Fu solo due mesi dopo che finalmente potemmo conoscere il misterioso Tersili. Ci accompagnarono i nostri nuovi amici una domenica mattina. Dove esattamente non lo ricordo ma fu nell’hinterland napoletano, dove percorremmo vie intricate e assurdamente sporche, abbandonate e squallide, fino a fermarci davanti a un edificio molto ben tenuto, circondato da un vasto parco pieno di fiori. L’area di parcheggio era assolutamente vuota, eccezion fatta per tre auto, ferme a poca distanza dalla scalinata di accesso. “Analisi Cliniche Tersili” recitava un’insegna sulla facciata. Quando smontammo – io e Michela con la perplessità dipinta in faccia – sulla soglia apparve una giovane infermiera che ci accolse con un sorriso. “Il dottore vi aspetta nel suo studio, venite” ci disse. E chiuse la porta dietro di noi. Percorremmo un breve corridoio nella clinica deserta e venimmo introdotti in un grande studio. Il dottore si alzò al nostro ingresso con un sorriso smagliante. Era un omone enorme, che ci venne incontro e abbracciò Maddalena e Antonio:
“Carissimi, finalmente ci rivediamo. Quanto sarà, tre mesi? O quattro?”. “Augusto, sei sempre in splendida forma” tubò Maddalena.
“Molta palestra” rispose lui ridendo, quindi mi strinse la mano e infine si rivolse a Michela. La squadrò un momento e le mise le mani sulle spalle, facendola girare su se stessa. “Ottima struttura ossea” mormorò quasi tra sé.
“Ora vedremo cosa si può fare”. Poi a voce alta “Bene, si spogli signora”. Michela, assolutamente frastornata, mi guardò per vedere se sapessi cosa succedeva. Ma ovviamente ne sapevo quanto lei e mi strinsi nella spalle. “Può tenere le calze” aggiunse Tersili strizzando l’occhio ad Antonio. Michela aveva intuito che avrebbe ricevuto una qualche razione di cazzo e non si scompose più di tanto, sfilandosi il vestito e le scarpe e restando in calze e reggicalze.
“Bene. Appoggi il busto al lettino, restando coi piedi a terra e allargando bene le gambe. Anna!” chiamò.
L’infermiera fece capolino dall’uscio socchiuso.
“Portami gli strumenti e fai venire Sergio”. Sergio arrivò immediatamente e fece un saluto circolare, focalizzando subito l’attenzione sul culo di mia moglie.
“Ah, la paziente di cui mi hai parlato, per quell’indagine anale” commentò.
“Già” replicò Tersili “la tua prima impressione?”.
“Beh così a freddo, direi che intanto sicuramente ha preso diversi cazzi in culo. Si vede bene che non è vergine. Poi noto anche senza toccarla che è già abbondantemente umida, quindi le piace la situazione in cui mostra le sue grazie al pubblico, dunque non ha inibizioni che la ostacolino.”.
“No, Antonio e Maddalena mi hanno garantito che non ne ha”.
“Resta da valutare la capacità fisica”.
“Cosa che faremo. Appena arriva Anna che non
so dove si sia cacciata”.
“Nel frattempo vorrei farmi un’idea generale” disse Sergio. “Signora le spiace alzarsi in piedi?”
Michela si alzò.
“Alzi le braccia per favore e giunga le mani sopra la testa … bene, così”.
Le osservò attentamente la schiena, poi la fece lentamente girare su se stessa. Osservò le tette sode e senza cedimenti verso il basso e le palpò, stringendole leggermente.
“In gran forma” decise palpandole le natiche piene e poi scendendo ad accarezzarle le cosce sode. “Struttura assolutamente stupefacente” concluse.
In quel mentre entrò Anna spingendo un carrello con gli strumenti richiesti da Tersili. Che, eccezion fatta per due divaricatori, non erano propriamente strumenti medici: si trattava di una invidiabile collezione di falli di gomma, delle forme più disparate!
Sbirciai Maddalena e vidi che sorrideva: aveva ragione! Ci saremmo divertiti.
“Anna, guanti per favore. Signora si sdrai sul lettino a pancia sotto” ordinò Tersili, e sia lui che Sergio indossarono guanti di gomma da chirurgo. Disposti ai due lati del lettino, divaricarono le gambe di Michela, e mentre uno le allargava ulteriormente le chiappe, l’altro si chinò a esaminare l’ano, completamente esposto.
Dalla mia posizione vedevo la fica spalancata che chiaramente era fradicia: mia moglie stava già godendo come una pazza.
“Anna, dammi il misuratore anale” chiese Tersili e aggiunse a nostro beneficio “serve per determinare il diametro anale a riposo”.
“Assolutamente indispensabile per un’analisi scientifica del problema” aggiunse Sergio, che mostrava un evidente rigonfiamento dei pantaloni. Come me e Augusto del resto, mentre Maddalena e Anna osservavano rapite e deliziate la violenza che si compiva sul corpo di Michela, probabilmente invidiandola.
Anna allungò a Tersili una sorta di cono con cerchi concentrici numerati progressivamente.
“Ecco, ora lo introduciamo esercitando una spinta minima … così. E valutiamo lo stato dei muscoli anali… dunque vediamo 4 centimetri a riposo. Che ne pensi collega?”.
“Direi abbastanza poco. Evidentemente non l’ha preso nel culo abbastanza”.
“Infatti ogni volta per farmelo mettere in culo devo pregarli” era Michela che, ormai calata nella parte, recitava alla grande il suo ruolo.
“Oppure ha incontrato solo cazzi di piccolo calibro, cara signora. Ma ora, grazie ad Antonio e Maddalena, ha incontrato l’uomo che le farà realizzare il suo sogno. Cioè io”.
“Allora pensa che potremo riuscirci ?” chiesi, anch’io ormai nella parte e sinceramente molto, molto eccitato da questo giochino.
“Dovremo lavorare molto, ma credo che ci riusciremo” disse Tersili “ e comunque ora vedremo meglio. Anna, lo speculum anale”.
Anna scostò con un fianco Sergio e si chinò sul culo di Michela cospargendo l’ano con una crema trasparente; quindi, con la mano che calzava un guanto chirurgico, cominciò a strofinarla delicatamente prima all’esterno, poi introducendola. Con movimenti lenti e precisi, introdusse prima un dito, poi due, lubrificando per bene il condotto anale e strappando un mugolio di piacere a mia moglie.
“Ahhh, che meraviglia. E’ fresca. Mi stai facendo godere”.
E infatti la fica era letteralmente fradicia. Quand’ebbe terminata la lubrificazione, Anna porse lo strumento ad Augusto, uno speculum di dimensioni ridotte, e si ritrasse. Il medico lo introdusse delicatamente nello sfintere fino al termine della parte “a becco” quindi cominciò a premere sui rebbi, dando inizio alla dilatazione.
“Mi raccomando signora, non si faccia prendere dall’orgasmo!” raccomandò “e mi dica subito se e quando comincia a sentire dolore o comunque una eccessiva trazione. Non voglio fare danni”. Assistemmo affascinati alla progressiva, lenta dilatazione dell’ano di mia moglie.
Noi maschi coi cazzi sempre più duri, le femmine con le fiche sempre più bagnate.
Sembravamo ipnotizzati.
Maddalena non resistette più e si ficcò una mano tra le gambe.
Tersili le lanciò un’occhiata e ordinò “Anna, dai una mano alla signora Maddalena”.
“Certo” rispose la ragazza e scelse un dildo sul carrello.
“Maddalena, si tolga la gonna, per favore” e mentre Maddalena si sfilava l’indumento le si inginocchiò di fronte.
In quel momento sentimmo Michela: “Basta così, basta. Mi stai spaccando in due”.
Tersili bloccò lo strumento con l’apposito fermo e si rivolse a Sergio: “misuriamo, collega”.
Anna allargò delicatamente le gambe di Maddalena, di fronte a lei solo con le calze nere e un reggicalze di pizzo e con la mano ancora umida di lubrificante le scostò le grandi labbra rivelando la clitoride, gonfia e rossastra.
Con l’altra mano azionò un interruttore sotto al dildo, che cominciò a vibrare, e l’accostò delicatamente, strappandole un gemito di piacere.
“Meno di sei centimetri” Sergio “siamo piuttosto lontani, caro collega”.
“Direi proprio di sì. Per una doppia penetrazione anale, abbiamo bisogno almeno di otto centimetri. Almeno. Dipende dai soggetti inculanti”.
Il vibratore intanto si faceva strada lungo la vulva sgocciolante di Maddalena, aprendola per introdursi finalmente nella vagina fremente.
“Reggilo tu per favore” disse Anna rialzandosi e lasciando il “controllo” a Maddalena, che cominciò a farselo scorrere su e giù.
Si accostò nuovamente al carrello e ne prese un altro, più piccolo.
Lo accese e lo infilò nel reggiseno di Maddalena, lasciandolo a vibrare a contatto col capezzolo.
“Signora, riesce a resistere cosi?” Tersili.
“Sì, ma vorrei qualcosa anche nella fica. Per piacere. Sto morendo”.
“Anna” Tersili.
Anna si chinò tra le gambe di Michela e le infilò due dita nella fica fradicia, come a valutare la situazione, quindi osservò la collezione di cazzi sul carrello e scelse un dildo grande, quasi come il nostro nero.
(continua)
per commenti e suggerimenti: dalnota@alice.it