Ero in Napoli.
Era stata una giornata di lavoro faticosa e che si era protratta fino alle 22.30. Ero arrivato al mattino e contavo di ripartire il pomeriggio. Ma avendo terminato così tardi non mi restava che andare in albergo e poi ripartire il giorno dopo. Telefonai ad un paio di alberghi ma non avevano camere. Un collega allora mi suggerì il nome di una pensione che era nelle vicinanze.
“E’ un posto modesto” – mi disse – “ma pulito”.
Accettai il suggerimento e mi avviai verso la pensione, dopo aver acquistato in farmacia dentifricio, spazzolino per denti. Non c’era altri negozi aperti e quindi avrei dormito senza pigiama. Come valigia avevo una quarantotto ore.
Arrivato alla pensione, al banco della reception c’era un signore anziano ed, in attesa, una coppia che stava mostrando le proprie carte di Identità. Il portiere assegnò una camera, consegnò la chiave ed i due si avviarono senza che nessuno si fece vivo per accompagnarli.
Mi avvicinai al banco, chiesi la stanza, presentai la mia carta di identità ed il portiere mi assegnò la camera e diede la chiave della mia camera ad un giovanotto che prima non avevo notato e che mi disse:
“Mi dia il bagaglio. L’accompagno in camera”
Rimasi un po’ sorpreso per la differenza del trattamento; poi pensai che probabilmente gli altri due era li solo per scopare e non importava altro. Salimmo in camera, il giovanotto mi fece entrare ed entrò a sua volta, posò la mia valigia sulla scrivania e poi si avvicinò a me, mi mise una mano sulla patta e, accarezzandola, mi disse
“Me lo dai il tuo cazzo?”
Per la sorpresa feci un piccolo salto indietro. Mi ripresi quasi subito, lo guardai, e risposi, ben felice di aver trovato un altro gay
“Ma tu sei in servizio. Come facciamo”.
“Smonto fra dieci minuti”
“Allora fra dieci minuti Sali e portami una bottiglia di minerale” – “Vabb’uono”.
Uscì ed io mi spogliai completamente per farmi una doccia di cui ne sentivo il bisogno dopo quella giornata di lavoro. Lasciai la porta della camera aperta e mi infilai sotto la doccia.
Non so quanto rimasi ma quando uscii sentii bussare alla porta e dissi “Avanti”.
Entrò un ragazzetto, forse di 15 anni, con la bottiglia di minerale. Io ero nudo e un po’ sorpreso esclamai
“Ma non doveva venire quel giovanotto?” .
“E mo’ ci sono io. E che mi volete negare tutta quella grazia di Dio che tenete fra le cosce? Anch’io smonto alle 22.30 e dopo …” e nel dire questo posò la bottiglia sulla scrivania e si spogliò.
Era una sorpresa bellissima. Quando fu
nudo di fronte a me si avvicinò e cominciò ad accarezzarmi la faccia. Poi scese sui pettorali e mi passò la mano sui capezzoli che pizzicò, prima delicatamente e poi con sempre maggiore energia fino a farmi emettere dei piccoli lamenti. Aumentò la forza dei pizzicotti, poi pose la bocca su uno dei due e lo tormentò con piccoli morsi. Mi misi a mugolare e lui, per tutta risposta incrementò la forza del morso e quando mi sfuggì un “basta!” accarezzò con la lingua il mio capezzolo martoriato e che ora riceveva con somma goduria quelle carezze scivolose.
Il ragazzo ci sapeva fare!
Lo abbracciai e, sospingendolo leggermente, lo feci sdraiare sul letto.
Mi sdraiai accanto a lui ed iniziai a mia volta ad accarezzarlo sui capezzoli e facendo questo avvicinai lentamente la mia bocca alla sua bocca che finalmente raggiunsi e baciai appassionatamente, a bocca chiusa ma mordicchiandogli le labbra, succhiandogliele; poi, finalmente, gli spalancai la bocca per riceve la sua bocca spalancata e la sua lingua che saettava piacevolmente intrecciandosi con la mia lingua. Rimasi a baciarlo con la bocca aperta per un lunghissimo periodo di tempo. Avrei voluto che non finisse mai. Mentre ci baciavamo la mia mano era scesa lentamente, accarezzandogli la pelle vellutata, fino a raggiungere il suo bel cazzo turgido che aspettava solamente si essere impugnano e menato per una goduriosa sega.
Fu lui a staccarsi per primo, mi abbracciò e mi strinse a se, rotolandosi nel letto e arrotolandomi con lui. Poi si staccò dall’abbraccio e mi disse (in napoletano ma qui non sarei capace di tradurlo):
“Fatemi vedere bene quel bel cazzo che vi portate. Facciamo un bel 69?”
C’era bisogno di domandarlo. Non chiedevo di meglio.
Lo misi sotto e mi inquadrai vicino alla sua minchia. Gli scappellai ben bene l’uccello al quale diedi un grosso bacio sulla cappella. Ammirai quel tarello che già troneggiava eretto in mezzo alle gambe, lo impugnai con entrambe le mani quasi temessi che potesse sfuggirmi, e siccome era già ben scappellato gli leccai la cappella con la lingua il più allargata possibile e, dopo quelle scivolose leccate, bacia la testa del cazzo più e più volte, lo attirai verso di me e, sempre con la lingua, gli titillai il filetto.
Aveva un uccello fremente e così teso che sembrava volesse sparare sborra da un momento all’altro. Allora con le labbra, partendo dalla punta dell’uccello, gli accarezzai tutta la nerchia e, lentamente la feci scivolare nella mia bocca facendo molta attenzione a mantenere la testa del suo cazzo ben scappellata e tesa. Continuando lentamente feci scivolare il suo cazzo fino in fondo alla gola. Era proprio un bell’uccello, grosso e lungo (considerata la presunta età del ragazzino); doveva essere lungo almeno 17 cm.
Con quella verga meravigliosa in bocca inizia un su/giù che mantenni sempre con lo stesso ritmo mentre col mio cazzo fottevo nella bocca del ragazzino. A un certo punto mi accorsi che cominciava a mugolare mentre si dimenava sempre più con il bacino. Fremeva dal piacere. Iniziò ad inarcare la schiena, sempre con maggior tensione finché diede un violento colpo di bacino verso l’alto costringendomi a togliere il cazzo dalla bocca, e dalla cima di quell’uccello in volo uscì un fiotto di sborra denso e caldo che si depose in parte sulla sua pancia ed in parte sul suo cespuglio di peli; mi affrettai a riportare il suo cazzo in bocca per gustare almeno un po’ di quella meravigliosa sborrata.
Mi ripulii le labbra con la lingua leccando le ultime gocce di sperma; poi mi girai pronto per alzarmi ed incularlo ma lui fu più lesto di me. Mentre ero ancora supino si alzò, mi mise prima le mani sul petto e dicendomi - “Stai fermo. Ci penso io!” – poi puntò il suo buco del culo sulla punta del mio cazzo e con un colpo deciso se lo infilò tutto a smorzacandela. Poi iniziò a muoversi su e giù.
Lo faceva bene e io godevo; mi piaceva vedere il suo cazzo, ormai moscio, che ballava assieme con lui e mi faceva piacere sentire il mio cazzo nel suo culo.
“Adesso basta” gli dissi. “Perché?” mi chiese lui un po’ sorpreso. “Perché voglio essere io ad incularti e non tu che ti fai inculare”
Capì al volo, estrasse il mio cazzo, attese che io fossi in piedi, in posizione adatta e mi mise le gambe sulle spalle. Non esitai. Puntai il mio uccello durissimo sul suo buco del culo e con un colpo deciso lo feci scivolare dentro. Quando sentii le palle sbattere contro le chiappe iniziai a far scorrere il cazzo avanti/indietro e godere mentre il ragazzetto mi incitava
“Dai ancora si così vai in fondo, ancora, datemi il cazzo. Fottetemi”. Ed altre parole in napoletano che non so certamente tradurre.
Ero eccitatissimo ed al colmo della tensione sfondai quanto più possibile quel bel culetto e con un colpo deciso finale, lo riempii di sborra.
Estrassi l’uccello ricoperto di sborra e lui si affrettò a prendermi il cazzo in bocca per assaporare la crema che era rimasta.
“Hai goduto?” chiesi.
“Benissimo” La prossima volta che venite a Napoli avvertitemi prima così avremo più tempo per fare il comodo nostro.”
E’ stato fantastico e, per un anno circa, ogni volta che mi è capitato di passare per Napoli, ho avuto delle serate bellissime. Purtroppo, per lavoro, poi si è trasferito in altra città e le nostre belle serate sono terminate.
Sono graditi i vostri commenti che potete indirizzare a francowriter@alice.it