Ho 31 anni, un bel fisico anche se non sono palestrato, e mi piace il cazzo, specialmente se messo fino in fondo nel buco del culo.
Qualche giorno fa, sul tram, ho vissuto una bella avventura. Il tram era affollato e io, come molti altri passeggeri, viaggiavo in piedi aggrappato ai soliti sostegni. Ad un certo punto sento una mano che si appoggia sul mio deretano. Preoccupato per il mio portafoglio mi sposto un pochino e, in quel momento, mi accorgo che la mano mi sta palpando con molta delicatezza e si sofferma a lungo sulle mie chiappe approfittando della ressa. Mi si appoggia completamente e mi accarezza dolcemente. Dopo un po’ giro la testa lentamente per vedere la persona che mi sta palpeggiando. E’ un signore sulla quarantina, viso sbarbato, vestito con giacca e cravatta. Gli sorrido e lui mi ricambia il sorriso. Allora faccio una manovra un po’ audace. Mi giro, mi metto di fronte a lui per presentargli la mia patta che già comincia a tendersi per l’effetto che le carezze ricevute hanno sul mio cazzo che comincia ad ingrossarsi. Lui non si lascia scappare l’occasione e, spostandosi un poco, comincia ad accarezzarmi la gabbia che contiene il mio uccello. L’operazione dura solo una fermata perché molta gente scende e la nostra manovra potrebbe essere vista. Lui smette di accarezzarmi e io gli dico:
“Io scendo alla prossima. Penso scenda anche lei, vero?”
La mia non è una domanda, è una proposta che lui capisce al volo e mi risponde come se glielo avessi domandato: “Scendo anch’io”.
Appena scesi ci presentiamo e ci incamminiamo. Non abbiamo bisogno di parlare molto. Entrambi siamo gasati e vogliosi di sesso. Lo guardo bene e più lo guardo e più la sua figura mi piace.. Niente pancia, rasato, due belle spalle; chissà come sarà il suo cazzo? Glielo chiedo:
“Ti va di fare un po’ di sesso? Come stai a cazzo?”
“Ho tanta voglia di culo e il mio cazzo, che si sta indurendo, è grosso abbastanza da farti godere. Conosci un posto dove possiamo andare per metterci comodi ?”
“Si. Conosco un pensione ad una stella che può ospitarci. Andiamo?”
Non chiedeva altro. Ci incamminiamo e, arrivati alla pensione, prendiamo una stanza.
Arrivati in camera ci spogliamo per una doccia. Entro prima io, faccio in fretta perché la voglia è tanta e il mio uccello è già tutto dritto e fremente. Esco e vedo lui, nudo, col cazzo bello dritto che mi passa davanti per entrare in doccia. Lo fermo, lo stringo a me e apro la bocca per un bacio che desidero da troppo tempo. Lui i asseconda e mentre le nostre lingue esplorano ogni
angolo della bocca, le teste dei nostri cazzi si toccano, si strusciano, si accarezzano e, quasi, si baciano anch’esse. Dopo un po’ ci stacchiamo e lui mi dicembre
”Pazienza, fammi fare una doccia rapida e poi sarò tutto tuo”.
Lo lascio andare in doccia, dalla qual sbuca dopo cinque minuti. Adesso posso guardarlo attentamente. Non ha peli sul petto dove due capezzoli minuti aspettano già in tensione di essere accarezzati. Lui è glabro fino alla zona puberale dove un folto cespuglio di peli contorna un bell’arnese rosso, lungo e duro, ben scappellato e con la cappella così in tensione, da assumere il colore violaceo di una prugna soda e con la pelle lucente.
Non resisto, è troppo bello. Lo invito a sdraiarsi sul letto e lui si mette supino. Mi avvicino e comincio ad accarezzargli i capezzoli. Glieli titillo con entrambe le mani, glieli pizzico prima dolcemente e poi aumento l’intensità fin quasi a fargli male; quando lui comincia a lamentarsi scendo con la bocca e glieli succhio come fossero i capezzoli di una mammella da latte. Poi con la lingua torno ad accarezzarli leccandoglieli e intanto guardo il suo cazzo che vibra per la tensione e sembra quasi che implori di essere menato. Allungo la mano verso la sua asta, ne sento la consistenza ed inizio ad accarezzarla. Lui respira e ansima e mi dicembre”Si, così. Come sei delicato. E’ bellissimo.” E nel parlare inarca un po’ la schiena per il desiderio. Circondo la sua asta, che è ormai ricoperta di liquido prespermatico trasparente e scivoloso, con tutta la mia mano e la faccio scivolare lentamente avanti e indietro. Lui è estasiato e mi sussurra:
“Sei bravissimo. Mi piace un casino! Che bello!”.
Mi fermo e gli dico:
“Ti andrebbe un bel 69?”
“Splendido!!” risponde. Mi sdraio sopra a lui che resta supino e presento alla sua bocca il mio uccello duro e voglioso di essere accarezzato dalle sue labbra. Gli punto il cazzo sulle labbra che lui nel frattempo si è ben bene inumidito, e con un colpo deciso gli entro in bocca fino in fondo alla gola. Lui fa un verso rauco, mi prende per i fianchi e mi solleva un po’ e mi dice:
“Hai un bel cazzo grosso, non mi sta tutto in bocca, ma lasciami fare che ti faccio godere anch’io!”
Lascio fare e mentre io mi impossesso del suo uccello e per prima cosa lo prendo in bocca per gustarmi il sapore del liquido prespermatico che mi piace tanto, lui impugna la mia asta, la piega un po’ all’indietro e, partendo dalla base, a lingua larga, risale lungo tutto l’uccello accarezzandolo dolcemente con la lingua umida e vogliosa. E’ bravissimo e ogni volta che la sua lingua accarezza la testa del mio uccello io sento un brivido di piacere e godo tanto. Io intanto ho estratto dalla mia bocca la sua nerchia, l’ho ammirata nel suo turgore e poi, appoggiando le labbra sulla testa di quello splendido cazzo, l’ho succhiata e ciucciata come fosse la cima di un cono gelato e la testa del cazzo una prugna lucidissima e invitante. Ci siano gustati i rispettivi cazzi e lui, ad un bel momento, sollevando la schiena il più possibile, senza dire una parola, è venuto con uno schizzo potentissimo che mi ha colpito la faccia inondandomela di sperma. Anch’io dopo qualche ulteriore leccata da parte del mio compagno, sono venuto dicendo “Prendi …. È tua” ed ho sentito il mio sperma che entrava nella sua bocca e si spandeva anche al di fuori di essa.
Ci siamo fermati un po’ ansimanti e poi, quasi contemporaneamente, ci siano leccati l’un l’altro la sborra che si era deposta sulla mia faccia e sulla faccia e il petto del mio compagno. E questa operazione ha risvegliato in noi il desiderio. Abbiamo preso in mano ciascuno il cazzo dell’altro, ambedue già un po’ in tensione, ce lo siamo menato e contemporaneamente ci siamo scambiati baci a bocca larga con ispezioni di tutta la bocca e baci con ciucciamenti delle labbra e della lingua. Adesso, con gli uccelli che svettavano tesissimi in verticale, era il momento di una bella inculata. Ho indossato il preservativo, (ne porto sempre qualcuno con me), gli ho leccato ben bene il buco del culo, gli ho fatto mettere le gambe sulle mie spalle, gli ho puntato l’uccello su quel bel paradiso sollevato che era ansioso di assaggiare e godere del mio bastone e, con un colpo deciso sono entrato nel suo buco del culo che mi ha accolto facendomi scivolare fino in fondo. L’ho rombato alla grande, spingendo sempre fino a fondo e col cazzo che godeva tantissimo. L’ho inculato senza smettere finché il mio uccello, felicissimo, gli ha sborrato nel culo tutta la sborra che i coglioni sono riusciti a produrre. Ho estratto il cazzo ancora bene in tensione , mi sono avvicinato alla sua bocca e gliel’ho fatto leccare, cosa che lui ha fatto con grande piacere. Poi io mi sono messo alla pecorina, ho dato un preservativo anche a lui e l’ho invitato ad entrare, cosa che ha fatto con suo grande piacere, infilandomi la sua nerchia nel mio buchetto voglioso e desideroso. E’ stato bravo e l’inculata è durata a lungo e con mia grande goduria anche lui mi ha inondato il buco del culo di sborra.
Ci siamo rifatti una doccia, scambiati l’ultimo bacio e ci siamo lasciati così, senza indirizzi ne legami. Una avventura nata sul tram e finita benissimo. Da ricordare
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