E' una nostra abitudine ormai settimanale, fare una bella corsa nei boschetti della zona alla domenica pomeriggio. Serve ad entrambi per tenerci in forma ma soprattutto papà e io ci gustiamo questo momento tutto nostro lontani da casa, un paio d'ore "fra uomini" rilassati e felici.
Le nostre gare non sono sempre competitive, qualche volta ci limitiamo a correre tranquillamente uno accanto all'altro cercando di mantenere un ritmo stabile, e le nostre gambe falciano la strada all'unisono, come se fossimo l'uno il riflesso dell'altro. A volte invece, come oggi, cerchiamo di superarci per vedere chi arriva prima al ponticello in fondo al tragitto.
Dato che siamo fisicamente molto simili (entrambi non molto alti, superiamo appena il metro e settanta, magri ma in ottima forma), papà e io dobbiamo davvero mettercela tutta per vincere. Oggi pomeriggio ha fatto anche un po' caldo, quindi mentre scattavamo sulle nostre snelle gambe muscolose ci è venuto il fiatone e siamo arrivati al traguardo coperti di sudore... anzi, SONO arrivato dato che l'ho battuto per pochi secondi!
Appena mi ha raggiunto, mi ha messo una mano sulla spalla sudata e, riprendendo fiato, mi ha detto "Caspita Daniele, sei diventato una saetta! Io a vent'anni non ero così veloce".
Sorridendo gli ho risposto "Ma smettila papà, anche adesso che ne hai 42 sei comunque più veloce di me a volte... è stata solo fortuna".
Papà scuote la testa e stringe la mano sulla mia spalla, come per confermare l'orgoglio nelle sue parole: "Fidati ragazzo mio, oggi hai dimostrato di essere migliore di me in questo sport".
Sono davvero felice, l'apprezzamento di mio padre è sempre molto importante per me, quindi non mi trattengo dall'abbracciarlo. Anche se siamo tutti e due zuppi di sudore, papà ricambia l'abbraccio e ci diamo un po' di virili pacche sulle spalle. Sembra che oggi non vogliamo staccarci, ci troviamo così bene l'uno fra le braccia dell'altro. Un altro paio di manate ci scuotono da quella strana sensazione e ci sciogliamo a malincuore dall'abbraccio.
"A casa dai, dobbiamo farci una bella doccia, siamo sudati da far schifo!" dice lui, mettendomi però un braccio attorno alla spalla come per non rompere il contatto fisico fra di noi. Faccio altrettanto e ci dirigiamo così alla macchina, parlando e ridendo.
Arriviamo a casa venti minuti dopo, non c'è nessuno: mamma ha lasciato però un biglietto sul tavolo ricordandoci che gli zii saranno a cena puntuali per le sette!
"Cavolo, manca meno di mezz'ora!" esclama papà: "Dobbiamo sbrigarci a fare la doccia altrimenti non saremo pronti quando arrivano". Evidentemente anche lui si era dimenticato dell'inevitabile e poco desiderato appuntamento famigliare.
"Che rottura di..." mi interrompo quando colgo il suo sguardo di disapprovazione.
"Daniele!
Sono gli zii, dopotutto".
"Appunto!" sospiro annoiato. Sai che bella serata ci attende, se non mi addormento sul tavolo sarà già una fortuna.
"Senti" gli dico "Facciamo così. Nella doccia ci stiamo entrambi quindi laviamoci assieme, così dimezziamo i tempi e saremo subito pronti"
Papà mi guarda in modo strano, come se gli avessi proposto una cosa tremenda.
"Eddai" insisto: "Non è mica la prima volta che ci vediamo nudi".
In effetti è vero, altre volte abbiamo fatto il bagno nudi al lago, anche se è successo diversi anni fa, quando ero ancora un ragazzino. Intanto il tempo corre e non ci resta molto per discutere, quindi mi libero della maglietta e degli short, gettandoli sul divano, e rimasto in mutande corro in bagno.
Mentre faccio scorrere l'acqua per portarla alla giusta temperatura, vedo riflesso nello specchio che papà entra in bagno dietro di me quasi titubante.
Anche lui si è liberato dell'abbigliamento da corsa ed indossa solo le mutande. Per un istante ci fissiamo in silenzio, come se stessimo per commettere un omicidio, poi entrambi ci sfiliamo gli slip allo stesso momento, sempre continuando a guardarci... che strana sensazione, come quella che abbiamo provato oggi mentre ci abbracciavamo dopo la corsa.
"Dai che il tempo corre!" gli dico, infilandomi nella doccia sotto il getto d'acqua. Papà entra dopo di me e devo ammettere che lo spazio è davvero ristretto, a malapena ci stiamo entrambi. Ormai è fatta, non possiamo tirarci indietro.
Ci insaponiamo a vicenda, dato che farlo da soli nell'angusto spazio della doccia è praticamente impossibile. Passo le mani sul corpo magro ma forte di papà, sulla sua schiena, sulle natiche sode, sul petto coperto da una leggera peluria.
Le sue mani scorrono sul mio torace glabro, sulle spalle, sulle cosce muscolose che oggi mi hanno permesso di superarlo e batterlo...
Improvvisamente accade l'impensabile: quel nostro accarezzarci, anche se non c'è nulla di erotico ma è soltanto un gesto pratico, ha contribuito a farci eccitare! Abbiamo entrambi i cazzi lievemente eretti, non ancora proprio in tiro ma che comunque puntano entrambi in avanti, l'uno verso l'altro!
Ci fermiamo, le mani ancora appoggiate sul corpo dell'altro, indecisi su cosa fare. Cerco lo sguardo di papà ma lui volta il viso, come imbarazzato. Gli prendo il mento con la mano e giro il suo volto verso di me, quasi costringendolo a guardarmi.
"Non c'è nulla di male papà" sussurro, anche se so che nessuno può sentirci nella casa vuota. "Ti voglio bene".
Papà chiude gli occhi e risponde "Anch'io Daniele, tantissimo, lo sai".
Sento di nuovo quell'orgoglio che ho provato oggi dopo la corsa e non posso trattenermi dall'abbracciarlo ancora... solo che adesso siamo nudi e quel contatto porta inevitabilmente i nostri cazzi semieretti ad appoggiarsi uno sull'altro!
Ancora evidentemente imbarazzato, papà risponde comunque all'abbraccio con le solite pacche sulle spalle e io faccio altrettanto, serve a sdrammatizzare l'intimità. Intanto però premo piano il mio sesso contro il suo, muovendolo avanti e indietro e gustandomi quell'incredibile sensazione: sento i nostri cazzi crescere assieme, stimolarsi a vicenda con quel lento sfregamento, come se ogni pacca sulla spalla contribuisse ad aumentare le erezioni.
Non riesco a capire, dato che non sono eccitato dal corpo di mio padre: ho una relazione stabile con Valentina da un anno e mi sono sempre piaciute le ragazze, quindi non sto cercando un rapporto omosessuale, e soprattutto non con lui! Penso che, in quel momento, stiamo soltanto dimostrando il nostro affetto in un modo più intimo di quanto facciano tanti altri padri e figli, e dopotutto è giusto così.
Ci allontaniamo l'uno dall'altro pochi centimetri, quel tanto che basta affinchè le nostre mani possano scivolare in basso e insaponare i membri turgidi. Non abbiamo molto tempo rimasto, tra poco mamma tornerà con gli zii, ma vogliamo che quel momento duri abbastanza da consolidare il nostro già solido legame. Voglio ripagarlo di tutto quello che ha fatto per me, e farlo godere mi pare un modo naturale e spontaneo. Anche lui non esita ad accarezzare il mio pene, ben sapendo che può regalarmi la stessa sensazione.
Inevitabilmente il massaggio diventa una sega reciproca e cominciamo a masturbarci l'un l'altro quasi freneticamente, sapendo che purtroppo dobbiamo finire in fretta ma non possiamo né vogliamo restare insoddisfatti per tutta la serata.
Con un braccio attorno alle spalle dell'altro, proprio com'è accaduto tante volte in passato durante una passeggiata o seduti sul divano a guardare assieme la partita, ci sosteniamo a vicenda nello spazio ristretto della doccia mentre con la mano libera stringiamo e smanubriamo il cazzo dell'altro.
Il respiro si fa affannoso, l'acqua e il sapone rendono i membri scivolosi e quindi dobbiamo afferrarli bene per riuscire a stimolarli come si deve. Mi accorgo con stupore e piacere che ci seghiamo quasi allo stesso modo, con un ritmo parallelo: le nostre mani si muovono all'unisono, come le nostre gambe quando corriamo vicini non per vincere ma per stare bene assieme. Siamo davvero simili io e papà.
"Daniele, attento... ci sono quasi" ansima lui, e lo sento stringere di più le dita attorno alla mia asta, come per sollecitarmi a venire con lui.
"Vieni con me, papà... dai" lo incito, appoggiandogli la testa alla spalla come facevo da ragazzino ma continuando a pistonare il suo cazzo con tutta la mia energia.
Guardo le nostre braccia incrociate, le mani virili che masturbano il cazzo dell'altro, e sento un brivido incredibile di piacere ben diverso da quello che provo con Valentina. Sto venendo nella doccia col mio papà!
E anche in questa gara oggi arrivo per primo: il mio sperma schizza fra le dita di mio padre e lo colpisce sulla coscia in pieno. Pochi secondi dopo è il suo turno, stimolato dalla mia pressione decisa, e la sua sborra mi arriva dritta sul ventre, proprio sopra al cazzo, colandomi tra i peli pubici.
Continuiamo a segarci per alcuni istanti, finché ogni goccia è stata spremuta per bene, poi ci appoggiamo alla parete della doccia, mentre l'acqua lava via il sapone e ogni traccia della sborrata reciproca.
"Forza Dani, è ora di vestirsi. gli zii saranno qui a momenti" mi dice, accarezzandomi i capelli bagnati.
Da quando sono cresciuto mi chiama Dani solo nei momenti in cui è davvero fiero di me, quindi capisco cosa significa per lui quello che abbiamo appena condiviso, ed è lo stesso per me. Ci siamo fatti un regalo, senza colpe né pentimenti.
Mentre ci asciughiamo a vicenda, con la stessa cura con cui prima ci siamo insaponati e masturbati, lo guardo negli occhi e mormoro: "Spero di diventare un uomo e un padre come te". Non so perché l'ho detto, forse questo momento di intimità ha tirato fuori tutto quello che provo per lui. Papà mi sorride, quel sorriso meraviglioso che mi ha sempre confortato fin da bambino, e annuisce: "Lo sarai figliolo e i tuoi figli saranno fieri di te come lo sono io, non temere".
Ci abbracciamo ancora stretti, assaporando il bellissimo legame che abbiamo, e anche se quello che abbiamo fatto oggi non dovesse più accadere sono felice che sia successo.