Il portiere mi annunciò una visita ed io dissi di farlo salire. Mi spogliai rapidamente e rimasi nudo ad accogliere Guido che entrò, mi guardò con desiderio e poi disse:
“Hai proprio un bel cazzo ed un bel fisico. Mi piaci e mi farai godere” Detto questo si spogliò e ambedue nudi ci buttammo nelle braccia uno dell’altro. Le nostre bocche spalancate accoglievano la lingua dell’altro mentre le mani palpeggiavano il corpo, cominciando dalle spalle, la schiena i fianchi e poi giù, giù fino alle chiappe e al buco del culo. I nostri cazzi turgidi ed in piedi, toccandosi per effetto dell’abbraccio, sembrava che si baciassero.
“Lo vuoi nel culo?” – Mi chiese Guido - “Certo” risposi. “Allora inginocchiati davanti al mio uccello” -. Eseguii e mi ritrovai il suo cazzo all’altezza della mia bocca. Non chiedevo di meglio. Presi il suo cazzo fra le mani, poi palpai ben bene le sue palle; con la bocca spalancata le ingoiai stando ben attento a non schiacciarle. Poi, con la lingua risalii lungo l’asta, arrivai al filetto che titillai con la lingua, poi, con le labbra, gli bagnai la cappella e poi diedi una grande e profonda leccata alla cappella del cazzo che ingoiai completamente iniziando un avanti/indietro lentissimo e godurioso. A un certo punto Guido mi fermò e mi disse:
“Adesso vai sul letto che ti preparo” – Mi fece mettere alla pecorina. Mi aprì ben bene le natiche e passò la sua lingua sul mio buchetto vergine, dandomi una meravigliosa sensazione di piacere. Proseguì nell’operazione per qualche tempo e poi, da un tubetto che aveva portato, estrasse della crema e cominciò a passarmela sul buco del culo; mentre me la passava fece in modo che il suo dito penetrasse in me e iniziasse l’opera di dilatazione. Proseguì con due dita, poi tre ed alla fine con quattro. La crema era scivolosissima e l’operazione era godibilissima. Poi Guido si mise il preservativo e mi disse:
“Adesso ti monto!”
Sentii la punta del suo uccello che si posizionava all’ingresso del mio culo e iniziava la penetrazione. Sentii un po’ di dolore ma non eccessivo. La penetrazione proseguì felicemente anche grazie alla crema che facilitò lo scorrimento. La testa del cazzo aveva passato lo sfintere e con un colpo secco che mi fece molto male, Guido me lo infilò in profondità. Stavo per urlare per il dolore quando lui mi disse “Zitto, che adesso viene il bello.” Attese col cazzo fermo per qualche minuto schiaffeggiandomi contemporaneamente le chiappe. Poi mi mise le mani sui fianchi per tenermi fermo e, con un colpo deciso, me lo infilò tutto nel culo. Il dolore era tanto volevo dire basta ma Guido iniziò un pompaggio. Man mano che il suo palo scorreva nel mio culo il dolore scemava ed aumentava invece il piacere dell’inculata. Mentre mi trombava Guido mi diceva “Dai troia, prendi questo bel cazzo Maiale, fatti trombare Sei la mia vacca. Ti ho sverginato Culo rotto Godi troione!”.
Ad ogni esclamazione mi dava dei profondi colpi ed io sentivo il piacere dell’inculata aumentare ad ogni colpo. Proseguì così per un bel po’ di tempo e più il tempo passava e più godevo. Guido arrivò esclamando “Ti sfondoooo”, estrasse il cazzo e sborrò tutto nel preservativo che poi mi fece passare sulla bocca per farmi assaggiare e godere della mia crema.
E’ stata una cosa bellissima ed io ero felice di essere stato sverginato.
Non solo. Ma ogni volta che per lavoro dovevo andare a Firenze ero sicuro di trovare in Guido un compagno fantastico per fantastiche inculate.
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