Era letteralmente OSSESSIONATO dai piedi di sua cugina.
Da sempre.
Quante volte aveva espulso fuori di sé a fiotti quella voglia mai confessata di possederli, quei piedini!
A suo dire, i più bei piedi di donna che avesse mai visto!
E sì che, in tanti anni di ‘onorata’ carriera, ne aveva incensati, di piedi femminili!
Ma proprio sua cugina doveva essere la donna dai piedi più belli, più curati, più eccitanti che avesse mai visto?!?
Quelle dita perfette, sagomate col compasso, odorose, con le unghie dal french impeccabile, quel tatuaggio floreale sul dorso, quell’incurvatura deliziosa, quella pianta dall’impronta perfetta, quegli anellini disseminati sulle dita…e le scarpe, poi, che Marta adorava comprare in gran quantità e sempre capaci di esaltare quelle due meraviglie sulle quali si reggeva…
mmhhhh, al solo pensiero entrava in fibrillazione, Marco!
sentiva pulsare forte tra le gambe e spesso, ove e quando possibile, doveva darsi sollievo da sé, per esorcizzare il desiderio.
Al diavolo! Non ci sarebbe mai riuscito, a farli suoi, mai!
Capitò tutto quasi per caso.….l’estate in campeggio, la comitiva di amici di cui Marta era entrata a far parte da pochi mesi perché era finalmente riuscita a farsi notare da S., un amico comune che non le degnava i piedi neppure di uno sguardo, una notte passata assieme in tenda a smaltire una sbornia senza precedenti, Marta che si apre col cugino, confidandogli di aver sempre saputo quanto a lui piacciano i suoi piedi, di averlo notato dal brillio negli occhi del cugino ogni volta che lei si presentava con smalti e/o scarpe oscenamente provocanti e di aver sempre notato il turgore che si manifestava tra le gambe del cuginetto, l’unico forse che meritava di…..
Tra sogno e realtà, tra i fumi dell’alcol che ancora non gli permettevano di capire se stesse sognando o se stesse realmente e finalmente vivendo il sogno di una vita intera, le si accovacciò vicino agli oggetti del desiderio e cominciò, dapprima con le mani e quasi subito dopo con la lingua, a massaggiarglieli con consumata perizia per oltre mezz’ora, con una delicatezza che immediatamente sciolse le ultime riserve di Marta.
Lo lasciò fare; in fondo anche lei era da sempre che immaginava di poter affidare quelle sue splendide estremità a qualcuno in grado di apprezzarle veramente…..mentre la lingua del cugino le percorreva ogni centimetro quadrato dei piedi, soffermandosi un po’ più a lungo a seguire il contorno delle foglie tatuate, sentiva un calore crescerle dentro come da tanto non provava più.
Lui, invitato dall’atteggiamento consenziente di Marta, si mise in ginocchio a suggere lungamente le dita del piede destro, mentre i boxer erano già scivolati in basso e col piede sinistro di Marta premeva sul suo
osceno turgore senza oramai alcun ritegno.
Il desiderio di Marta colava giù lungo la coscia bianca, i gemiti di piacere si facevano più frequenti ed elevati, ma neanche la paura di essere scoperti dagli amici in quella imbarazzante situazione fermò i due da quel raptus che si concluse con un’abbondante sborrata sui piedi di Marta, la più gratificante, soddisfacente e desiderata sborrata che lui avesse mai avuto fino a quel momento.
Da quel giorno i piedi di Marta furono per lui il simbolo stesso della sborrata perfetta.
E anch’io, quando esco con lui e andiamo a trovare sua cugina Marta…beh, vi confesso che tornando a casa ho bisogno di svuotarmi quanto prima immaginando di farlo tra la perfezione delle sue dita.