Roma – Cecchignola – Scuola Trasmissioni.
Non è facile essere omosessuali in caserma.
E’ un posto di soli uomini e non dovrebbe essere difficile riconoscere o farsi riconoscere per omosessuali. Invece qui sta’ il difficile. Nessuno in caserma, in un ambiente di soli uomini, vuole rischiare di essere fatto oggetto di beffe, scherzi feroci, malversazioni da parte di tutti gli altri commilitoni che dichiarano di non accettare che un uomo possa avere tendenze diverse dalle loro e possa preferire prenderlo o metterlo in culo invece di sbatterlo dentro nella figa.
Insomma dichiararsi omosessuale in caserma equivaleva mettersi al bando.
Quindi io essendo omosessuale volevo prudentemente cercare un partner senza rischiare troppo.
In caserma l’edificio docce era un grosso complesso costituito da tante cabine doccia in muratura (circa 1,5 x 1,5 metri), completamente aperte davanti (non hanno porte) disposte su tante file parallele e che si fronteggiano l’una con l’altra e che consentano ad un occupante di una doccia di vedere e farsi vedere dal dirimpettaio. La doccia è un diritto settimanale per ogni compagnia che ha già un giorno prefissato, tranne la compagnia comando che può andare in doccia nei giorni e con la frequenza che ogni militare della compagnia ritiene necessario. Io sono della compagnia comando.
Prima di entrare c’è un locale spogliatoio dove si lasciano gli abiti. Si entra il sala docce solo con l’asciugamano di tela grande. Alcuni se lo legano in vita per coprirsi, altri lo tengono piegato sul braccio ma lo lasciano scendere quanto basta per coprire l’inguine. Io me lo tengo sulla spalla e percorro lentamente il corridoio nella speranza di cogliere qualche sguardo amico o ammiccante così da stabilire un contatto.
Così un giorno che stavo percorrendo il corridoio lo sguardo mi cade su qualcuno che ……. È impossibile. Un negro! Oggi non farebbe alcuna impressione ma allora (anni 70) sembrava impossibile. Doveva essere il figlio nato in Italia da genitori somali o eritrei e quindi cittadino italiano sottoposto all’obbligo di leva. Inoltre, massimo della fortuna, la cabina di fronte è vuota. Mi precipito ad occuparla, deposito il telo e vado in fondo ad aprire la doccia ed iniziare la mia rappresentazione. Resto con le spalle al mio dirimpettaio, mi bagno bene, prendo il sapone per insaponarmi ma … questo mi scivola dalle mani e cade. Mi chino a 90° per raccoglierlo offrendo alla vista del mio dirimpettaio le mie chiappe ed il relativo buco del culo.
Resto in quella posizione per un po’ fingendo di avere difficoltà a raccogliere il sapone e poi devo decidermi a sollevarmi. Ho paura a girarmi, temendo che il mio messaggio possa non essere stato recepito o non venga accolto. Devo girarmi. Mi giro
e vedo il mio negretto che ha chiuso la doccia ma non si sta asciugando. E’ di fronte a me, mi guarda, sorride con i suoi denti bianchi e siccome impugna il suo cazzo con la mano sinistra, gli da una scappellata energica e molto chiara. Non solo, ma forse per essere sicuro che io capisca bene, per due o tre volte muove il bacino avanti e indietro in modo che il cazzo scivoli avanti e indietro nella sua mano colorata.
Ho guardato tutto come inebetito, mi sono scosso e immediatamente ho preso in mano il mio uccello ed ho lasciato che il desiderio facesse il suo corso così che il cazzo è diventato dritto e duro ed il mio negretto non poteva sbagliarsi: eravamo due culi che si stavano cercando. Senza uscire dalla cabina ho fatto cenno al mio negretto che ci saremmo cisti in spogliatoio. E lui mi ha fatto intendere di aver capito. Finita la doccia siamo usciti quasi contemporaneamente ed in spogliatoio l’ho avvicinato e gli ho detto “Magazzino vestiario. Ci vediamo la alle 17.30 dopo l’ora di libera uscita.” Io sono stato nominato responsabile del Magazzino vestiario e dopo le 17 il magazzino è chiuso. Il posto più comodo (ci sono anche i pagliericci) per una inculata senza essere disturbati.
Alle 17.30 lascio la porta aperta ed ecco che appare il mio negretto. Lo faccio entrare e sbarro la porta; poi lo invito con me nel retro del capannone e mi dirigo verso un punto dove ci sono un tavolo, delle sedie ed un pagliericcio. Adesso bisogna rompere il ghiaccio. Mi presento e lui mi dice di chiamarsi Jonas. Mi sporgo verso di lui e gli dico “Bel nome” e lui mi afferra la faccia, la attiva verso di se, mi bacia appassionatamente e poi mi dice “Perché perdere tempo?” Ha ragione e mi affretto a ricambiare il bacio aprendo la bocca ed ispezionando per la prima volte le labbra grandi e tumide di un nero. Riappoggio le mie labbra sulle sue e le accarezzo, le succhio, le ciuccio così da sentire tutto il sapore nuovo emesso dal mio partner. Con le mani inizio a togliergli la cravatta, sbottono la giacchettina e gliela leva, quando sbottono la camicia lui mi ferma e prosegue da solo. Così è più bello. Potrò godere nel vedere il suo corpo che mi si offre. mentre io, spogliandomi contemporaneamente, gli offrirò in visione il mio corpo. Lui, molto delicatamente, si sbottona e si toglie la camicia presentandomi un bel torace nel quale spiccano due capezzoli scuri e pieni che invocano solo il piacere di essere succhiati. Poi si sbottona i pantaloni e se li toglie, essendosi prima tolte scarpe e calze. Resta in mutante che lasciano intravedere un cazzo eretto e che si sente stretto in quella gabbia. Con un gesto rapido si toglie le mutande e mi mostra sorridente un uccello già ben in tiro. E’ una nerchia che mi attira irresistibilmente. Non so se mi starà in bocca ma un cazzo così è un dono che non si può rifiutare: infatti mi cola la bava dalla bocca pregustando il piacere che mi darà il pompino. Mi inginocchio di fronte a tanta bellezza, impugno il suo cazzo e con un movimento rapido, faccio scendere il prepuzio per liberare completamente il glande. Ho davanti a me una stecca di cioccolata con in testa una fragola. Impugno la stecca e inizio con stampare un grosso bacio a labbra umide sulla testa del cazzo. Poi allargo un poco la bocca e faccio scivolare le labbra su tutto il glande effettuando un piccolo risucchio mentre sento che il negretto sta godendo e mi dice “Che bello, non avevo mai provato questo. Dai continua” Continuo. Adesso allargo la bocca ancora un po’, lascio che le mia labbra si allarghino fino alla circonferenza del cazzo e, iniziando dalla punta inizio ad ingoiarlo ma solo tutta la testa di cazzo. Una volta in bocca con la lingua lo stuzzico tutto; poi lo estraggo, lo sollevo un poco e con la lingua gli titillo il filetto con un movimento frenetico e stimolante. Poi slinguo tutta l’asta partendo dalla base per arrivare alla punta dell’uccello. Ripeto l’operazione partendo dai coglioni che prendo prima in bocca stringendoli solo pochissimo per mescolare dolore al piacere ed aumentare così la voglia di cazzo. Adesso finalmente mi prendo il cazzo in bocca, almeno fin dove arrivo, e impugnando le sue chiappe e mantenendo fermo la mia bocca, faccio andare il suo cazzo avanti/indietro nella mia bocca. Dopo un po’ lui mi dice “Adesso tocca a me” Ci sdraiamo sul pagliericcio e lui mi toglie finalmente le mutande. Il mio uccello già vola alto e Jonas è felice di impugnarlo, sentirne la consistenza, menarlo un attimo per provarne la scivolosità e poi prenderlo in bocca. Jonas e anch’egli bravo con il pompino e mi manda in visibilio. Ad un certo punto si ferma e mi dice “Me lo dai? Dai sfondami!” Accetto l’invito. Lo faccio mettere alla pecorina, Gli spalmo prima il buco del culo con della vaselina, che passo anche sul mio cazzo, chiedo a Jonas “Sei vergine?” – “No” – L’hai già preso altre volte?” – “Si” – Rinfrancato dalle risposte punto il cazzo sul suo buco del culo e spingo con decisione. Effettivamente non incontro troppa resistenza, anzi sembra quasi che quel culo mi voglia risucchiare il cazzo. Arrivo facilmente a sbattere i miei coglioni sulle sue chiappe e da quel punto stantuffo con energia mentre Jonas mi invita a proseguire con frasi tipo “Vai così… bravo… Ce l’hai bello duro… Com’è gustoso” Sto per arrivare e mi sono premunito vicino al pagliericcio di un telo sul quale, estratto l’uccello, scarico il mio getto di sborra. Jonas mi dice “Grazie e adesso tocca a me farti godere” Ho un po’ di timore perché, anche se da quando avevo 13 anni l’ho preso in culo, un cazzo della lunghezza di quello di Jonas non l’avevo ancora provato.
Mi sono posizionato, mi sono passato la vaselina sul buco del culo, Jonas ha cosparso di vaselina anche il suo cazzo, l’ha puntato sul buco del mio culo ed io mi sono rilassato per facilitare al massimo la penetrazione. All’inizio la cappella del cazzo ha trovata facilmente la strada per entrare e scivolare lentamente sempre più in profondità. Godevo e temevo di non farcela a prenderlo tutto. Jonas non ha mai forzato troppo o accelerato o dato colpi improvvisi. E’ stato di una tale attenzione che ad un certo punto mi ha chiesto “Come stai? Tutto bene?” ed io gli ho risposto “Va benissimo” al che il mio negretto i ha comunicato “Ce l’hai tutto. Goditelo!” Ero arrivato fino a fondo ed io l’avevo preso tutto senza problemi. Che bella inculata! Jonas ha proseguito con lo stantuffo ma mai con rabbia, sempre con delicatezza, a volte facendosi anch’egli sbattere i coglioni contro le mie chiappe. Ad un certo punto ha estratto l’uccello e poi, puntandolo nuovamente con decisione, l’ha infilato tutto, con un solo colpo, fino in fondo facendomi fare un sussulto per il godimento. Gli ho detto “Jonas, sei fantastico. Dammelo tutto. Inculami bene. Sfondami che mi piace…… Fammi godere con il tuo bel cazzone.” Lui ha fatto ancora parecchio avanti/indietro finché, quasi con un gemito, lo ha estratto ed ha sborrato anch’egli sul telo che anch’io avevo utilizzato.
Ci siamo abbracciati, rimanendo stesi sul pagliericcio. Ci siamo baciati ed amati.
Purtroppo dono 18 giorni Jonas ha terminato il corso di radiotelegrafista ed è tornato al suo reggimento e non ci siamo più visti.
Sono graditi i vostri commenti indirizzati a
francowriter@alice.it
col titolo del racconto