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incesto


le mie donne

           di muadib

 Scritto il 08.03.2010    |    Visualizzazioni: 27.925  |    Votazione 6.2:

"Claudio, svegliati... vieni di là, tua madre sta male"
Mi ero addormentato da poco e quel richiamo mi sembrava di viverlo in sogno.
Mi sentii toccare sulla spalla e mi svegliai di colpo, fuori da ogni dimensione di tempo e di spazio.
Era mia nonna.
"Claudio vieni. Tua madre ti vuole vedere"
Mi alzai faticosamente e mi avviai verso la stanza da letto.
Ho 24 anni e sono alle soglie della laurea in medicina: qualsiasi malessere che si manifesta nell'ambito parentale, viene sempre sottoposto alla mia diagnosi, come se io fossi un medico esperiente e già affermato.
"Claudio - esordisce la mamma - ho avuto un forte dolore alla testa e per qualche attimo non ho visto più nulla. Cosa è stato secondo te?"
"Mamma, come fai a dire che non hai visto più nulla se dormi nell'oscurità totale? Sarà certamente stato un calo di pressione. Non c'è da preoccuparsi. Domani chiameremo il Dottor Sticchi che ti visiterà e ti prescriverà la cura adatta"
"Va bene Claudio, ma tu, questa notte, resta qui, vicino a me"
"Ma mamma, non pretenderai che passi la notte dormendo su una sedia"
"No, vieni qui nel letto; il letto è a tre piazze, è spazioso. C'è posto pure per te"
" Su mamma, non scherzare. C'è nonna che dorme con te e, all'occorrenza, può aiutarti"
"Ti prego Claudio, fa' come ti dico per favore. Resta qui"
Mia madre era una gran bella donna, alta, capelli neri, occhi verdi ed un portamento regale. Sempre ben vestita, si muoveva con molta grazia e riscuoteva molti consensi, specie quelli maschili. Tutto di lei lasciava trasparire le sue nobili origini. Aveva sposato papà, ricco industriale, a 18 anni ed ora, a 43 anni conservava intatti la sua bellezza ed il suo fascino.
La nonna Catia - nonna paterna - abitava con noi e, in quei giorni, su istruzioni di mio padre, che per affari si era recato in Giappone, spartiva con mia madre il lettone a tre piazze.
La nonna aveva 61 anni ben portati ed anche lei era tutta da vedere. Era una donna robusta, belloccia, non alta, ma con due seni inverosimili. Non so che tipo di reggiseno indossasse, certamente un reggiseno fatto su misura e idoneo a sostenere quelle due montagne che, nonostante fossero ingabbiate, sembravano scoppiare dentro agli abiti.
Poiché mia madre insisteva, piagnucolando e, nonostante la cosa mi apparisse alquanto ridicola, l'accontentai, non prima, però, di avere ottenuto l'accensione di una piccola luce notturna perché il buio fitto mi dava un senso di soffocamento.
In effetti il letto era molto accogliente : tre persone ci stavano comodamente.
Chiusi gli occhi, cercando di prendere sonno, ma non ci riuscii perché, nel silenzio della notte,
una mano stava scivolando in mezzo alle mie gambe e precisamente all'altezza dell'inguine.
Non riuscivo a credere che... Ma sì: mia madre mi stava accarezzando l'uccello ed io non sapevo che pesci prendere.
Intanto sotto quella perdurante carezza, il pene stava crescendo a dismisura.
Adesso le carezze stavano lasciando il passo alla masturbazione.
Con una decisione improvvisa, decisi di giocarmi la partita.
La cosa non poteva limitarsi ad una squallida menata di pisello. E per il fatto che si trattasse di mia madre, mi sovvenne un detto siciliano che avevo letto pochi giorni prima: "cazzu arrittatu nun cunusci parintatu" (cazzo arrapato non conosce parentado).
Allungai anch'io una mano e sollevai la camicia di mia madre. Le toccai la fica: era bagnatissima. Cercando di far piano per non svegliare nonna Lina, mi abbassai in mezzo alle sue gambe e infilai la lingua nella sua vulva bagnata, succhiando tutti gli umori che dentro ad essa continuavano a sgorgare. La mamma era in pieno orgasmo: teneva la mia testa premuta sul suo monte di venere e gemeva, farfugliando frasi incomprensibili accompagnate da sospiri profondi.
Uscii dal letto e mi misi in piedi davanti a lei con il cazzo dritto ed umido. Glielo infilai in bocca e lei cominciò a slinguarlo, facendoselo arrivare quasi in fondo alla gola. Mentre ciucciava avrebbe voluto anche masturbarmi; ma io la dissuasi perché avremmo corso il pericolo di svegliare la nonna. Ero io che dondolavo lentamente dentro la sua bocca, aspettando il momento di scaricarle la sborra che ormai sentivo arrivare.
E quel momento giunse. Tenni ferma la sua testa fra le mani e le schizzai dentro un mare di sperma, riuscendo anche a togliere il membro prima dell'ultimo conato e strofinarglielo negli occhi e nei capelli.
Ero venuto nella bocca di mia madre e adesso ero più che mai convinto di dover dar fondo a tutte le mie energie per concludere bene la nottata.
Ma si verificò un fatto nuovo.
Mia nonna era sveglia e avevo la certezza che avesse visto tutto.
Mi guardò con un sorrisetto e con un filo di voce mi disse: "adesso, da bravo, fai alla nonna tutto quello che hai fatto alla mamma"
Ero stupito. Come poteva chiedere una cosa simile una donna di 60 anni e, per giunta, davanti a mia madre.
Si tolse la camicia da notte e vennero fuori quelle tette immense, fuori misura, che io guardai con meraviglia ma, devo dire, anche con desiderio. Non avevo mai visto - neanche sulla stampa porno - dei seni così grossi e così invitanti.
Me ne porse uno; lo afferrai con entrambe le mani, lo strizzai con forza e poi passai a succhiare e mordere il capezzolo nero e turgido. Infoiato com'ero ed ormai senza alcun ritegno, la baciai a lungo sulla bocca, intrecciando la mia lingua con la sua. La pregai di infilarmi nell'ano i suoi capezzoli. Mi misi in posizione "pecorina" e la nonna spinse, per quanto possibile, la sua enorme mammella nel mio culo, solleticandomi lo sfintere con il capezzolo. Alzai la testa e trovai davanti alla mia faccia ancora mia madre che aveva posizionato i guanciali sotto il suo sedere e, con le gambe divaricate, mi offriva la vulva aperta e succosa. Mentre mia nonna mi scopava il culo con le sue favolose tette, io leccavo mia madre.
Mi girai. Chiesi a mia nonna di aprire le gambe e invitai mia madre a farsi leccare la fica dalla nonna. Cercai di infilare il mio bastone nella gran fica di mia nonna, ma non riuscii ad entrare: non c'era lubrificazione. Dissi loro di attendere. Mi recai in cucina e presi il vasetto del miele che spalmai nella fica di mia nonna. Così potei penetrarla. Il mio membro scivolò e andò dentro sino a toccare il fondo, mentre, con le mani protese verso l'alto, strizzavo le rigogliose tette. Nonna Lina mugolava mentre con la lingua sgrillettava mia madre che, dal respiro affannoso, intuii che stava venendo ancora. Dissi a mia madre di cambiare posizione e di mettere il culo davanti alla mia bocca. E, mentre chiavavo la nonna, riuscii a trovare con la lingua lo sfintere di mia madre.
La scena era surreale e fortemente arrapante, anche perché i gridolini ed i sospiri delle due donne mi avevano eccitato al massimo. Pressai con forza e con cattiveria il cazzo dentro la fica della nonna che gridò, forse dal dolore, e quindi le sborrai dentro a lungo.
Mia madre si accucciò allora fra le gambe della nonna e cominciò a suggere dalla sua fica il mio sperma misto a miele, fino a quando la nonna con un "vengooo.." ebbe un lungo e convulso orgasmo.
Non avevo finito. Sentii di avere ancora energie da vendere e la situazione mi sembrava particolarmente piacevole e forse irripetibile.
Del malore di mia madre non se ne parlò più.
Ci servimmo dei liquori e, quindi, tornammo a letto.
La nonna stentava a stare sveglia ed infatti di lì a poco si addormentò profondamente.
Dissi a mia madre che avrei voluto scoparla in fica, ma temevo di metterla incinta. Mi disse di stare tranquillo: andava tutto bene.
Allungò la mano, prese il vasetto del miele e lo cosparse sulla mia cappella.
Prese anche una tavoletta di cioccolata, la spezzò e se ne infilò una parte in vagina.
Ci mettemmo in posizione 69 e iniziammo a leccare, io la cioccolata impregnata dagli umori della sua bella passera e lei il miele spalmato sul mio pene. Tornai in erezione e le dissi che ero pronto. Mi disse di attendere e di leccarla ancora. Presi tra le labbra il suo lungo clitoride e cominciai a tormentarlo. Improvvisamente gridò e, come la prima volta, spinse su di lei la mia testa e venne copiosamente.
Non aspettai più. Introdussi il mio cazzo ormai durissimo nella sua fica e abbassandomi, misi le labbra sulle sue e poi, lingua contro lingua, succhiai la sua saliva. Sborrai un torrente di sperma che si infilò nella sua vagina con un getto potente.
Non mi sembrava vero. Credevo che tutto fosse stato un sogno. Ma non era stato così.
Lo facemmo ancora, provando sempre un grande e fottuto piacere.


Votazione del Racconto: 6.2
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