Sembra facile trovare maschi per montare la propria moglie ma non lo è. Dopo varie esperienze questa volta cercavo un master/bull con al seguito altri bull, per portare mia moglie verso situazioni un po’ perverse ma allo stesso tempo sicure dal punto di vista della privacy e della salute; allo stesso tempo volevo soddisfare i miei desideri di cornuto sottomesso, impotente, minidotato e bisex passivo.
Quello di cui avevo bisogno era un maschio dominante e molto cerebrale, con amicizie giuste e tanta fantasia, che portasse mia moglie a diventare una vera puttana .
Francesca è una bella donna 44enne, snella, poco seno ma con un culo che fa ancora la sua figura in perizoma. Di cazzi ne ha presi un bel po’ durante questi anni di matrimonio ma ultimamente ha manifestato una certa noia per le situazioni trasgressive in quanto, alla fin fine, si tratta sempre delle stesse cose; poi, trovare complici all’altezza delle aspettative diventa sempre più difficile.
Insomma, era ormai un paio d’anni che non si combinava nulla, quando nel dicembre scorso entrai in contatto con Paolo, un 50enne di Pescara interessato a prendersi cura di una coppia come la nostra in cui lei era potenzialmente una puttana e lui un cornuto sottomesso.
Quello che mi colpì sin dall’inizio era che a differenza della maggior parte dei maschi che rispondono ai miei annunci lui si esprimeva in buon italiano e le sue mail erano articolate e non sbrigative, come purtroppo succede nel 99% dei casi.
Pur essendo sposato godeva di una notevole libertà di movimento e aveva una certa esperienza con le coppie anche se preferiva pochi ma buoni incontri; attentissimo all’igiene, aveva una serie di conoscenze con persone fidate per realizzare situazioni di vario genere che andavano dall’esibizionismo spinto al sado-maso soft, alla dominazione del cornuto, al prestito del marito o della moglie agli amici.
Dopo molte mail scambiate tra me e lui in cui potemmo verificare di essere in sintonia, mia moglie per sua scelta non partecipa mai alla fase dell’organizzazione, combinammo di incontrarci nella villa di certi suoi amici per approfondire la conoscenza: io avrei portato le foto ed i video di Francesca in azione con altri maschi per allietare la serata.
Paolo mi aveva anche richiesto di indossare delle mutandine di mia moglie, per rendere evidente il mio ruolo del tutto insignificante come maschio e per mettermi sin dall’inizio nella giusta predisposizione psicologica nei confronti dei convenuti.
Mi aveva anche suggerito il nome di una hotel vicino alla villa dove poter passare la notte dopo l’incontro, non essendo il caso di rimettermi in viaggio a tarda notte; l’appuntamento era per le venti di sabato all’uscita dell’autostrada.
Mia moglie come al solito non fece domande
quando le dissi che il sabato avrei passato la notte fuori casa ma con un sorrisetto ironico mi porse un suo perizoma che le avevo chiesto.
“Poi mi racconterai , cornuto.” disse.
Partii intorno alle 17,30 per prendermela comoda e durante il viaggio la stringa posteriore del perizoma affondava tra le chiappe dandomi la continua sensazione di un qualcosa di estraneo che premeva sul buchino, rendendomi cosciente del fatto che indossavo delle mutandine da femmina sotto i pantaloni, simbolo del mio essere un frocio cornuto.
Potevano essere le 18,30, procedevo a velocità moderata in autostrada quando il cellulare squillò.
“Ciao Mario, sono Paolo, sei arrivato all’uscita di S. Benedetto ?”
Ci mancava poco e glielo dissi.
“Allora fai così, esci al casello e troverai una Volvo nera, è un mio amico e deve darti qualcosa per me, intesi ?”
Il tono non ammetteva repliche per cui gli dissi che avrei fatto come lui diceva.
All’uscita del casello mi fermai vicino all’auto indicata e mi avvicinai al finestrino, gli amici erano due, intorno ai 60-65 anni d’aspetto distinto. Franco e Matteo, così si presentarono, mi dissero di seguirli con la mia auto per andare a prendere la cosa da consegnare a Paolo. S’avviarono sulla statale e dopo pochi minuti svoltarono in una strada sterrata, che terminava dopo circa un chilometro nei pressi di un villino isolato.
Dopo esserci fermati, Franco mi invitò con fare deciso a seguirli all’interno.
“Porta anche il computer Mario, Paolo ha detto che devi mostrarci qualcosa di interessante.”
La cosa stava prendendo una piega inaspettata però le mie titubanze furono superate dalla fiducia che riponevo in Paolo: eravamo stati chiarissimi durante la conoscenza via mail e sentivo di potermi fidare. Se avesse preso iniziative contrarie allo spirito del gioco così come l’avevamo prospettato, sarebbe stato stupido da parte sua perché io avrei immediatamente sospeso qualsiasi rapporto.
Mi avviai quindi con il pc sotto il braccio e fui fatto entrare in un bel soggiorno, arredato con mobili semplici ma di gusto.
Matteo mi disse di accendere subito il pc e mostrare la ‘merce’, così come si era espresso Paolo riguardo alle foto, cosa che io feci immediatamente: apparve mia moglie alle prese con 4 maschi che la penetravano in tutti i buchi, ricordo di una gang di alcuni anni prima. I due maschi si misero davanti allo schermo e cominciarono a far scorrere le immagini , commentandole ad alta voce e strofinandosi la patta dei pantaloni.
“Guarda che troia …come li prende bene in tutti i buchi …che culo sfondato …tutta coperta di sborra …le piace proprio il cazzo !”
A quel punto cominciarono a fare domande su di me e su di lei.
“E’ vero che a tua moglie piacciono grossi ? Le piace essere sfondata nel culo ? E’ vero che tu ce l’hai piccolo e che ti piace il cazzo ? Abbassati i pantaloni, cornuto ! Paolo ha detto che devi farci vedere qualcosa.”
Non potei che obbedire, con piacere misto a vergogna, e girandomi di spalle abbassai i pantaloni scoprendo le chiappe suscitando l’ilarità ed i commenti dei due maschi; ilarità che aumentò molto quando dovetti girarmi e mostrare il davanti , con il piccolo rigonfiamento causato dal cazzetto.
Mi sentivo piacevolmente umiliato e pronto a fare qualsiasi cosa mi fosse stata richiesta, cosciente del mio ruolo di cornuto sottomesso. Matteo e Franco mi fecero scoprire il pene e vollero guardarlo da vicino, ridendo e commentando le piccole dimensioni; dovetti ammettere con vergogna di essere ormai inutile come maschio e che era più adeguato io facessi la femmina, almeno così sarei stato utile a qualcosa. Mi ordinarono di inginocchiarmi e tirare fuori dai pantaloni i loro cazzi che erano chiaramente di dimensioni generose rispetto al mio, umilmente li presi in bocca assaporando il sapore di maschio, succhiandoli alternativamente ormai preso totalmente dal ruolo di troia sottomessa.
Ci spostammo sul divano ed infilati i preservativi Matteo continuò a stantuffarmi in bocca mentre Franco con delicatezza inaspettata ma molto apprezzata da parte mia cominciò a lubrificarmi con una crema il buco del culo, infilando piano prima una, poi due ed infine tre dita, dilatandomi lentamente fino a che non mi ritenne abbastanza largo per accogliere il suo bel cazzo. Fu molto delicato ed entrò lentamente, permettendo al mio ano di adattarsi senza dolore all’introduzione di quella mazza da vero maschio, mentre spompinavo senza interruzioni il grosso membro di Matteo.
Mi sentivo proprio una troia e i commenti volgari dei due maschi aumentavano questa sensazione.
“Succhia puttana …che culo da troia …ti faremo diventare la nostra zoccola, come quella rotta inculo di tua moglie …hai visto che almeno servi a qualcosa ? Come maschio sei ridicolo, ma come svuota cazzi sei proprio brava.”
Quasi all’unisono i due maschi uscirono dai miei buchi, si tolsero il preservativo e schizzarono la loro sborra sulla schiena e sulle chiappe, chiamandomi troia e puttana.
Rimasi così nudo alla pecorina per meno di un minuto perché i miei stalloni mi ordinarono di andare in bagno ed entrare nella vasca, dove ancora fui innaffiato stavolta dalla loro piscia sulla schiena, sul cazzetto e sul culo.
Dopo una doccia veloce, li raggiunsi nel soggiorno e mi rivestii in quanto si erano fatte quasi le venti ed ero in forte ritardo per l’appuntamento con Paolo.
Matteo mi porse una busta chiusa e mi disse di aprirla davanti a Paolo, aggiungendo che conteneva il compenso per la mia prestazione.
Io ero stupito e tentai di rifiutarla, precisando di non saperne nulla e che non era mia intenzione guadagnare denaro in quel modo. Franco allora prese la parola e mi spiegò che loro sapevano benissimo che io ero all’oscuro della cosa, che ero un professionista di fama e che sicuramente quella cifra era inferiore a quanto guadagnavo nello stesso tempo con il mio lavoro normale. Però a loro piaceva pagare sia i maschi che le femmine, che la cosa li eccitava, che non amavano farlo con le puttane da strada ma solo con persone come me e mia moglie, non mercenari di professione.
“Vogliamo che tu e tua moglie diventiate le nostre puttane, che arriviate a prostituirvi con noi e con altre persone scelte da noi perché a noi fa piacere così. Adesso tu prendi questi soldi che rappresentano il simbolo del tuo essere una troia e perché dovrai essere a disposizione nostra e di chi vorremo noi, senza fare storie e senza esprimere preferenze. Naturalmente le precauzioni igieniche saranno sempre rispettate così come Paolo ci ha detto di fare e come hai potuto vedere tu stesso. Però dovrai essere disponibile a qualsiasi perversione che i maschi vorranno soddisfare con te, ci siamo capiti puttana ? Per quanto riguarda tua moglie ci penseremo noi.”
Di fronte ad un discorso così chiaro e che non ammetteva repliche, ancora compresso nell’atteggiamento di sottomissione nei confronti di quei due maschi che mi avevano insegnato a fare la femmina, non potei che chinare la testa e assentire .
Proprio in quel momento squillò il cellulare di Matteo.
“Ciao Paolo …sì, la troia sta per rimettersi in viaggio…è stata brava , secondo me è più puttana della moglie ,,.sì, ha proprio un cazzetto da cornuto, neppure gli viene duro …sì, gli abbiamo fatto il discorsetto e non ha potuto far altro che essere d’accordo, soldi ben spesi, avevi ragione, d’altronde il cazzo gli piace proprio, farebbe qualsiasi cosa per prenderlo ancora. Qualche altro incontro e vedrai che avrà il buco del culo tanto largo da farsi inculare dai neri ! Sarà lì tra un’oretta, se non si ferma per farsi qualche sega …ahahahah,”
Dopo essermi congedato dagli amici, ripresi l’autostrada dirigendomi verso il casello dove avevo appuntamento con Paolo. Ero un po’ frastornato sia dall’esperienza sessuale vissuta e di cui avevo un ricordo fisico dato da un piacevole doloretto anale, sia dagli scenari di depravazione che si affacciavano alla mia mente: marito e moglie usati come puttane per il piacere di maschi perversi, prestati, prostituiti, dominati. Se da un lato l’idea mi turbava, dall’altro sentivo il desiderio di abbandonarmi alle situazioni in cui Paolo mi stava coinvolgendo, realizzando fantasie che mai avrei sognato potessero concretizzarsi.Mentre ero preso da questi pensieri squillò il telefono: era Paolo che , senza far alcun cenno a quanto già successo, mi ordinava di fermarmi in un’area di parcheggio che avrei raggiunto di lì a poco. Le indicazioni erano chiarissime: parcheggiare accanto ad un TIR con targa Bologna e aspettare.
Non ebbi il coraggio di obiettare alcunché, anche perchè il tono delle parole non ammetteva repliche.
“Come vuoi …” mi venne spontaneo rispondere.
Neppure dieci minuti dopo ero nell’area di parcheggio, dove erano fermi alcuni TIR; non fu difficile individuare quello targato BO a cui mi affiancai.
Illuminati dalla luce dei miei fari vidi 4 camionisti che, seduti intorno ad un tavolo da pic-nic situato tra gli arbusti, fumavano e bevevano birra. Non appena spensi i fari, potei vedere due di quegli uomini alzarsi e dirigersi verso la mia auto.
“Sei Mario ?” mi chiese uno di loro, avvicinandosi.
Risposi di sì e stavo per aprire la portiera quando l’altro , guardandomi con atteggiamento derisorio, sghignazzò.
“Allora sei tu il cornuto ! Su, facci vedere le foto di quella troia di tua moglie !”
Di fronte ad un approccio così diretto non seppi far altro che prendere il pc ed uscire dall’auto, seguendo i due maschi che erano ritornati al tavolo .
Nell’avvicinarmi misi a fuoco la situazione, tre erano sui cinquant’anni, con pance prominenti da bevitori di birra e vistosi tatuaggi sugli avambracci, il quarto era un uomo di colore che stimai intorno ai quarant’anni, massiccio e nerboruto.
Senza un parola appoggiai il pc sul tavolo e lo accesi, tutti e 4 si posizionarono alle mie spalle per godersi lo spettacolo di una moglie troia esibita dal suo maritino cornuto.
La prima delle foto era appena apparsa sullo schermo che si levò un coro di commenti volgari.
“Mamma mia che bella puttana …guardate come lo prende nel culo ….per una così i cazzi non sono mai abbastanza grossi …ehi cornuto quando ce la porti così che le facciamo prendere quello di cui ha bisogno.” ed altre volgarità del genere.
Ero giunto solo alla terza delle foto che sentii una mano raggiungere la mia cintura dei pantaloni e aprirla, seguita da un ordine secco.
“Abbassati i pantaloni, puttana !”
Non pensai neppure per un istante di oppormi all’ordine ricevuto, anche perchè avevo l’esatta cognizione che qualsiasi mia protesta sarebbe stata vana, aprii la patta e tirai giù i calzoni, mostrando il culo incorniciato dal perizoma di mia moglie, sculettando più o meno involontariamente .
Un paio di mani mi costrinsero a chinarmi e ad assumere una posizione in cui il culo sporgeva verso i maschi che erano alle mie spalle, le natiche vennero sculacciate con l’energia necessaria perchè fosse inequivocabile che dovevo ubbidire ai comandi che mi venivano impartiti, cazzi già ben duri furono strofinati nel solco delle mie chiappe, dita diverse frugarono il buco del culo ancora dilatato per la recente sodomizzazione.
Sentivo l’odore forte di maschio intorno a me, un afrore normalmente poco gradevole ma che in quel momento contribuiva alla mia eccitazione, sentendomi preda di un gruppo di maschi arrapati.
Senza tanti complimenti fui costretto a inginocchiarmi e quattro cazzi possenti si offrirono alla mia bocca che si aprì per succhiarli a turno, mentre con le mani massaggiavo le grosse palle pendenti. Nella confusione di cazzi e coglioni quasi non mi resi conto che, ad un certo punto, stavo succhiando con passione un enorme cazzo nero, il primo della mia vita ! Il sapore era ancora più forte di quello degli altri maschi e raddoppia gli sforzi per spompinarlo come meritava, con la mano sulla nuca mi teneva ferma la testa mentre mi scopava in bocca con forti colpi che affondavano quell’enorme mazza fino in gola.
Quasi si fossero messi d’accordo mi rialzarono di scatto e mi fecero mettere alla pecorina sulla panca , abbassandomi il perizoma sulle cosce e lasciando così del tutto nudo il culo. Presero a menarselo con foga insultandomi e chiamandomi troia e puttana; dopo meno di un minuto sborrarono uno dopo l’altro versandomi lunghi e bollenti schizzi sulle natiche e sulla schiena .
Per fortuna nel frattempo non erano giunti altri mezzi nel parcheggio, altrimenti avrebbero visto quattro maschi in piedi con i cazzi fuori dei pantaloni e il quinto alla pecorina in mezzo a loro, con i pantaloni e le mutandine da donna calati sulle cosce e con il culo ricoperto da densi schizzi di sborra !
La scena mutò in fretta, i camionisti richiusero la patta dei pantaloni, uno si chinò per mettermi in bocca un biglietto da cento euro, si avviarono ai loro automezzi e meno di trenta secondi dopo erano tutti partiti, salutandomi dai finestrini con epiteti umilianti.
“Ci vediamo troia …salutaci quella puttana di tua moglie …la prossima volta ti rompiamo il culo, zoccola.”
Il tutto non era durato più di venti minuti, mi rialzai a fatica e con i pantaloni calati mi diressi a passettini verso la mia auto per prendere qualche fazzolettino per ripulire le natiche. Avevo appena finito di asciugare il culo e stavo sistemandomi il perizoma quando un’auto entrò rombando nell’area di sosta ed illuminò la scena; rallentò appena per poi ripartire sgommando ma riuscii a sentire la risata divertita di una donna che evidentemente aveva colto immediatamente la situazione. In un altro momento sarei avvampato dalla vergogna ma stranamente provai solo una piacevole sensazione di umiliazione al pensiero di quella risata femminile di scherno. Paolo doveva essere in contatto costante con i suoi amici, perché mi telefonò pochi minuti dopo.
“Ciao, ho saputo che ti sei comportato bene, i miei amici sono molto soddisfatti. Però credo che tu voglia fare una doccia, non è vero ?”
In effetti sentivo aleggiare nell’aria un forte odore di sperma proveniente dalle mie chiappe, nonostante fosse attutito dai pantaloni ed io avessi cercato di ripulirmi nell’area di parcheggio.
“Esci al primo casello, gira a destra per 500 metri, poi troverai le indicazioni per l’hotel presso cui hai prenotato una stanza. Sali in camera, togliti i pantaloni e aspetta mie notizie.”
Come al solito Paolo non chiedeva conferma, dando per scontato che io obbedissi. Seguii le sue istruzioni e dopo circa venti minuti arrivai all’hotel. Parcheggiai l’auto, presi la valigia ed entrai nella hall, in verità non mi fece un grande effetto, sembrava un hotel assai modesto. Mi chiesi il motivo per cui Paolo mi avesse indicato proprio quella struttura, forse per la vicinanza al luogo dell’incontro ?
Mi avvicinai al bancone del ricevimento dove il portiere, un uomo sui sessant’anni, sbrigò in fretta le formalità per la registrazione. Forse ero suggestionato da quello che era accaduto, però mi sembrò quasi che mi guardasse con un sorriso canzonatorio. Che fosse per l’odore di sperma che veniva dal mio sedere ? Ma no, non poteva essere. In realtà tutto sembrava complottasse per acuire la mia sensazione che le persone presenti potessero essere a conoscenza di quanto era accaduto per strada: c’erano quattro maschi seduti ad un tavolino del bar che sembravano guardarmi sorridendo maliziosamente, mentre più in là tre tizi sui sessant’anni passati da un pezzo sfogliavano un giornale porno commentando le foto senza nessun imbarazzo. Mentre il portiere mi consegnava la chiave della stanza, vidi scendere dalle scale una ragazza giovane abbigliata in maniera tale da qualificarla subito per puttana; realizzai in quel momento il motivo dell’ambiguità che mi aveva suggerito quel luogo: era un albergo ad ore! Salito in camera, mi tolsi subito i pantaloni e rimasi in attesa delle istruzioni di Paolo, mentre un dubbio mi sorgeva in mente: dovevo aspettare anche a fare la doccia ? Stavo lì a rimuginare quando sentii bussare alla porta della camera; per un attimo pensai di infilare di nuovo i pantaloni poi decisi di rispondere senza aprire la porta.
“Chi è ?” chiesi con voce un po’ esitante.
“Siamo Monica e Chiara, due amiche di Paolo, apri subito !”
La situazione era imbarazzante ma il tono non ammetteva repliche e, vergognandomi come un ladro, spalancai la porta. Entrarono in fretta , belle, distinte, sui 35-40 anni, una castana e l’altra nera, vestite come delle vere signore, una portava con sé una valigetta 24 ore. Avevano i modi di donne abituate a comandare, senza alcun accento riconoscibile nella voce, scoppiarono subito in una risata appena chiusa la porta alle loro spalle.
“Ma guarda tu che ometto ridicolo con questo perizoma ! Scommetto che neppure ti si rizza più …scopriti il cazzo, cornuto !” dissero ridendo.
Non potei fare altro che scoprire il cazzetto, ancor più rattrappito per la vergogna, davanti a quelle splendide creature. Si avvicinarono, si chinarono per osservarlo meglio, lo presero tra due dita per valutarlo anche nella consistenza, mi fecero girare e annusarono le chiappe: scoppiarono ancora una volta in una risata di derisione e Chiara andò ad aprire la valigetta, traendone fuori un piccolo frustino.
Monica nel frattempo aveva acceso il mio pc e aperto alcune foto di mia moglie che scopava con i suoi stalloni.
“Guarda che bella moglie ha questo cornuto !” cominciò Monica “E come giustamente si sollazza con dei veri maschi. Tu sarai cosciente, Mario, di essere del tutto incapace di soddisfare una donna che voglia dirsi tale. I minidotati come te, quando hanno la fortuna di sposare una bella donna, devono essere riconoscenti e dare per scontato che dovranno diventare dei cornuti. Una donna non può certo accontentarsi di robetta del genere ed il marito dovrebbe già baciarle i piedi se una volta ogni tanto gli permette di penetrarla. Non puoi immaginare che fastidio sia farsi infilare un cazzetto nella fica e come non ci sia nessun gusto a farlo. Anzi, il marito va punito frequentemente per le sue carenze sessuali, e per rimarcare che è la moglie che comanda. I nostri maritini non solo hanno dei cazzetti come il tuo, ma neppure capiscono che dovrebbero essere felici se altri soddisfano le legittime voglie delle loro mogli. Invece di ringraziare, fanno i gelosi ! Tu sembri aver imparato la lezione, per cui faremo un po’ di allenamento su di te trattandoti come vorremmo fare con quei cornuti inconsapevoli dei nostri mariti. Ora, mettiti alla pecorina !”
Dopo tutto questo discorso, che ritenevo del tutto giusto e sacrosanto, cos’altro avrei potuto fare?
Mi girai e chinandomi mi misi a loro disposizione.
Chiara e Monica si alternarono nel frustarmi il culo per buoni cinque minuti senza esagerare con la forza per fortuna, insultandomi come avrebbero fatto con i loro mariti; ogni tanto una si avvicinava per annusare l’odore di sperma che esalava dal mio fondoschiena, deliziandosi di tutto ciò.
Ad un certo punto mi bendarono e subito dopo sentii un dito ricoperto di crema che forzava con delicatezza il mio buco del culo, rovistando lentamente nell’ano, fino a quando non fu sostituito da qualcosa di più grosso che potei individuare come un vibratore; lentamente lo fecero scivolare nelle mie budella mentre io mugolavo eccitato.
“Ecco a cosa servono i cornuti come te, porco ! Molto più utili con il culo che con il cazzo. Diglielo agli altri minidotati, dovete servire le vostre mogli come degli schiavetti, lasciando ad altri il compito di riempirle per bene !”
Ormai erano scatenate, mi presero per mano e mi portarono in bagno con il vibratore piantato nel culo, mi fecero distendere nella vasca e sentii presto un liquido caldo cadere sul membro rattrappito.
“Ci pisciamo sopra, ai cazzetti come il tuo ! Hai capito bene, cornuto ?” esclamò Chiara.
Il suo getto caldo finì ma fu sostituito da quello di Monica che proferiva parole insultanti verso suo marito Ettore come se fosse lì al mio posto. Dovevano essersi eccitate a dismisura perché dopo avermi ingiunto di non muovermi le sentii buttarsi sul letto e farlo cigolare in un amplesso lesbico che finì pochi minuti dopo con urla di piacere da parte di entrambe. Dopo un po’ vennero in bagno, mi tolsero la benda, mi permisero di sfilarmi il vibratore dal culo e fare una doccia.
Ero un po’ stanco e volli indugiare sotto il getto caldo della doccia per alcuni minuti. Uscito dal bagno trovai la camera vuota e 200 euro sul comodino. Ancora una volta ero stato prostituito !
Nell’attesa della telefonata di Paolo ripensai a quello che era successo in una sola serata: ero stato il giocattolo di sei maschi e due donne, umiliato, deriso, usato, prostituito. Mi chiesi come l’avrebbe presa mia moglie nel sentire il racconto delle mie avventure e se quel gioco torbido l’avrebbe eccitata. Personalmente ero intenzionato a continuare negli incontri anche se il fattore denaro un po’ mi dava fastidio; però per Paolo ed i suoi amici era importante che il gioco fosse condotto in questi termini ed io avrei fatto di necessità virtù. In fin dei conti quello che mi interessava era prendere ancora ed ancora cazzi , diventare una troia rotta a tutto, essere deliziosamente umiliato e che si abusasse di me. Il buchino posteriore era ancora ben dilatato dopo l’introduzione del vibratore e lo massaggiai con un dito che oscenamente entrò completamente dentro con estrema facilità.Avevo incominciato a segarmi con l’altra mano quando il telefonino squillò.
“Ciao Mario, purtroppo per stasera si è fatto tardi e l’incontro con me deve essere rimandato. Non credo comunque che tu possa lamentarti visto che ti ho fatto incontrare persone molto interessanti, non trovi ?” mi disse Paolo.
Io gli risposi che non c’era problema e che gli ero grato per aver organizzato quegli incontri, per me molto soddisfacenti.
“Ce ne saranno altri, stai tranquillo. Ti sei comportato bene e ti sei già fatto degli amici che vogliono incontrarti di nuovo. Vedrai che in poco tempo diventerai una troia per maschi, con il culo ben dilatato e allenato alle penetrazioni multiple. Sarai sempre pagato per le tue prestazioni perché io ed i miei amici vogliamo così, salvo quando ti chiederò io di farti scopare per ripagare favori fatti a me da altri. Adesso è una di quelle volte, per cui scendi giù il portineria e presentati al portiere dicendo che sei la troia che è a sua disposizione per la serata. Mi raccomando, fammi fare bella figura ! Chiara e Monica dovrebbero aver lasciato nell’armadio un reggicalze, delle calze e un perizoma pulito. Indossa la biancheria e vai giù. Ci risentiremo domani.”
Feci appena in tempo a salutarlo che lui interruppe la comunicazione.
Aperto l’armadio trovai la biancheria e l’indossai sentendomi oltremodo ridicolo. Per darmi un po’ di coraggio saccheggiai il frigobar, bevendo un paio di bottigliette di cognac affinchè l’effetto dell’alcol mi rendesse un po’ più disinvolto. Dopo qualche minuto mi sentii pronto ed indossati i vestiti scesi le scale.
Ormai era tardi e nella hall c’era solo il portiere che chiacchierava con i tre anziani intravisti al mio arrivo intenti a sfogliare giornali porno. Rimasi un po’ interdetto ma il portiere con un cenno del capo mi invitò ad avvicinarmi. Rosso di vergogna ma ormai deciso a sprofondare sempre di più in quel vortice di lussuria, mi avvicinai e con tono dimesso dissi.
“Signore, sono la troia a sua disposizione.”
Una risata corale accolse le mie parole.
“Bene puttana, stasera ci farai divertire. Paolo ti ha prestata a noi per tutta la notte.” disse uno dei tre anziani, chiarendo implicitamente che avrei dovuto soggiacere ai desideri di tutti.
Mi fecero togliere i vestiti, rimanendo in reggicalze calze e perizoma nella hall con il pericolo che qualcuno entrasse dalla strada oppure scendesse da una camera. In quella situazione ero ancor più in difficoltà, imbarazzato ed umiliato, completamente sottomesso nei riguardi di quei maschi. Tuttavia, forse anche per effetto del cognac, non mi feci pregare per ubbidire ai loro ordini. Mi fecero passeggiare sculettando su e giù per la sala, sculacciandomi ogni volta che passavo accanto a qualcuno di loro oppure accostando il bacino al mio culo e strofinandosi ostentatamente, mimando un’inculata. Sentivo attraverso i pantaloni i loro grossi cazzi già in semi erezione e pregustavo la notte di bagordi che mi attendeva.
Quei giochini duravano già da una decina di minuti quando il portiere propose di andare tutti in camera mia per stare più comodi, entrammo nell’ascensore dove i maschi si strusciarono tutti addosso a me carezzandomi il culo ed i capezzoli. Giunti nella camera vollero vedere le foto di Francesca, evidentemente Paolo li aveva informati, ed i soliti commenti volgari accompagnarono la visione delle performances di mia moglie. Uno degli anziani, più infoiato degli altri, mi portò sul letto e mi fece distendere supino con le gambe alzate, scostò il perizoma, unse abbondantemente il buchino con la crema che era sul comodino e cominciò una lenta penetrazione dopo aver indossato un preservativo. Gli altri intanto continuavano a far scorrere le foto quando il mio cellulare squillò, il portiere lo prese e, letto il nome di Francesca che appariva sul display, rispose al posto mio che nel frattempo ero sottoposto ai poderosi colpi di cazzo di chi mi stava inculando.
Non potevo sentire bene quello che il portiere diceva ma riuscii a decifrare alcune frasi.
“Al momento il cornuto è a gambe all’aria e si sta facendo inculare come una troia per cui non può rispondere, d’altronde è vestito da troia. Sì, ho visto le foto, sei davvero una donna bellissima, sprecata con quel cazzetto di tuo marito, quando vuoi, t’allarghiamo i buchi tanto da farci entrare una mano dentro. Sì troia, toccati la fica …”
Non riuscii a sentire altro ma il cellulare passava di mano in mano così che tutti potessero chiacchierare con Francesca che evidentemente stava al gioco, visto che la telefonata durò una ventina di minuti buoni.
Nel frattempo chi mi sodomizzava aveva lasciato il posto ad un altro degli anziani che si stava dando da fare come un vero stallone, mentre il primo aveva poi trovato posto al suo cazzo nella mia bocca.
“Succhia troia cornuta … prendilo tutto che ti sfondo. Che voce sensuale ha tua moglie, proprio una donna da letto ….dovrai leccarci le palle mentre la riempiamo tutta. Sei un frocione, non ti meriti una donna del genere.” dicevano con voce roca i maschi mentre si servivano del culo e della bocca di quella che in quel momento era la loro puttana.Pensai che Francesca doveva sentirsi così quando prendeva i cazzi degli stalloni e compresi fisicamente la differenza tra essere scopata da un minidotato come me e da veri maschi. Non era solo una differenza di dimensioni ma anche di atteggiamento diverso, tra un maschio che sa in fondo in fondo di avere un cazzo poco adeguato e chi invece sa bene cosa vogliono le donne ed ha il necessario per soddisfarle.
Mia moglie aveva anche cercato di spiegarmelo.
“Quando mi scopano gli altri mi sento piena e questa sensazione stimola in me il desiderio di essere puttana, disponibile a tutto con tutti. Un maschio vero mi rende desiderosa di essere penetrata in tutti i buchi, di essere dilatata in maniera oscena, di fare la porca con lui e con altri, mi fa sentire davvero troia, disponibile a tutte le perversioni. Tu credevi in passato che io non amassi le penetrazioni preferendo la masturbazione invece era il tuo cazzetto che non mi faceva venir voglia di essere penetrata. Ho imparato da un po’ di tempo che con maschi veri posso essere la più puttana delle femmine.”
Ed ora ero io che mi sentivo così, desiderando di avere un buco del culo così dilatato da poter anche accogliere più cazzi insieme, arrivando a sognare di accogliere cazzi mostruosi nel mio pertugio anale.
Ai primi due maschi si sostituirono i secondi, con il terzo anziano che mi inculava alla pecorina mentre il portiere sdraiato sul letto si faceva leccare le palle e mi catechizzava.
“Tua moglie è proprio una troia di classe …ha una voce stupenda …signora nella vita e puttana a letto. Ci siamo intesi subito come sempre succede tra maschi e donne, ma tu questo non lo puoi sapere perché non sei un vero uomo. Le ho raccontato quello che ti stavamo facendo e lei mi ha chiesto se poteva masturbarsi pensando ai nostri cazzi…è venuta come una porca mentre le dicevo cosa le avremmo fatto se fosse stata presente e cosa avremmo fatto a te. Mi sa tanto che è proprio irritata con te per le dimensioni del tuo cazzo ma non puoi che darle ragione. Ti meriti di essere punito per le tue carenze come maschio e trattato da schiavo …non sei d’accordo, frocio cornuto ?”
Avevo la bocca piena delle sue palle e non potei fare altro che assentire mugolando, mentre chi mi fotteva riceveva nuovi stimoli dalle parole del portiere e alternava forti colpi di cazzo a sonore sculacciate sulle mie chiappe, appellandomi come la sua troia e puttana. Gli altri due stavano menandosi il cazzo e alle parole del portiere cominciarono ad eruttare schizzi di sborra che finirono sulla mia schiena, seguiti dopo pochi attimi dall’altro anziano che volle schizzare sul culo dopo essersi liberato dal preservativo.
Il portiere venne per ultimo, sborrando sui miei capelli mentre continuavo a leccare le sue grosse palle e accarezzavo con l’indice il suo buco del culo. Scattarono alcune foto con il mio telefonino ed appreso che altre ne erano state fatte durante i rapporti sessuali, vollero che io le scaricassi in seguito sul mio pc e dopo aver reso irriconoscibili i volti le inviassi a Paolo, che le avrebbe mostrate ai futuri ‘clienti.
Gli scatti continuarono nel bagno dove fui condotto per la rituale pisciata collettiva sul culo del cornuto, come ultima umiliazione della serata. Fui lasciato nella vasca, bagnato di piscio e di sborra, mentre si rivestivano con calma e fumavano una sigaretta, commentando tra loro gli avvenimenti della serata con un contorno di grasse risate di scherno nei miei confronti.
In quella posizione, con il forte odore che mi avvolgeva, mi toccai il cazzetto sborrando dopo pochi secondi, sfogando così l’eccitazione per gli avvenimenti della serata.
Qualche minuto dopo sentii l’uscio richiudersi, comprendendo che avrei potuto levarmi dall’incomoda posizione, spogliarmi della biancheria intima tutta bagnata e fare una doccia.
Graditi commenti.