Sono un ragazzo di 26 anni tuttora fidanzato. Lei ne ha 23: molto matura, autonoma, determinata nel lavoro, molto dolce; un tesoro trovato per caso se considero il suo fascino tipico francese (infatti le sue lontane origini appartengono al cuore della Francia). La sua prima volta è stata con me, le sue prime esagerazioni sessuali le ha fatte con me:una bellezza pura tutta da scoprire.
Per cinque anni le cose sono andate lisce, senza alcun tipo di crisi. Poi negli ultimi tempi avvertii da parte sua una leggera insoddisfazione sessuale: stesse posizioni, le mie dimensioni comuni e in alcuni momenti, purtroppo le mie eiaculazioni precoci rendevano il tutto insopportabile. L' amarezza nel suo viso era palese, ma ogni volta cercava di consolarmi.
Rimasi paranoico per diversi giorni sull' idea che il suo fascino potesse attrarre altri uomini sicuramente più tosti di me e lei, visto la crescente scontentezza, cedesse alle lusinghe portandola al tradimento.
In quei giorni la sua casa rimase libera dalla presenza del padre il quale, tra lavoro e vita privata, stava fuori giorni e notti, soprattutto il fine settimana; riuscimmo così a fare del normale sesso nel grande letto matrimoniale, senza dover tenere l'orecchio proteso a captare gli imprevisti. Proprio in una di quelle circostanze, cercando le mie scarpe sotto al letto, inconsapevolmente tirai fuori una scarpa femminile dal tacco altissimo con i lacci da legare al polpaccio (tipica scarpa "alla schiava"). Subito sconvolto guardai ancora sotto cercando l'altra e mentre la portavo a me rotolò fuori un vero e proprio cetriolo mostruoso. Sudai freddo, sembrava che i miei battiti rimbombassero nella camera. Non le avevo mai visto quel tipo di scarpe, diceva sempre che avrebbe dato un impressione sbagliata con quel modello, ma poi il cetriolo mi fece pensare immediatamente all' autoerotismo.
Pian piano mi calmavo e mi convincevo della normalità della cosa, infatti al periodo poteva richiedere emozioni più forti che io non riuscivo a darle, oppure aveva soddisfatto una propria perversione. Dopo la doccia lei rientrò in camera, e senza troppi indugi e col sorriso stampato le feci notare scarpe e resto; rimase di ghiaccio e prima che potessi riaprire bocca, mi aggredì come una pazza dicendomi: "Era necessario guardare sotto il letto!!? Ora neanche in casa mia sono più libera di muovermi liberamente!!!" Non sapeva come giustificarsi.
Appena terminò le spiegai che cercando di recuperare le mie scarpe involontariamente avevo tirato fuori le sue e subito la rassicurai dicendole che l' autoerotismo era normalissimo e che non ce l' avevo con lei per quello che aveva fatto.
Così mi abbracciò forte forte, chiedendomi scusa e dicendomi che persone ragionevoli e comprensive come me non si sarebbero trovate facilmente dietro l' angolo.
Tornando a casa rimanevo sconvolto e con una eccitazione
crescente; ipotizzai anche che avesse avuto un' esperienza omosessuale dato che quel paio di scarpe non le avevo mai notate e quindi probabilmente appartenevano ad un'altra. Anche questa ipotesi, qualora fosse stata vera, mi faceva eccitare. Pensavo che mi sarebbe piaciuto vederla in atto ma alla mia presenza, conoscendola, non ci sarebbe stato verso, perciò optai per la mia videocamera digitale professionale. Al primo week-end successivo, in assenza del padre, ebbi tutto il tempo per posizionarla in un punto ideale per la visuale completa del letto matrimoniale, un punto morto della stanza ricoperto di libri. La sera decisi di evitare qualunque rapporto sessuale con la scusa del mal di testa insopportabile, in maniera tale da tener vivo in lei il desiderio di godere con l' altra alternativa. Dieci minuti prima di andar via, aspettando il momento opportuno, accesi la videocamera accertandomi che solo l' obiettivo rimanesse scoperto.
Mentre rientravo a casa i sensi di colpa mi assalirono da far male, avevo violato la sua libertà ma allo stesso tempo mi eccitava sapere cosa la faceva gemere ancora di più.
L' indomani mattina impaziente, mi recai insolitamente subito a casa sua portandole come scusante dei fiori freschi; con il proposito di un libro andai a ritirare la telecamera che ormai con la batteria a terra s'era spenta. Stava proprio come l' avevo lasciata. Scappai subito, ormai dovevo vedere cosa aveva registrato: tremavo, avevo il batticuore, sudavo, non arrivavo mai a casa.
Finalmente la stavo riguardando, per circa trenta minuti il buio e solo qualche rumore di sottofondo tanto che andavo avanti con lo scorrimento rapido. Poi si accese la luce e lei apparve davanti all' obiettivo coi capelli umidi e una vestaglia leggera, attaccò una stuffetta elettrica per riscaldare l' ambiente e richiuse la porta: avevo fatto centro pensavo, sempre più eccitato. Tesi l'orecchio ad ogni minimo suono col volume della videocamera al massimo; in lontananza alcuni passi smorzati camminando in punta di piedi, porte aprirsi e chiudersi, rumore di stoviglie. Nella cassetta restavano ancora solo 35 minuti di riprese e cominciavo a temere che sul più bello questa terminasse. Quando finalmente la porta della camera s'apri apparve lei coi capelli biondo tinto ben pettinati, portava un paio di scarpe aperte col tacco vertiginoso (tra le mie preferite) e gli autoreggenti a maglie larghe, il resto coperto dalla vestaglia. Non reggevo più, avrei voluto cominciare a masturbarmi ma mi prese un fiatone. Si sdraiò sul letto sorseggiando qualcosa in un bicchiere (forse il suo amato Martini bianco fresco) e fumando una delle sue sigarette sottilissime che ho sempre odiato. Ad un tratto nella casa si percepivano altri rumori: c'era qualcun altro. L'eccitazione si trasformò in un' ansia attanagliante, ormai c'erano poche speranze sulla sua fedeltà. Entrò un uomo in camera, rimaneva di spalle all' obiettivo, di fronte a lei, non si dissero nulla solo sguardi d' intesa. Anche se di spalle, avevo ormai capito chi era la rovina di tutto: era il padre.
Inizialmente per la vergogna non volli più guardare, solo dopo un grande dolore al limite del pianto, ripresi a guardare con un altro punto di vista. Mi ero ormai convinto che quella non era più la mia fidanzata ma solo una puttana perversa da sbattere e sbattere oltre il suo volere. Lui era tutto nudo, lei in completino argentato con un perizoma che neppure la videocamera riusciva a focalizzare chiaramente. Lui l' aveva già duro in perenne tensione era il doppio del mio, altro che cinquantenne da pensionare, pensavo umiliato. Lui la leccava, non osavano baciarsi, la leccava sui quei bei seni candidi che stanno in una mano, quelli che tanto avevo imboccato fino a non avere più respiro; lei poi fu presa da una sorta di raptus levandosi il perizoma come una pazza sfrenata e ungendosi con un lubrificante a grandi dosi, tutte le natiche erano unte, quel bel culetto depilato non m'era mai stato concesso; era lampante che quella non fu la prima volta, c'era una strana confidenza tra loro. Quel bastardo perverso era ancora in piedi e lei, che non riconoscevo più da quanto era eccitata, li saltò in grembo incrociando le gambe dietro la schiena, oscillando su quel tronco che il paparino le offriva e in un istante tirò indietro la testa per il piacere, con quei seni alti e sodi a disposizione della bocca del perverso che ci sputava sopra; non lo sopportavo s'era concessa a lui solo perché riusciva a farla godere trasformandola in un' altra. La scena oltre ad essere sconcia degenerava, lui la scopava da dietro con cattiveria, andava fino in fondo, aveva la fighetta slabbrata in maniera incredibile (lei che diceva sempre di farlo lentamente perché le faceva male) ma lei godeva come una cagna a me fin ora sconosciuta, voltava la testa dietro per guardarlo come la scopava, come risuonavano le chiappe col ventre di lui e quelle scarpe ancora calzate la rendevano ancora più troia d' alta borghesia.
Lei rimase a bocca aperta per tutto quel tempo, emettendo gemiti mai sentiti, piagnucolii più svariati e sbavando sul letto senza riuscire a contenersi; non le bastava ancora, proseguiva:e lui di fronte a quello spettacolo continuava ad avvilirla con delle parole che mai un padre direbbe. "Io t' ho concepita e ti faccio quello che voglio!!!" non si riusciva a capire gli orgasmi che quella raggiungeva, agitava le braccia in preda ad una confusione paurosa. Spalmandole tanto lubrificante sul buco del culo le inserì proprio quel cetriolo che ancora conservava non so dove, lo infilava fino in fondo tenendolo dentro mentre lei cavalcava come una furia l' amato papà. A tratti chiudevo gli occhi ma questa perversione, anche se un mattone nello stomaco mi tormentava, da una parte era uno spettacolo senza precedenti per me. Andarono avanti così, travolgendo lenzuola e imbrattandosi di gel lubrificante. Poi il nastro terminò e ora posso solo immaginare come sia finita quella serata incestuosa e infuocata che io solo nella mia mente immaginavo di fare con lei ma che non osavo chiedere, oppure non avevo le qualità per trascinarla e farle perdere la testa in quel modo. Altro che autoerotismo: povero illuso, mi ripetevo.
Non ho mai accennato nulla, lui no riesco più a guardarlo in faccia e per lei un giorno troverò il coraggio di lasciarla sola con le sue tentazioni depravate. Non si direbbe ma ora anche l'insospettabile fanciulla delicata e dolce dai bei capelli biondi e dal sorriso sincero, ha il suo punto debole che le fa perdere la testa: il cazzo del suo paparino da pensionare. Vergogna!