Era passato un anno da quando avevo iniziato a dar piacere a mio figlio a causa del suo disturbo. Marco aveva compiuto 15 anni e il suo sesso era cresciuto ulteriormente, così come aveva preannunciato il medico.
Il suo stato psicologico era tranquillo in casa e quasi disperato in compagnia dei coetanei, specialmente durante i mesi caldi.
Il nostro rapporto invece era decollato, l'affetto reciproco aumentato notevolmente, così come la nostra intimità. Spesso nel cuore della notte Marco mi raggiungeva nel lettone per dormire insieme, a volte io stessa gli chiedevo di farmi compagnia.
In quelle situazioni gli facevo moltissime seghelasciando che mi sborrasse sui seni e in viso e, senza alcun problema, raccoglievo tutto davanti ai suoi occhi e leccavo l'incredibile quantità di crema con cui mi ricopriva. Ero e sono grata a mio figlio per la gioia e la soddisfazione che mi hanno provocato tutte le sue copiose sborrate.
Già da qualche tempo ,vedendomi eccitatissima dopo essermi ripulita della sua crema, mi massaggiava la fighetta fino a farmi godere e dalla prima volta lo fece senza chiedermi più alcun permesso; anche lui devo dire diventava sempre più esperto nel farmi raggiungere il pieno godimento.
In quei momenti gli afferravo la verga con entrambe le mani e la agitavo al ritmo delle vibrazioni che mi donava coi suoi massaggi; forse è proprio in quel modo che capiva così bene quanta goduria mi davano le sue mani.
A volte mi massaggiava solo il clitoride,continuamente e senza sosta,altre mi fotteva con 3 o 4 dita insieme e con l'altra mano giocava a scoprire il mio secondo buco(che a dire il vero mi mandava ancora più in delirio della fighetta).
Fu proprio negli ultimi giorni dell'agosto di quell'anno che mio figlio mi stupì;rientrai a casa da un pomeriggio in ufficio(le ferie ahimè erano già finite)e trovai una bottiglia di spumante ghiacciata,due flute e un pacchetto con allegato un biglietto. Anche se non riuscivo a capirne il motivo corsi da Marco e lo abbracciai e baciai tutto. Mentre leggevo il biglietto lui stappava la bottiglia e ne versava il contenuto nei bicchieri - "è passato un anno esatto dalla prima volta che mi hai dato sollievo con le tue mani e durante questo anno mi sono innamorato di te! grazie mamma, sei davvero unica!"-
così recitava il biglietto e finito di leggerlo le lacrime mi rigavano già il viso. Brindammo insieme e mentre lui mi baciava le guance per bere le mie calde lacrime,io spacchettavo il regalo;abbattendo la sua timidezza era entrato in un negozio specializzato di intimo, acquistando un delizioso completino fatto da babydoll e perizoma bordeaux, il mio colore preferito.
Restai di stucco, tenendo per lunghi secondi quegli indumenti fra
le mani, poi mi ridestai mio figlio infatti mi baciava il collo e nel frattempo mi aveva sollevato la corta gonna ed attraverso gli slip mi stava massaggiando delicatamente. Decisi di ringraziarlo subito e seduta stante mi spogliai davanti ai suoi occhi brillanti,indossando poi il suo regalo;la misura era perfetta ed il mio seno vestito di quel tessuto leggero e trasparente faceva un figurone. La mia fighetta già bagnata avvertiva con piacere la sensazione del sottilissimo lembo di stoffa del perizoma, bagnandosi ancora di più.
Ma non finiva qui, decisi di concedergli e concedermi di più, inginocchiandomi davanti a lui e dicendogli di bere spumante anche alla mia salute durante tutto il trattamento che gli avrei fatto. Gli sbottonai i pantaloni e tirai fuori la sua asta,già in parte dura, bastò qualche carezza per fargli raggiungere la massima estensione. Mi avvicinai a lui,abbassai le spalline del babydoll scoprendo completamente le tette e prendendo in mezzo la sua verga. La mia notevole abbondanza bastava appena per avvolgerla e massaggiarla tutta, l'enorme cappella restava comunque fuori; iniziai a fare su e giù con le tette, facendolo ansimare di piacere. Ogni tanto lasciavo che la mia saliva scivolasse da un lato delle labbra,cadendo sulla sua cappella e da questa su tutta la verga. Mio figlio mi teneva il viso fra le mani, accarezzandomi i capelli; dopo una decina di minuti, fra mugolii di piacere, mi annunciò che voleva venire fra i miei seni ed io naturalmente lo accontentai.
Dopo l'orgasmo continuai a massaggiargli l'asta,e gli proposi di muovere lui stesso le mie tette;accolse felice la proposta e mentre si dava da fare io raccoglievo la sua crema gustandomela con calma e meritata soddisfazione. Qualche minuto dopo gli tornò duro come e più di prima e così,senza che me lo chiedesse, gli accordai il secondo giro sulla sua nuova giostra. Ogni tanto, durante il su e giù Marco mi afferrava entrambi i capezzoli, tanto duri da essere in fiamme e me li torturava dolcemente fra i polpastrelli. Impossibile trattenersi in quella situazione: gemevo senza pudore, sussurrando con un filo di voce che il suo cazzo mi eccitava e mi eccitava il modo in cui mi toccava. Nel frattempo mi raccontò di come una delle commesse lo guardasse in modo strano, tanto da farlo arrossire; mi sembrò una notizia stupenda, finalmente una donna che non ero io aveva mostrato interesse per lui. Magari non avrebbe risolto il problema del suo imbarazzo con i coetanei ma almeno poteva confrontarsi con qualcuna che non ero io. Decisi l'indomani mattina stessa di andare con lui in negozio; mi vestii molto scollata dato che avevo in mente un piano ben preciso. Scelsi diversi capi, facendomi volutamente servire da quella ragazza, per altro dal seno abbondante quanto il mio(benone, pensai); ogni volta che potevo la guardavo fissa negli occhi, per instaurare un qualche dialogo silenzioso. Dopo appena un minuto che ero entrata in camerino per provare i capi,chiamai mio figlio con la scusa di consigliarmi e nel farlo mi assicurai che lei lo notasse. Mi tolsi tutto e seduta sullo sgabello estrassi la verga di Marco,iniziando una meravigliosa spagnola. Marco ansimava e forse il suo respiro si sentiva anche da fuori il camerino,fatto sta che la commessa chiese se andava tutto bene e,non ricevendo risposta,scostò la tenda appena per potere sbirciare. Restò ammutolita, non solo per la situzione ma sicuramente anche per le misure di mio figlio. Senza alcun giro di parole gli spiegai il disturbo di mio figlio, le impellenze che aveva in certi momenti ed il fatto che il giorno precedente si fosse accorto dei suoi sguadi; infine la pregai di aiutarmi. Lo sguardo della commessa(23 anni circa) si ammorbidii divenendo dolce e comprensivo (una futura fantastica mamma), entrò in modo che nessuno ci vedesse e mi chiese di farle posto. Si sfilò la maglietta con su impressa la nota marca della catena di negozi per cui lavorava e si sedette di fronte a Marco che adesso sembrava non respirare più. Guardava lei,guardava me e poi riguardava lei -"ciao, mi chiamo Liliana, sai che hai un gran bel cazzo? mi piacerebbe massaggiarlo, posso?"-. Marco accennò un velocissimo si-si e lei prese a due mani la verga,restando ancora per un attimo interdetta, poi iniziò un lento su e giù, per poi spostare la mano sinistra sotto le palle, massaggiandole con grande cura e perizia. Qualche attimo dopo le mani di Liliana corsero dietro le spalle per liberarsi del reggiseno ed ecco il sesso di mio figlio fra le tette di un'altra donna;confesso che la gelosia mi prese immediatamente, nonostante fossi felice per lui. Marco mugugnava così forte che dovetti mettergli una mano davanti alla bocca,con questa scusa feci sprofondare il suo viso fra i seni e poco dopo lui stesso si liberò dal mio abbraccio per afferrarne uno con forza, portandosi il turgido capezzolo in bocca, succhiandolo avidamente. Così al suo posto adesso ero io che gemevo. Avendo la bocca occupata non potè avvertire la ragazza dell'imminente orgasmo,così Liliana si ritrovò innondata le tette,il petto e la gola della calda sborra di mio figlio. Devo dire che ne fu soddisfatta ed anche lei, senza farsi pregare, raccolse tutto e se lo portò alla bocca
-"mmhhh Marco, ma sei proprio buono!"-
Liliana portò Marco fuori dal camerino, lasciandomi provare i capi; che per ringraziarla acquistai quasi tutti. Purtroppo al momento di pagare si avvicinò al mio orecchio dicendomi di non venire più perchè avrei messo a rischio sia il suo posto di lavoro che la relazione con il suo ragazzo, a cui teneva tantissimo. Peccato, pensai, anche se quella mattina l'autostima di mio figlio aveva sicuramente fatto un balzo in avanti. Il fatto di aver soddisfatto Marco in un luogo pubblico accese pericolosamente la sua fantasia e così mi ritrovai nei bagni di un supermercato, completamente denudata da mio figlio con la porta che non si chiudeva nemmeno del tutto e nel locale accanto sentivo il macellaio spezzettare la carne con poderosi colpi. Mio figlio in quelle situazioni mi chiedeva di menarglielo e di fargli una spagnola,se mi rifiutavo non perdeva tempo a raggiungere la mia fighetta e farmi colare di piacere con i suoi massaggi fino a ricevere il mio affrettato si. Prima di raggiungere i bagni del supermercato infatti, non esitò in piena corsia delle bibite a sollevarmi la mini,scostare l'esile tanga e tuffare due dita dentro,agitandole come meglio gli pareva.
Succedeva sempre più spesso che mi chiedesse di farlo godere in prossimità dei vetri e delle finestre di casa, con tende e tapparelle sollevate; forse era il suo modo di darsi fiducia, di denunciare al mondo che era fatto così. Non gli chiesi mai spiegazioni in proposito,anche perchè oramai mi eccitava così tanto che mi bastava vedere il suo cazzo in tiro fuori dai pantaloni o sentire le sue dita dentro la mia fighetta che ogni mia disapprovazione prendeva la via dell'esilio.
Fu in uno di questi momenti, in pieno giorno,davanti alla porta-finestra che porta al balcone che durante una spagnola, proprio quando la mia saliva colava sulla sua cappella che Marco prese in mano la verga e la portò a contatto con le mie labbra, esordendo con un granitico e serafico -"succhiamelo, mamma"-.
Sul momento non riuscii nemmeno a guardarlo negli occhi, buttai fuori solo un lungo e pesante sospiro, caldo e sofferto. Si sofferto, perchè era almeno un anno che nei miei sogni desideravo cingere la cappella di mio figlio con le labbra e quanto meno provare ad ingoiarla. Aprii quindi la bocca e leccai avidamente la sua cappella frontalmente e poi tutto intorno, iniziai così il lungo viaggio della mia lingua verso le gonfie palle di mio figlio. Ero eccitatissima e la saliva non mancava di certo,sentivo le sue grosse vene pulsare di piacere e più giù le mie cosce colavano letteralmente. Marco dal canto suo era così preso dalle sensazioni che riceveva che forse non si accorse nemmeno con quanta forza mi stringeva i capelli. Giunsi finalmente alle sue palle,le leccai e succhiai dolcemente,giocandoci un pò e mordendole appena, poi risalii velocemente verso la cappella per tentare l'ingoio.
Con la bocca oscenamente spalancata menavo a due mani l'asta e leccavo la cappella per bagnarla e renderla il più possibile scorrevole,eppure non ci riuscivo.
Fu Marco a prendere letteralmente in mano la situazione ;mi prese la testa con entrambe le mani e iniziò a spingermi vigorosamente il cazzo in bocca,mentre io mugugnavo di piacere e dolore insieme. Se non fossi riuscita io a fare un pompino a mio figlio,quale altra donna avrebbe potuto sopportare quelle sofferenze per dargli piacere?
Finalmente i colpi di Marco ebbero effetto,in un attimo mi ritrovai non solo la cappella,ma buona parte dell'asta in bocca; respiravo con grande fatica ma la soddisfazione era troppa per smettere. Ero sempre intrappolata fra le sue mani,sotto i suoi lenti ma profondi colpi; dopo un pò, accompagnato dai suoi grugniti, un fiume di sborra mi riempì gola e stomaco, regalandomi un orgasmo mai provato fino ad allora. Lo sfilai dalla bocca e lo ripulii tutto con dovizia,riuscendo finalmente a guardarlo negli occhi,sorridendogli stancamente. Mi disse che ero stata bravissima e che sicuramente il prossimo pompino sarebbe stato più facile; mi anticipò con gli occhi che brillavano che sicuramente di lì a mezz'ora ne avrebbe avuto bisogno.
Felice della sua esuberanza gli sorrisi nuovamente, rispondendogli che quel giorno avevo proprio una gran sete.
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