Il primo sito di Annunci erotici italiano, scambio coppie, racconti ed esibizionismo.       Siamo 251.634        Ora online 1.477
Entra




Torna all'indice dei Racconti Erotici Gay & Bisex

Gay & Bisex


L'INSEGNANTE DI SESSO

           di franzisco

 Scritto il 04.05.2011    |    Visualizzazioni: 24.660  |    Votazione 7.8:

Come molti ragazzi della mia età ho scoperto presto che menarsi il pisello dava piacere. Così l’ho sempre fatto anche se le prime volte, ad un certo punto, sentivo come una vampata di calore e il pisello da duro si ammosciava. La cosa è andata avanti così per molto tempo finchè, un giorno, assieme alla vampata di calore dalla fessura del pisello è uscito un piccolo getto di crema bianca. La cosa mi ha stupito ma non me la sentivo di chiedere ai miei compagni che mi avrebbero canzonato. Ormai avevo 13 anni.
In quel periodo andavo ancora a confessarmi, circa una volta al mese, ed i miei peccati erano i soliti “Ho saltato la messa, ho disobbedito ai miei genitori, ho litigato coi compagni, ecc.” Così un giorno che ero in confessionale, don Mario, ascoltato il mio elenco di peccati, improvvisamente mi chiese:
“Ma tu non ti meni mai quel coso che hai davanti? Tra l’altro, come lo chiami?”
“Pisello”
“Ah Capisco!” disse don Mario che aveva capito benissimo la mia ingenuità – “Sappi che quello non si chiama pisello ma si chiama cazzo. Ripeto tu non ti meni mai il cazzo?”
“Qualche volta” - “Per menartelo cosa fai. Aspetti che ti diventa duro e apri la patta e te lo tiri fuori dai pantaloni o ti cali i pantaloni e le mutande e lo lasci libero?”
“Veramente apro la patta e…” – Don Mario mi interruppe – “Se hai il cazzo duro farai fatica”
“Si, faccio fatica ma non sempre sono in posti dove posso calarmi i pantaloni e le mutande. Quando sono qui in oratorio, ad esempio, se mi viene voglia corro nei bagni ma li apro solo la patta e me lo meno”
“Hai ragione. Prima di menartelo ci pensi, pensi alla forma del cazzo, al piacere di menartelo oppure tutto succede improvvisamente?”
“No. Ci penso sempre prima. Tante volte ho voglia di menarmelo ma sono in strada o sono in giro e se posso corro subito a casa, nel bagno, e allora si che mi posso togliere pantaloni e mutande, prendere in mano il cazzo e menarmelo”
“Non ti viene voglia di toglierti tutto, metterti nudo davanti allo specchio, guardarti il cazzo bello duro, prendertelo in mano e menartelo?”
“Non ci ho mai pensato. Proverò nella mia camera dove c’è uno specchio grande”
“Quando te lo meni usi due dita oppure impugni completamente il tuo cazzo, gli scappelli la testa facendo andare la pelle avanti e indietro?“
“Me lo impugno tutto nella mano. Veramente non ci sta tutto nella mano perché è più lungo della mia mano” –
“Caspita. Hai il cazzo bello lungo allora!” esclamò Don Mario che pose
la successiva domanda ansimando leggermente
“Prima di menartelo lo guardi bene, lo ammiri bello duro, lo palpi un poco epoi lo accarezzi lentamente oppure te lo meni velocemente e subito?”
“Me lo meno subito” risposi. E lui , con voce sempre più ansimante
“E’ un peccato. Si deve sempre ammirare il cazzo prima di menarselo e lo si deve menare lentamente. Se vuoi un giorno, quando te lo dirò io” – e qui la voce ansimava – “ti farò vedere come si mena il cazzo. E dimmi, quando te lo meni con la destra, con la sinistra ti accarezzi le palle oppure fai tutto con una mano?” – “Faccio tutto con una mano” – “E’ bello accarezzare le palle mentre te lo meni, Dà più partecipazione. Ricordatelo.”
Ormai la voce di Don Mario un soffio intermittente fra una parola e l’altra. Mi domandò: ”E ad un certo punto non è successo qualcosa di particolare?”
“Si, ad un certo punto ho provato tantissimo piacere, mi è venuta voglia di spingere il cazzo tutto in avanti e dalla punta è uscito un fiotto di crema. E’ sbagliato?” – Don Mario, con voce rotta e ansimante, mi disse:
“Non è sbagliato. Guarda che il cazzo quando è bello duro si può chiamare in tanti altri modi: uccello, nerchia, bastone, ecc. Li imparerai, e la crema che emette il cazzo quando è contento di essere menato si chiama sborra o sperma. Te ne esce tanta?” Nel fare quest’ultima domanda don Mario ansimava forte e parlava proprio con voce spezzata, come se fosse preda di una grande emozione; lo sentivo agitarsi sulla sedia e percepivo un movimento ritmico, accompagnato da un odore che mi eccitava tantissimo e mi faceva indurire il cazzo. Era un odore o meglio, per me un profumo nuovo e penetrante che mi risvegliava i sensi e mi faceva venir voglia di menarmelo Dovevo rispondere e dissi
“A me sembra tanta” – “Quando esce cosa fai: la raccogli nella mano o la fai cadere per terra o nel bagno?” – “La faccio cadere nel bagno” –“Hai mai provato ad assaggiarla?” – “No” – “Provaci, ha un buon gusto. Quando sei al massimo della sega il cazzo ti fa impazzire di gioia ed emette la sborra che puoi raccogliere in una mano ed assaggiare” – Momento di pausa, mi sembrava che il movimento ritmico fosse accelerato. Don Mario stette zitto per un momento e poi mi disse
“Adesso vai e di agli altri di aspettare perchè debbo allontanarmi un momento". Poi, come se se ne fosse ricordato all’ultimo momento, mi disse
“Sei perdonato. Vai” .Io me ne andai e anche Don Mario uscì, un po’ rosso in viso, e si allontanò verso il suo appartamento.
Avevo trovato il mio insegnante di sesso.
Le mie confessioni successive divennero sempre più articolate. Io spiegavo con dettagli le mie seghe mentre don Mario con voce sempre più ansimante, mi spiegava i vari termini: sega, masturbarsi, cespuglio di peli, pube, glande, testa del cazzo, prepurzio, ecc.. Ad un certo punto quel profumo particolare all’interno del confessionale aumentava e don Mario mi congedava, usciva e si dirigeva a casa sua.
Io ero sempre in attesa che i facesse vedere, come mi aveva promesso, come menarmi il cazzo lentamente.
Un giorno, in oratorio, di pomeriggio, don Mario mi fermò e mi chiese
“Tu sai usare il computer?” – “Si” – “Senti. Avrei bisogno di uno che mi aiuti ad inserire nel computer tutte le iscrizioni dell’oratorio estivo ed io in queste cose sono un po’ imbranato. Mi aiuteresti? – “Certamente. Quando ha bisogno?” – “Anche adesso. Andiamo su in casa mia”
“Va bene” – Ci avviammo a casa del prete. Entrati lui chiuse la porta, mi portò nel suo studio ove c’era già aperto un computer e mi spiegò il lavoro da fare. Iniziai e don Mario mi disse: “Vai avanti da solo. Io vado di la un momento” e si diresse verso la sua camera da letto, chiuse la porta dietro di se ed io proseguii nel mio lavoro.
Ad un certo punto, improvvisamente, lo schermo del computer si oscurò e dopo qualche secondo sullo schermo apparvero due uomini nudi che si palpavano l’uccello l’un l’altro, il tutto accompagnato da una musica ad alto volume. A quel rumore don Mario uscì dalla sua camera e venne da me, vide quello che c’era sullo schermo, sorrise E poi mi domandò:
“Ti piace?” I due nel frattempo si stavano palpando e baciando “Non c’è niente di male. E’ bello essere nudi. Non vergognarti delle tue nudità, anzi! Vuoi provare a metterti nudo? Guarda, lo faccio anch’io” e così dicendo aprì la veste e lascio cadere l’abito talare. Sotto era completamente nudo e si vedeva bene il cazzo in mezzo alle gambe circondato da un folto cespuglio di peli. Don Mario mi incitò nuovamente “Dai, prova a metterti nudo, metti in mostra il tuo cazzo. Fai come loro” – Così dicendo mi invitò a guardare la televisione dove iniziarono a scorrere foto di ragazzi come me, scattate in sequenza, che si spogliavano e presentavano in primo piano alla macchina fotografica, il loro cazzo bello grosso, dritto e duro e questo mi eccitava veramente. Nelle foto riconobbi alcuni miei compagni di oratorio. Allora mi spogliai e rimasi nudo, col cazzo che ormai era durissimo. Don Mario mi guardò e mi disse “Come sei bello. In questi mesi ti ho immaginato continuamente ma la realtà supera la fantasia. Hai un uccello di dimensioni veramente notevoli” Mentre continuavo a guardare le foto nel televisore don Mario mi si avvicinò e cominciò ad accarezzarmi il petto, passò la mano sui capezzoli e me li strinse delicatamente fra l’indice e il pollice, tirò il mio cazzo verso il basso, lo rilasciò quasi subito ed il mio uccello volò immediatamente verso l’alto. Il prete ripeté l’operazione un po’ di volte poi disse “Ti avevo promesso di farti vedere come menare bene l’uccello. Ecco come si fa” prese in mano il cazzo durissimo e iniziò una sega lenta e eccitante. Faceva scorrere lentamente, come una carezza, la pelle del prepurzio fino a fondo e poi risaliva accarezzando il glande; poi scappellò il mio tarello, tenne la pelle tesa così da far risplendere la testa del cazzo, si leccò l’altra mano, la usò per impugnare il mio manico e la fece scivolare avanti e indietro finché io, al colmo dell’eccitazione, non emisi un bel getto di sborra che finì parte sulla faccia e a parte in bocca al prete che se la gustò completamente. Beato don Mario mi guardò e mi disse “Ti è piaciuto?” – “Tanto” – “Ti va di fare una bella sega anche a me?” – “Certo” – Impugnai la sua verga che era grossa e dura ma non raggiungeva le dimensioni della mia, e feci andare avanti/indietro la mano ed allora percepii nuovamente il profumo eccitante che sentivo anche in confessionale: ecco da dove viene!”. Continuai a menargli il cazzo finché anche il prete emise più di un fiotto di sperma che cadde sul pavimento. Don Mario ripulì ed io continuai a guardare quelle foto che mi eccitavano veramente. Nel giro di qualche minuto già sentivo il desiderio e lo stimolo di rifarmi una bella sega. Lo dissi al prete che mi rispose “Adesso possiamo fare di meglio. Guarda queste foto diverse dalle precedenti. Sullo schermo cominciarono a scorrere foto di ragazzi, belli, nudi, che si masturbavano a vicenda. Poi un film nel quale c’erano un ragazzo e don Mario, entrambi nudi, entrambi col cazzo duro. Il ragazzo, che sembrava della mia età, prendeva in mano l’uccello del prete, lo palpava poi, si chinava, si inginocchiava di fronte a lui, baciava la cappella del cazzo e poi delicatamente, si metteva il cazzo in bocca. Rimasi stralunato e il prete mi disse “Ti piace?. Si chiama bocchino o pompino. Vuoi provare? Te lo prendo prima io, va bene?” – “Si” Don Mario si pose di fronte a me, mi diede un gran bacio sulla bocca, poi si inginocchiò, scappellò il mio uccello che si stava risvegliando e gli accarezzò la testa con una languida ed umida slinguata. Il piacere era così grande che non potei fare a meno di spingere il mio bacino con uno scatto in avanti, infilando così il mio uccello in bocca al mio compagno, che provvide subito a contornarlo con le labbra, succhiarlo e poi risalire lungo l’asta per succhiare la cappella con un movimento che mi piaceva tanto. Il prete eseguì un pompino fantastico ma non lo finì perché un bel po’ prima che potessi arrivare, si alzò e mi propose di metterci sul letto dove mi spiegò la posizione per un 69. Lui si mise supino ed io sopra di lui; riuscivo a prendere in bocca il suo cazzo e a slinguarlo, baciarlo, menarlo, succhiargli la testa, insomma farlo godere mentre lui mi lavorava le chiappe e il culo che riusciva a raggiungere e ad accarezzare con la lingua tenuta larga come una spatola e che mi eccitava tantissimo. Ad un certo punto sentii che aumentava la tensione, il suo cazzo era così in tiro da far fatica a muoverlo, la sua schiena arcuata e sollevata faceva capire che stava per arrivare, così tolsi la bocca, gli menai due o tre volte l’uccello e lui sborrò di nuovo riversando tutto lo sperma sulla sua pancia. Il prete si alzò raccolse, si diede una pulita e poi mi chiese “Ti è piaciuto?” – “Si, tanto. Però avrei voluto anch’io sborrare nella sua bocca” – “Possiamo fare di meglio. Puoi sborrarmi nel buco del culo e godere tantissimo. Vuoi provare? Ti faccio vedere come si fa” e così dicendo fa scorrere sulla televisione un filmato che descrive minuziosamente per immagini, una penetrazione. Voglio provare e lo dico al prete che mi da un altro grosso bacio, da un cassetto prende un tubetto di crema, se la spalma sul buco del culo poi prende il mio uccello ancora bello duro per il pompino interrotto, lo cosparge di crema, poi lui si mette alla pecorina sul letto e mi invita a salire per incularlo. Io eseguo, mi metto col cazzo all’altezza del suo buco del culo, prendo la mira, appoggio la punta della cappella ormai violacea per la tensione e spingo per entrare.
“Ahhh!” grida il prete ed io mi fermo. “Aspetta un attimo” –Mi dice– “Ce l’hai bello grosso. Fa male. Ecco, adesso sta passando. Entra adagio, per favore!”. Obbedisco. Mi fermo un attimo ma poi non resisto con un colpo deciso infilo il mio manganello fino in fondo. Il prete si lamenta un poco ma poi mi dice “Avanti. Fallo andare avanti/indietro. Scopami e godi. Io obbedisco e provo un grande piacere. Il mio cazzone stantuffa benissimo e gode tanto, meglio di qualunque sega. Lo faccio andare fino a fondo, fino al punto in cui le mie palle sbattono contro le sue chiappe. Quando sono al massimo della goduria sborro tutta la mia crema nel suo buco del culo; poi estraggo il cazzo e mi butto sul letto un po’ esausto.
Il prete si gira, si pulisce della crema che cola lungo le sue gambe e poi mi chiede
“Piaciuto? Hai goduto tanto?” – “Si” –risposi
“Sono contento “ –disse don Mario– “Adesso vai. Ogni volta che avrai voglia di godere con me, cercami e io sarò a tua disposizione".
E’ stato bello per tanto tempo...

Sono graditi i vostri commenti che potete inviare a gianfranco.1@tiscali.it


Votazione del Racconto: 7.8
Ti è piaciuto??? SI NO


Disclaimer! © Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.



Commenti per L'INSEGNANTE DI SESSO:





Per lasciare un commento fai il login o unisciti a noi, è gratis!

SexBox




Sex Extra