E' inutile negarlo ero diverso dagli altri ragazzi della mia eta'....
Avevo da poco compiuto sedici anni e mia madre mi stava preparando la colazione, prima che uscissi per andare con gli amici in spiaggia.
Andai in cucina e le diedi il buongiorno con un bacio sulla guancia, quindi mi sedetti a tavola per mangiare i miei corn flakes.
Mamma noto' qualcosa di strano.
Mi coprivo con la mano sinistra la patta dei pantaloni e mi sentii in dovere di parlarle.
- Mamma -dissi - mi devo confidare con qualcuno, e da quando papà è andato via tu sei l'unica persona di famiglia con cui posso parlare di certe cose.
- Dimmi tutto, Nicola. Lo sai che tra noi non ci devono essere segreti.
- Ieri ho incontrato una ragazza, molto carina. Ha diciotto anni ma è piccolina, molto più di me.
- Cosa è successo?
- Beh, avevamo bevuto tutti e due e lei mi si è avvicinata e mi ha sussurrato una cosa all'orecchio.
- E cosa ti ha detto?
- Mi ha detto che ero molto carino e soprattutto che nascondevo bene i miei segreti.
- Quali segreti? - rispose mamma
Allora io la guardai negli occhi con durezza e le dissi:
- Vuoi farmi credere che in tutto questo tempo non ti sei accorta di cosa aveva tuo figlio in mezzo alle gambe?
Lei mi guardo' stranita. Non avevo mai avuto un atteggiamento così duro nei suoi confronti, ma soprattutto non avevo mai fatto riferimento ai miei organi genitali nei nostri discorsi. Nemmeno quando mi parlava delle precauzioni che un ragazzo ed una ragazza devono prendere al giorno d'oggi quando fanno sesso.
Ripresi a parlarle:
- Perchè non mi hai mai detto che avrei fatto scappare le ragazze? Perchè non mi hai mai avvisato che non tutte le donne sono uguali? Che non a tutte piace quel tipo di uomo?
- Ma di che diavolo stai parlando? - sbotto' mamma.
-Non sto capendo nulla di quello che dici. Cos'hai che non va?
Mi alzai di scatto dalla tavola e gettai il cucchiao che ancora stringevo verso il muro.
Poi con uno scatto improvviso mi abbassai i pantaloni e restai in boxer di fronte a lei. Mamma mi guardo' in faccia sorpresa, ma poi lo sguardo cadde sul mio inguine, ed allora tutto le fu chiaro.
Nonostante i boxer fossero larghi non riuscivano minimamente a nascondere l'evidenza.
Io, ero un superdotato. E che superdotato... e urlai quel "problema" in faccia a mia madre.
- Tuo figlio ha un cazzo come quello di un cavallo!
E detta l'ultima parola mi tirai giù i boxer.
Mamma era sconvolta. Si sentiva il viso in
fiamme. Avrebbe forse voluto scomparire, ma allo stesso tempo non riusciva a togliermi gli occhi dal mio uccello, quasi ne fosse ipnotizzata.
Era in effetti enorme. Grosso, immenso. E anche le mie palle erano mostruose. Grosse e gonfie. Ed avevo solo sedici anni.
- Mamma - ripresi- dove credi che possa metterlo questo? In culo ad una vacca?
Lei Balbetto' qualcosa, ma io ripresi con foga.
- La ragazza di cui ti parlavo, appena mi ha visto nudo è scappata via. Mi ha detto che non dovevo nemmeno sfiorarla con quel coso. Altrimenti l'avrei ammazzata.
Non so perchè, ma quelle parole furono come uno schiaffo in faccia a mia madre.
Senza dire nulla si alzo' e fece un passo verso di me. Mi tirai indietro, ma lei continuava a camminare nella mia direzione.
Era da troppo che mamma non vedeva un pene. E uno di quelle dimensioni non lo aveva mai visto.
Mi afferro' l'uccello con tutte e due le mani e mi disse: - Non hai idea di come mi senta io adesso. Il mio cervello sta andando in tilt e dovrò combattere con il senso di colpa per tutta la vita, ma il tuo uccello non andrà in culo ad una vacca, ma in bocca a tua madre.
Detto questo si inginocchio' davanti a me e chiuse gli occhi, avvicinando pianissimo le sue labbra alla mia cappella.
La bellezza di certi momenti è nell'attesa che essi avvengano, più che nella loro realizzazione.
Con la lingua inizio' ad inumidirmi la cappella, preparandolo per il suo primo pompino.
Ma quando cerco' di prenderlo in bocca, si accorse di quanto grosso fosse in realtà. Non riusciva nemmeno a circondargli la cappella con la bocca. Solo la parte superiore era coperta dalla sua bocca vogliosa, eppure già io me lo sentivo in gola. Rinuncio'. Troppo grosso per entrare in quella bocca.
Allora si mise in piedi e mi guardo'. Io confesso ero rosso in viso e sudato, ma già le mie mani erano sotto la sua gonna e si bagnavano nel caldo della sua figa.
La feci girare e la spinsi sul divano. Le alzai il lembo posteriore della gonna e le tirai giù le mutandine con una tale foga quasi volessi impalarla all'istante. Iniziai a premerle il mio uccello sulla sua fighetta. Avevo solo voglia di soddisfare il mio istinto e di chiavarla. Ma era una cosa assurda perche' il mio sesso non aveva nulla di umano. Era come se un tir cercasse di parcheggiare in un posto riservato ai motorini. Fu allora che mamma comicio' ad urlare.
Mi spaventai e mi tirai indietro.
Lei pero' si volto' verso di me e mi disse dolcemente: - Non ti preoccupare, la figa non è come la bocca. Devo solo abituarla ad accogliere un cazzo enorme come il tuo. Ci vorrà un po', ma alla fine riuscirai ad infilarmelo dentro. E allora potrai anche sfondarmi il culo! Credevo che tuo padre fosse uno stallone, ma se lui ti vedesse ora scoppierebbe in lacrime per l'invidia e l'imbarazzo.
Non credevo alle mie orecchie. Dalla sua bocca non uscivano le parole di una mamma, ma quelle di una puttana. Una troia, ecco cos'era. Una troia che vuole accogliere in grembo l'uccello di suo figlio.
La sua figa era una fontana. Stava sbrodolando dappertutto. Mi disse: - Non importa cosa può succedere stasera, ma voglio che tu spinga con tutto te stesso. Non mi frega niente. Voglio morire di dolore, ma alla fine devi riempirmi di sperma. Deve uscirmi dalle orecchie!
A quel punto eccitato come un pazzo l'afferrai per le braccia, la feci girare su se stessa e la buttai nuovamente sul divano. Era messa a pecorina e cosi' poteva sentire i miei ansimi nelle orecchie. Le dissi - Non so nemmeno io cosa sto facendo, ma non riesco a fermarmi.
Detto questo con tutta la mia forza spinsi per entrare nella sua figa. Mamma si ancoro' al bracciolo del divano e comicio' a stringere le mani e ad urlare.
- Non ti fermare, stallone mio, non ti fermare!!!
Ad un certo punto pensai che il dolore per lei fosse insopportabile a giudicare dalle smorfie del suo viso e dagli urli che emetteva, ma il piacere che stava provando doveva essere ancora superiore. Tiravo indietro il mio uccello e poi lo rispingevo in avanti un po' di più. Sempre un po'di più. Sempre più grosso, sempre più duro, sempre più uomo!
Ormai urlava come una posseduta, ma più il dolore aumentava, più il piacere lo copriva.
E alla fine un'ondata caldissima di sperma la inondò. Il mio sperma le riempì la vagina, e poi fluì all'esterno. Era come se un innaffiatio si fosse azionato per annaffiarle la figa e non voleva saperne di spegnersi.
Urlo' un'ultima volta con tutto il fiato che le era rimasto e poi svenne.
Si risveglio' a letto, immobile, io al suo fianco che le tenevo la mano e le dicevo:-Non lo dimenticherò mai. Grazie.
Riprendersi da quella scopata fu dura. Resto' a letto per tre giorni, e quando provo' a camminare di nuovo svenne ancora per il dolore.
Io le ero sempre vicino ed ogni volta che me lo chiedeva alzavo le coperte e dolcemente le soffiavo sulla figa.
Quando poi, dopo una settimana, riusci a camminare di nuovo, entrai in camera sua di sera e guardandola in faccia e sorridendo dissi:
- Sono tuo figlio e non dovrei rivolgermi a te in questo modo, ma stasera avrei tantissima voglia di romperti il tuo meraviglioso culo!
Lei si fece il segno della croce, mi sorrise vogliosa e in un secondo lei tirai giù le mutande..