Erano passati un paio di giorni durate i quali io non avevo mai smesso di vedere, nella mia immaginazione, il cazzo duro di don Mario, di sentirmelo in bocca, gustare il suo sapore. E mentre mi facevo una sega sognavo di avere di fronte a me il bel culo di don Mario e di incularlo come avevo fatto l’altra volta. Non ce la facevo a resistere così mi recai in chiesa in cerca di don Mario per dirgli che avevo voglia. Lo trovai e gli dissi
“don Mario, possiamo vederci in privato?”
“Adesso sono impegnato con le confessioni. Non posso”.
Don Mario entrò in confessionale. Non potevo desistere e mi venne un’idea. Mi accodai ai ragazzi che attendevano di entrare il confessionale, facendo in modo di essere ultimo. Quando venne il mio turno non c’era nessuno dopo di me. Entrai, chiusi la porta del confessionale, mi girai e bussai alla grata. Don Mario aprì, mi riconobbe e mi disse:
“Descrivimi cosa è successo quando te lo sei menato l’ultima volta".
Mi misi in piedi e, con un certo timore che qualcuno entrasse e ci scoprissero, iniziai a descrivere l’ultima sega che avevo fatto; ma, continuando a descrivere i particolari, mi calai i pantaloncini e poi, con un po’ di fatica perché il mio uccello durissimo opponeva resistenza al calare delle mutande, mi tolsi anche quelle presentando al prete il mio bel cazzo eretto. Nel confessionale si sentiva fortissimo il solito profumo che mi faceva drizzare il cazzo eccitatissimo ed io lo chiesi a don Mario: “don Mario ma questo profumo io l’ho sentito da lei mentre ci menavamo il cazzo. Adesso io non me lo sto menando, come mai lo sento?”
“Perché sono io che me lo sto menando” – disse con voce ansante – “adesso, così come me lo menavo l’altro giorni quando ti ho chiesto i particolari su come ti fai una sega. Vuoi vederlo?” – feci cenno di si con la testa e lui si scostò la veste facendomi vedere il suo bel bastone stretto nella destra che lo stava accarezzando voluttuosamente. Poi, con voce rotta, aggiunse “Adesso, vedendo il tuo cazzo… ho tanta voglia di sborrare. Ahh… fammelo toccare dai… Che bello… duro… godo… sborro nelle mutande” e un fiotto di sborra schizzò addosso al prete che dopo un po’ rinchiuse la veste, mi guardò e mi disse:
“ Rivestiti e dammi un bacio.” - Mi rivestii e mi sporsi per dargli un bacio. Don Mario mi afferrò per la nuca e avvicinò la sua bocca, spalancata, alla mia bocca ancora chiusa. Con la lingua forzò delicatamente le mie labbra, entrò nella mia bocca e saettò in tutte le direzioni finché
si staccò e mi chiese: “Ti è piaciuto?” –“Si, tanto”.
Il giorno dopo mi precipitai all’appuntamento e don Mario venne ad aprirmi, mi invitò ad entrare, chiuse la porta e mi condusse subito in camera da letto. Mi baciò a bocca aperta e poi mi disse:
“Non spogliarti subito. Ti andrebbe di farti fotografare mentre ti spogli? Poi scegliamo quelle che ci piacciano di più e ce le teniamo per ricordo”
Era un’esperienza nuova e l’idea mi eccitava quindi accettai Vidi che aveva già montato la macchina fotografica sul cavalletto. Mi disse:
“Avrei pensato di invitare un amico a godere con noi. Ti disturba? Se non vuoi non lo chiamo, ma io ti consiglio di provare. Sarà bellissimo. Posso chiamarlo?” – Un po’ titubante feci cenno di si con la testa. “Scusa un attimo che faccio una telefonata”. Fece il numero all’apparecchio telefonico e dopo un “Pronto. Si” aggiunse “Per quella che ti avevo detto….. si quello. Adesso si. La chiave è al solito posto. Ciao”
Poi, rivolto a me “Sarà qui a momenti. Se vuoi possiamo cominciare con te”
Don Mario mi vide perplesso e mi disse “Non preoccuparti. Lo conosci anche tu. Vedrai. Non ci saranno problemi, anzi….. Dai, cominciamo. Mettiti li, in quello spazio e non preoccuparti di posare. Fai tutto naturalmente. Comincia col toglierti la maglietta poi tutto il resto ma fai tutto molto lentamente”
Sempre un po’ preoccupato iniziai a spogliarmi: tolsi calze e scarpe, la maglietta e, con molta attenzione, i pantaloncini. Poi afferrai i lembi superiori delle mutande e le feci scendere fino a scoprire i peli del pube. Mi fermai un poco e poi mi calai le mutande facendole volare con un calcio restando nudo davanti a don Mario ma con il cazzo morbido. Alzai bene lo sguardo e solo allora mi accorsi che accanto a don Mario c’era un altro prete, giovane anch’esso, che avevo visto di sfuggita qualche volta. Sorrideva. Mi disse “Non preoccuparti, fai come se non ci fossi. Anzi, facciamo così. Mi spoglio anch’io così sarai più a tuo agio.” Si tolse la veste e come don Mario la prima volta, sotto era nudo e bellissimo. Un bel fisico, spalle dritte, la pelle chiara e liscia, senza neanche un pelo Sul petto due capezzoli grossi e duri che invitavano a succhiarli e, abbassando lo sguardo, iniziava un po’ sotto l’ombelico il cespuglio di peli del pube formavano un bellissimo triangolo, coi peli ricci e folti e in mezzo il fiore di carne, il cazzo più grosso che io avessi mai visto. Era, così ad occhio, lungo come il mio ma molto più grosso e adesso mi sembrava proprio in perfetta tensione. Era verticale e, come il mio, arrivava quasi all’ombelico. Mi piaceva, mi è sempre piaciuto guardare il cazzo e a quella vista il mio uccello prese il volo indurendosi e drizzandosi in alto. Alla vista dei nostri due cazzi in tiro don Mario si tolse la veste, i pantaloni e le mutande che adesso aveva e si presentò col cazzo bello dritto anche lui. Adesso la situazione mi piaceva e dissi a don Mario:
“Facciamo qualche altra foto”. Col cazzo bello duro mi feci fotografare davanti e di profilo e mi eccitai tantissimo a prenderlo in mano, ad accarezzarlo, a scappellarlo. Don Mario mi diceva: “Bravissimo. Così! Sei proprio bello. Prendilo in mano ma solo con due dita… così … scappellalo lentamente, ecco, così! Tira la pelle del prepurzio, si la pelle che ricopre il cazzo, proprio quella, ecco, bravo cos’ la testa della tua minchia diventa lucida per la tensione”. Poi mi chiese: “Ti andrebbe se don Giorgio ci fotografa mentre ce lo meniamo o ce lo ciucciamo?” – “Mi piacerebbe moltissimo” - don Mario mi suggerì ancora bellissime pose: col suo cazzo vicino al mio,la mia bocca che bacia il suo, con la cappella dell’uccello in bocca, e così via. Avrei continuato così per tanto tempo ma don Giorgio disse:
“Adesso sdraiati supino nel letto. Prendi le pose che preferisci, sii naturale. Devi essere eccitato, arrapato e contento di far vedere il tuo bellissimo cazzo”
Io mi sdraiai e l’uccello si posò dolcemente sul ventre, mentre io allargavo un poco le gambe per mettere bene in evidenza i coglioni.
Don Giorgio non seppe resistere. Si sdraiò sul letto di fianco a me e, mentre don Mario continuava a scattare, mi offrì la sua bocca aperta per un bacio appassionato. La sua lingua esplorò tutta la mia bocca, si strusciò sulla mia in uno scambio di sapori e di sensazioni eccitanti. Poi iniziò ad accarezzarmi il petto, a toccarmi e titillarmi i capezzoli e mordicchiarli facendomi andare in estasi per il piacere che provavo. Mentre mi faceva tutto questo, con la sinistra aveva preso in mano il mio bastone e lo stava dolcemente accarezzando, facendo scivolare la pelle del prepurzio e poi, col pollice, solleticando il mio eccitatissimo glande.
A un certo punto don Mario disse:
“Perché non facciamo un 69 a tre?” si sdraiò anche lui sul letto ed ognuno di noi prese in bocca il cazzo dell’altro. Io scelsi quello di don Giorgio mentre don Mario succhiava il mio e don Giorgio quello di don Mario. Il cazzo di don Giorgio non mi stava tutto in bocca ma io ero al settimo cielo nel sentire il suo odore, nel gustare il suo sapore, nel sentire quel bel bastone che mi riempiva la bocca; intanto che lo ciucciavo con le mani gli accarezzavo le palle poi gli tiravo fino all’impossibile la pelle del prepurzio per lasciare in piena goduria la testa del cazzo. Non avevo esperienza e non mi accorsi quando don Giorgio, eccitatissimo e con la schiena inarcata, mi lanciò un primo schizzo della sua crema in bocca; poi estrasse rapidamente l’uccello e lanciò gli schizzi successivi sulle lenzuola chiedendomi “Scusa se non ti ho avvertito. Ti piace la mia sborra?” Era la prima volta che l’assaggiavo e non mi piacque tanto. In seguito avrei imparato. Mi limitai a non rispondere. I due miei compagni proseguirono nel loro pompino finché, quasi simultaneamente
sborrarono uno in bocca all’altro gustandosi reciprocamente gli schizzi di sperma.
Ci alzammo e don Mario mi propose
“Mettiti bocconi, col culetto per aria, così facciamo delle foto anche al tuo mappamondo”
Eseguii. Don Mario cominciò a scattare consigliandomi varie pose
“Stringi un po’ le chiappe, bene, così... adesso rilassati, tranquillo … volta la testa di fianco ecco… allarga un po’ le gambe… fai vedere i coglioncini. così, bravo, che bel culetto che hai, è roseo, vien voglia di baciarlo, toccarlo, palparlo …” Così dicendo il prete mise giù la machina fotografica e cominciò ad accarezzarmi le chiappe, lentamente, dolcemente, chiamandole
“Chiappe di velluto. Da massaggiare, da baciare” e cominciò a riempirmi di baci. Poi allargò un poco la fessura fra le chiappe e mi passò il dito solleticando il buco del culo. Lo fece un po’ di volte, avanti e indietro e poi mi disse
“E’ troppo bello, voglio leccartelo”; mi allargò ancora un po’ la fessura e affondò la testa fra i miei due emisferi; poi mi leccò il buco del culo, con molta saliva facendo scorrere la lingua su e giù; ogni tanto stringeva la lingua facendola penetrare un poco nel mio buchetto assatanato e voglioso. Il prete continuava nelle leccate ed io non resistetti dal desiderio ed esclamai “Mi piace, mi piace tanto, mi ha fatto venire tanta voglia di prenderlo dentro. Datemelo, inculatemi!” Don Giorgio fece un salto sul letto, si pose a gambe incrociate tipo yoga di fronte a me mise davanti alla mia bocca il suo uccellone dicendo “Leccalo … dai troietta, fammi godere!” Io mi affrettai a baciare e leccare quella bellissima asta mentre don Mario continuava a leccarmi il buco del culo portando il mio desiderio al parossismo. Non resistevo a quasi gridavo “Mettetemelo dentro, lo voglio!!!” don Giorgio a quel punto mi prese i capelli, mi fece sollevare la testa e, guardandomi negli occhi mi disse “Ti piace tanto il cazzo, vero? Lo vuoi tanto nel culo, ti piacerebbe esse sverginato da noi?” – “Si mettetemelo dentro” don Mario non attese altro. Si allontanò un momento, prese un vasetto di crema e me la spalmò sul buco del culo e disse “Allora adesso ti svergino io che ho il cazzo meno grosso, poi anche don Giorgio ti farà godere.” E senza aggiungere altro puntò la testa del suo cazzo sul mio buchetto roseo e, delicatamente ma progressivamente, la spinse dentro finché tutta la testa superò lo sfintere. Io ero così eccitato dall’attesa di un cazzo in culo che provai subito piacere; don Mario non mi chiese niente e spinse decisamente il cazzo nel mio culo che lo accarezzò voluttuosamente, lo strinse in un caldo abbraccio e lasciò che scivolasse dentro fino in fondo gustando ogni centimetro di quella calda e pulsante stessa.. Prima che cominciasse ad andare vanti/indietro don Giorgio che aveva sempre il suo cazzo vicino alla mia bocca mi riprese la testa e mi disse “Bel verginello, sei stato sverginato e stai godendo, vedo. Allora bella troietta adesso ti prendi in bocca il mio uccellone e, mentre Mario ti sfonda il culo tu ad ogni colpo ti succhi la mia verga.” Non aspettavo altro. Volevo godere e stavo godendo col cazzo in culo e il cazzo in bocca. Una inculata bellissima. Don Mario ad un certo punto si interruppe e disse a don Giogo “Adesso allargaglielo tu!” I due si scambiarono di posto e, senza attendere un attimo don Giorgio puntò la testa del suo cazzo sul mio buchetto che lo aspettava senza alcun timore. La nerchia entrò scivolando nel buco del culo già bagnato dall’inculata precedente. Era grosso ma io non sentii male. Volevo assolutamente il cazzo e mi piaceva troppo sentirlo dentro. Don Giorgio mi inculò alla grande e ad ogni colpo mi diceva qualcosa di eccitante “Troietto, sei proprio un troietto, una baldracca. Sei la mia puttana… ti monto… sei la mia vacca. Godi puttanello… mi piaci tanto. Sei un succhiacazzo. Cazzo, che bel culo che hai. Ti sfondo… ti sfondo… ti sborro dentro … prendilo… sborrooo!!” e con quest’ultimo grido mi riempì di sborra il buco del culo e, in parte, scaricò dello sperma sulla mia schiena, mentre anche don Mario sborrava schizzando tutto il suo sperma sulla mia faccia; cosa che mi piacque moltissimo anche perché il prete mi leccò tutta la faccia per gustare il suo sperma su di me.
Era stata una inculata meravigliosa.
Purtroppo non durò molto perché don Giorgio dopo qualche tempo venne allontanato perché beccato a leccare la figa di una verginella mentre don Mario venne ad un certo punto trasferito in un’altra città.
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