Il primo sito di Annunci erotici italiano, scambio coppie, racconti ed esibizionismo.       Siamo 251.969        Ora online 24.108
Entra




Torna all'indice dei Racconti Erotici orge

orge


Buon compleanno, Anna

           di Giuseppino

 Scritto il 31.01.2012    |    Visualizzazioni: 8.101  |    Votazione 8.5:

La villetta che avevamo affittato per tutto l’anno nella bergamasca era isolata, ai margini del bosco ed a qualche centinaio di metri dal paese più vicino. Proposi a mia moglie Anna di trascorrere là tutto il week-end e festeggiare così il suo compleanno.
Non avevo fatto fatica a convincere i nostri quattro più cari amici a partecipare a sorpresa alla festa ed a preparare il regalo per Anna; un pochino più difficile era stato trovare la giustificazione da fornire alle loro mogli, visto che il regalo per Anna erano proprio loro, i miei amici.

Da qualche tempo sospettavo che anche Anna sarebbe stata disponibile a dare alla nostra vita sessuale una svolta un tantino più disinvolta. Non che non fossimo soddisfatti delle nostre prestazioni visto che sessualmente avevamo tra di noi provato di tutto, e qualche volta anche di più, ma dopo quasi dieci anni di matrimonio, preceduti da due anni di fidanzamento egualmente intensi sotto questo punto di vista, ci rendevamo conto di avere ancora potenzialità inespresse che avrebbero potuto meglio esprimersi aprendo la nostra coppia a nuove esperienze.
Alla fine, la scusa venne dalla necessità di fare qualche manutenzione alla villetta che le famiglie avrebbero usata a turno; così gli uomini ci avrebbero raggiunti il sabato mattina mentre noi due li avremmo preceduti il venerdì sera.

Non so se Anna avesse intuito qualcosa, ma già durante il viaggio mi aveva continuamente stuzzicato al punto che, non molto distanti dal casello di uscita dall’autostrada era riuscita ad aprirmi la patta ed ad estrarre il mio cazzo già adeguatamente indurito dalle sue provocazioni. Si era quindi sdraiata su di me e, mentre io continuavo a guidare, aveva iniziato uno dei suoi meravigliosi pompini.
Non si era neppure fermata quando io avevo rallentato per rimanere accostato ad un Transit dei soliti muratori bergamaschi che ritornavano nelle loro valli alla fine della settimana di lavoro. In un attimo erano tutti svegli con tanto di occhi spalancati per ammirare il lavoro che intuivano si svolgesse sotto la testa riccioluta che si muoveva sul mio grembo. Rallentammo entrambi i veicoli al limite del possibile, mantenendoci bene affiancati. Questo non sfuggì ad Anna che alzando la testa si rese immediatamente conto della situazione ed invece di sospendere la sua attività si rimise all’opera ma inginocchiandosi di traverso sul suo sedile in modo da mostrare agli occupanti del veicolo vicino il suo meraviglioso culo.

Ovviamente gli urli dei muratori salirono alle stelle, ed arrivarono al limite dell’universo quando Anna, con una rapida mossa si abbassò gli slip iniziando un frenetico ditalino con il pollice nella figa e l’indice ben piantato nel culo.
Vidi con la coda dell’occhio qualche uccello fare
capo dai finestrini del pulmino e qualche mano impegnata nella indispensabile sega.
Io venni all’altezza di Dalmine e lei mi seguì all’altezza del Kilometro Rosso. Non so quando vennero i muratori perché accelerai e mi allontanai dal pulmino mentre Anna si sollevava con un filo di sperma che le scendeva ancora dalle labbra. Fortunatamente il Telepass evitò la sosta al casello, perché proprio in quel momento Anna, con la gonna ancora sollevata alla vita, stava rimettendomi il cazzo nei pantaloni.

Arrivati alla villetta, sistemammo nel frigorifero i viveri; Anna si stupì per la loro abbondanza – soprattutto nel versante bevande – ma la convinsi che era una scorta anche per le settimane a venire. Per cena andammo alla trattoria del paese, intanto che l’impianto di riscaldamento provvedeva ad alzare la temperatura della casa che, a quella altitudine, era abbastanza bassa anche agli inizi di giugno.

Al rientro la casa era calda ed altrettanto calda era Anna, anche grazie ai due nocini che ci vennero offerti alla fine della cena. Si spogliò appena superata la porta e si avviò nuda davanti a me per le scale che salivano alle camere da letto. Io la bloccai a metà salita e, allargandole le chiappe con i pollici, inizia a leccarle il buco del culo. Lei si fermò, si inginocchiò su uno scalino e, allontanando le mie mani, si allargò lei stessa le chiappe.
Quasi da solo il mio uccello sbucò dalla patta, quasi da solo di diresse verso quel grinzoso buchetto, quasi da solo lo penetrò fino in fondo. Io non potei far altro che assecondarlo con movimenti che si fecero sempre più frenetici e che rallentarono solo quando tutto il mio sperma fu scaricato nell’intestino di Anna.
Lei si girò, si sedette sullo scalino, afferrò il mio cazzo, ancora sporco di sperma e segnato dalle righe scure della sua merda, ed iniziò a leccarlo guardandomi fissa negli occhi.
Ci mise pochi minuti a pulirlo bene, ed ancor meno a farlo ritornare in accettabili condizioni di durezza.
Quando si inginocchiò ancora sullo scalino ed afferrò il mio uccello con la mano tra le gambe, capii che questa volta voleva che fosse la sua figa ad essere riempita. Puntò bene il mio cazzo e con un colpo di reni si penetrò fino in fondo.
Questa volta le cose andarono per le lunghe, avevo già sborrato due volte quella sera e per preparare la terza ci misi una decina di minuti. Lei, nel frattempo, non restò con le mani in mano e, aiutandosi con una prolungata carezza al clitoride, venne un paio di volte. Il suo terzo orgasmo coincise con il mio e se noi ci fossimo aggrappati al corrimano saremmo precipitati rovinosamente in fondo alle scale.

Il mattino ci rendemmo conto dell’unico difetto della villetta che aveva purtroppo un solo servizio; poco male, visto che l’avremmo utilizzata a turno. Fortunatamente il bagno era spazioso e ci si poteva muovere agevolmente in due. Ma quando io mi diressi verso il water non potei fare a meno di sfiorare Anna, seduta sul bordo della vasca intenta ad asciugarsi dopo il bagno. Lei allungò la mano e mi afferrò l’uccello; “Lasciami” le dissi “ devo pisciare”. “Appunto” soggiunse lei. Se lo ficcò in bocca ed iniziò a grattarmi leggermente il perineo con l’unghia dell’ indice.
Non resistetti a lungo ed iniziai a scaricarmi. Per un po’ lei lo tenne in bocca, quindi fermò la pisciata stringendo il cazzo alla base e, una volta stesasi ancora nella vasca, mi costrinse a sdraiarmi su di lei nella posizione del 69. Quando fummo in posizione allentò la presa dirigendo il getto sul suo viso.
Io mi abbassai ed iniziai a leccarla, allargando con delicatezza le sue grandi labbra. La mia lingua era piantata nella sua figa quando lei iniziò anche lei a pisciare ed lo spruzzo mi colpì il naso. Mi sollevai e feci in modo che il suo getto dorato mi bagnasse tutto il viso.
Quando l’urina di entrambi fu esaurita iniziammo un frenetico 69; poi mi girai, la penetrai nella figa ed cominciai a leccarle il viso ancora bagnato dalla mia piscia. Venimmo in contemporanea mentre lei ricambiava la leccata sul mio viso ancora umido dei suoi umori.

Mi preparai rapidamente e con la scusa di andare a prendere le sigarette ed il giornale andai in paese raggiungendo i miei amici che erano arrivati puntuali all’appuntamento. Un caffè insieme e ci dirigemmo alla villetta. Loro lasciarono l’automobile poco distante per avvicinarsi silenziosamente a piedi. Entrai, lasciando socchiusa la porta, e raggiunsi Anna che, ancora nuda dopo l’ulteriore bagno, era in cucina per prepararsi la sua solita prima colazione a base di caffè, yoghurt, pane, burro e miele.

Due paroline dolci, una spruzzata di yoghurt scherzosamente cosparso sui capezzoli ed accuratamente leccato, una ditata di miele infilata nella figa, una spalmatina di burro sul buco del culo e lei fu pronta per una nuova scopata.
Questa volta fu verso il tappeto davanti al caminetto che mi diressi.
La sua figa era dolce di miele quando, sdraiatomi sulla schiena, lei si abbassò su di me ed io cominciai a scoparla con la lingua. E la sua bocca sapeva ancora di caffè quando, giratasi, si calò a spegnimoccolo ed iniziò a stantuffarsi sul mio uccello.

Mi ero posizionato in modo da avere i piedi verso l’ingresso, così i miei amici, che erano nel frattempo entrati di soppiatto, ebbero la vista del culo di mia moglie, bianco contro l’abbronzatura del resto del corpo, che ondeggiava con un sensualissimo, lento movimento. Lei era troppo presa per rendersi conto di quanto avveniva poco lontano, ma io scorsi bene i miei quattro amici che si liberavano rapidamente degli abiti. Quando furono tutti pronti, io fermai il movimento di Anna e le sussurrai nell’orecchio con estrema dolcezza “Amore, questo è il mio regalo di compleanno”.
Afferrai le sue morbide chiappe e le allargai lentamente.

Avevamo studiato in precedenza la sequenza degli interventi, anche perché sarebbe stata la prima volta che Anna l’avrebbe preso contemporaneamente nella figa e nel culo e fu Mario, che aveva un cazzo lungo e sottile, il primo che si infilò nel buco del culo di mia moglie, reso ancora più scivoloso dal burro della sua colazione.
Lei ebbe solo un piccolo moto di sorpresa e mi fissò con aria interrogativa.
“Questo è Mario” dissi io “Poi verranno Andrea, Enrico e Salvatore”.
“Oh, no! Salvatore no!” esclamò lei “Nunzia mi ha detto che ha un uccello enorme; una sola volta lui ha provato ad incularla e non ci è riuscito. Pensa che lei ha dovuto andare al pronto soccorso”.
“Ed è per questo” la tranquillizzai io “che lo prenderai per ultimo; quando il tuo culo sarà diventato un’autostrada”
Lei mi parve rilassarsi e ricominciò a muoversi dolcemente. Ma i colpi di Mario non tardarono a prevalere e lei prese a rimbalzare sul mio uccello al ritmo che lui aveva imposto. Mario venne quindi con un grugnito e si rialzò rapidamente per cedere il posto ad Andrea.

La sentii sospirare di piacere ed intuii che lui l’aveva penetrata. Qualcuno aveva acceso la radio e lui cominciò ad incularla seguendo il ritmo della musica. Dapprima lentamente, poi, quando arrivarono i ritmi sudamericani, con frenesia crescente. Anna godette quando senti la sborra di Andrea che si riversava dentro di lei, ma non fece tempo a rilassarsi perché Enrico, caricato dalla visione dello spettacolo cui aveva assistito, la inculò con violenza ed iniziò a sbatterla furiosamente. Anna rimbalzava passivamente sul mio cazzo ed io – malgrado le recenti numerose sborrate - dovetti concentrarmi per non venire ancora. Volevo partecipare alla festa fino alla fine. A giudicare dal prolungato ululato di piacere che usci dalle sue labbra, la sborrata di Enrico fu come un torrente in piena

Quando Enrico uscì la sentii contrarsi un pochino. Evidentemente aveva ancora paura di quello che avrebbe potuto combinare l’enorme cazzo di Salvatore. Decisi allora di distrarla: “Ma come” le dissi “lasci i nostri amici con l’uccello tutto sporco dopo che ti hanno fatto il piacere di incularti?” E chiesi a Mario, Andrea ed Enrico di farsi sbocchinare da Anna fino alla completa pulizia del loro uccello. “Ma” osservò Mario “ci sono su anche tracce di cacca”. “Ed è proprio quello che piace ad Anna” lo tranquillizzai. A quel punto si precipitarono verso Anna che li aspettava con la bocca aperta e la lingua fuori e per qualche minuto si sentì solo lo sciacquio delle leccate di Anna che ripuliva accuratamente ed ingoiava avidamente le tracce di sperma e di merda che il suo intestino aveva lasciato sui cazzi degli amici.

Questo servì in effetti a distrarla, e Salvatore poté, con un minimo di attenzione infilare il suo poderoso randello nel buco del culo di mia moglie. Quando il cazzo iniziò ad andare avanti ed indietro Anna si trasfigurò; non avevo mai visto sul volto di mia moglie un così intenso segnale di godimento. Sospese immediatamente il pompino che stava facendo ad Andrea, alzò la testa verso il soffitto iniziando a mugolare come una gatta in calore. Le parole più oscene uscivano dalla sua bocca ed incitavano Salvatore a sbatterla sempre più forte e più velocemente. Il suo fu un orgasmo devastante che continuò ininterrotto per alcuni minuti. Io avevo appena sborrato quando sentii attraverso il sottile diaframma che separava la figa dal condotto del culo il flusso dello sperma di Salvatore che scorreva verso l’intestino di Anna. A questo punto lei non ce la fece più e si abbatté di fianco a noi facendo fuoriuscire i nostri cazzi ormai quasi mosci.

Riuscimmo a scuoterla dal suo torpore solo verso mezzogiorno e dovemmo preparare noi un minimo di pranzo cui lei partecipò con gli occhi ancora sognanti. Aveva quindi scoperto il suo punto di piacere più segreto. Lei raggiungeva il massimo del godimento solo con il culo devastato ed allargato allo spasimo.
Non potei nasconderle la mia preoccupazione. “Anna, io non avrò nulla in contrario se tu ti farai inculare a piacimento da Salvatore, magari Salvatore convincerà Nunzia a ricambiarmi il favore” le dissi “Ma non posso pensare di non riuscire procurarti anch’io un godimento così grande”
Quel sorriso che tanto mi apriva il cuore comparve sul suo volto: “Non aver paura” rispose “Vedrai che troveremo la soluzione, anzi …..” Ed un lampo birichino passò nei suoi occhi.

Il caffè, il cognachino, due sigarette, ed i nostri sensi si risvegliarono.
Ma prima il solito giochino. Anna bendata avrebbe dovuto riconoscere a “bocca” i nostri cazzi. Quelli che non riusciva ad individuare l’avrebbero inculata un’altra volta.
Non fece fatica a riconoscere il mio uccello, il randello di Salvatore ed il cazzo lungo e sottile di Mario.
Quando seppe di aver invece sbagliato nell’individuare Enrico ed Andrea si precipitò sul tappeto a culo in alto e, divaricandosi le chiappe proclamò “Sono pronta a pagare pegno”.
Enrico la penetrò subito ed iniziò ad incularla allegramente.
“Ed Andrea” esclamò Anna.
“Lasciami finire” disse Enrico.
“No, no. Dentro adesso anche Andrea” concluse mia moglie. Ed infilati gli indici nel suo culo sopra l’uccello di Enrico sollevò la parete superiore creando un piccolo spazio.
Andrea non se lo fece ripetere e scavalcata Anna si mise davanti ad Enrico e puntò il suo cazzo nello spazio che lei gli aveva creato. Piano piano, anche grazie al rodaggio fatto la mattina con la trave di Salvatore, anche il secondo uccello entrò nel culo di mia moglie scivolando su quello di Enrico.
L’espressione estatica ritornò sul viso di Anna e si trasformò in una maschera di piacere e godimento quando i due, dopo alcuni colpi di assestamento, iniziarono ad incularla in sincrono. I suoi gemiti riempivano la stanza, non c’era soluzione di continuità nei suoi orgasmi che si ripetevano ininterrottamente.

L’eccitazione di noi tre spettatori salì alle stelle; Salvatore si infilò velocemente sotto Anna e, chiedendo un attimo di sosta ai due sodomizzatori, la penetrò nella figa. Se possibile, il piacere di Anna salì di un ulteriore scalino. Era sconvolta, assolutamente fuori controllo. Godeva come una pazza urlando e chiedendo che sempre più cazzi la penetrassero. Mario ed io ci mettemmo davanti a lei con gli uccelli duri. Lei non si fece pregare, li afferrò entrambi ed iniziò a succhiarli insieme allargando a dismisura la bocca, con le labbra tese con le sartie di una nave nella tempesta. Ed era infatti una tempesta dei sensi quella che l’aveva travolta. Non so, non riesco a ricordare quanto tempo durò questo uragano del sesso. So solo che ad un certo punto noi cinque maschietti lanciammo quasi in contemporanea un urlo e scaricammo tutto il nostro sperma nella figa, nel culo ed in bocca ad Anna.

Poi ci abbattemmo scompostamente sul tappeto e facemmo appena in tempo a scolarci una gigantesca birra a testa prima di cadere in un profondo sonno ristoratore.
Era quasi sera quando, uno alla volta, ci svegliammo. L’ultima fu naturalmente Anna, con lo sperma che ancora fuoriusciva dai suoi orifici. I quattro amici avrebbero dovuto rientrare per cena e dovettero quindi affrettarsi a darsi una ripulita prima di mettersi in macchina. Si avviarono quindi al bagno.

Fu allora che mi venne l’idea di un ultimo grande regalo di compleanno per Anna. La presi per mano e salii con lei al servizio. Lei capì al volo e, appena arrivati, si sdraiò nella vasca. Chiamai attorno alla vasca i miei amici e puntando il cazzo verso di lei li invitai ad imitarmi. Quando furono tutti pronti ordinai: “Pisciate”.
Grazie alle birre del pomeriggio furono cinque potenti getti di urina quelli che si riversarono sul viso di mia moglie. Lei apri la bocca, rincorrendo uno alla volta i cinque zampilli in modo da poterne godere in egual misura. Poi si sdraiò comodamente per farsi investire tutta dalla calda pioggia dorata e afferrata la doccetta se la infilò nella figa agitandola in una furibonda masturbazione.

Era uno spettacolo a cui non era possibile resistere. Anche se stressati dalle recenti vicende i nostri uccelli rialzarono la testa. La pisciata si trasformò quindi in una sega comunitaria. Agitammo i nostri cazzi e, malgrado l’eccitazione, riuscimmo a coordinarci rallentando per aspettare chi fosse rimasto ancora indietro. Poi, con un piccolo cenno di intesa ci lasciammo andare assieme alla sborrata e cinque schizzi biancastri, di ancora decente consistenza, si diressero verso il viso di mia moglie. Anna li accolse con un sorriso. Ingoiò quelli che riuscì ad afferrare al volo e si spalmò allegramente gli altri su tutta la faccia.

Era finita. I quattro si lavarono e rivestirono in fretta e ci lasciarono soli, ripromettendosi di ripetere ancora questo tipo di festeggiamenti anche prima del prossimo compleanno di Anna.
“Avete ragione” dissi io “dopotutto anche le vostre mogli compiono gli anni!”
Dapprima li vidi guardarsi l’un l’altro un po’ perplessi, ma poi nessuno dei quattro riuscì a nascondere un significativo sorrisino.

Noi cenammo in tranquillità, commentando le vicende della giornata.. Eravamo veramente felici, ma non potevo allontanare l’ombra della mia impossibilità di dare ad Anna il “volume” adeguato per procurare a lei così tanto godimento. Mi consolavo solo nel vedere come lei fosse invece assolutamente serena. L’anticipo alla televisione del campionato di calcio mi distrasse intanto che lei riordinava la cucina. Poi ci avviammo a letto.

Lei fu meravigliosa, mi fece un lunghissimo pompino, giocando con il mio cazzo e sospendendo l’azione quando sentiva approssimarsi il mio orgasmo. Poi riprendeva inculandomi con le dita. Poi ancora sospendeva e dirigeva questa volta la sua lingua puntuta nel mio sfintere. Ma sempre mi impediva di ricambiare e fermava ogni mio tentativo di attività.
“Tu provvederai a suo tempo” mi diceva.
Alla fine, ero talmente eccitato che non riuscì a bloccare ancora il mio orgasmo ed io venni, scaricando nella sua bocca tutta la mia anima assieme al mio sperma.

Lei allora si alzò, mi fece sdraiare di traverso nel letto vicino alla testata di ferro battuto, mi fece mettere con l’avambraccio eretto poggiato sul gomito con le dita congiunte a freccia. Da un vasetto sul comodino estrasse una manciata di crema che spalmò sulle mie mani e giù, giù fino al gomito. Si posizionò quindi con i piedi ai lati del mio avambraccio. Afferrò la testata del tetto e si abbassò lentamente fino ad appoggiare il suo buco del culo sulla punta delle mie dita. Poi, con una lentezza esasperante iniziò a scendere. Una alla volta le mie dita penetrarono nel sul culo; io la aiutavo muovendole leggermente ma lei non riuscì a trattenere un gemito quando fu il turno del palmo. Questo non la fece desistere. Il polso scivolò via senza difficoltà ma le dita, che io avevo chiuso a pugno, cominciarono a sentire qualche resistenza. Lei si fermo un attimo, trasse un grande sospiro e, con un colpo, si calò ancora qualche centimetro, poi si fermò, respirò a fondo ed inizio il saliscendi. Era la prima volta che inculavo mia moglie con il braccio! Mi scappò un sorriso ripensando alla storiella che girava ai tempi del liceo: “Caro, come si sente che hai l’anello” “No, cara. Quello è l’orologio!”
Ma subito i gemiti di mia moglie mi riportarono alla realtà. Lei continuava ad incularsi con il mio braccio, godeva, si lamentava, mugolava, piangeva, urlava senza mai cessare di salire e scendere, aggrappata alla spalliera del letto come ad una zattera di salvezza.
Alla fine arrivò l’orgasmo incoercibile, devastante, totale, assoluto. Lei non si trattenne, mollò la presa a cadde su di me a corpo morto. Il mio braccio penetrò ancora un po’ dentro di lei prima che io, in un lampo di lucidità, la bloccassi con l’altra mano, impedendole cosi di impalarsi irrimediabilmente.
La sdraiai quasi incosciente accanto a me e la baciai con passione.

Dopo alcuni momenti si riprese e, con quel suo sorriso birichino disse ” Visto che abbiamo trovato la soluzione!!”
E continuò ”Pensi di riuscire a tenere così due braccia parallele?!?”






Votazione del Racconto: 8.5
Ti è piaciuto??? SI NO


Disclaimer! © Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.



Commenti per Buon compleanno, Anna:


_Salms_, singoli Abruzzo il 06.02.2012 alle 14:43:25 ha scritto:

bellissimo:-)





Per lasciare un commento fai il login o unisciti a noi, è gratis!

SexBox




Sex Extra