Il mercoledì successivo, appena entrato, mi portò nello sgabuzzino e mi disse “Spogliati come l’altra volta” – attese che fossi nudo e poi aggiunse
“Non ti mettere niente, entra così nudo, tanto …” e mi fece entrare nella saletta completamente nudo. Stavolta c’era un po’ più di luce e vidi subito che c’erano altre persone, in piedi, quasi ad attendermi. Io ero sempre estasiato delle figure sullo schermo. Due bei ragazzi erano sdraiati su un letto, si abbracciavano e ciascuno aveva in mano il cazzo dell’altro. Che bei fisici! E che bei cazzi! Grossi, non lunghissimi ma tosti, rosei e, quando vennero ripresi in primo piano, cilindrici con le due labbruzze che sembravano dire “Baciami, leccami, ti farò godere.”
I due si menarono e si baciarono per un po’, poi uno dei due si alzò e montò sull’altro nella posizione che, non lo sapevo ma lo imparai molto presto, si chiamava 69. Quello di sopra aveva messo il suo bell’uccello in bocca al compagno che lo ingoiava con grande piacere mentre quello di sopra faceva andare la sua cerchia avanti e indietro nella bocca del partner. Quello sotto invece si vedeva che era felice per le menate e le leccate che gli faceva il suo compagno ed ogni tanto inarcava la schiena per il godimento, lanciando urletti e gridi tipo “Dai, Succhialo”
Intanto le persone in piedi mi si avvicinarono e, come l’altra volta, cominciarono a palparmi, succhiarmi, menarmi un po’ l’uccello e poi scendere per succhiarlo, leccarlo, gustarlo. C’era già una persona chinata di fronte a me che si stava godendo il mio uccello mentre altri due in piedi si stavano facendo una sega molto lenta e intanto mi guardavano pieni di desiderio, mostrandomi i loro uccelli tenuti in mano come un’offerta.
Mi decisi: presi la testa di chi mi stava succhiando, la spostai, mi sono inginocchiai e presi in mano i due cazzi che mi stavano davanti ma, invece di far loro una sega, li presi in bocca, prima un po’ uno e poi l’altro, e da come si muovevano e si agitavano ritenni che li stavo facendo godere tantissimo. Mentre li succhiavo e li leccavo anche loro iniziarono a dirmi “Dai succhia, bravo torello, vai così … Dai troietto, fammi godere, sei bravissimo”
E altre frasi che ora non ricordo. Io continuai perché mi piaceva tanto. Ogni volta che prendevo o riprendevo in bocca un cazzo, prima lo scappellavo ben bene, poi lo coprivo di baci, poi lo leccavo sulla cappella, sulle due labbruzze poi tiravo la pelle del prepurzio più in giù possibile e poi me lo mettevo in bocca succhiandolo e avvolgendolo con la lingua per accarezzarlo e gustarlo.
Mi piaceva il sapore del cazzo, raccogliere le gocce che ogni tanto uscivano dalla fessura, sentire che vibrava sotto i miei colpi di lingua. Mi riempiva completamente la bocca dandomi un senso di appagamento e di soddisfazione mentre facevo aderire la cappella del cazzo al mio palato e contemporaneamente con la lingua cercavo il filetto per stuzzicarlo. Quando ero impegnato con un cazzo in bocca continuavo a menare lentamente l’altro passando il pollice sulla cappella oppure titillandogli il filetto cosa che faceva andare in estasi il proprietario che quasi sempre mi diceva “Si, Sei bravissimo, Godo mmm”. Poi, quasi contemporaneamente, i cazzi che stavo succhiando, vennero con un vigoroso schizzo di sborra che mi finì in faccia e sul petto. Mi alzai tutto così cosparso di sperma e subito qualcuno iniziò a leccarmi sulla faccia e sul petto per raccogliere quel liquido e ingoiarlo con grande piacere. Nel fare questo ricominciarono a succhiarmi i capezzoli, a strizzarmeli ed a farmi provare un dolore/piacere che non avevo mai conosciuto. Quando mi strizzavano i capezzoli il dolore si trasformava in eccitazione che mi faceva indurire ancora di più il cazzo che fremeva con piccoli scatti che tutti guardavano con ammirazione e, penso, invidia. E così, dopo avermi ripulito dalla sborra e strizzato i capezzoli, sentii qualcuno che mi abbracciava da dietro, poggiando il suo cazzo fra le mie chiappe e, contemporaneamente, con le mani sul mio petto, accarezzando i miei martoriati ma felici capezzoli.
Quel cazzo appoggiato al buco del culo mi dava un grande piacere. Era puntato proprio all’ingresso del buco del culo, e si muoveva con delicatezza quasi a volerlo accarezzare; spostai la mano dietro per sentire e toccare quella verga e mi accorsi che non era di grandi proporzione. Chissà se desiderava entrare in me come lo desideravo io! Chi mi stava abbracciando dal di dietro mi diede tanti baci sul collo, puntò ben bene l’uccello sul buco del culo e poi mi chiese
“Ti piacerebbe sentirtelo dentro, sentirlo entrare e scivolare nel tuo bel culetto vergine, vero? Ti piacerebbe se dopo entrato te lo facessi andare avanti e indietro fino ad arrivare a sborrarti dentro, a darti tutta la mia sborra come alla fine di una bella scopata, vero? Sentire la mia sborra calda che ti lubrifica il culo e fa scivolare meglio il cazzo?”
Stavo per rispondere quando lui i disse:
“Sei troppo giovane e non si può rischiare. Accontentati delle carezze che il mio cazzo può fare al tuo bel buchino del culo! E godi così come ci stai facendo godere” Poi soggiunse
“Tu vali veramente molto di più del prezzo che abbiamo pagato” e quest’ultima frase, in quel momento, mi risultò un po’ strana e incomprensibile.
Ero così felice e fisicamente stavo godendo come non avevo mai provato.
Alzai lo sguardo verso il televisore cogliendo il momento in cui uno dei due attori stava succhiando il cazzo del compagno, e lo faceva con una intensità, con una goduria che mi fece drizzare ancora di più l’uccello. Allungai la mano verso il mio fiore quando due persone si inginocchiarono di fronte a me e, alternativamente, prendevano in mano il fiore del mio giardino ed a turno lo spompinavano. Lo facevano molto lentamente, avendo cura di far scivolare la mia cerchia nella loro bocca lasciando ben scoperto la testa del cazzo sulla quale prima di introdurlo in bocca lasciavano grandi, lente e goduriose slinguate. Era proprio il caso di dire che l’uccello volava da un nido all’altro.
Intanto qualcuno da dietro mi stava accarezzando, palpando e pizzicando le chiappe. Mi si appoggiò alla schiena e, con entrambe le mani, sempre palpando, giunse alla fessura che divideva le chiappe e con un dito cominciò a titillarmi il buchetto. Mi piaceva anche se quello che mi aveva accarezzato il culo col suo cazzo mi aveva fatto godere di più. Questo però non si fermò al titillamento. Col dito bagnato si appoggiò al mio buchetto vergine e delicatamente me lo mise dentro il culo. Era una cosa piacevolissima ed io lanciai un gridolino. L’uomo si fermò immediatamente e mi chiese
“Ti ho fatto male?”
“Non” – risposi “va tutto bene. Mi piace. Ho gridato per il piacere” – Allora lui continuò a penetrarmi prima con un dito, poi con due e poi non so con quante, so che mi allargò il mio buco con mio grande godimento.
I due che mi stavano succhiando l’uccello intensificarono le slinguate ed io, ad un certo punto, non resistetti più e, al colmo della felicità gridai “SBORRO AHH SBORRO” e schizzai la mia sborra prima in bocca all’uno e poi in bocca all’altro che aveva avuto l’avvertenza di riprendere in bocca l’uccello dopo il primo schizzo.
Mi sentivo felice ed appagato e mi lascia andare appoggiandomi a quello che era ancora dietro a me. Erano tutti intorno a me ed era un coro di domande “Sei contento? Sei venuto? Ti è piaciuto? Hai sborrato proprio bene” e altre di questo tipo. Io intanto avevo gli occhi solo per lo schermo dove i due attori avevano terminato il 69, uno dei due si stava mettendo un preservativo, faceva girare il suo compagno e poi, con gesti calmi e precisi, infilava l’uccello nel suo nido naturale, il buco del culo. Era la prima volta che vedevo una inculata e ne ero estasiato: quel bel cazzo duro, profumato di sborra, scivoloso e deciso mi stava affascinando. Da allora ho scoperto che il cazzo mi piaceva sopra ogni cosa. Era bello vederlo che si introduceva ed usciva a colpi ritmati, sempre più profondi fino a che le palle non avevano sbattuto contro le chiappe.
Qualcuno mi chiese:
“Ti andrebbe di incularmi?” – “Certo” – risposi
“Ma ormai il mio cazzo ha sborrato ed è molle”. Come faccio?” – “Non preoccuparti” – mi disse
“Ci penso io a fartelo tornare duro. Tu intanto guarda quei bei cazzi sullo schermo” – così dicendo si inginocchiò e cominciò a lavorarmi il cazzo, prima con le mani passando il pollice sulla cappella rossa, titillando il filetto e poi accarezzandolo con la lingua. Dopo poco iniziò un pompino così caldo e scivoloso che il mio cazzo non seppe resistere e si riprese in tiro immediatamente. L’uomo si alzò, si spogliò completamente “Perché le cose bisogna farle bene” disse, mi diede un preservativo dicendomi
“Indossalo. Sai farlo?” – “No” – risposi. Lui mi aiutò e poi aggiunse “Adesso inculami”.
Era appoggiato alla spalliera di una sedia, piegato in avanti ma il suo culo era troppo alto per me. Mi si avvicinarono gli altri e cominciarono ad incitarmi “Dai Inculalo. Vedrai che ti piacerà! E’ bellissimo! E’ ancora più bello prenderlo, ma anche inculare da goduria”
e mentre mi incitavano davano dei piccoli colpi alla schiena di quello piegato per farlo piegare ancora di più. Finalmente il suo buco del culo era al livello del mio durissimo cazzo.
Lo appoggiai al suo buco del culo e mentre gli altri mi dicevano “Dai che vai bene, bravo, puntalo bene, è già lubrificato, adesso Spingi!” Così dicendo mi afferrarono le chiappe e mi spinsero in avanti facendo penetrare il cazzo nel culo. Entrò facilmente, senza nessuna resistenza, segno che per quel signore non era la prima volta. Mi guidarono a farlo entrare fino a fondo e poi mi incitarono a far andare l’uccello avanti/indietro nel nido caldo ed accogliente. Era vero! Godevo tanto; la cappella era solleticata dalle pieghe del culo e tutto il mio arnese si sentiva fasciato e scaldato da quel culo grosso e accogliente. Mentre andavo avanti/indietro lui mi diceva “Sei proprio bravo Così! Sfondami! Che bel cazzo grosso! Ancora Sei il mio toro!” e altre frasi di incitamento. Affrettai il movimento e dopo un tempo abbastanza lungo estrassi il cazzo che, essendo venuto, aveva riempito il preservativo di sborra. Le persone attorno a me mi aiutarono a togliermi il preservativo e mi succhiarono l’uccello per gustare lo sperma che si era attaccato. Il ragazzo rientrò, accese la luce così da poterci vedere bene in faccia e mi disse di uscire.
Io lo seguii e mentre eravamo nello sgabuzzino e mi stavo rivestendo, visto che lui non mi diceva niente osai “Ci vediamo mercoledì prossimo?” –“No” – mi disse “basta. Non posso più. E’ troppo pericoloso” – “Perché?” – “Perché si è sparsa la voce, ci sono troppe richieste, non possiamo accontentare tutti così, per timore di ritorsioni, diciamo basta”
Non capivo. Come tante richieste… si è sparsa la voce?? Vedendomi stupito lui mi disse
“Hai goduto? SI? Ti è piaciuto? Anche quelli che sono entrati in saletta con te e che hanno pagato una bella cifra per stare un’ora o più di un’ora con un ragazzino vergine e disponibile. Capito adesso?” – Certo avevo capito, così come avevo capito perché stavolta aveva acceso la luce. Perché tutti mi vedessero e potessero riconoscermi. Mi vestii, salutai e uscii ma invece di prendere la strada ascosa tornai verso l’ingresso del cinema dove, come immaginavo, vidi il gruppetto degli uomini che erano in saletta con me che speravano di vedermi passare.
Mi individuarono subito, mi circondarono facendomi tanti complimenti e chiedendomi il numero di telefono.
“Niente telefono ne indirizzo. Io quasi tutti i giorni, verso le quattro, passo di qua. Se ci sarete ed avrete un posto comodo e sicuro, potremo anche rivederci come al cinema. Sul prezzo ci metteremo d’accordo”.
Era stupendo. Fare del sesso che mi piaceva tanto e ricavarci anche dei soldi.
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