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Prime Esperienze


Un tram che si chiama desiderio

           di ilviaggiatore48

 Scritto il 27.01.2012    |    Visualizzazioni: 2.923  |    Votazione 9.3:

Un tram che si chiama desiderio
Tre tram per andare a scuola, ovviamente negli orari di punta, con persone stipate come sardine. Eppure una situazione simile presenta i suoi vantaggi, soprattutto per un giovane maschio con gli ormoni a mille. L’appoggiarsi al culo delle donne, facendo finta di non accorgersene e guardando da una latra parte era la normalità; le donne o si spostavano o ci stavano, ed allora era uno strofinarsi discreto senza mai però spingersi oltre, fino a quando…..
Pigliava il tram alla mie stessa fermata, alta, longilinea, mora, capelli lunghi elegante sempre (eravamo in inverno, aveva un soprabito lungo, un foulard, il cappello e una borsetta sempre in tinta. Sguardo altero, sempre fisso davanti a sé, sembrava non guardare niente e nessuno, ma evidentemente non era così. In realtà non è che mi fosse mai passata per la testa qualche idea erotica per questa donna, anche se mi capitava di prendere spesso il tram con lei. Quel giorno , però, salito sul tram dietro di lei, mi sono trovato ad essere in piedi davanti a lei che si era seduta. La fermata successiva, come al solito, il tram si è riempito all’inverosimile ed io, spostandomi, mi sono trovato a mettere una gamba contro le ginocchia della donna seduta. Stavo per spostarmi e chiedere scusa quando mi sono reso conto che non solo la donna aveva aperto le gambe ma contemporaneamente era scivolata in avanti ed aveva spostato la borsa in avanti per nascondere il tutto. L’ho guardata in viso, ma lei, al solito, teneva lo sguardo fisso davanti a se, come fosse su un altro pianeta. Piano, ho iniziato a muovere la gamba tra le sue, spingendo sempre più. Sentivo le sue gambe aprirsi e poi richiudersi, stringendo la mia. Arrivato con il ginocchio contro il bordo del sedile, non potevo avanzare di più; se ne deve essere resa conto pure lei, ed allora è scivolata ancora più in giù con la schiena, sino a che ho sentito il mio ginocchio premere contro la sua figa. Io, spinto dalla gente dietro di me, ma poi neanche tanto, mi ero appoggiato al vetro alle palle della donna e guardavo fuori, indifferente come lei. Ma sotto, tra il mio e il suo cappotto, sentivo lei che si muoveva e si strofinava contro il mio ginocchio, stringendomi ogni tanto la gamba tra le sue. Sino a che si è alzata e, sempre con lo sguardo davanti a se, si e avvicinata alla porta ed è scesa. Da quel giorno è iniziato un gioco micidiale, mi piaceva addirittura andare a scuola. E poi non era vero che era così insensibile; a volte capitava ch il mio primo tram fosse in
ritardo ma la trovavo sempre li ad aspettarmi. I primi tempi era sempre lo stesso, lei si sedeva ed io davanti a lei, tra le sue cosce, mai uno sguardo o una parola; poi si è tolta le mutandine, un giorno che era particolarmente attiva, si strofinava contro la mia gamba con una forza maggiore, nelle curve del tram addirittura si appoggiava totalmente e si muoveva tantissimo, quando è scesa mi sono reso conto che avevo la gamba del jeans completamente bagnata all’altezza del ginocchio. Ma non mi bastava più, ed evidentemente anche a lei. Un giorno sale sul tram davanti a me, ma invece di andare verso il centro e poi sedersi, si ferma sulla piattaforma posteriore, in un angolo che la fermata dopo sarebbe stato invaso dalla gente, come puntualmente successo. Io ero accanto a lei, prima di fronte, ma poi lei si e spostata e si è messa di traverso, in modo tale che il mio fianco e il mio braccio cossero contro di lei. Ed ha iniziato a strofinarsi, spingendo il bacino contro il mio fianco e la mia mano. Devo confessare che mi aveva colto di sorpresa, ero arra patissimo, ma ho perso tempo, cosi alla sua fermata lei e scesa, senza che io avessi potuto fare quello che avevo in mente, ed anche lei evidentemente. Ma ho recuperato il giorno dopo, brillantemente. Sono salito prima io, lei dietro di me e, sempre sulla piattaforma posteriore, io erodi traverso vicino al finestrino e lei contro di me, con le spalle alla gente che saliva. Subito mi sono appoggiato a lei; quando è salita la folla, lei ha sbottonato due bottoni del soprabito , ho ha leggermente aperto e si e incollata contro di me. La mia mano si è trovata subito tra le sue cosce, ho iniziato a toccarla piano sopra la gonna sentivo il suo ventre piatto , le cosce, e poi premevo sul monte di venere, sentendo che la gonna cedeva. Lei si strofinava contro di me, ma con un movimento strano; alla fine ho capito il perché: aveva una gonna a portafoglio, il suo movimento aveva favorito il fatto che io trovassi il bordo e riuscissi a mettere la mano sotto la gonna. Contavo le fermate, mentre con la mano le carezzavo la figa sopra le mutandine, la sentivo bagnata, il tempo di infilare un dito sotto il bordo e lei si allontana e si prepara a scendere. Inutile dire che io, da tempo, arrivato a scuola, mi ammazzavo di seghe nei bagni, ma non poteva continuare così. Il giorno dopo stessa scena, ma oramai sapevo il trucco e così la mano è entrata subito sotto la gonna e, sorpresa sorpresa, era senza mutandine. Le accarezzavo l’inguine, scendendo con un dito nel solco della grandi labbra, e poi su su piano e poi giù ancora; era bagnata fradicia, quando scendevo col le dita e le entravo dentro, sentivo che si alzava sulla punta dei piedi e spingeva il bacino in avanti , sempre con una mano attaccata alla presa del tram e con l’altra a tenere accostato il soprabito. Sino a che l’ho sentita fremere, e battere un tacco, avevo le dita sopra il suo clitoride. Non le ho più mosse, piano ho preso a passarle due dita sul clito, la sentivo respirare profondamente, io avevo il cuore in gola, paura che se ne accorgessero, ma la mattina erano tutti rincoglioniti dal sonno. Ha preso ad agitarsi contro di me, sentivo il clito tra le due dita, completamente liquido, era come se lo stessi segando piano. Ma eravamo arrivati alla sua fermata, se ne sarebbe andata, e invece no, non si è mossa, anzi, ha spostato la sua mano , sempre fuori dal soprabito, in modo che fosse sulla mai, ed ha iniziato a premere, dando colpi nervosi con in bacino. Ho sentito la mano inondata, di sottecchi l’ho vista chiudere gli occhi e poi l’ho sentita rilassarsi. Aveva goduto, ma, tremendo, non un gesto ne una parola ne un sorriso, nulla. Si è spostata, ed è scesa due fermate dopo la sua. Io sentivo il suo profumo di donna sulle dita, appiccicose, ero fuori di testa, arrivato a scuola diritto in bagno, una sega indimenticabile. Ma non potevo continuare cosi, questo giochetto è andato avanti per un po’, non tutti i giorni ovviamente, ma quando si poteva, me per me solo seghe nei bagni, sino a che ho deciso di rischiare. Un giorno mi sono preparato, sotto il cappotto avevo preparato la patta dei jeans aperta, con le mutande abbassate sotto le palle, in modo che restasse fuori tutto. Scomodo e soprattutto freddo, ma non potevo andare avanti cosi. Saliti sul tram al solito posto, feci in modo di mettermi io di spalle alla porta e lei di profilo contro di me, ed incominciai subito a strofinarmi contro il suo braccio. Giuro, mi è parso di vedere un fugace sorriso sulle sua labbra, come per dirmi “ce ne hai impiegato di tempo”. Si è tolta il guanto (li portava sempre) ed ha infilato subito la mano sotto il mio cappotto, trovando il mio cazzo, che, freddo o non freddo, era duro da morire. E’ iniziata cosi una sega fantastica, lenta, col pollice che passava sulla cappella che era tutta bagnata, per poi scendere ,stringere le palle, carezzarle risalire. Quando si è accorta che il mio respiro si faceva affannoso e che mimavo col bacino una scopata, sempre piano nel casino delle persone, ha preso a menarmelo con più forza, stringendolo forte quando con la mano arrivava alla cappella. Sino a che ho goduto; lo ha tenuto stretto, muovendo le mano piano e rilasciandolo di tanto in tanto; sentivo i getti di sperma uscire quando lo liberava, sull’interno del mio cappotto, sulla sua mano, un casino. Lo ha tenuto stretto, passando lentamente il pollice sulla cappella, regalandomi sensazioni indimenticabili. Poi ha tolto la mano, si è infilata il guanto senza asciugarsi ed è scesa come al solito.
Siamo andati avanti cosi per un po di mesi, inventando minime variazioni sul tema, vista la situazione a contorno, sino a che una volta ho deciso di scendere con lei e di parlarle. Quando si è avvicinata alla porta per scendere, mi sono mosso anche io dietro di lei. Si è voltata, mi ha guardato, finalmente, e con voce allarmata mi ha detto : “dove va?” ( mi dava del lei, cazzo) e io “scendo qui” e lei “no, no”, ed è scesa rapida, lasciandomi sul tram come un deficiente. Non l’ho vista mai più, dal giorno dopo alla fermata del tram non si è presentata. E non ho mai saputo come si chiamasse.
Ilviaggiatore48@tiscali.it


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Commenti per Un tram che si chiama desiderio:


Biondino1970, singoli Friuli il 03.02.2012 alle 09:19:37 ha scritto:

Sono D'accordo con Yaris, è un bel racconto complimenti.


sololeiluiechivuole, singoli Lombardia il 02.03.2012 alle 10:55:31 ha scritto:

bellissimo da domani vado a lavorare col tram.





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