Frequentavo la terza media inferiore. Avevo circa 14 anni.
Il mio cazzo appena poteva diventava duro ed io mi eccitavo e godevo molto con delle bellissime seghe. Ogni volta che mi immaginavo una donna nuda, la forma della figa (che io non avevo mai visto) o un bel cazzo duro e dritto, il mio uccello si drizzava e si metteva perfettamente dritto a 180° ed io, se potevo, me lo menavo dolcemente ed a lungo fino ad arrivare al mio orgasmo con un buon schizzo di sborra che raccoglievo in mano.
Coi compagni di scuola si parlava spesso di figa, di donne nude, di cazzi duri ed ognuno voleva far credere di essere esperto in materia, ma nessuno di noi aveva mai scopato o visto uomini o donne nude.
Un giorno un mio compagno che abitava nel mio stesso palazzo, mi indicò un giovanotto e con aria un po’ furtiva mi disse:
“Quello li lavora nella sala del cinema; quello a luci rosse”.
Non sapevo che cosa si proiettasse in una sala a luci rosse ma immaginai la visione di qualche donna che mostrava i seni ed il culo scoperto e a quel pensiero il cazzo mi si indurì immediatamente ed io corsi in casa a farmi una bella sega, con relativa sborrata!
Casualmente, in una giornata di maggio, sul finire della scuola, incontrai quel giovanotto sull’ascensore di casa mia. Eravamo noi due soli nell’ascensore ed io morivo dalla voglia di fargli delle domande sul sesso. Con la voce quasi roca dall’emozione trovai il coraggio di chiedergli:
“Lei lavora al cinema?” e lui mi guardò con un sorrisetto malizioso e mi risposte:
“Si lavoro nella sala a luci rosse, quella dove si vedono le donne e gli uomini nudi.”
Lasciò passare qualche momento che a me sembrò una eternità e poi aggiunse:
“Perché, vuoi vederli?” – L’ascensore era arrivato a pian terreno e le porte si erano aperte. Fortunatamente non c’era nessuno ad aspettarlo così potei dire, sempre con voce emozionata: “Magari!”.
Lui si avviò come per allontanarsi ma io, speranzoso in una risposta affermativa, mi affiancai a lui in attesa della risposta che venne , dopo una breve esitazione:
“I bambini come te non possono entrare, però io forse potrei fare qualcosa. Fatti trovare domani, qui in cortile a questa stessa ora, e ti dirò se potrò fare qualcosa. Però acqua in bocca”.
Altro che acqua in bocca. Era un’attesa per me emozionante. Contavo i momenti che mi separavano dal pomeriggio del giorno dopo. Nel letto mi girai e mi rigirai e finalmente mi alzai nel cuore della notte per farmi una sega che mi consentì di prendere sonno. A scuola ero fisicamente presente ma la mente
ero fissata a quello che avrebbe potuto dirmi quel giovanotto. La prospettiva di vedere delle tette o dei culi belli nudi mi attirava irresistibilmente. Non mi aspettavo proprio le meraviglie che avrei visto. Il pomeriggio arrivò finalmente ed io da di un’ora che aspettavo il giovanotto in cortile. All’ora stabilità lui scese ed io mi avvicinai ponendo la mia muta domanda. Lui mi guardò con un sorrisetto malizioso, mi fece stare sulla corda per un minuto e poi mi disse “Andiamo più in la, accompagnami”. Quando fummo fuori dal cortile, sul marciapiede, a buona distanza dal mio caseggiato, si fermò e mi disse:
“Sai, posso aiutarti. Solo di pomeriggio. Facciamo giovedì prossimo alle 16.00. Fatti trovare nella via dove c’è l’ingresso principale della sala cinematografica. Fermati un bel po’ prima dell’ingresso e aspettami li. Io arriverò e ti dirò come potremo fare. Mi raccomando, nessuna parola con nessuno”
Non vi dico la felicità e l’eccitazione che provai nel sentire quella risposta. Mi sarei tenuto tutto per me, avrei visto finalmente il cazzo e la figa. Contai i giorni che passavano troppo lentamente e, con un’attesa sempre più snervante e contemporaneamente eccitante, arrivai al giovedì pomeriggio, quando mi precipitai all’appuntamento. Attesi un po’ e finalmente vidi il giovanotto che mi si avvicinò e mi disse:
“Stai vicino a me. Adesso passeremo davanti all’ingresso del cinema e proseguiremo oltre. Quando te lo farò capire, saluterai la persona che sta dentro” Si avviò con me al suo fianco. Ero tesissimo. Quando arrivammo davanti all’ingresso del cinema lui mi disse:
“Aspettami qui” – Entrò, salutò con la mano qualcuno che stava all’entrata della sala e poi si girò e mi fece cenno di salutare. Io agitai la mano, il giovanotto uscì mentre il suo collega entrava velocemente nella sala di proiezione. Proseguimmo oltre l’ingresso e svoltammo in una via laterale. Lui si fermò e mi disse:
“Io adesso vado all’ingresso di servizio, apro ed entro. Ti lascio la porta accostata e aperta. Tu passeggia, aspetta qualche minuto e quando vedi che non passa nessuno, entra. Mi raccomando, assicurati che non ci sia nessuno in giro. Allora, d’accordo?” – Ovviamente risposi di si. Ci lasciammo. Lui entrò ed io dovetti fare uno sforzo per non entrare subito. Non c’era nessuno ed io finalmente entrai. Lui mi aspettava appena oltre l’ingresso. Mi fece entrare il un piccolo sgabuzzino e mi disse:
“Adesso io ti accompagnerò dentro. In sala il pavimento è sporco perché gli spettatori sborrano. Tu sborri?” - gli risposi di si con la testa – “Allora sarebbe meglio che ti cambiassi la maglietta altrimenti se macchi la tua poi a casa se ne accorgono. Togli la tua e mettiti questa mia che uso qui sul lavoro; forse è meglio che ti cambi anche i pantaloni e le mutande, così siamo più sicuri.” Così dicendo mi spogliò completamente nudo e mi fece indossare una paio di pantaloncini larghi senza le mutandine sotto, e una maglietta poi mi disse:
”Qui se hai voglia di farti una sega puoi fartela tranquillamente, fanno tutti così. Adesso ti accompagno. Nella sala puoi fare quello che ti pare. Siccome sarà un po’ buio ti consiglio, appena entrato, di stare fermo sul posto per abituarti all’ambiente; poi fai come ti pare. Quando vengo a chiamarti esci subito.” Così dicendo mi accompagnò, attraverso un porta sul retro, in una saletta ove c’erano accesi due televisori molto grossi. La sala era buia e mi sembrava di essere solo; guardai gli schermi e fui immediatamente folgorato dalle immagini che vi scorrevano. Su un televisore posto di lato c’era una donna che stava togliendosi le mutandine di pizzo, e si presentava completamente nuda davanti alla telecamera; era in una camera da letto; la telecamera l’aveva inquadrata tutta intera poi, man mano, aveva ingrandito l’immagine e messo in primo piano le tette e mentre scendeva lungo il corpo la donna si era sdraiata sul letto, con le gambe ben aperte in modo da mettere in evidenza la figa che la telecamera inquadrava ormai in primo piano. Finalmente vedevo la figa ma, per dire la verità, quella ferita verticale con tante pieghe non mi dava tanto desiderio. Poi un uomo si mise a leccare la figa, sempre in primo piano ma anche questo, oltre a stupirmi non incrementò il mio desiderio. Sullo schermo di fronte invece c’era qualcosa di veramente fantastico. Due begli uomini, uno completamente nudo e l’altro ancora con i pantaloncino, si stava abbracciando e baciando. Quello nudo aveva in evidenza un cazzo magnifico, bello, grosso, diritto, lungo: non mi sarei mai stancato di guardarlo; quello si che mi aveva fatto tirare la mia verga. Ero eccitatissimo, nei pantaloncini larghi il mio uccello aveva già preso il volo ed era perfettamente verticale: ero pronto a tirarlo fuori e a farmi una sega quando sentii una mano che mi sfiorava la patta mentre un’altra mano mi accarezzava le chiappe. Guardai e mi accorsi, essendomi un po’ abituato alla luce dell’ambiente, che avevo a fianco due signori: quello alla mia destra era ormai arrivato con la sua mano al mio uccello e, dopo averlo palpato, mi disse:
“Ma sai che hai proprio un bel cazzo? – mi diede ancora alcune toccatine e poi aggiunse – “Me lo tiri fuori e me lo fai vedere?” –. Io mi slacciai i pantaloni per aprire la patta ma erano così larghi che caddero immediatamente sul pavimento. Intanto un altro signore, era il terzo che vedevo, mi mise una mano sotto la maglietta e mi accarezzò il petto fino ad arrivare ai capezzoli. Poi con mossa veloce mi sfilò la maglietta lasciandomi completamente nudo; mi piaceva mostrarmi nudo con l’ uccello duro e dritto in verticale. Quello che mi aveva spogliato continuò ad accarezzarmi i capezzoli, cosa che mi eccitava terribilmente. Ma tutto quello che mi stavano facendo mi eccitava e mi dava godimento. Mi piaceva sentirmi toccare la cappella del cazzo, accarezzarmi il culo e palpeggiare le chiappe e farmi leccare e succhiare i capezzoli.
Intanto sullo schermo l’uomo nudo si era inginocchiato di fronte al suo compagno, con mosse rapide gli aveva calato i pantaloni e le mutande, aveva preso in mano un bel cazzo altrettanto grosso, turgido, rotondo e perfettamente in tiro, l’aveva scappellato e poi, con mia grande meraviglia, l’aveva baciato sulla punta, data una bella linguata alla cappella e, quasi risucchiandolo con le labbra, l’aveva preso in bocca facendolo poi scivolare avanti e indietro.
L’uomo che aveva in mano il mio tarellino mi chiese “Posso baciarti il tuo bell’uccello?”. Non attese risposta, si inginocchiò di fronte a me, mi aiutò a sfilarmi i pantaloncini, prese in mano il mio arnese e, dopo averlo baciato, scappellato e slinguato in punta, si prese in bocca la mia verga che a questo punto pulsava per il piacere e il godimento, ed la fece andare avanti/indietro in bocca.
Mi lascia andare dal piacere mentre diverse mani mi stavano palpeggiando, accarezzando, più bocche mi stavano succhiando ed un dito si era avvicinato al mio buco del culo e lo stava titillando: insomma una sensazione paradisiaca e pensavo che di più non si potesse. L’uomo che mi stava leccando il cazzo si alzò e mi disse
“Adesso ti bacio così sentirai il sapore del tuo uccello” così dicendo, mentre qualche altro aveva già preso in bocca il mio cazzo e stava leccando il suo fragolone caldo, lui aprì la bocca e mi invitò a fare altrettanto; poi introdusse la sua lingua nella mia bocca ed io sentii il sapore dell’uccello che ha goduto. In piena soddisfazione per tutti i piaceri che stavo ricevendo mi parve di aver raggiunto il massimo del godimento per cui non riuscii più a ritardare e venni con la mia sborra in bocca a chi in quel momento mi stava succhiando l’uccello. Mi spaventai pensando che mi avrebbe sgridato invece lui si prese tutta la mia crema e la ingoiò leccandosi ben bene la bocca, poi si alzò e mi disse
“Sei proprio fantastico, hai un uccello proprio bello grosso” e si allontanò. Anche gli altri si allontanarono ed io stavo per rimettermi i calzoncini quando, abbassandomi, sentii qualcuno che mi schiaffeggiava le natiche, ma in modo gentile e piacevole. Una voce mi disse “Stai piegato così, vedrai che ti piacerà.” Rimasi piegato e sentii che sul mio culo si alternavano schiaffetti e carezze. Poi sentii due mani che cercavano di aprire al massimo la fessura fra le chiappe e una lingua che si appoggiava sul mio culetto e lo leccava delicatamente, lentamente, vogliosamente fino a farmi godere e quasi desiderare che mi entrasse nel culo. Mentre ero chinato e mi leccavano il culo due persone mi si posero di fronte, con le patte aperte e il cazzo fuori. Era un invito al quale aderii con grande piacere e preso in mano i cazzi, uno per mano, cominciai a menarli per una bella e lenta sega che culminò con la loro sborrata che schizzarono sulla mia faccia e sul mio petto.
In quel momento arrivò il giovanotto che mi disse “Vestiti e andiamo” ed io, senza neanche infilarmi i calzoncini, uscii. Nello sgabuzzino, mentre mi vestivo lui mi chiese ripulì e poi mi chiese “Ti è piaciuto?” ed io risposi un “SI” che quasi non voleva uscirmi dalla bocca per l’emozione.
“Se ti va possiamo rifarlo mercoledì prossimo, sempre alla stessa ora” – “Certo che mi va”
Quello che successe il mercoledì successivo ve lo racconto in un altro capitolo.
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