Rieccomi.. per chi non avesse letto gli altri racconti sono Sabrina, ho 40 anni, mora, ancora giovanile. Ho scritto della mia adolescenza invece ora parlerò di quello che è successo dopo il matrimonio; non sarà tutto in ordine cronologico, ma come le cose mi vengono in mente le scriverò. I racconti, come mi è stato chiesto, sono veri; certo ci sono alcuni particolare inventati o ingrossati, ma mi sembra più che normale.
Questo episodio mi ha segnato la vita, non si tratta di un episodio come tutti gli altri, questo è stato forse portato dalla mia troppa voglia di provare piacere, ed è completamente sbagliato.
Come ho detto io ho 40 anni e mio figlio 22.
bhe tutto questo si svolge 6 anni fa, quando io ne avevo 34 e mio figlio 16 per l’appunto. Io mi portavo benissimo, sembravo una vent’enne e fin troppi sguardi mi arrivavano da innumerevoli uomini; mio figlio un adolescente, biondo, occhi azzuri, magro ma muscoloso: un bel ragazzo, estroverso e divertente. Da quando mi ero sposata fino a 31 anni mi ero contenuta nel vestirmi, muovermi e nei comportamenti, ma la sentivo la mia voglia di piacere riprendere e a 32 anni mi ritrovavo come da ragazzina, vestiti che corpivano poco, gonne corte, scollature mozzafiato, biancheria leggera o a volte lasciata nei cassetti. Insomma sapevo farmi notare e mi piaceva dopotutto, in particolare gli sguardi pervertiti dei maschi quando andavo in giro, mi muovevo come una vera porca e facevo soffrire quello che si portavano nei pantaloni. Mio figlio invece sembrava come tutti gli adolescenti, gli piaceva giocare, divertirsi, uscire: niente di strano. E come tutti gli adolescenti mi capitava di trovare le sue mutande sporche del suo sperma, che facevo di tutto per non mettermi ad odorare. Sempre più spesso però, con il passare del tempo, il suo sguardo cambiava, guardandomi prima come una mamma poi come una bella donna. Io non avevo tanti riguardi in casa: spesso giravo poco vestita, o nuda, mi mettevo le creme la sera in sua presenza, al mare mi spogliavo quasi completamente con lui affianco. Non avevo mai avuti problemi e lui nemmeno. Un giorno, come spesso facevo, mi misi in camera, nuda, e incominciai a mettermi la crema per la pelle. Mi piaceva passarmela dappertutto con delicatezza. Così mi posizionai sopra il letto, porta spalancata come sempre, e incominciai a spargermi la crema. Passavo per tutti i punti, me la strusciavo bene, sulle braccia, sui fianchi, sulle tette, massaggiando bene e con forza, al punto da muovermi tutta quando lo facevo. Poi continuava con la gambe, le coscie, il culo e la parte davanti; l’operazione continuava per 3-4 volte finchè non ero tutta
bene incremata. Quella sera mio figlio passò svariate volte, visto che la porta stava sul corridoio che andava dalla sua camera al salone. Ogni volta che passava mi guardava tutta, mi perlustrava velocemente. Io senza preoccuparmi , una volta finito, mi misi a letto comoda.
Il mattino dopo, alzata, avendo il turno il pomeriggio misi un po’ a posto casa, mettendo in lavatrice i panni del cesto. Tirando su i vari panni sentii qualcosa di appiccicoso. Scoprii che la fonte veniva da un mio paio di mutandine. Curiosa, guardando meglio mi accorsi che vi era una sostanza bianca, leggermente trasparente, appiccicosa; una sostanza che conoscevo fin troppo bene e che non era di mio marito, fuori per lavoro. Il pensiero che si stava creando nella mia mente mi sconvolse, era una cosa a cui non avevo mai pensato; perchè mio figlio si era masturbato con le mie mutande? Era perchè ero una donna o perchè ero io? Forse mi vestivo troppo da troia e lo facevo eccitare...
cercai di scacciare questi pensieri, nascondendo le mutande e continuando i lavori, sempre però un po agitata e curiosa. All’ora di pranzo arrivò mio figlio. Non sapevo come comportarmi, cosa fare. Mi ero vestita con la tuta, almeno non sarei stata troppo la causa dei suoi sogni se era quello il motivo. La sera, prima di andare a dormire ripensai all’accaduto, ma stavolta guardandolo da un altra prospettiva, una prospettiva eccitante e a cui non avevo mai pensato. Mio figlio si masturbava pensando a me; la cosa mi faceva felice e mi sentivo propio una bella donna ma..non era neanche giusto! L’incesto era una cosa sbagliata, contro la legge e a cui non avevo davvero pensato mai, nemmeno con i miei fratelli. Bhe forse potevo giocarci un po senza davvero scopare, e non sarebbe più stato incesto. Quei pensieri, quelle mutande sporche della sua sborra mi fecero eccitare da morire, bagnandomi la tuta sotto la quale non c’era niente a dividere. Così, senza neanche pensarci, mi sditalinai con l’odore del suo sperma sotto il naso, pensando che lui, il mio bel ragazzone, era esploso su quelle mutandine, pensando a me. Quando raggiunsi l’orgasmo tramai come raramente facevo, stupida da quella reazione.
I giorni seguenti il pensiero mi perseguitò dappertutto, perfino mentre avevo i rapporto con mio marito, infatti pensavo che fosse mio figlio a prendermi, a toccarmi e a leccarmi, a penetrarmi lentamente e a farmi raggiungere quegli splendidi orgasmi. Intanto mio figlio si comportava come sempre, come tutti gli adolescenti. Finchè non trovai, nuovamente, un paio di calze completamente imbrattate dal suo sperma. Questa volta non resistetti:andai in camera, avventata e senza preoccuparmi di chiudere niente, mi avventai su quel liquidio fresco, lo leccai assaporandone il sapore forte e piacevole, bagnandomici un po le tette e lubrificandoci un po il buchetto del sedere,tutto con lo sperma del mio ragazzo che magari ora fuori si stava fottendo qualche altra ragazza. Presi il fallo che tenevo ben nascosto in caso di urgenze(come quella) e mi penetrai con forza e decisione. Raggiunsi ancora uno di quegli orgasmi spettacolari, che lasciano un tremolio piacevole, urlando come impazzita e continuando a gemere per 5 minuti. Mio figlio mi riusciva a far eccitare come poche altre cose ci riuscivano. Però quella era una fantasia e tale doveva rimanere.
Quella sera eravamo a casa di amici e così ci preparammo tutti. Io, fatta la doccia, mi pregustavo la bella cenetta con i nostri cari amici, mi asciugai e aprii il cassetto della biancheria. Quello che trovai mi fece perdere l’equilibrio e cadere indietro. Delle foto, foto spinte, foto in cui io, sul letto, ero alle prese con un bel cazzone di gomma, bagnata e nuda, con in bocca le mie mutandine evidentemente bagnate da sperma. Ma chi me le poteva aver scattate e messe lì? Quando lo avevo fatto era sola! Sulle foto la stessa sostanza appiccicosa delle mutande. Impaurita da quello che era successo, ma certamente anche un po’ eccitata, uscii di casa, sperando che fosse stato mio parito; o forse più che sperando convincendomi.
Quella sera mi ero vestita come adoro: una gonna troppo corta, calze nere e una maglia coperta da un coprispalle. Per quella sera le mutandine erano obbligatorie, questi amici non li conoscevamo da troppo tempo e in più quegli ultimi eventi mi avevano un po scossa.
Presto capii chi era l’artefice delle foto: sull’ascensore una mano mi palpò il sedere, arrivando quasi alle labbra. La mano era agile e sapeva bene cosa voleva toccare, infatti presto arrivò fino alla topa, facendomi gemere. Mio marito si preoccupò ma non ci diede troppa importanza. La mano di mio figlio invece continuava il suo viaggio tra le mie gambe, toccando il po il sedere un po il resto e facendomi eccitare.
Salutammo gli amici e subito ci mettemmo in tavola, la cena pronta. Quando parlavamo mio figlio mi guardava insistentemente, a volte toccandomi il piede o il mio corpo, essendosi seduto vicino a me. Quegli sguardi, quel contatto mi eccitavano da morire e mi bagnai tutta, rendendo bagnate le mutandine e l’inizio delle calze. Il mio corpo era agitato, veniva percosso da tremolii improvvisi, frutto dell’enorme eccitazione.Avevo voglia di piacere, immensa voglia; ma non di un piacere qualsiasi, del piacere che in quel momento solo mio figlio mi poteva dare. Per fortuna presto la cena finì e ci spostammo a parlare sui divani, dove mio figlio poteva si guardarmi meglio ma toccare meno. Sentivo che i miei umori bagnavano sempre più le calze e speravo che la gonna fosse ancora intatta. Per questo, ma anche per necessità, andai in bagno, dove svuotata controllai che tutto fosse a posto. Certo le mutande fradice erano inutili ma era meglio tenerle. Mi ripulii un po e tornai dagli altri. Tutto andò bene e felici tornammo a casa, sempre osservata da mio figlio che quando poteva palpava quello che riusciva. Quella notte mio marito cercò di svuotarmi dall’eccitazione, facendomi raggiungere diversi orgasmi. Mentre lo facevamo mi sentivo spiata, questo incrementava l’eccitazione, quell’eccitazione che mio marito non riuscì a togliermi e che mi rimase finchè non mi addormentai. Il giorno dopo era il mio giorno libero e la mattina, rimanendo a casa da sola, mi concedetti un po’ di piacere che non bastò comunque. A pranzo tornò mio figlio e mio marito chiamò dicendo che non sarebbe venuto. Io mi ero vestita da vera troia, stupida ma forse sperando in qualcosa. Ero con una gonna che non si poteva definire tale da quanto era corta, calze nere, una camicetta con scollatura tremenda e nessun genere di intimo addosso. A pranzo mi arrivarono diverse occhiate da mio figlio, che mentre mangiavamo faceva scoparire la sua mano e cercava il più possibile contatti con me o meglio con il mio corpo. La sua mano la vedevo fare i movimenti che troppe volte avevo fatto per non riconoscerli e, per vedere meglio, gli chiesi di alzarsi a prendere il sale. Rosso si alzò e mi permise di vedere l’enorme erezione che si era sviluppata tra i suoi pantaloni. Mi bagnai e aprii leggermente la camicia, permettendo di vedere bene il ben di dio che avevo nel petto, fino quasi all’aoreola del capezzolo ,che comunque spuntava duro attraverso la camicia. Quando si sedette era rosso.
“successo qualcosa di eccitante oggi a scuola?” mi dovevo fare avanti, era l’occasione giusta
“emm.. no.. veramente.. cioè si” era diventato rosso acceso, sapevo che era abbastanza timido e sarebbe stato difficile farlo parlare
“dai su racconta, lo sai che so parecchie cose e che mi piace parlare con te. Anche di cose da ragazzi. Sono molto aperta verso tutto e qualsiasi cosa sia se piace a te dovrebbe piacere anche a me!” cercavo di farlo parlare, farlo tradire
“no è una cosa che non ti posso dire!”
Muovevo il più che potevo i miei due grossi cocomeri, lo toccavo con i miei piedi, che alzavo e sfioravano le sue coscie rigide. Se voleva capire avrebbe capito. Intanto, mangiando, mi portavo la forchetta alla lingua, in modo sensuale, da vero troia.
“mamma che stai, che stai facendo?” era rigido, rosso e si vergognava, la verità era vicina.
“non è che forse c’entrano delle mutande e delle foto?”
Lo avevo colpito, la sua difesa vacillava e io stavo per vincere; o forse lo stavo per far vincere sapendo la mia sconfitta sicura.
“O-ok, mi hai capito. Si le foto erano mie e anche il resto. Scusa mamma!” i miei piedi arrivarono al suo cazzo, durissimo, e lo fecero gemere facendogli capire che si doveva muovere. Senza dire una parola si alzò, si mise sul divano con i pantaloni abbassati e incominciò a tirarsi una bella sega. Rimasi sconvolta da quell’immagine: mio figlio che si masturbava pensando a me davanti ai miei occhi e con in mano un cazzo da favola, bello grosso e lungo, preso in eredità dal padre! Ormai i miei umori avevano raggiunto la sedia e non resistetti un secondo di più. Mi avvicinai a lui, toccai il suo bel cazzo, il cazzo di mio figlio! Lo guardai e capii che ormai era fatta, qualsiasi cosa avrei fatto o pensato il mio corpo non mi avrebbe risposto: voleva solo godere sotto quel bel ragazzone consanguigneo. Mi avvicinai a lui e le nostre bocche si incontrarono, le lingue incrociarono per dare il via a un bacio emozionante. Le salive si confondevano, cadevano sui vestiti. Le sue mani si precipitarono sulla mia camicia che in un attimo era a terra e le mie tette erano palpate con forza, fino quasi al dolore, da mio figli; le palava, poi prendeva e strizzava i capezzoli. Con la sua bocca raggiunge il mio collo, proseguì, fino a raggiungere il seno, che leccò con avarizia fino a farmi gemere e a farmi bagnare spudoratamente. Le sue mani si abbassarono fino a togliermi la gonna, e lasciandomi nuda, solo con le calze, di fronte a lui.Le sue mani mi toccarono tutte le gambe avvolte nel tessuto, come foss’ero oro, si alzarono e arrivaono al mio sedere, lo tastarono, arrivarono all’ano, dove sostarono fino a raggiungere le labbra che,grondanti, stavano bagnando a terra e le calze.intanto io lo avevo spogliato in pochi secondi e le mie mani tiravano i suoi capelli. Con uno scatto che non riuscii a evitare lo sorpresi, riempiendo ora la mia bocca col suo cazzone, che pur sforzandomi non entrava per intero. Una volta dentro si era ingrossato ancora e la mia lingua poteva sentire bene la sua forma, le vene, la cappella liscia e calda. Le sue mani si stavano prendendo cura delle mie tette, quando mi tirò su, costringendomi ad un movimento strano, e mettendosi con la sua faccia sulla mia figa bagnata. La sua lingua prese a scorrere tra le labbra, bagnandomi ulteriormente e cercava di penetrare tra le labbra. La saliva mi scorreva fino all’ano. In quel 69 non resistetti molti e i miei umori si riversarono sulla sua bocca che parve apprezzarli. La mia reazione eccitò anche lui che altrettanto piacevolmente mi riempì la mia bocca, il suo corpo che ci contorceva sopra il mio. La sua sborra che tanto avevo sognato finalmente era mia, nella mia bocca, buonissima! Ci ritrovammo abbracciati in un lungo bacio, in cui i nostri liquidi di piacere si mescolavano, facendoci assaporare buonissimi sapori. Il suo cazzo non era sceso nemmeno un po fortunatamente e inspiegabilmente, ed io ero decisa ad abbatterlo. Inginocchiata lo presi tra le tette, ben lubrificate dal suo sperma e la sua saliva e iniziò ad essere abbracciato dai due meloni fino ad incontrare la mia bocca quando arrivava in cima. Intanto la sue mani tiravano i miei capezzoli e ci scambiavamo lunghi e appassionanti baci. Lo sentivo irrigidirsi ancora ma non volevo sprecare troppo quella sua erezione, così smisi
“arrivo subito”
Presi i preservativi e ne infilai uno al mio nuovo amante.
“Mamma io, io sono vergine, non l’ho mai fatto con nessuna ragazza perchè fino ad adesso non ero pronto ma adesso ho capito che forse aspettavo te!”
Non risposi a parole, infatti piegata in due sul divano con una mano nella topa aprii bene il mio sedere, aprendo la porta anale. Un po’ imbranato si apprestò prima a toccarlo un po con le dita, a lubrificarlo con la saliva, poi pose la cappella in corrispondenza del buco. Lo sentivo e lo volevo, non ce la facevo più. Avevo il buco spalancato e lo sentivo che si apprestava a spingere. Entrò in parte, trovando un po di resistenza che io avvertii come dolore.
“non entra! C’è come resistenza!
“dai su spingi senza piagnucolare, vedrai che poi scorre benissimo!”
La mia risposta carica di esperienze lo rassicurò e sentii che il suo cazzo mi penetrava fino in fondo. Le mie urla passarono dal dolore al piacere, al piacere di quel cazzo che sentivo dentro di me. Lui incominciò a prenderci mano, e già stanco, cercava di spingere con tutte le forze, fino a farmi raggiungere un immenso piacere, bagnando il divano ormai chiazzato da ogni sorte di liquido. Lui continuava a muoversi e raggiunsi quasi subito un nuovo orgasmo che portò anche lui al piacere e insieme venimmo urlando e gemendo. Restammo così per 5 minuti, quando si tols stanco e si sedette, il cazzo bagnato e un po’ moscio. Io non ero contenta, sentivo che lo volevo davanti ad ogni costo. Così, come in una vecchia esperienza, lo presi tra le calze, nei piedi e ci giocherellai un pochino, mentre con le mani aprivo le grandi labbra lasciando una visione che avrebbe eccitato chiunque. E infatti anche lui tornò carico dopo poco.
“mi fa un po’ male”
“è normale..dopo 3 volte che vieni è più che normale, ma ti prego finiamo!”
Così mi misi a gambe spalancate, il mio buco che chiedeva piacere, il suo cazzo invece seppur in tiro chiedeva pietà. Non la ricevetta e io mi ritrovai urlante sul divano. Mentre ci muovevamo insieme gemendo pensai alla situazione; io e mio figlio, a casa nostra, stavamo scopando come una coppia, lui carne della mia carne era entrato da dove era uscito, dove suo padre era entrato! Stavamo facendo una cosa proibita, e tutti questi pensieri mi fecerò venire, con lui dentro di me. Lo vedevo che ansimava, si muoveva ormai un pò fiacco, ma sentivo che ancora volveva il piacere.
“Stai scopando con quella troia della tua mammina, non sei contento? Se riesci a farmi venire ancora ti dirò tutto quello che vuoi sapere e questo non sarà l’ultio giorno in cui mi vedrai come una zoccola, ansimante, sporca di sborra con la figa piena!”
Le mie parole lo caricarono in maniera impressionante: riprese velocità e mi sentii perforata, il piacere che mi raggungeva, mi scuoteva allo stesso del livello del primo. Anche lui stava per venire e si levò, riempendo la mia faccia del suo liquido bianco, che ormai, insieme al mio, ricopriva i nostri corpi e il divano.Ci ripulimmo con le lingue, in pace, e rimanemmo nudi e abbracciati sul divano per una mezzoretta, ad osservarci, baciarmi, stimolandoci ancora un po i nostri “giochi”.
I giorni successivi ci trovammo un po’ imbarazzati: non sapevamo come comportarci. La volte successiva fu il giorno dopo, io mi parai davanti a lui, mi spogliai e ricominciammo le nostre giostre di piacere. Così oggi continua la nostra storia, certo molto meno timidamente e regolarmente, avendo molto da fare con mio marito e sconosciuti di cui vi racconterò prossimamente.
Aggiungetemi, non per web ed altro. Baci pieni di amore sabri!