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SARA

           di voyeurlaureato

 Scritto il 28.03.2007    |    Visualizzazioni: 67.936  |    Votazione 6.6:

Ho ripescato questo ricordo tra i tanti che credevo oramai affossati nel dimenticatoio, ma scrivendo noto con piacere che riaffiorano tutti i dettagli di quella scopata e mi piace condividerli con voi e con le vostre mani che magari scorrono lentamente lungo le vostre aste turgide/ i vostri clitoridi allagati (e non mi dite che leggendo non vi viene voglia di ficcarvi le mani negli slip e muoverle rapidamente fino a sentire il piacere che cola giù, perché non vi crederei!).

Allora, Sara era una compagna di università grassottella, bassina e…obiettivamente bruttina (consentitemi l’eufemismo), ma si sentiva nell’aria non appena si avvicinava a qualche essere dotato di uccello che emanava un odore da cagna che vuole essere riempita e che era una ‘scopata facile’ (così l’avevamo soprannominata noi suoi paricorso).
Talmente ‘facile’ che nessuno se la scopava mai, accrescendo in lei la voglia spasmodica di essere accontentata con una bella ripassata anche solo nel cesso dell’Università, tra una lezione e l’altra.
Ovviamente, Sara chiedeva sempre a tutti di poter ‘studiare’ assieme per preparare un esame o di uscire a mangiare una pizza o….ma ahilei avevamo tutti sempre un’ottima scusa per mandarla in bianco, preferendo di gran lunga l’onanismo a quel corpo sgraziato e sempre caldo.
Lei ce la metteva tutta, non posso negarlo: veniva in facoltà vestita sempre con troppa poca stoffa per coprire tutto il suo abbondante corpo, permettendoci di tanto in tanto di buttare distrattamente un occhio nel suo decolleté o tra le gambe; non credo di averla mai vista indossare collant: andava sempre in giro con autoreggenti nere che lasciavano in mostra una fetta abbondante di coscia e in un paio di occasioni perfino il triangolino di peli neri, usava profumi al muschio bianco che avrebbero eccitato un gay, fingeva di allungarsi per prendere una penna solo per poter strusciare la mano sul pacco di chi le stava seduto accanto…insomma, credo abbiate inquadrato bene il ‘soggetto’: una vera e propria cagna in (perenne) calore che sarebbe stata la gioia di qualunque uomo infoiato, un contenitore di spermatozoi ambulante che non avrebbe detto di no a nessuna proposta solo per assecondare chi eventualmente avesse deciso di divertirsi.
Ciononostante…niente, nessuno del corso aveva ancora accettato le sue spudorate avances (era un doppio senso continuo, quando parlava!).
Fino a che…beh, fino al giorno in cui, alla fine dei corsi, dopo aver sostenuto un esame davvero ‘pesante’ e averne festeggiato l’esito positivo con fiumi di vodka e baileys rigorosamente tra uomini, la Sara non decise di venire a farci una sorpresa in piena notte, sapendo di trovarci tutti riuniti a fare baldoria.
Lei purtroppo era l’unica del gruppo a non aver superato l’esame: questo ci fece sentire, chi più chi
meno, un po’ tutti in colpa: nessun aveva accettato di ‘studiare’ con lei (anche se, probabilmente, pur accettando non sarebbe servito a nulla per il buon esito del suo esame), per cui quando comparve sulla soglia di casa con un magone dipinto sul viso e vestita da ‘bella di notte’ come al solito…beh, non nascondo che a molti di noi fece tenerezza!
Ci guardammo negli occhi tutti e otto e decidemmo in un solo istante di farla finalmente contenta!
Tanto più che dopo pochi giorni sarebbero cominciate le vacanze estive e Sara ci aveva già comunicato che per il successivo anno accademico sarebbe tornata “al paese”, dati gli scarsi risultati conseguiti quell’anno!
Del resto, non era mica “malata”, la Sara: bruttina sì, ma con tutte le sue cosine al posto giusto, come avremmo scoperto di lì a poco!
“Dai Sara, non prendertela, altrimenti fai restare male anche noi, cazzo!” le dissi senza alcun tatto, provocando le prime lacrime sui suoi occhietti ricoperti di rimmel come non mai.
Non riuscendo a far altro che singhiozzare, la abbracciai e la feci sedere sul bordo del letto, cercando di consolarla stringendola a me.
Il suo odore mi stimolò non poco, lo ammetto; e considerando anche il mix di vodka e baileys che avevo in corpo, cominciai a carezzarle piano l’enorme seno (sarà stata una settima o una ottava misura, senza esagerare), approfittando del fatto che gli altri avevano finto di allontanarsi (chi ridacchiando, chi cercando ancora alcol) e che lei credeva fossimo da soli in camera da letto.
Sentii subito inturgidirsi i capezzoli al contatto del dorso della mia mano destra; forse incoraggiata dal suo atteggiamento che sembrava finalmente dare buoni frutti, Sara scoppiò in un pianto dirotto per impietosirmi ulteriormente, ignorando che in realtà il mio uccello si stava lentamente rizzando nei boxer all’idea di innaffiarla tutti insieme appassionatamente, facendo cambiare colore al suo intimo nero!
Continuando a ripeterle insensatamente:”Ma dai, smettila, lo passerai la prossima volta! E poi, non avevi già deciso di lasciare tutto, eh?” le sbottonai la camicetta e mi trovai di fronte a un seno strepitoso tenuto su da un balconcino in pizzo nero che ne esaltava la compattezza e le dimensioni!
I capezzoli erano larghi e rosa tenue, già ritti e impettiti almeno quanto il mio uccello, che nel frattempo aveva cominciato a gocciolare per conto suo.
Fingendo di accettare il mio modo di consolarla, Sara si alzò in piedi e fece scivolare la mini ai suoi piedi, mettendo in mostra due gambotte piene piene, ma anche un perizoma che tutto sommato non era sgradevole alla vista, anzi!
A quel punto non riuscii più a fingere; le dissi ancora un: ”Dai, vediamo se riesco a farti dimenticare questa giornataccia!” di circostanza e…mi abbassai rapidamente jeans e boxer, presentandole davanti agli occhi una mazza ritta e desiderosa di svuotarsi come probabilmente la cagnetta non vedeva da mesi!
Si lanciò con voracità sulla cappella paonazza e la fece sparire tra le labbra nascoste sotto uno spesso strato di rossetto, succhiando come un’idrovora e mugolando senza ritegno.
Aveva avuto ciò che desiderava da mesi, la troietta!
E ora chissà quando e come mi avrebbe staccato quelle labbra ingorde dalla cappella!
Non potei fare a meno di guardare verso la porta della camera e di notare gli altri sette che erano passati dal riso…alla foia tutti quanti, dato che c’era chi se l’era tirato fuori e aveva cominciato a massaggiarselo e chi aveva un gonfiore inequivocabile ad altezza-pacco.
Con un cenno d’intesa dissi loro di avvicinarsi pian piano e così fecero: a due/tre alla volta finsero di entrare in camera e di stupirsi per averci ‘beccato’ in quella situazione ‘imbarazzante’, ma la Sara non aveva voglia di recitare oltre: intimò loro di avvicinarsi e di prepararsi, perché non sarebbe andata via senza aver fatto sborrare tutti e otto quegli uccelli così lungamente sospirati e desiderati!
In meno di un minuto, la Saretta era circondata da sette uccelli ben diritti e pronti a festeggiare in un trionfo di schizzi quella serata, mentre continuava a sferzare con feroci colpi di lingua il mio, portandomi sulla soglia della sborrata.
Mi tirai indietro improvvisamente, rischiando di farmi male coi denti della cagnetta ipereccitata e capii che oramai era troppo tardi per tirarsi indietro: lo lessi negli occhi eccitati dei miei sette amici, che non vedevano l’ora di ricoprire di magma caldo quel vasto corpo creato per il sesso e per la gioia del cazzo!
Improvvisamente, fummo tutti trascinati in un groviglio laocoontico: chi si spogliava, chi abbassava il perizoma e slacciava il reggiseno di Sara, chi cercava furiosamente un buco da pompare per darsi sollievo…Sara ora sorrideva: era contenta di essere al centro dell’attenzione di tutti noi e di aver finalmente sconfitto le nostre remore a fotterla!
Era lei la ‘padrona’ del gioco, ora, e lo sapeva, altroché: cominciò a dire a ognuno di noi cosa fare e come mettersi; pretese due cazzi in figa, uno nel culo, uno tra le tettone, due in bocca e con le mani scrollava gli altri due, facendoci di tanto in tanto cambiare posizione per provarci tutti a turno in ogni buco.
“Maiali, siete dei maialiiiiii!!!” diceva con malcelata soddisfazione la nanetta infoiata; e più diceva così, con più vigore la pompavamo tutti all’unisono!
Chi le stava stantuffando figa e culo non riuscì a trattenersi oltre e quindi i primi tre sborrarono quasi contemporaneamente, schiaffeggiandole quelle chiappone da vacca insaziabile e allontanandosi per qualche minuto giusto per riprendersi un attimo; i buchi della Sara furono subito riempiti dai due che fino a quel momento avevano provato solo le gioie delle mani della troietta, mentre io che ero passato nel frattempo a scoparle il seno le sborrai sul viso una decina di schizzi bianchi che le colarono giù lentamente, mischiandosi al rimmel in una maschera che rappresentava l’essenza stessa della troiaggine, in quel momento!
Sara mugolava come in preda a una crisi: vedeva finalmente tutti i suoi sforzi coronati dal successo e ciò le faceva provare un orgasmo dietro l’altro senza soluzione di continuità; credo che se ne venne per un buon quarto d’ora di fila, dato che aveva sempre qualche cazzo infilato da qualche parte .
Mentre le venivano in gola gli ultimi due e la guardavano ingoiare con soddisfazione tutto il contenuto dei loro testicoli, i primi tre ‘sborratori’ avevano ricominciato a possederla con forza e con desiderio, non essendosi ancora saziati dopo il ‘primo giro’.
Dopo circa due ore di continuo fotterla e stantuffarla, la vacca era ancora lì, piena di energie, a smanettare e succhiare e cavalcare e ingoiare come se nulla fosse; pensammo che forse un po’ era stata anche colpa nostra: magari scopandola a turno una volta ogni 8 giorni, non l’avremmo ridotta in quello stato, poverina!
Sborrammo tutti ALMENO tre volte in quelle 4 ore di scopata di gruppo; nessuno volle farla andar via senza sentirsi sazio e ‘leggero’; l’ultimo fui io, con la mia quinta sborrata, a ricoprirle completamente il viso di liquido bianco, mentre gli altri avevano già cominciato a farle zampillare addosso il loro oro giallo, che la Sara sembrò gradire oltremodo, dato che si strofinava tutto il corpo ricoperto di piscio come se fosse crema idratante, sorridendo contenta e apostrofandoci con: “Porci, porci! E ci voleva tanto a far contenta la vostra Circe, ehhhhh?!?!”.
Anzi, quando fu il mio turno, si avvicinò con la bocca e se lo fece scorrere in gola, il mio piscio caldo, un po’ per ripulirsi, un po’ per dissetarsi, un po’ perché non era ancora soddisfatta fino in fondo, titillandosi il clitoride gonfio nonostante tutti gli orgasmi e quasi strappandosi a morsi un capezzolo dopo aver avvicinato una sua enorme tetta alla bocca!
Era quasi l’alba, eravamo tutti sfiancati e abbandonati chi sul letto, chi sul divano, chi sulla moquette, quando Sara ci chiese, con malcelato orgoglio:”Beh? Già tutti spompati, i miei maschioni? Non c’è nessuno che voglia ancora approfittare di una studentessa triste e scoraggiata?”, strofinandosi il collo di una bottiglia di vodka vuota sul clitoride e facendo segno a tutti noi di lapparle le ultime gocce di vodka dalle piccole labbra.

Nessuno accettò l’offerta, ma nei pochi giorni che ci separavano dalle vacanze estive, la implorammo tutti di…restare anche solo per un altro anno ancora, chiedendole scusa per non aver capito prima che quell’anno accademico sarebbe potuto essere così ‘fruttuoso’ e promettendole tutti insieme di aiutarla a studiare per passare gli esami!






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