Dopo il liceo, scelsi di iscrivermi all'università e per fare questo dovetti lasciare il mio paese e trasferirmi nella grande città. I miei genitori presero contatto con una loro vecchia parente e fu così che iniziai ad abitare in casa con lei. Ma, dopo qualche mese, sentii il bisogno di cercarmi una situazione più mia, dove non mi sentissi condizionato o comunque controllato.
A lezione avevo simpatizzato con un ragazzo del sud e parlando gli chiesi se per caso conoscesse qualcuno che affittasse un posto letto nei pressi dell'università. Lui ci pensò un attimo e poi mi parlò di un suo zio, che forse avrebbe potuto fare al caso mio. Gli chiesi di farmi sapere, perché avevo intenzione di trasferirmi il prima possibile.
Il giorno dopo, il mio amico mi fece avere il numero e quella stessa sera - dopo le lezioni - chiamai e fissai un appuntamento dopo cena all'indirizzo che mi fu detto. Arrivai con qualche minuto di anticipo e per fare bell'impressione mi vestì coi miei jeans più carini e un maglioncino stretto con una lampo da un lato del collo. Ad aprirmi fu Sergio, il cugino del mio amico. Mi salutò con un bel sorriso e mi fece accomodare in casa, invitandomi ad entrare e a mettermi a mio agio. Sergio poteva avere - occhio e croce - una quarantina d'anni, ben portati. Alto, moro, con un filo di barba e un bel profumo di maschio. Si scusò per avere indosso la tuta, ma io scherzando dissi: "Sei a casa tua ... ma figurati!". E lui, con tono altrettanto scherzoso: "Di solito giro nudo per casa, per cui la tuta è già tanto!". Quella frase avrebbe dovuto o potuto mettermi in imbarazzo, ma in realtà ci risi sopra e non so come mi uscì qualcosa del tipo: "anche se girassi nudo, sarebbe comunque un gran bel vedere!". Lui strizzò l'occhio e aggiunse solamente: "buongustaio!".
Sergio mi preparò un crodino e poi d'un tratto si offrì di mostrarmi la casa. In generale potevo vedere da me che la casa non era affatto male e già sapevo che avrei accettato. C'era però un ... però.
Sergio, che di professione faceva il camionista e che rientrava solamente il fine settimana, non aveva mai affittato altre stanze, per cui quella che sarebbe dovuta essere la mia stanza, non aveva proprio il letto, cioè rete, materasso e cuscini. Mi disse, però, che se fossi stato interessato a prendere la stanza, avrebbe provveduto prestissimo ad organizzarmi le cose. A me la casa era piaciuta e quindi gli diedi subito conferma.
Fu allora che Sergio si fece sotto, dicendo: "Se vuoi puoi venire ad abitare qui da stasera stessa. Te
l'ho detto, io sto via tutta la settimana. Puoi dormire a letto con me, almeno per questi primi tempi. Tra una decina di giorni ti prometto che ti farò avere il letto nella tua stanza!".
Io non ci pensai due volte e, anche se non avevo con me le mie cose, approfittai e accettai l'offerta. Avvisai la signora che non sarei rientrato e mi feci prestare un cambio per la notte.
"Prenditi il mio pigiama. Io dormo nudo: te l'ho detto! Ti dà fastidio?"
"No, anzi. Casomai dormo anch'io nudo."
Passammo quindi un po' di tempo a parlare seduti sul divano.
"Hai la ragazza?" - mi chiese Sergio in maniera incalzante.
"No, non ce l'ho. E tu?", risposi io.
"Ho un paio di puttane che ogni tanto mi porto a letto e che mi scopo"
"Spero solo che stanotte io non ti abbia rovinato la festa?" - domandai con aria da furbetto.
"Questo è da vedere. Se in piena notte mi dovesse venire voglia, attento che mi giro e mi t'inculo".
Lo disse ovviamente scherzando ma a me quella frase scatenò una tale voglia!
"Se sento quaslcosa di duro, dovrò preoccuparmi allora!", dissi ridendo.
"Io direi di si, visto che è una settimana che non scopo!"
"La tua puttana è fortunata allora, se ogni volta te la scopi dopo una settimana di digiuno!!" - fu la mia provocazione.
"Dovresti sentire come strilla e come gode la troia!"
Mentre diceva così, vidi la sua mano stringersi l'uccello, che nel frattempo gli si era indurito al solo pensiero. "Cazzo, mi si è addrizzato a parlare di queste cose. Adesso so' cazzi tuoi!", mi disse mentre infilava una mano dentro la tuta e lasciava che il suo cazzo facesse capolino da sopra l'elastico.
"Dici che devo cominciare a preoccuparmi?" - scherzai io.
"Tu? Preoccuparti?!? Ma se si vede lontano un miglio che sei abituato a succhiare cazzi! E poi, se sei amico di mio nipote, non puoi che essere finocchio come lui!"
Un po' l'avevo sopettato del mio amico, ma sinceramente non se n'era mai parlato. Adesso ne avevo la certezza ma, soprattutto, adesso sapevo che stava per succedere qualcosa in quella casa.
Sergio si alzò dal divano e si piazzò in piedi di fronte a me. Mi prese per i capelli e mi spinse la testa contro il suo pacco. Attraverso la tuta potevo misurare la durezza e le dimensioni del suo cazzo gonfio. Sergio mi strusciava il suo bozzo sulla faccia, mentre mi teneva bloccato con la forza. "Senti se ti piace questo di cazzo!" "Stanotte la fai tu la puttana!" "Che bocca da pompinara che ti ritrovi. L'ho subito capito, sai?"
Si abbassò la tuta e tirò fuori 23 cm di cazzo.
"Apri la bocca! Fammi vedere cosa vi insegnano all'università! Sicuramente avrai un gran da fare a succhiare il cazzo ai tuoi professori!"
Sergio mi spinse l'uccello in gola e cominciò a scoparmi la bocca con una foga incredibile. Lo sentivo ansimare e dire frasi a voce alta: "Puttana! Se ti fai scopare bene, ti faccio godere come una maiala. Altro che quei mezzi finocchi dei tuoi amichetti! Un cazzo così sarai tu a venirmelo a chiedere ogni volta!"
Mi alzò, mi mise a 90° con le mani appoggiate alla spalliera del divano, mi leccò il buco del culo, si bagnò la cappella e poi mi infilò tutto il cazzo in culo, facendomi urlare e contorcere dal bruciore.
"Non fare la verginella con me! Hai il culo stretto, ma chissà quanti cazzi hai preso fino ad oggi!". E mentre lo diceva, mi sbatteva forte senza ritegno. "Te lo sfondo questo culetto da troia! Sei proprio un bocconcino delizioso. Ti faccio camminare col culo rotto, vedrai"
Io - dal canto mio - mi dimenavo e godevo forte. Sentivo dolore ma mi piaceva essere scopato da quel camionista arrapato. Potevo vedere l'intera scena attraverso uno specchio che era in sala.
"Guardati quanto sei troia! Tu non vuoi una stanza. Tu vuoi un cazzo che ti scopa. Non è vero?"
"Si, sbattimi! Lo voglio tutto dentro fino alle palle"
"Ce l'hai tutto dentro, puttana!. Hai un culo aperto bellissimo. Meglio di una cagna!"
Sergiò mi scopò per diversi minuti ancora, finché non lo sentì aumentare il ritmo e sospirare sempre più affannosamente.
Al massimo dell'eccitazione, sentì il suo cazzo uscirmi tutt'assieme dal culo e Sergio prendermi per i capelli, girarmi e dirmi: "Apri la bocca, zoccola! Adesso ti sborro in gola! Tira fuori la lingua, puttana! Siiiiiiii ..... vengooooooo .... succhia ..... ingoia ..... troiaaaa!"
Ingoiai tutta la sua sborra e leccai quella che mi colava dalle labbra.
Sergio mi spinse tutto il cazzo in gola e mi tenne la testa immobile mentre scrollava il suo uccello nella mia bocca. Poi mi disse: "Allora la prendi la camera?!"
Ed io: "... secondo te?", mentre finivo di leccarmi la sborra dalle dita, con aria maliziosa.
"Sei proprio una gran troia!" - disse lui - "Mi aveva informato bene mio nipote!"
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