Trenta centimetri per la signora..
(Cap. 2)
Anna Maria é a metà scala quando il cellulare le vibra in tasca, é in arrivo un sms.
Lo apre e legge:
“Lo hai visto sono trenta centimetri per te. Ma non lo avrai mai se non dimostri di desiderarlo e di meritarlo.
Decidi tu, ma se lo vuoi non voglio sentirti dire mai “NO”! “
E’ ferma e legge per due volte il messaggio, le gambe le tremano e la fica le pulsa freneticamente, si sente i capezzoli indurirsi e la bocca cerca di respirare ingoiando in continuazione la saliva che non c’é più; é indecisa, non sa che fare, non vuole darla vinta a quel porco di un Egiziano, ma quella proboscide che gli ha visto in mezzo alle cosce le appare in continuazione davanti agli occhi e se la sente sulle labbra........
Allora il porco l’ha vista quando si é sgrillettata sotto le scale?? l’ha vista piegata su se stessa mentre godeva come una cagna?? lui l’ha sentito dire tutte quelle porcate che vorrebbe fare con lei?? la vuole sottomessa e consenziente a chiedergli di darle quel randello in gola ed a farsi sfondare il mazzo mentre la sbatte vicino al muro.!!
E’ indecisa cosa fare, ha bisogno di tempo per riflettere, ma di tempo non ne ha molto perché con la cameriera in giro e con gli altri operai per la villa non può farsi vedere come una puttana in cerca di cazzo!
Va in camera da letto e si assicura che Sara é ancora sopra a rassettare, chiama con il cellulare il numero di Kamel che ha visto sul messaggio che ha ricevuto e gli dice:
“Puoi andare in terrazza al primo piano, per piacere?” – e sottolinea quel “per piacere” con la massima dolcezza possibile.
Vuole dimostrarsi possibilista senza farsi vedere arrendevole.
Va in terrazza ed aspetta l’arrivo dell’Egiziano che giunge dopo una decina di minuti, si ferma educatamente, all’ingresso della terrazza e guarda verso la signora:
“Vieni Kamel – dice la donna che é appoggiata vicino al muro della tettoia in modo da non essere vista dal giardino – siediti e parliamo un attimo.”
L’Egiziano si avvicina e si posiziona davanti, ha le mani lungo il corpo ed il camice con una paio di bottoni sbottonati, avvicina la sedia di vimini e dice:
“Aspetto che mi dai........mi scusi, che mi dia il via!”
“Ma sei proprio un presuntuoso Kamel?
Credi davvero che tutte le donne si gettino ai tuoi piedi solo perché ti fai vedere mentre ti fai le seghe?”
Silenzio!!
“Credi che solo
tu hai il cazzo in mezzo alle cosce??”
Silenzio!!
“Ed ora che pensi di dimostrare con questo silenzio,abbi coraggio e dimmi quello che vuoi!” – dice alterata, ma senza alzare la voce la signora.
Kamel allora si avvicina alla donna e le dice:
“Io sono stato onesto e corretto nei suoi confronti, l’ho vista e mi ha fatto eccitare e mi sono fatto una sega, lei mi ha visto e si é sditalinata sotto le scale, ha sentito quello che vorrei fare con lei e come la vorrei prendere, mi ha fatto scendere in taverna e si é fatta ammirare apertamente in tutto il suo splendore, e sto usando termini di assoluto rispetto ed educazione, ma non é quello che desidero da lei!
Io................” e non finisce la frase perché Anna Maria lo interrompe, questa volta a voce alterata e dice:
“Ora basta con il lei......lei.........lei!
Diamoci del tu e cerca di essere il più chiaro possibile.” e solleva un piede appoggiandolo vicino al muro facendo sollevare il vestito a mezza coscia.
“Ti ho detto chiaramente – risponde Kamel che ora si é avvicinato ancora di più alla donna ed ha messo le mani nelle tasche del camice di lavoro - che mi devi dare il via e non voglio sentire nessun “NO” !
Solo dopo potrai sentire quello che forse già sai e che desideri che io ti dica; ti aprirà il.............cuore e non solo quello.!”
“Razza di stronzo!
Vuoi sottomettermi, ma questa soddisfazione non te la do.!
Se hai qualche desiderio deve partire da te e non te lo devo chiedere io.!”
“Va bene signora Cortesi, - risponde Kamel allontanandosi dalla donna – vado a completare il lavoro e poi darò una mano alla sua governante a sistemare la stanza, se ha bisogno di me mi chiami pure.” e va via.
Anna Maria é rimasta di stucco, più l’uomo fa il riottoso e più la sua smania sale, si sente avvampare in mezzo alle cosce e capisce che deve prendere una decisione, ORA , non può restare in questo stato di crescente eccitazione che sale ogni attimo di più.
Si siede ed accende una sigaretta che fuma in modo voluttuoso, quasi morboso, mette in bocca il filtro ed invece di “aspirare” succhia e lecca con la punta della lingua il cilindro di paglia, si immagina come sarebbe avere in bocca quel randello di carne ed allora apre le cosce e si mette una mano vicino alla fessa che trova umida, bagnata, calda e ......pronta.!
Deve approfittare che la cameriera e l’altro operaio sono nella stanza a sistemare i mobili e calcola che ne avranno per oltre un’ora, allora scende con l’ascensore interno giù in taverna e chiama Kamel al cellulare, ma poi si ferma perché non vuole che gli altri due sentano la telefonata, manda un sms con questa frase:
“Sto in taverna, raggiungimi appena puoi, la porta é................tutta aperta.!”
Dopo neanche un minuto riceve un nuovo messaggio:
“Non mi interessa che la porta sia tutta aperta, questo l’ho sempre saputo, l’importante che la proprietaria della porta mi dica apertamente che mi aspetta con le............ aperte e con la ................ pronta per essere sfondata.
Senza mai dire “NO”! “
La sua risposta é veloce e sintetica:
“Sarò come tu mi vuoi, una cagna infoiata che non aspetta altro di essere sodomizzata e sfondata, io sarò una lurida puttana, tu cerca di essere un grande porco.!”
Chiude le finestre che danno sul giardino ed accende una lampada per dare un pò di atmosfera all’ambiente, controlla che la chiave della porta di ingresso sia posizionata all’interno in modo da poterla chiudere, mette un dvd porno per stare in tema e dopo aver preparato due bicchieri di champagne si siede sulla poltrona di fondo in modo da vedere subito chi entra.
Sono passati una decina di minuti e sente dei passi che scendono le scale, il cuore inizia a martellarle in petto, i passi si fanno più vicini e quando vede l’ombra di Kamel approssimarsi alla porta si alza in piedi e dice all’Egiziano che é ora vicino all’ingresso:
“Chiudi, per piacere, la porta dall’interno.”
Quando Kamel si volta dopo aver girato la chiave nella toppa vede uno spettacolo che ha sempre immaginato, ma non ancora materializzato: la signora Cortesi davanti a lui con le gambe leggermente divaricate che prende l’orlo del vestito e lo solleva fin sopra la vita, le cosce tornite e sode, i fianchi armoniosi e compatti, il tanga in mezzo alle cosce che scende nelle labbra della fica e nel solco delle chiappe rotonde e morbide, sono uno spettacolo osceno, arrapante , sconvolgente che infiamma gli occhi dell’Egiziano.
Ma la donna continua nella sua opera ammaliante e con un gesto sensuale si allarga la scollatura del vestito e le due grosse mammelle, di un terza abbondante, sgorgano da fuori e ballano davanti ai suoi occhi; le mani della perversa strizzano i capezzoli induriti e ritti e martorizzano quei globi perfetti che non attendono altro che essere succhiati, baciati, leccati e stuzzicati.
Kamel con calma si toglie il camice e la sua possente stazza nuda si staglia nella stanza, in mezzo alle cosce muscolose e ritte c’é un batacchio di carne che arriva al ginocchio senza neanche essere duro, lo prende in mano e lo smanetta quel poco per farlo allungare ed ingrossare e solo allora dice alla donna:
“Te lo farò scendere in gola fino allo stomaco, ma solo dopo che ti avrò aperto il mazzo lurido e lercio sbattendoti come una puttana vicino al muro.
Ora inginocchiati e leccami in mezzo alle cosce facendomi un bidet di saliva ai coglioni.”
La donna freme, trema, ingoia aria e saliva, ed in ginocchio davanti a quell’obelisco di carne che scende in mezzo alle cosce dell’operaio inizia la sua opera di leccaggio che fa partire dalle cosce interne, arriva a sotto i testicoli, lambisce le chiappe che apre dolcemente con una mano ed affonda la lingua dura e lunga nel buco del culo; Kamel non é insensibile a questa manovra e allarga di più le cosce per avere la donna prona e curva come una lurida cagna, continua la sua opera ed arriva ai coglioni che prima prende in mano poi lecca ad uno ad uno prendendoli in bocca e succhiandoli prima con calma e poi con foga animalesca.
Con una mano non può evitare di mettersi tre dita in fica per alleviare l’arrapamento che la sta devastando e con l’altra prende finalmente la varra infuocata in mano per sentire il piacere di quel muscolo di carne che pulsa, vibra, sale oltre l’ombellico,si tende come un pezzo d’acciaio e sobbalza al tocco della donna che lo martorizza con le dita.
Ma anche Kamel non può resistere alla donna che oltre alla sfacciata bellezza e sensualità le sta offrendo uno spettacolo di cagna in calore come la più luride delle puttane e lo costringe a prenderla per la testa per non schiaffargli subito il cazzo in gola ed affogarla di tutta lo sborra che le sta montando nelle palle.
“Aspetta troia, alzati che te lo voglio far sentire vicino al culo.”
La sbatte al muro e la posiziona con il culo prono a novanta gradi, le allarga le chiappe con una mano e le posiziona vicino la mazza che é ormai diventata una proboscide di oltre trenta centimetri,ma con una spessore di un pugno di una persona adulta, la sta facendo scendere nelle viscere quando dalle scale si sente la voce della cameriera che dice:
“Signora, signora é rientrato il dottore. E’ in garage.!”
Una sciabolata, una stilettata non poteva provocare tanta tensione nel corpo dei due amanti, e mentre Kamel in un baleno afferra il camice che aveva, come un presentimento, appoggiato vicino alla sedia e si veste, la donna rifiuta di togliersi quel tubo di carne dal buco del culo, ma dopo un’ultima infornata si alza e dice all’uomo:
“Non abbiamo ancora iniziato, tieniti sempre pronto che ormai mi hai fatto vedere che razza di troia in calore sono ed ho una fame di cazzo in corpo che mi aumenterà ogni attimo di più.” e si avvia verso il bagno.
Kamel ancora con il camice aperto alle parole della donna, prima che si avvii verso il bagno, la prende per i capelli e tenendola da sotto il mento le penetra la bocca con il cazzo ormai divenuto di marmo e forza la discesa in gola che la donna agevola aprendola tutta malgrado un rigurgito di vomito per l’enorme massa di carne che é costretta ad ingoiare:
“Stai pronta, ogni momento sarà buono per continuare il nostro lavoro, puttana.!” – e si avvia verso le scale.
(continua..)