A settembre di qualche anno fa ci recammo, per una settimana di relax in Tunisia, sull’isola di Djierba.
Per la verità il paesaggio, pur particolare, lasciava vedere un degrado tale da rendere poco eccitante il viaggio che abbiamo cercato di rendere più variegato noleggiando una macchina presso un rent a car locale.
Era una Renaul 9 Europa, climatizzata.
Il livello sessuale dei tunisini è più o meno primordiale.
Così, un giorno, mentre ero sulla spiaggia a prendere un po’ di sole, mentre Sveva stava facendo un bagno rilassante, vidi in lontananza che cinque o sei tunisini, camminando nell’acqua bassa fino alla vita, da diversi orizzonti si dirigevano verso Sveva e le giravano intorno, ad una certa distanza, come un branco di squali affamati.
Lei non si rese subito conto di quanto accadeva ed io mi godevo la scena dall’esterno, un po’ eccitandomi.
Il giorno dopo, nei bazar del centro si ripeterono altre ripetute scene di fame sessuale atavica.
Ognuno tentava di sfiorarle il seno prosperoso, tentando di proporle l’acquisto di un pareo sgargiante, che voleva a tutti i costi misurarle per vedere come le stava addosso.
Sveva ed io provavamo un sottile piacere durante questi tentativi di sfregamento messi in atto da questi giovani allupati, e la notte, ci eccitavamo molto pensando a cosa le avrebbero fatto se fossero stati al mio posto….
Ma occasioni di sesso sfrenato non ne capitarono fino a che la sera prima della partenza non decisi di far fare un giro in macchina a due giovani tunisini che lavoravano nel nostro albergo, e che insistentemente mi chiedevano di provare la macchina, che per la verità era superata da parecchi anni, ma che a loro sembrava un straordinaria.
Ci recammo dalla zona marittima verso il locale capoluogo e qui mi dissero che avremmo fatto un giro per “puttane”.
Ci ritrovammo in una strada disconnessa e mi chiesero di avvicinarmi ad una ragazza che a loro dire “ci stava” .
Uno di loro dal finestrino le disse qualcosa in arabo e costei inizio ad imprecare contro di noi ed a lanciarci contro alcune grosse pietre che riuscii ad evitare allontanandomi velocemente dal posto.
Mentre tornavamo in albergo, così, senza pensarci, chiamai Sveva e le dissi se voleva uscire in macchina.
Passai a prenderla ed appena giunti, dissi ai ragazzi di non scendere perché avremmo fatto un altro giro.
Sveva, visto che il posto anteriore era occupato, si sedette in quello posteriore, accanto al tunisino.
Così scherzando, mentre ci avviavamo senza metà precisa, le raccontai della ragazza che ci aveva tirato addosso le pietre e lei rise di gusto.
“C’era bisogno di fare tanti giri?” –disse, ammiccando……
Continuammo a camminare con la macchina e mentre parlavamo,
sentii un mugolio soffocato, quasi trattenuto, di Sveva.
Feci finta di non sentire e continuai a guidare, parlando con quello accanto a me…..
Sentivo Sveva che continuava a mugolare, eccitata, e accesi la luce dell’abitacolo, spostando leggermente lo specchietto per guardare senza girarmi.
Sveva stava semidistesa a gambe aperte, senza mutande e con la gonna alzata, mentre il ragazzo le stava divaricando le labbra della figa bagnata e le infilava dentro le dita con un su e giù vorticoso.
Lei era stupenda, con le sue calze color ocra, il reggicalze bianco ed il petto quasi denudato che usciva dal candido reggiseno, prorompente e turgido, coi capezzoli induriti.
Le sue mani andarono rapidamente sulla lampo dei pantaloni del ragazzo ed estrassero uno stupendo cazzo scuro, che lei inizio a massaggiare facendolo crescere a dismisura dandogli piccoli colpi di lingua avvolgenti.
Ero eccitatissimo, ma più di me l’altro ragazzo che stava seduto davanti e che frattanto si era preso il cazzo in mano ed aveva iniziato a menarselo furiosamente.
Io imboccai una stradina secondaria, sperando di trovare qualche posto isolato per poterci appartare.
Intanto Sveva spompinava meravigliosamente il ragazzo che lanciava urli di piacere a lungo trattenuto e con le mani le ravanava la figa grondante di piacere animale.
Finalmente giunsi in una radura, vicino ad uno stagno, e mi fermai.
La bocca di Sveva colava di sborra, mentre ancora leccava il cazzo pulsante del ragazzo che fiottava il prezioso liquido tra le fauci affamate della porca in calore.
L’altro ragazzo, salto dietro e le porse il cazzo che lei fece sparire tra le labbra e comincio a lappare, ancora infoiata della sborra appena bevuta, succhiando a turno i due cazzi turgidi.
Vederla in mezzo a quei due ragazzoni, intenta a succhiare i loro cazzi grossi e scuri, mi eccitava da morire.
Con le cosce aperte offriva il suo fiore bagnato alle mani esperte dei due tunisini che la violavano fino all’utero e si bagnavano di caldi schizzi.
Il cazzo del primo era rimasto in tiro, infoiato, e lei fece sedere il mandrillo sul sedile e si pianto sopra, facendosi scivolare il cazzone dentro la figa ribollente di piacere e comincio a dimenarsi andando su e giù, mentre con una mano stringeva il cazzo dell’altro stallone e leccava avidamente.
A quella scena sborrai copiosamente sul volante e sul cruscotto della Renault 9 Europa.
Quasi contemporaneamente Sveva urlò un soffocato piacere animale, mentre il ragazzo che la fotteva in bocca urlò frasi sconnesse in arabo e sborrò pure lui in bocca alla troia.
L’altro, da sotto, le dava potenti colpi di nerchia che si assestavano nella sua figa travolta da spasmi di godimento, trascinandola in un vortice di piacere ripetuto, costante, quasi selvaggio.
Non l’avevo mai sentita godere così tanto e dimenarsi come una invasata sul cazzo marmoreo dello zulù.
Sapevo che era una gran vacca, ma non immaginavo potesse arrivare a quegli eccessi di godimento.
Neanche riuscivo a contare i suoi orgasmi, che si susseguivano veloci, travolgenti in un tourbillon di urla sconnesse, rantoli soffocati, mugolii quasi irreali.
Anche l’altro era rimasto in tiro e voleva fottere la figa di Sveva, invitandola ad uscire dal cazzo del suo amico per poi metterla a pecorina ed infilzarla da dietro con la sua lunga asta turgida dal piacere appena versato.
Colpi ritmati e costanti, dentro e fuori la figa di Sveva, ormai in balia del piacere e dei suoi due bull africani.
Un altro orgasmo la raggiunse quasi subito e nell’urlare il suo piacere, quasi mi implorò con gli occhi, di farli smettere, ormai esausta.
In quel momento, mentre il cazzo mi era ritornato duro, provavo un piacere quasi sadico nel vederla fottere in modo animalesco e, quindi, incitavo i due tunisini a scoparla ancora di più, insieme.
Lei capì che non sarebbe stato facile smosciare quei due cazzoni, affamati da mesi di astinenza interrotta solo da seghe dedicate a tante puttane europee che venivano a soggiornare nell’Hotel dove lavoravano.
E mentre prendeva da dietro colpi assatanati del cazzo dell’un ragazzo, l’altro le presentava il cazzo, duro, davanti al viso e le violava le labbra, scopandola in bocca, togliendole quasi il respiro.
Lei cercava di trattenere il piacere, ormai spossata, ma le pulsazioni del cazzo del ragazzo le si trasmettevano all’utero che si contorceva ancora in un orgasmo lungo, sofferto, interminabile.
Travolta, ormai squassata dagli orgasmi, fece stendere uno dei due tunisini e inizio a cavalcarlo da sopra, offrendo il seno turgido ed i capezzoli induriti alla bocca del maschio.
L’altro colse al volo l’occasione, le poso una mano sulla schiena per farla abbassare verso l’amico che la stava impalando da sotto, si inarcò sopra di lei, punto il cazzo duro sul culetto, le prastugnò la fica per raccogliere tra le mani l’umore che ne usciva , spalmandolo sul buchetto per lubrificarlo.
Lei capì e tentò di stringere gli sfinteri, ma quello puntò ancora il cazzo sul buchetto, bagnandoselo anche con la saliva, e poi spinse; di colpo.
Un colpo secco, micidiale, che violò la resistenza della troia e fece le entrare il cazzo fin nelle viscere.
Lei urlò di dolore vero, tanto era grosso e lungo il cazzo che la trafiggeva, poi pian piano gli sfinteri si rilassarono, le pareti del culo diventarono morbide ed il cazzo entrava ed usciva trionfalmente.
Una serie infinita di colpi secchi, vibrati nel culo di Sveva, annichilivano i movimenti dell’altro che da sotto quasi non riusciva più a ritmare i colpi nella sua figa stremata.
Scolvolto dalla scena, rapito dal piacere, eccitato come i due zulù, mi misi in modo da farmi guardare dalla mia troia e cominciai a menarmi il cazzo selvaggiamante con le mani.
Non sono neanche in grado di descrivere in maniera dettagliata quello che stava succedendo.
I due tunisini, ormai all’apice di un nuovo piacere urlavano come due ossessi.
Sveva, trafitta, violata, usata, sconvolta dal piacere, squassata dai tanti orgasmi, inerme sotto i due cazzi asinini che le riempivano tutti i buchi, voleva al tempo stesso che tutto finisse presto, ma non riusciva a negare al suo utero ed alla sua vagina gli sconvolgimenti che il piacere provocava.
Godeva ancora una, due, e poi la terza volta di fila.
I due bastardi urlarono insieme, e fiottarono all’unisono due fiumi di sborra calda nella figa e nel culo di Sveva.
Io con un rantolo soffocato, sborravo ancora: troia, troia, troia…………
La macchina aveva i vetri completamente saturi di umidità.
Lei mi disegnò sul vetro del sedile posteriore un paio di corna e sorrise.
I due scesero per ricomporsi.
Lei resto sul sedile posteriore, annichilita.
La sborra le colava dalla figa e bagnava il sedile.
Furono cinque minuti di silenzio, di appagamento totale. di complicità.
I due fuori ridevano. Forse ridevano di me, per quanto avevano fatto a Sveva sotto i miei occhi.
Erano troppo semplici per capire i giochi che la mente umana riesce a fare quando la complicità e l’amore sono assoluti.
Il giorno dopo saremmo partiti.
Ma la vacanza sarebbe rimasta indimenticabile.
Andammo a dormire, stanchi, affettuosamente abbracciati.
Loro, difficilmente, avrebbero riprovato l’ebbrezza di un piacere proibito, la forza di un orgasmo infinito, la carezza di una
BOCCADIFUOCO