“Certo che potrebbero farle anche un po’ più ampie”, penso mentre continuo ad insaponarmi sbattendo i gomiti contro le pareti dell’angusto spazio della doccia del campeggio dove con mio marito sto trascorrendo gli ultimi giorni di vacanza.
La spugna corre veloce sulla mia pelle. Seguo con lo sguardo la mia mano che la strofina sulle gambe abbronzate, poi sul ventre e sul torace bianchi come il latte e poi sulle braccia abbronzate. Indossare un costume intero porta a questi contrasti di colore.
D’altra parte, da quando – dopo aver smesso di fumare - ho messo su un po’ di chili che si sono sistemati sulla pancia, sotto l’ombelico a formare un odioso cuscinetto, e sui fianchi, per me mettere il bikini è diventato impossibile: mi sentirei ridicola a metter in mostra tutta quella carne debordante...
E poi a 46 anni si è più eleganti con un costume intero, penso.
Chiudo il rubinetto dopo una lunga risciacquata. Afferro ed infilo l’accappatoio. Raccolgo spugna, doccia schiuma e shampoo ed esco dal “loculo”. Davanti allo specchio mi asciugo i capelli con il cappuccio dell’accappatoio: non benedirò mai abbastanza il giorno in cui ho deciso di tagliare la mia lunga chioma e tenere i capelli corti. Mi pettino, poi infilo tutte le cose nel beauty, me lo metto sotto il braccio, controllo che l’accappatoio sia ben allacciato e mi avvio verso la tenda.
Sono quasi le sei. L’aria è ancora calda. Sono appena tornata dalla spiaggia e adesso mi aspetta il compito di preparare la cena. Imbocco il sentiero sabbioso che porta verso la nostra tenda. Non c’è anima viva. Sono ancora tutti in spiaggia e il silenzio è rotto da una voce che mi chiama: “Tiziana!”
E’ Ennio, uno del posto, che vive in un paesino poco lontano ed è un ospite fisso e fedele del campeggio. La sua non è propriamente una tenda. Ma un vero e proprio appartamento: praticamente ci trascorre tutta l’estate.
Lo abbiamo conosciuto il giorno stesso del nostro arrivo nel campeggio. Ha 51 anni, portati benissimo. Fisico asciutto, abbronzato. Single. Molto simpatico e socievole. E’ entrato subito in sintonia con mio marito, con il quale ha molti interessi in comune: come la pesca. Un paio di volte siamo anche usciti insieme a cena: ci ha portati in alcuni locali tipici che valeva proprio la pena conoscere.
“Tiziana… già che ti vedo ne approfitto per darti una cosa che ho promesso a Paolo”.
Devio dal mio cammino e mi avvicino alla sua mega tenda. Mi fermo all’esterno ma lui si avvia all’interno e mi fa segno di seguirlo.
Entro anch’io.
Afferra da un tavolino una guida turistica: “ sono giorni che ho promesso di prestargliela… ma non ne ho mi avuto l’occasione. Oggi non l’ho nemmeno visto”.
Gli spiego che oggi sarebbe arrivato sull’isola un suo collega di lavoro per le vacanze ed erano d’accordo che Paolo sarebbe andato ad aspettarlo al porto per poi accompagnarlo all’albergo dove – su suo consiglio - aveva prenotato: lo stesso albergo che avevamo frequentato qualche anno fa anche noi. Per Paolo sarebba stata così l’occasione per rivedere anche il titolare dell’albergo, con il quale è sempre rimasto in contatto.
“E quando torna?”, mi chiede Ennio.
“Per cena… fra un’oretta circa”
Mi offre una bibita che accetto.
E mentre la sto sorseggiando parlando del più e del meno, Ennio mi fissa e dice:
“Mi piacerebbe vederti nuda, Tiziana”
Io rimango di sale e la butto sul ridere.
“No, no, non scherzo. Mi piacerebbe proprio vederti nuda… “ ribadisce serio.
Io deglutisco a fatica. Sono imbarazzatissima e sorpresa.
“Non sai quante volte ti ho immaginato senza quei costumi interi che ti ostini ad indossare”, continua lui serafico, guardandomi in viso.
“Ti prego, cambiamo argomento perché quello che dici mi sembra una sciocchezza”.
“Perché?” mi chiede.
“Perché in spiaggia ci sono decine di donne più giovani e più belle di me che mettono in mostra praticamente tutto: loro sì che possono farti venite pensieri simili”, rispondo nervosamente.
“Ti sbagli di grosso” insiste lui.
“Io vorrei tanto vederti nuda”
Cala un silenzio di gelo. Anche da fuori non arriva nessun rumore. Io sento il mio respiro cambiare ritmo.
“Ti sorprende che io voglia vederti nuda?”, rincara Ennio.
Nelle mie orecchie e nella mia testa risuona quella parola “nuda”.
C’è un uomo che vuole vedermi nuda. E’ una richiesta che mi coglie impreparata. Istintivamente, la mia reazione sarebbe quella di voltare i tacchi ed andarmene. Ma le gambe mi sembrano di legno. E non si muovono. Nel profondo mi sto chiedendo: “possibile? Possibile che lui voglia veramente questo?”
“Ti sto chiedendo solo di vederti nuda” (ancora quella parola… )
“Non ti va di realizzare questo mio piccolo desiderio?”
Io non riesco a rispondere. Sono intontita e sorpresa dal fatto che sono ancora lì ad ascoltarlo.
“Dai Tiziana… è solo un gioco… un gioco fra persone adulte e con la testa sul collo…” continua lui con calma e scandendo bene le parole.
“Un gioco la cui regola è: guardare e non toccare! OK?”
Nella testa ho un turbinio di pensieri. Mi rendo conto che non mi dispiacerebbe realizzare quel suo “piccolo desiderio”. E mi rendo conto che vorrei sperimentare che sensazioni potrebbe darmi il mostrare il mio corpo nudo ad un estraneo. Mi rendo conto che le remore di una educazione severa e il richiamo alla fedeltà coniugale, d’improvviso non sono più così forti.
“Guardare e non toccare, hai detto?”, chiedo con un filo di voce.
“Hai capito benissimo”, mi risponde.
Io non so da dove sia partito il comando che mi fa aprire la bocca e pronunciare la frase: “allora va bene”.
Il suo sguardo si illumina.
“Sono pronto” dice sedendosi su una sedia.
Appoggio il beauty che ancora tengo stretto sotto l’ascella.
Porto le mani sull’allacciatura dell’accappatoio. Sciolgo il nodo. E sento l’accappatoio scostarsi.
Lui ha fatto un gesto con le mani dicendo “aprilo bene!”
E io eseguo, allargando bene.
Incredibile ma vero, non sto provando alcun imbarazzo.
Sento il suo sguardo esplorarmi. I suoi occhi si muovono su e giù lungo il mio corpo.
“Tiziana… sei proprio una bella donna”
“Le tue tette sono proprio come me le immaginavo… morbide ma belle piene, molto femminili”
Non riesco a capire se quei complimenti mi imbarazzano o mi lusingano.
“Belle, proprio belle le tue tette, Tiziana. E’ un peccato tenerle coperte”.
Fisso i suoi occhi che si stanno spostando più in basso.
“Fantastico… il tuo boschetto è fantastico.. speravo che fosse proprio così”
Sentire il suo sguardo sul mio sesso mi dà una sensazione sconosciuta ma piacevole.
“Mi piaci Tiziana, sei una bella donna”.
“Grazie… fine del gioco!” dico nervosamente richiudendo l’accappatoio.
“Eh no – dice lui perentorio – non ho visto tutto!”
Il mio sguardo interrogativo provoca la sua risposta. “Devi girarti”
Senza fare obiezioni apro di nuovo l’accappatoio e quasi soprappensiero me lo sfilo del tutto.
Tenendolo appoggiato sull’avambraccio mi giro volgendogli la schiena.
Stavolta mi sento molto a disagio. Non poterlo vedere il faccia mi sconcerta. Tra l’altro non ho una grande opinione del mio fondoschiena, tutt’altro che scultoreo e non privo di cellulite.
“ E anche il tuo culo mi piace”, dice lui riportandomi alla realtà e facendomi subito girare.
“Così, ferma così, resta ancora un minuto così” mi supplica Ennio.
Non è necessario insistere. Adesso mi sembra quasi di essere io quella che vuole farsi vedere. Senza imbarazzo espongo di nuovo al suo sguardo le mie tette, il mio ventre, il boschetto che copre il sesso.
“Posso toccartele?”.
“Posso tocccarti le tette?”
La voce di Ennio diventa più calda. Io rimango immobile continuando a farmi rimirare.
E’ strano, penso fra me: ad essere sincera stavo quasi sperando che facesse una simile richiesta. E tutta la mia riservatezza? La mia buona condotta? La mia moralità? Si stanno pian piano sgretolando, ammetto, lasciando spazio ad una Tiziana meno razionale e più disinibita.
“Il tuo è un silenzio assenso?”, chiede Ennio distogliendomi dai pensieri.
“Ma si era detto guardare e non toccare, ricordi?”, gli chiedo. Ma il tono della mia voce mi appare poco convincente.
“Hai ragione. Allora fissa tu le regole di questo nuovo gioco”, propone Ennio.
Mi sforzo per trovare il più in fretta possibile una risposta che consenta al gioco di proseguire senza compromettere del tutto la mia reputazione di moglie (finora) fedele.
“Va bene. Ma non devi avvicinarti troppo”
“E quale sarebbe la distanza di sicurezza?”, chiede lui.
“Così”, rispondo allungando il braccio in avanti.
Lui si alza, si avvicina finché il suo petto tocca la mia mano. E quel contatto si trasforma per me in una scossa di terremoto che sgretola ancora un po’ di più il muro della mia resistenza.
Ritiro il braccio mentre lui alza il suo.
Sento il cuore pulsarmi in gola. Sono nuda, completamente nuda, davanti ad un uomo che conosco da pochi giorni, che indossa solo uno slip da bagno e che sta per toccarmi. Sono veramente io?
Ennio misura i movimenti. Appoggia i polpastrelli della sua mano destra sul mio seno sinistro. Il tocco è lieve. Quasi impercettibile. Poi si fa più forte e sento il calore delle sue dita. Fa scivolare la mano in alto e adesso anche il palmo si appoggia sul mio seno. La sua mano lo stringe delicatamente.
“Hai proprio delle belle tette, Tiziana” sussurra.
Si rimpie la mano della mia morbida mammella. La afferra e la solleva. La palpa lentamente.
“Mi piaccione le tue tette”, commenta con voce bassa.
La tocca su tutta la superficie, non tralasciando nemmeno un millimetro quadrato. Il calore della sua pelle si confonde con quello della mia.
Adesso molla la presa. Il seno torna ad appoggiarsi sul torace e lui comincia ad accarezzarlo usando il dorso delle dita. Ne segue il profilo dal basso verso l’alto, poi lateralmemte, fino all’attaccatura. Poi torna su, sfiorandolo con maestria. Mi tocca così, con il dorso delle dita per un bel po’. Sembra non avere fretta. Sembra capisca che solo facendo così i miei freni inibitori non tornano a scattare. E infatti sento che mi sto sempre più sciogliendo, che comincio a sentirmi a mio agio anche se quelle dita che mi sfiorano non sono quelle di mio marito. Mentalmente ammetto che, anzi, quella dita mi stanno regalando piacere e mi domando quanto ne hanno in serbo ancora.
Intanto Ennio, sempre con il dorso delle dita mi tocca anche l’altro seno.
I miei capezzoli tradiscono il mio vero stato d’animo. Li sento indurirsi e mi sembra quasi di scorgere un sorriso sulle sue labbra, quando li guarda mentre cominciano a sollevarsi e l’areola si raggrinzisce.
“Che bei fiorellini”, commenta soddisfatto con gli occhi puntati sui capezzoli.
“Aiutamoli a sbocciare” dice e si porta la mano destra alla bocca, bagna di saliva le dita e poi le appoggia sul mio capezzolo sinistro, sollecitandolo. La reazione è immediata. Il capezzolo cresce, si sporge, si dilata, sotto i suoi sapienti ed umidi tocchi. Fa la stessa cosa anche con l’altro seno e la reazione è la medesima.
Fa passare la mano da uno all’altro. E poi torna a riempirsene le mani.
Adesso mi sta palpando i seni con tutte e due le mani e io mi auguro che continui a farlo.
“Posso baciartele?” mi chiede guardandomi negli occhi.
Dal mio sguardo intuisce che stavolta il mio silenzio equivale ad un consenso. E che il gioco può proseguire senza la necessità di porre altre regole se non una: sarò io a decretarne la fine.
Lui mette la mano sotto la mia mammella sinistra e mentre si china in avanti la solleva per portarsela alla bocca, che avvolge subito il capezzolo in un caldo e umido abbraccio. Sento le sue labbra serrarsi sul capezzolo turgido, la punta della sua lingua lambirlo velocemente, la bocca che inizia a succhiarlo. Aspira con avidità.
“Vieni qui”, dice. Mi prende per mano mentre indietreggia verso la sedia sulla quale torna a sedersi.
Il mio seno è proprio davanti alla sua bocca. Lui riprende a palparmelo e a baciarlo. Lo lecca con dovizia. Il sinistro e poi il destro e ancora il sinistro. Io sono abbagliata dalla vista della sua lingua che mi lecca. Mi eccita vedere i miei capezzoli sparire e comparire dalle sue labbra. E mentre sto seguendo questa scena lui abbandona la presa sulle mie mammelle: continua a baciarle e leccarle e sposta le mani sui fianchi. Li afferra. Saggia la consistenza dei chili in più che li ricoprono e mi attira ancora di più a sé. Lui è seduto a gambe divaricate sull’orlo della sedia. Io gli sono incollata al viso. Lui bacia e lecca il seno e fa scivolare le mani in basso. Sulle anche. E poi, lentissimamante, dietro. Sulle natiche.
Ho un sussulto. Che dura solo una frazione di secondo. L’idea di bloccarlo viene spazzata via da una slinguata sul capezzolo che mi pare più sensuale delle altre. Mi pare impossibile che qualcuno voglia toccarmi proprio lì, nella parte del mio corpo che ritengo meno bella. Ma chissenefrega, penso.
Le sue mani, in contemporanea, arrivano sulle natiche. Sento il calore dei palmi. Le dita affondare nelle tenere carni.
Ennio inizia a palparmi con estrema delicatezza ma con grande trasporto.
“Che bel culo che hai, Tiziana” riesce a dire fra una leccata di capezzolo e l’altra.
Io mi sento in orbita. Non mi riconosco. Ma nemmeno mi biasimo.
Le sue mani esplorano il mio fondoschiena. Toccano, stringono, accarezzano, allargano le natiche. E quando un dito si appoggia sul buchetto per sfiorarlo, non mi oppongo, a differenza di come mi comporto quando è mio marito a fare la stessa cosa. La voglia di toccarmi di Ennio sembra avere la precedenza su tutte le fisime che ho finora avuto nel sesso. Ne trovo conferma quando la sua mano destra scende lungo l’esterno della coscia, fino al ginocchio, per poi risalire all’interno dell’altra gamba. Su, lentamente, sfiorando la pelle che diventa sempre più liscia e sottile. Istintivamente divarico leggermente le cosce. La mano va su, sempre più su, fino ad arrivare, di taglio, sul mio taglio.
Ennio gira il polso ed appoggia la mano sul mio sesso. Sento le dita unite premere sul pelo e toccare le grandi labbra: le massaggiano delicatamente facendole aprire un po’.
“Sei bagnatissima” dice Ennio, informandomi sul mio stato di eccitazione, che peraltro conosco benissimo.
“Hai la figa bollente” commenta ancora mentre fa scivolare dentro il dito medio.
A quel punto sento le gambe mancarmi. Mi pare di stramazzare. Mi sembra di perdere l’equilibrio. Mi rendo conto che sto vivendo uno dei momenti eroticamente più intensi degli ultimi anni. L’eccitazione è al massimo. Il pensiero che sto consentendo ad un estraneo di penetratmi con un dito mi ubriaca. E mi stupisce ancora di più il fatto che quello che sta succedendo mi sta piacendo, molto.
Ennio sa come muovere le mani e le dita. Mi tocca con esperienza, regalandomi scariche di piacere, che raggiungono il massimo quando comincia a solleticare la clitoride.
Sento il mio sesso letteralmente in fiamme e bagnatissimo.
Ennio comincia a masturbarmi mentre continua a baciarmi il seno e con la mano sinistra sulla mia natica destra mi tiene stretta a sé.
Fa scorrere il medio lungo la mia fessura. Tocca la clitoride. Lo infila tutto. Lo fa entrare ed uscire. Mi tocca le pareti interne.
Il mi respiro diventa affannoso. Ho i gomiti appoggiati sulle sue spalle e gli tengo la testa contro il mio seno.
Il suo polso si muove sempre più velocemente.
Fessura. Clitoride. Interno.
Le dita diventano due.
Poi ancora una, sempre più rapida, sempre più penetrante, sempre più insistente.
Finché esplodo in un orgasmo che letteralmente mi taglia le gambe in due.
Le ginocchia si piegano mentre tento di soffocare i gemiti che sempre più forti mi escono dalla bocca e stringo le cosce fino quasi a stritolargli la mano. Mi appoggio di peso a lui, che sfila il dito, si alza, mi abbraccia e tenta di baciarmi. Io istintivamente mi sottraggo e appoggio la testa contro la sua spalla, negandogi la bocca. Allora lui mi bacia il collo e le spalle e quando mi stringe a sé mi accorgo di qualcosa di caldo e duro contro il ventre.
Fulmineo, nell’alzarsi in piedi, ne ha approfittato per sfilarsi gli slip che adesso sono a metà gamba. E il suo pene eretto spinge contro il mio ventre molle.