Il primo grosso equivoco della mia vita si era fatto strada di forza nella mia bocca, ora era naturale che anche un secondo grosso equivoco si facesse strada, magari di forza anche lui, nel culo spianando la strada per altri cazzi. Questo pensavo risalendo dal bagno, in cui mi avevano sborrato in bocca, per guadagnare l’uscita; pioveva, era fresco. Gli occhi bruciavano di salato, dalle narici saliva l’odore inconfondibile di umore profondo delle viscere. Accesi una sigaretta, il fumo in bocca aveva un sapore indefinibile, si impiastrava con il sapore della sborra, della saliva, del piscio salato, non erano le mie sigarette, non era più la mia bocca di sempre.
Tirai un’altra voluttuosa boccata e rilasciai il fumo osservandolo salire. Mi godevo la sigaretta e quella impalpabile sensazione di soddisfazione per essere riuscito a fare il grande passo. Morivo dalla curiosità morbosa di provare le vibrazioni prodottemi dal cazzo di un altro uomo e questa sera, in questa stazione di servizio ci sono riuscito, il come e il dove aveva poca importanza. C’ero riuscito!!! Mi dispiaceva però che qualcuno avesse spezzato il momento magico quando ormai era sicuro che dopo la bocca, il cazzo di quello sconosciuto mi avrebbe rotto, nel vero senso del termine, anche il culo. La situazione e l’atmosfera erano tali che mi sarei, volentieri e con grandissimo piacere, fatto inculare provando fino in fondo l’ebbrezza di sentirmi scorrere dentro quel bel pezzo di carne dura che mi aveva aperto l’orizzonte del piacere prodotto dal cazzo di un altro uomo.
Ma la porta di quel cesso si era improvvisamente aperta e il nuovo piacere, già pregustato, era svanito e chissà quando sarei riuscito a trovarmi in una stessa magica situazione, forse mai più! Comunque mi restava la bellissima esperienza del mio primo pompino fatto e rivedendomi la scena per intero afferrai fra gli scaffali un maglietta nuova e un pennarello blu, ridiscesi nel bagno e mi cambiai, poi raggiunsi il luogo dove avevo consumato i miei primi rapporti gay. mi rinchiusi dentro lessi altri messaggi “3458…. mi faccio sborrare in faccia, in bocca e nel culo” “ 3601… 30 cm di perversione sono tutti tuoi” ed iniziai a scrivere con il pennarello nel punto in cui la mia bocca aveva sbavato sotto i colpi di lingua del porco:” 3475…. oggi 21/03/2010 il mio primo cazzo: succhiato ed ingoiato. Ho ancora voglia!”.
Un’ultima occhiata e via, risalii all’esterno dove mi riaccesi un’altra sigaretta. Faceva sera e continuava a piovere con insistenza, l’area di servizio era tutta illuminata. Chi sa che fine aveva fatto il porco dello stramaledetto equivoco. Tutto sommato nella sua stronzaggine dovevo ringraziarlo, se non fosse stato così deciso ora non starei
a rimpiangerlo.
Se ne sarà andato chissà dove, svanito nella pioggia primaverile. Una mano mi accarezzò il culo facendomi sobbalzare. Lo stronzo era ancora lì, a sussurrarmi le sue sconcezze:
“Ti sei spompinato anche il negro, zoccola?”
“Sono cazzi miei. Stronzo!”
“Certo sono cazzi tuoi, sono solo grossi e stramaledetti equivoci!”
“Devi andare via?”
“No aspetto che spiova!”
“Possiamo allora riprendere il discorso interrotto”
“Ormai l’atmosfera è diversa e…“
“Possiamo sempre provarci, non ci costa nulla. Ho uno dei miei camion in sosta qui dietro… Senti sei mai stato su di un camion?”
”No, non ho mai avuto il piacere di poggiare il culo sui sedili di un camion, e adesso non ho tanta voglia di farlo!”
“Ma dai, stiamo tranquilli un pò magari… altrimenti ognuno per i cazzi suoi! aspettiamo che finisca di piovere! eri così smaniosa di provare qualcosa di più duro dentro che… quattro chiacchiere, ci scherziamo sopra e magari le mani hanno voglia di stringere qualcosa”.
Mi sentii nuovamente animare da quella ondata di fremiti che mi avevano scosso nel cesso, ora sapevo che cosa significasse: era il preludio al piacere.
Accettai l’invito, chissà se non riuscivo quella sera a completare la mia iniziazione ai nuovi piaceri sessuali.
Il camion, un bestione rosso, era parcheggiato in una zona isolata. Mi aprì lo sportello e mostrai difficoltà a montare su, sentii i suoi pollici premere sul buco del culo per spingermi in alto, ma erano chiare le intenzioni. Mi bloccai perché al posto di guida c’era un altro uomo, non era quello che avevo previsto, la cosa stava prendendo una piega che non mi piaceva per niente. La sua spinta da dietro mi fece entrare comunque nella cabina, mio malgrado e controvoglia. La cabina era spaziosa, dietro i sedili c’era una comoda branda. C’era tutto in quella cabina: uno schermo tv, un frigo-bar, la radio di bordo che trasmetteva messaggi di servizio “… tutto tranquillo sulla tangenziale di Bologna”. Al posto di guida un giovane magrebino che si stava sollazzando con un pornazzo agitando tra le mani il suo lungo cazzo scuro e che senza distogliere gli occhi dal video mi allungò la sua mano umida che masturbava per una rapida e vigorosa stretta di mano. Mi rintanai sul sedile, sulle mie, il porco dietro in mezzo accovacciato sulla branda. Amir, il giovanotto l’unico di questa storia di cui fosse noto il nome, continuava a commentare il porno: le performance di un negro dal cazzo enorme, gigantesco, mai visto nulla simile entrare tutto nel culo sodo e nella bocca avida di una troia, seguivano sborrate possenti in gloriose bocche di strafighe nere che si impiastriciavano di sperma e ingoiavano ridenti e felici slinguazzando oscenamente.
Amir: ”non so che darei per farmi fare un pompino adesso!” e mi fece scegliere un altro dvd che fece scorrere velocemente fermandolo lì dove un esile ragazzo spompinava con la bocca dilatata un altro mostruoso cazzo nero che gli eruttò nella bocca un fiume di sborra, per poi, di seguito, rivoltarlo di spalle e penetrarlo a fondo nel culo, tutto dentro con una impressionate facilità e fotterlo con furia animalesca fino a quando, urlando, scaricò nelle viscere altra sborra. Il dvd finì con una nuova super sborrata in bocca. Guardando quelle scene mi accorsi di immedesimarmi nel ragazzo, la sua bocca la sentivo mia e il suo culo lo sentivo mio e quando il grosso cazzò aveva cominciato a penetrarlo lentamente spingendosi tutto dentro per poi fuoriuscire con altrettanta lentezza me lo era sentito dentro: volevo recitare quella stessa parte ma non mi muovevo, aspettavo che qualcuno mi costringesse a fare qualcosa.
I nostri cazzi erano tutti sull’attenti. Nella penombra della cabina Amir reclamava qualche culo da fottere perchè non ce la faceva più a tenere a bada la sua mazza in calore. Il porco da dietro con noncuranza gli diceva: ”Stai tranquillo Amir, questa troietta adesso si prenderà cura del tuo cazzo!” e a me nell’orecchio “Dai puttanella stenditi nuda sulla brandina troia e facci godere, succhiaci i cazzi!” “Vatti a trovare un cazzo come quelli del film e fatti impalare, stronzo” risposi, più per provocazione che per convinzione
“Sei la solita cagnetta ipocrita che se la tiri, sono sicuro che fra un pò smanierai per i nostri cazzi!” “Sei completamente fuori strada. Ha smesso di piovere e vado via!”.
Feci per alzarmi ma le mani da dietro mi bloccarono alla spalliera del sedile e Amir mi afferrò i polsi con una forza contro cui nulla potevo, il porco mi bloccava al sedile. Amir saltò a cavalcioni e mi immobilizzò mani e gambe in una morsa d’acciaio. Era tutto muscoli. In quella posizione sentivo il morbido della sua tuta appoggiata sul mio cazzo e il gonfiore dei suoi coglioni. Amir si sfilò il cazzo dalla tuta strofinandomelo sulle labbra chiuse e il figlio di puttana da dietro mi strinse il naso, per respirare ora dovevo aprire la bocca ma resistevo: era il preludio della mia fine, la mia ipocrisia stava per essere punita, presto mi avrebbero avuto cagna disponibile a tutto. Tappatomi il naso mi diceva: “Hai visto sei la solita troietta che se la tira. La tua ipocrisia ti fa scappare davanti alle tue voglie e cedi solo con la forza. Mi devi essere riconoscente, stronza. Stasera se non ti avessi ficcato a forza in quel cesso non ti saresti mai liberata delle tue voglie represse, della tua indole puttanesca, del tuo lato femminile di troia”. Era tutto vero quello che mi diceva, era così: volevo essere forzato a fare le cose, mi piaceva di più resistere e poi cedere per forza piuttosto che darla subito vinta.
”apri quella cazzo di bocca troia rottainculo…” Il respiro mi mancava e il porco mi leccava nell’orecchio: questa volta avrei aperto la bocca gemendo senza equivoci. Resistetti ancora un po’ e poi spalancai la bocca gemendo e respirando profondamente. Amir mi ficcò tra le labbra la sua scura e grossa cappella tirandomi a se la testa e poi muovendola avanti e dietro. Era l’inizio del nuovo film porno, ed io ero l’attore protagonista. Il sedile lentamente si abbassò, il cazzo di Amir uscì dalla bocca e un fiotto di saliva scivolò sulla lingua. con il naso ancora chiuso dovetti inspirare e la saliva scivolò nella gola.
Il sangue cominciava a salirmi alla testa mi ritrovai la lingua del porco che mi baciava furiosamente, ricambiato, la nostra saliva si scambiava nelle bocche, rifluiva sulla mia guancia, ci baciavamo con le bocche al contrario, io sotto e lui sopra. Amir allentò la presa e si rialzò, con la coda dell’occhio lo vidi completamente nudo alla luce fioca dei lampioni, il suo cazzo eretto appariva e scompariva nella penombra. Mi sfilò le scarpe, i jeans e il boxer, poi sollevò le mie gambe divaricandole ed appoggiandole al cruscotto in posizione visita ginecologia, si inginocchiò affondando la lingua nel mio culo, era una lingua calda, nervosa lunga che mi penetrava nel buco e scandagliava le sue pareti interne bagnandomi di saliva, lubrificandomi il culo. L’altro maiale continuava a baciarmi ed ogni tanto mi diceva sconcezze carine ed eccitanti:
”vedi troia che avevo ragione, sei già in calore, voglio sentire goderti nella mia bocca, mi gusterò oggi tuo gemito mentre il cazzo di Amir ti aprirà il culo!”
Con le mani gli afferravo la testa e riavvicinavo la sua bocca: ”Stai zitto porco, succhiami la lingua”. Amir aveva ritirato la lingua infilando nel culo un dito con cui mi rovistò per bene e poi ne infilò un secondo.
Le sue lunghe dita erano oleose e scivolavano senza intoppi dentro. Le sentivo dentro, godevo veramente come quello del film. Il mio cazzo era duro ma nessuno se ne occupava. Un lampo mi squarciò l’estasi del momento, avevo appena capito le sequenze prossime del film che stavamo recitando e già le recitavo. Il cazzo untuoso, lungo e durissimo di Amir mi veniva a fare visita, prima bussò con discrezione alla porta di ingresso, poi con più insistenza, socchiuse l’uscio con gentilezza e lo spalancò di forza. Gemetti come una cagna sfondata nella bocca del porco che si godetti i rantoli del dolore prodotto dalla prima intrusione e i mugolii dell’invasione anale che seguiva fra sbrodolamenti di saliva filamentosa. Stavo girando un film muto senza potermi vedere in azione, immaginavo quello che accadeva e mi dicevo dentro i mie pensieri: “Dai sfondami il culo, sì è stupendo, dai fotti questa troia, riempimi il culo di sborra”.
Amir spingeva lentamente il suo bastone nel mio culo e non avevo idea di quanto me ne fossi già preso dentro straparlava: “Godì troia nel culo sfondato, torciti a dovere puttana, te lo ficco tutto!” Poi dette una botta di reni e mi riempì. L’ingresso senza freni nel tunnel provocò un tremendo schianto contro le pareti della galleria, un botto terribile, tutta la montagna sopra ne fu scossa con selvaggi tremiti e dolorosi sussulti Non so come avesse fatto a infilarmi quei suoi venticinque centimetri di bastone nero senza lacerarmi il buco vergine, le palle ora sbattevano sulle chiappe e suoi peli si intorcigliavano con i miei. Mentre il cazzo di Amir faceva il dolce andirivieni ritmandolo con una penetrazione lenta ed una botta da urli, una penetrazione lenta da gemito ed una botta da urlo. Il mio minghione mi sprofondò il suo cazzo in bocca incollandosi il mio, il doppio pompino faceva scintille, avevo afferrato con una mano i suoi coglioni e con l’altro gli pompavo il cazzo per svuotarlo in bocca.
A bocca piena farfugliavo tra rivoli di saliva che scendevano copiosi in filamenti appiccicosi al mento “ Sborratemi, fottete la vostra troia, siiii fatemi godere” Mi stavano sverginando il culo come se niente fosse, come una cosa del tutto naturale, quel cazzo nero di africano stava materializzando il sogno represso dal’infanzia: prenderlo in culo, farsi fottere, stringere con il buco il cazzo duro che sborrava seme appiccicoso nelle viscere. Il ritmo dell’inculata diventò frenetico, su quel sedile di tir mi era completamente squagliato, ondate di piacere partivano dal culo diffondendosi in tutto il corpo.
Amir in un ultimo sussulto urlò: “Sborro, sborro troia, sborro troia, troia si vengo, vengo si!” Mentre il cazzo mi sparava nelle viscere bordate vorticose e convulse di sborra, il mio fece la sua parte irrorando la bocca dello sconosciuto iniziatore. A seguire esplose anche il suo accompagnato dai suoi osceni inviti: ”Sii succhiatelo, ingoia troia, spompina zoccola fradicia di sperma, si vengo puttana, vengo, puttana rottainculo, vengo…” E venne, venne, venne. L’ingoio fu immediato ma non sufficiente a far spazio al fiume in piena che tracimò dalle labbra sgorgando sul collo e sul torace. Lo scrollai ancora leccandogli le ultime gocce di sperma e me lo feci sfilare fra le labbra serrate. Restai svuotato a guardare nel vuoto mentre con le dite riponevo in bocca gli ultimi filamenti di sborra lungo il mento. Il grandissimo porco si avvicinò alla mia bocca. Non disdegnai questa attenzione, mi faceva piacere. Il mio gradito ospite invece si godeva gli ultimi momenti di gioviale permanenza in casa scrollandosi fra le pareti. Lo stronzo volle mettere la sua ciliegina sulla magnifica torta che avevamo confezionato e mi rovesciò in bocca la mia sborra slinguazzandomi oscenamente: “Non sei mai sazia troia, ti bevi anche la tua sborra. La tua troiaggine non ha misura!”. Anche la mazza di Amir stava finendo la sua visita di cortesia e consegnato il suo pacco dono iniziava a guadagnare la porta d’uscita che si aprì velocemente facendo uno schiocco come il tappo che viene tirato fuori dal collo della bottiglia, il suo liquido lo accompagnò nell’uscita scivolandomi lungo il fondo schiena, sentii il culo bruciarmi e leggere fitte di dolore. Mi sembrò scortese lasciare andar via da casa il mio ospite senza salutarlo e senza neanche conoscerlo di persona. Era stato gentile e garbato con me, volli ricambiare la sua gentilezza. Sentito lo “shoop!” del tappo che usciva mi allungai a prenderlo in mano. Era ancora sodo e consistente, umido ed untuoso. Per incularmi senza troppi dolori aveva lavorato il cazzo con un unguento speciale, oleoso e profumato di aromi esotici.
“E’ stata un'inculata fantastica, il mio primo cazzo in culo è come un sogno che non dimenticherò mai, mi è piaciuto da morire, ho goduto veramente da troia! Anche se me lo sento sfondato e dolorante”.
Lo tirai a me e piegandomi in avanti lo rifeci entrare in casa dalla porta principale dopo che era uscito da quella di servizio. Il cazzo africano profumava, ma nella sua lunga e prolungata visita nella mia casa aveva scandagliato i posti più remoti raccogliendone tutti gli odori e tutti gli umori, quel bel cazzo afflosciato ed imponente sapeva di sborra, del mio culo, e l’impasto di unguento, sborra, saliva e merda non aiutava il succhio che meritava, si pulì con un fazzolettino mentre io glielo palpeggiava facendoglielo tornare su dritto e duro.
Iniziai a gustare il dolce e il duro, mentre le mani avvertivano nei coglioni il risveglio del fuoco. Il pompino procedeva fra i miei gemiti voluttuosi e suoi “succhia troia insaziabile, succhiamelo tutto!” Eccitato il grande porco s’infilò nel gioco e mi allungò la mano sul suo arnese da combattimento rassodatosi, ripresosi dallo scontro precedente e di nuovo pronto al combattimento, lo masturbavo dalla radice alla capocchia con una stretta vigorosa, il porco gemeva:”Anche di mano sei una troia super, dai fammi schizzare, svuotamelo, così zoccola, non ti smentisci mai!” Amir affondava il suo lungo martello fino alla gola il pompino diventava chiavata io spingevo la bocca succhiandolo e lui affondava i colpi, ci alternavamo quando io retrocedevo lui avanzava, la mia bocca era sempre piena del suo cazzo.
Il suo “oooh siii ancora, dai sei fantastica, mi fai morire zoccola!” anticipò di poco la sua eruzione vulcanica nel cratere della mia bocca, il fiume di lava incandescente gorgogliò in bocca incanalandosi nel profondo della gola raggiungendo nelle mie viscere il deposito di sborra che avevo accumulato in quel pomeriggio. La mia mano tirò le cuoia all’altro cazzo che si arrese consegnandomi nel palmo tutto il bottino di sperma che non leccai per dispetto al porco. la mano di Amir scrollò il suo cazzo e con un “Oooooh!” di piacere il gradito ospite uscì di casa con mio grande rimpianto. Era fatta!!! L’avevo preso in bocca e nel culo e finalmente avevo provato fisicamente quello che avevo solo immaginato. Il culo mi faceva male, ma il piacere superava il dolore.
Sul nostro film scese la parola fine e me ne andai per la mia strada.