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incesto


Solo per amore (3)

           di narratore

 Scritto il 01.04.2010    |    Visualizzazioni: 13.155  |    Votazione 4.8:

Era passata una settimana da quel fatidico pomeriggio in cui Angelo non soltanto aveva avuto la conferma che suo figlio Matteo fosse gay, ma che era anche attratto dal suo stesso padre!
Erano stati giorni impegnativi: Matteo aveva studiato molto per una serie di verifiche scolastiche e Angelo aveva fatto un paio di colloqui per un nuovo impiego. Non avevano quindi trovato il tempo di parlare ancora da soli. Elena inoltre aveva fatto una scenata quando aveva visto com'era ridotto il figlio dopo la rissa a scuola, gli era stata dietro ogni giorno, un po' per confortarlo e un po' per sgridarlo facendosi promettere che non sarebbe più successo.
Nel frattempo lividi e graffi erano quasi spariti dal bel volto del ragazzo, anche se il taglio sul labbro aveva lasciato il segno: ogni volta che Angelo lo notava, ricordava quando aveva appoggiato le sue labbra a quelle del figlio, il loro primo bacio appassionato.

Venerdì sera, al rientro a casa, Angelo trovò un biglietto di Elena dove lo avvisava che avrebbe passato la notte da sua sorella, in piena crisi dopo il divorzio. Era l'occasione buona per parlare finalmente col figlio e chiarire la loro situazione.
Matteo era steso sul letto in camera sua, stava ascoltando musica con le cuffie: gli occhi chiusi, muoveva la testa e tamburellava sulle coperte con le dita seguendo il ritmo della canzone. Angelo rimase un po' a guardarlo, quel figlio che lo amava in modo molto "particolare": l'ultima volta gli aveva permesso di avere un rapporto orale con lui ma si era sentito nel ruolo di un cliente servito dalla prostituta di turno, e non era certo il modo giusto per ringraziare il ragazzo della sua sincera confessione.
In quel momento Matteo aprì gli occhi, vide il padre fermo sulla soglia e gli fece un enorme sorriso, così pieno di gioia e affetto che Angelo non poté fare a meno di sedersi sul bordo del letto e abbracciarlo goffamente. Matteo si sfilò le cuffie e ricambiando l'abbraccio chiese "Ehi papà, cosa succede?"
Angelo lo guardò in volto e rispose "Ti voglio bene figliolo. Qualunque cosa accada fra noi, questo non cambierà mai"
"Lo so papà, grazie. E' lo stesso per me" mormorò Matteo, accarezzando la guancia ruvida dell'uomo. "Però ho pensato a quello che abbiamo fatto e... beh, penso che sia stato sbagliato da parte mia spingerti a tanto"
"Non dirlo nemmeno per scherzo! E' vero, non ero mai stato con un maschio prima e non penso che succederà mai con altri... ma con te non è questione di sesso!"
Angelo accarezzò i capelli del figlio, guardandolo negli occhi: il desiderio del ragazzo era così evidente che non c'era bisogno di notare il
rigonfiamento nei suoi jeans per capire che anche adesso, mentre si scusava e cercava di farsi perdonare, avrebbe voluto fare l'amore con lui. Poteva negargli questo desiderio? Cosa c'era di male nell'esprimere fisicamente l'affetto che provavano l'un per l'altro? Parlare ancora non sarebbe servito a nulla, se non probabilmente a imbarazzare entrambi e incrinare il loro rapporto.
Angelo cominciò quindi a sfilarsi la camicia esponendo l'ampio torace villoso allo sguardo e alle carezze del figlio. Matteo esitò solo un istante, ancora incerto malgrado tutto, poi si liberò velocemente della maglietta che indossava gettandola a terra e abbracciò il padre trascinandoselo sopra, coi petti nudi che premevano assieme, liscio contro peloso.
E di nuovo si baciarono, come le volte precedenti, con lo stesso trasporto, slinguando. Poi scoppiarono a ridere, facendosi il solletico a vicenda e continuando a coprire il volto dell'altro di baci e leccate; quelle risate smorzavano la tensione ma dimostravano anche quanto si sentissero a loro agio assieme, persino in quel modo.
Poi Matteo si fece nuovamente serio e disse:
"Stavolta vorrei sentirti tutto... senza barriere... vuoi?"
Angelo annuì e si alzò, liberandosi dei pantaloni e delle mutande e rimanendo completamente nudo davanti al figlio. Matteo fece altrettanto e i due si fissarono per alcuni istanti, nudi uno di fronte all'altro come in uno specchio, i cazzi turgidi che svettavano a pochi centimetri di distanza.
Poi Matteo si fece avanti e con la mano accarezzò il petto villoso del padre, fino a raggiungere il ventre e il pene eretto. Le sue lunghe dita si avvolsero attorno all'asta spessa e rigida, stringendola con decisione.
Angelo sospirò di piacere e per la prima volta toccò il cazzo di suo figlio. Non aveva mai tenuto in mano un pene che non fosse il proprio, ma sapere che quello era il sesso del suo ragazzo cancellava ogni dubbio o eventuale disgusto: il piacere che gli stava dando era un dono paterno, non un qualunque sfogo omosessuale.
Avvicinandosi l'uno all'altro, padre e figlio cominciarono a segarsi assieme, lentamente, stimolandosi a vicenda senza fretta. Quella era la loro serata, soli in casa, e volevano gustarsela.
Poi Angelo decise di andare ancora oltre e si piegò sulle ginocchia, avvicinando le labbra al cazzo del figlio. Non riusciva davvero a prenderlo in bocca, era più forte di lui, però passò la lingua sul glande e lungo l'asta, sperando che questo bastasse a far godere il ragazzo. Dai gemiti di Matteo, sembrava che fosse proprio così.

Il ragazzo guardò il padre inginocchiato davanti a lui che, con evidente difficoltà, cercava di ricambiare il pompino che gli aveva fatto la settimana prima. Quanto doveva amarlo per riuscire ad arrivare a tanto! Non meritava di essere umiliato da quel goffo tentativo, aveva già dimostrato di essere pronto a tutto pur di soddisfare suo figlio. Quindi lo prese per le spalle e lo costrinse ad alzarsi. "Ti amo papà" disse, fissandolo negli occhi scuri.
"Anch'io, figliolo" rispose l'uomo.
Abbracciati, si rovesciarono all'indietro sul letto e rotolarono stretti mentre si baciavano ancora e ancora, sfregando assieme i cazzi duri come la roccia.
Quando si separarono, quasi senza fiato, Matteo esclamò "Mettiti seduto a gambe aperte, voglio mostrarti una cosa".
Angelo ubbidì e il ragazzo si sedette esattamente nella stessa posizione, accavallando le lunghe gambe magre su quelle più muscolose dell'uomo.
Si ritrovarono così coi cazzi e le palle appoggiati assieme. Matteo prese entrambi i sessi in mano, poi guardò il padre e disse "Adesso vedrai che bello!"
Cominciò a masturbare i due cazzi uniti nel suo palmo sudato, stringendo assieme le aste e giocando con le dita in modo da farle scivolare leggermente di lato, in modo da aumentare la frizione.
Angelo afferrò le spalle del figlio con forza, scosso dall'inaspettato piacere di quella doppia masturbazione cazzo a cazzo. Per quanto avesse sempre amato le donne, e penetrare una vagina fosse per lui qualcosa di veramente eccitante, raramente aveva provato un piacere così intenso, doveva ammetterlo. Sentire un cazzo gemello al proprio che sfregava e urtava col suo, imprigionati assieme dalle forti dita di suo figlio, gli procurava dei brividi di piacere che lo scuotevano in tutto il corpo.
Matteo si accorse subito dalle smorfie del padre che egli stava realmente godendo, che non si trattava solo di una recita per fargli piacere, e questo lo riempì di soddisfazione. Aveva sognato per così tanto tempo di fare l'amore con suo padre, di potergli dare il piacere che meritava, di godere assieme nudi... e adesso era tutto vero!
Continuando a segare i loro cazzi uniti, Matteo si sporse in avanti e riprese a slinguare il padre. Angelo non esitò a incollare le labbra a quelle del figlio, godendo fino in fondo del loro contatto incestuoso. Ormai erano vicini all'orgasmo, ansimavano di piacere, ma decisero di non interrompere quel bacio fino alla fine.
Matteo fu il primo a schizzare, il suo getto potente bagnò sia il proprio ventre che quello del padre. Eppure il ragazzo non si fermò, usando la sborra che colava per rendere i cazzi uniti ancora più lubrificati e scivolosi. L'effetto fu immediato e anche Angelo venne fra le dita del figlio, un susseguirsi di rapidi schizzi che colpirono il ragazzo sul petto uno dietro l'altro. E mentre sborravano, padre e figlio non ruppero quel bacio profondo e pieno di saliva che li univa, continuando a succhiarsi reciprocamente le lingue e le labbra.
Alla fine la mano di Angelo si posò su quella di Matteo per bloccarlo, ormai erano entrambi svuotati da quella sega meravigliosa e i loro cazzi non potevano reggere ulteriori stimolazioni. Matteo intrecciò la mano piena di sborra con quella del padre e i due si stesero uno accanto all'altro per riprendere fiato.
Poi il ragazzo appoggiò la testa sulla spalla dell'uomo e mormorò "Grazie, anche se questo non dovesse ripetersi mai più, è stato il piacere più intenso che abbia mai provato".
"Anche per me è stato bellissimo, davvero" disse Angelo, stringendo un braccio attorno alla spalla del figlio. Sarebbe successo ancora? Non lo sapeva, ma in quel momento non aveva importanza. Si addormentarono così, nudi e bagnati di sborra, felici di aver condiviso qualcosa di così raro e prezioso.


Votazione del Racconto: 4.8
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