Era strano: noi due seduti lì, come due lord inglesi intenti a centellinare il loro vino (eccezion fatta ovviamente per i miei calzoni attorcigliati alle caviglie) e a osservare quegli uomini stremati mezzi nudi e mia moglie, che stava seduta sul divano, col viso sporco di sborra, le ginocchia tirate su e le gambe larghe, a mostrarci la fica fradicia, con la sborra che lentamente scivolava fuori e formava una piccola pozzanghera sul divano.
Strano. E piacevole. Come se fossi il suo assoluto – e dissoluto – padrone e potessi disporre di lei esattamente come volevo.
“Oggi è il suo giorno” sussurrò Maddalena che la osservava con gli occhi lucidi, probabilmente invidiando la sua evidente sazietà “c’è un qualche desiderio che possiamo esaudire? Qualcosa possibilmente di molto, molto osceno”.
La sua voce mi faceva lo stesso effetto di una sega ben fatta, e sentii che mi tornava duro.
“In effetti..” dissi.
“Cosa?” mi chiese inginocchiandosi di nuovo davanti al mio cazzo e sfiorandolo con un dito per tutta la sua lunghezza.
“Il suo desiderio più osceno, al momento, è di avere due cazzi insieme in culo. Me lo ha detto più di una volta”.
“Però, hai capito la troietta?” disse rivolta la marito che la guardò sorridendo e replicò
“Mi sa proprio che hai trovato una al tuo livello, moglie, se non più puttana di te”.
“Ma mica è facile farsi infilare due cazzi in culo, Antonio. E il desiderio non conta. Anche io vorrei essere inculata da un cavallo, ma non è possibile”.
Poi sul viso le passò una curiosa espressione, come di chi viene colpito da un’idea nuova e improvvisa.
“Dovremmo chiedere a Tersili” mormorò.
E subito Antonio si illuminò.
“Hai ragione, Tersili …. Sei un genio moglie”. Entrambi sorridevano, ma non vollero aggiungere una sola parola sull’argomento.
“Sorpresa” concluse Antonio.
“Sarà bellissimo” sussurrò Maddalena inghiottendomi la cappella.
Michela, una volta tanto sfinita anche lei, si sdraiò sul divano, ma dato che doveva dimostrare sempre e comunque quanto fosse troia e che in ogni caso non avrebbe rifiutato una nuova dose di cazzo, si atteggiò nel modo più osceno che riuscì a trovare: con una gamba ad agganciare lo schienale del divano e l’altra rilassata, col piedino calzato dalle calze di seta a terra.
Stranamente, quello che mi colpì di più in quel momento fu proprio il suo piede !
Notai, per la prima volta, le unghie laccate di rosso e come la rimagliatura della calza alla punta e al tallone lo rendesse in un certo modo
osceno, quasi un nuovo, diverso oggetto sessuale in sé stesso.
Naturalmente gli occhi
di tutti gli altri erano fissi sulla sua fica oscenamente aperta, anche perché abbondantemente martellata, rosa e viscida di fluidi e sborra.
Vidi Antonio fare un cenno imperioso a Maddalena, che capì al volo. Si sfilò il vestito, un lungo abito nero molto elegante, e finalmente, per la prima volta, la vidi nuda. Una visione che manteneva tutte le promesse fatte agli occhi che l’avevano osservata in quel lungo e per certi versi perfino austero abito nero.
Anche lei non indossava nulla se non un sottilissimo reggicalze nero con due sole giarrettiere ai fianchi che reggevano le calze, nere anch’esse.
I seni, più grandi e pesanti di quelli di mia moglie, erano comunque gradevolmente sodi e tesi all’insù e si muovevano dolcemente su è giù mentre camminava.
Il triangolo del pelo era nerissimo, le natiche sode e deliziosamente sporgenti.
Raccolse la bottiglia di champagne e camminò fino al bracciolo del divano, davanti alla fica di Michela, poi si allungò, con la pancia sul bracciolo e il culo sporgente verso l’esterno, e rovesciò una piccola quantità di vino tra il pelo arruffato, prima di affondare il viso fra le cosce di mia moglie.
Dopo alcuni rapidi baci sulla clitoride, cominciò a leccarla profondamente, aiutandosi con le mani per aprirle ancora di più la fica.
“Poco vino, tanta sborra” dichiarò affondandole la lingua nella fica e strappandole un gemito di piacere; mia moglie le afferrò la testa per spingerla ancora più a fondo.
Quella vista stava rianimando i cazzi di tutti i presenti. Io che ero rimasto a metà di un bel pompino, mi alzai e districandomi dai pantaloni ammucchiati ai miei piedi, mi inginocchiai tra le gambe di Maddalena e gliele aprii a compasso. Un afrore di fregna in calore mi colpì le narici: era bagnatissima, segno che la fica di Michela la stava eccitando come una cagna.
Le allargai le chiappe scoprendo il buco del culo e notai che pulsava. Aveva grandi labbra molto sviluppate; le afferrai e tirai per aprire scoprendole la clitoride, eretta come un minuscolo cazzo roseo.
Cominciai a leccarla e a mordicchiarle la clitoride, sentendola contorcersi sotto la mia lingua.
Poi uno dei ragazzi venne a mettersi a cavalcioni di Maddalena, arcuando il corpo all’indietro e tendendo il glande verso il suo buco del culo. Dato che ero in prima fila nello spettacolo, mi venne spontaneo aiutarlo: afferrai il cazzo e lo guidai con precisione fino allo sfintere, dove lo vidi penetrare lentamente, allargandolo progressivamente (i muscoli grinzosi si rilassavano lentamente sotto la pressione) fino a quando, con un leggero risucchio, entrò completamente, aprendo la strada al resto dell’asta. L’uomo diede un paio di botte, poi affondò il cazzo fino alle palle.
Maddalena urlò letteralmente di piacere.
“Così, bravo. Sfondamelo tutto. Rompimelo”.
Poi la voce di Michela “continua a leccare, troia, non fermarti”.
Lo spettacolo del culo di Maddalena sfondato in quel modo mi aveva eccitato da morire, così me lo menai talmente da arrivare quasi subito.
Ebbi la prontezza di afferrare la pelle e stringerla sul glande, arrestando il fiotto di sperma che usciva.
Sempre stringendo, arrivai di fronte a Maddalena che continuava instancabile a leccare e trovai uno dei ragazzi che si era ripreso abbastanza da porgere un cazzo ragionevolmente duro alla bocca di mia moglie, che come al solito lo ciucciava con impegno. Maddalena mi guardò e comprese, girandosi a mezzo e spalancando la bocca pur continuando a leccare. Liberai il flusso di sborra, che colò lentamente nella bocca aperta di Maddalena, sulla lingua che continuava a raspare la fica di Michela e sulla fica stessa. Maddalena un po’ leccava, un po’ ingoiava, un po’ spalmava parte della sborra sulla fica di mia moglie per poi raccoglierla nuovamente in bocca. Osservai Michela che con gli occhi chiusi teneva l’uomo per le palle con una mano, stringendogliele, e con l’altra accompagnava il movimento del cazzo nella sua bocca. Vedevo a tratti la guancia gonfiarsi, quando il glande premeva la guancia dall’interno.
Notai un movimento alla mia sinistra: un altro dei ragazzi si era ripreso e con grande destrezza, arcuando leggermente il corpo all’indietro, era riuscito a infilare il cazzo nella fica di Maddalena, e ora pompava a ritmo con quello che la inculava.
Dietro dentro, avanti fuori.
Avanti dentro, dietro fuori.
Una delle grosse tette di Maddalena penzolava fuori dal divano, La afferrai a cominciai a stringerle un capezzolo, fino a farle male. Sembrava non sentisse nulla, persa in una sua estasi, gli occhi chiusi e un mugolio costante che usciva dalle labbra piene di sborra.
Alla mia destra, l’ultimo dei ragazzi si era inginocchiato sul bracciolo del divano e aveva rovesciato all’indietro la testa di Michela, costringendola ad inghiottire il cazzo da sotto. La afferrò per le orecchie e cominciò a scoparla letteralmente in bocca, infilandoglielo fino alle palle.
Pensai che probabilmente le doveva arrivare in gola. Ma lei continuava a maneggiare il cazzo del ragazzo di prima, e continuò fino a farlo sborrare. Schizzò forte spruzzandole le tette; poi cominciò a sbatterglielo leggermente sul collo e sul mento, coprendola di un velo di sborra.
Infine uno ad uno arrivarono tutti, riempiendo culo e fica di Maddalena e la bocca di Michela. Poi si accasciarono.
Michela si spalmò la sborra sulle tette e chiamò Maddalena. “Vieni a leccarmele” disse “senti quanta ce n’è”.
Ma Maddalena era di diverso avviso e si girò mettendosi a 69 con lei.
“Guarda tu quanta ce n’è dentro la mia fica” disse, strofinandogliela sul naso.
“Ahhhh, è fantastico” chiocciò leccandola di gusto. Mi guardò con una sguardo pieno di desiderio e di soddisfazione.
“Baciami” disse. E io cominciai a baciarla, a strofinare la mia lingua sulla sua, impiastricciata di sborra e degli umori di Maddalena.
“Ce n’è tanta anche nel culo” mi sussurrò.
E infatti un rivoletto di sborra usciva dal culo di Maddalena e gocciolava verso le nostre lingue.
“Già” dissi, e infilai il medio della destra nel culo di Maddalena.
Lo ritirai tutto impiastricciato di sborra e lo posai sulle sue labbra.
(continua)
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