Mi guardava incantato, come se fossi una dea. Questo mi faceva eccitare sessualmente al pari del piacere fisico. Era appassionato del mio seno: grosso d’accordo, pieno, nonostante i miei 45 anni, poteva essere definito ottimisticamente florido, ecco. Ma sempre il seno di una quarantacinquenne era, appoggiato e con i grossi capezzoloni sempre all’infuori e duri. Eppure lui lo adorava: appena eravamo soli, la prima cosa che faceva era abbrancarmi le tette:”Mhhhhhh le mie tettone” diceva chiudendo gli occhi e tuffandoci il viso in mezzo. Adoravo la sua irruenza: non vedeva l’ora di togliermi le mutandine e sbattermelo dentro fino alle palle. Mi vestivo carina per lui: ovunque fossimo, le autoreggenti non mancavano mai, meglio il reggicalze. Sono Adele, classica moglie stanca del marito indifferente, che ha trovato un uomo più giovane col quale ha una relazione. Franco ha la metà dei miei anni, sta per finire gli studi universitari e facciamo sesso qualche volta a settimana. Non sono una ninfomane e ho dei ritmi credo normali, ma mi piace il cazzo e adoro farmi fottere come una baldracca, farmi usare e maltrattare, adoro farmi comandare, adoro tutto ciò che quel fesso di mio marito mi ha negato, col suo carattere amorfo. Franco mi fotte per tre ore di fila, in ogni buco e alla fine devo farlo venire con la mano, perché senza la sega finale non è una scopata dice.
Mio marito esce sempre presto al mattino e, per fortuna, non ho mai dovuto lavorare: i figli a scuola e io avevo tutto il tempo di prepararmi a dovere. Un giorno mi ha chiesto di depilarmi completamente e l’ho accontentato. Sul lettone della casa al mare per poco non gli veniva un infarto. Mi sono levata di nascosto il perizoma e mi sono sollevata la gonna, mostrandogli la fica rasata e con un reggicalze nero lucido nuovo di zecca, che lui non aveva mai visto. E’ rimasto senza parole: mi ha sfiorato delicatamente la fica, facendomi tremare dal piacere e poi s’è messo a leccarmela sdraiato sul lettone, mentre io gli tiravo una sega lentissima. Ho sborrato per non so quanto tempo, tanto strana era la percezione della lingua e la sensibilità delle labbra. Avevo la fica un lago e lui mi ha scopata per ore, in tutti gli angoli della casa, infilandomi quel cazzo durissimo sempre più in fondo alla vagina, quasi a sfondarmi l’utero; tenendomi forte per le tette e scopandomi la fica con rabbia. Mi ha fatto sdraiare con la schiena sul bracciolo del divano e, tenendomi per i tacchi delle scarpe, mi ha sfondata per un tempo infinito: non veniva mai. Anche nel culo non sono riuscita a sentirlo granchè: la sborra che usava
per lubrificare l’ano era così densa che il cazzo scivolava avanti e indietro per il culo come neanche nella fica. Mi ha messa a pecorina in ginocchio sulle scale interne, quelle che portano al secondo piano ed è andato a sedersi in poltrona: “Toccati la fica puttanona” ho preso a sditalinarmi davanti a lui, col culo per aria e la faccia sui gradini. Ha preso il cellulare e ha chiamato un suo amico al quale ha raccontato tutto in diretta segandosi:”La zoccola è col culo per aria a quattrozampe e si sta sditalinando: aspetta che la vado ad inculare”. Non so con chi parlasse, i suoi amici non mi conoscono, ma l’orgasmo intenso che raggiunsi mi fece urlare così forte che chiunque fosse al telefono non poteva avere dubbi. Chiuse il cellulare e venne a sprofondarmi il cazzo durissimo nel culo. In realtà quel giorno fui io a scopare lui, perché poi lo feci sedere sulle scale e mi infilai il suo uccello nel buco posteriore. La posizione mi conferiva la possibilità di dettare i tempi della scopata e, mentre lui da dietro giocava con le mie tettone, io giocavo col suo arnese sempre più duro, aumentando e diminuendo la velocità dello smorazacandela nel mio buco posteriore. Siamo andati per mesi alla casa al mare, rifugio solitario dove potevo gridare tutto il mio godimento. Qualche volta mi portò anche al parco, dove sono arrivata quasi a farmi riconoscere. Mi portava in posti frequentati da guardoni e godeva del fatto che qualcuno ci potesse osservare mentre scopavamo. Siccome la cosa eccitava parecchio anche me, una volta mentre scopavamo alla pecorina, aprì d’improvviso lo sportello e mi ritrovai con due tizi che si segavano davanti a me. Non m’ero accorta di nulla e sulle prime mi spaventai, ma lui mi tranquillizzò:”Sono solo due guardoni, lasciali fare” Mi sculacciava forte e mi eccitava sempre di più essere usata davanti a quegli sconosciuti. Mi scopava sempre più forte e la situazione era molto eccitante: quei due cazzi durissimi a pochi centimetri dal mio viso con le cappelle violacee, nella penombra non resistetti e presi a segarli, sostituendomi a loro: Franco mi scopava da dietro e io segavo due sconosciuti, ero in estasi. Dalla sega passai velocemente al pompino, com’è ovvio. Non avevo mai fatto sesso di gruppo, ma la sensazione di avere un cazzo in bocca, uno in mano e uno nella fica è semplicemente sublime, perché ti dà una sensazione di potere assoluto e padronanza totale. La camicia aperta sulle tettone dondolanti sarebbe stato un invito per chiunque e infatti i due guardoni afferrarono con delicatezza le mie bocce, facendo schizzare fuori i capezzoli. Venni decine di volte quella sera, con Franco che mi scopava di dietro e quei due che mi succhiavano le tette. Li feci sborrare in bocca, tanto ero eccitata dalla situazione e mi inondarono come non mi era mai successo prima, sparendo poi nell’oscurità, senza sapere che, se fossero rimasti, mi sarei fatta cavalcare anche da loro. Franco mi inondò il culo invece quella sera: me ne fece talmente tanta che anche piu tardi a letto con mio marito continuavo a perdere sborra dal culo:”Perdite” dissi a quel fesso. Tornammo qualche altra volta al parco, facendo l’amore con le luci interne accese, ma né quei due, né altri, tornarono più, poi cambiammo perché avevo paura d’essere riconosciuta. Gli succhiavo il cazzo sotto casa, “pompino della buonanotte” lo chiamava e lo mandavo dai suoi genitori, poi tornavo a casa. Qualche volta è capitato che mio marito mi prendesse neanche venti minuti dopo Franco:”Come sei bagnata stasera tesoro” era la sborra di Franco che m’era rimasta dentro e, senza neanche essermi potuta lavare, facevo immergere al cornuto il cazzo dov’era passato un altro. Il culo me lo ha rotto Franco, non certo mio marito. Fu in macchina, una sera che mi fece fare una cosa che non dimenticherò mai: mi fece fare lo smorzacandela sul cambio della macchina. Ci conoscevamo da poco e quell’intraprendenza mi scioccava, non riuscivo a dire di no, anche perché credo fosse tutto ciò che aspettavo da una vita. Gambe aperte e ditalino pazzesco, Franco che si segava sul sedile posteriore e il cambio che entrava sempre più dentro il culo:”Apri le cosce puttana, sfondati il culo che poi passa Franco” facevo tutto quello che diceva, con la camicia inzuppata di sudore d’eccitazione, mi rompevo il culo su quel pomello. Alla fine entrò, tutto. Solo allora me lo diede in bocca: spompinavo il cazzo durissimo di quel porco infilandomi su e giù il pomello delle marce nel culo. Poi mi fece alzare e mi fece sdraiare a pancia in giù sul sedile anteriore abbassato, mi venne dietro e me lo infilò d’un colpo tutto in culo:”Ahhhhhhhhhhh” mi lasciai sfuggire un lungo gemito di goduria mentre il porco ansimava nel mio orecchio:”Così mi piacciono le donne, puttane sfondate di culo, sennò il mio cazzo io dove lo metto?” la sua sfacciataggine mi disorientava, in fondo ci conoscevamo da poco, eppure riusciva a farmi fare tutto. Mi allargò il culo per oltre mezz’ora, spingendo e spingendo sempre più in fondo, pratica ripetuta sempre da quella volta in poi. In soli due mesi il mio culo era irrimediabilmente sfondato, nel senso che il buco non si chiudeva più come prima. Una volta mi mandò un sms, indicandomi un albergo dove dovevo farmi trovare:” …vestiti carina” concludeva. Mi recai all’ora prefissata, eccitata come mai. Dopo mezz’ora bussarono alla porta e un nero alto due metri s’infilò svelto in camera:”Mi manda Franco” e tirando fuori un gigantesco pene disse:”Fammi un pompino signora” spaventata ma decisa a non mollare ingoiai quella pertica, succhiando l’arnese mostruoso di quello sconosciuto. Prima ancora di farlo venire, Franco entrò in camera e mandò via il nero. Quella volta mi arrabbiai e fu la nostra prima e unica lite: rifiutai quel tipo di sesso perché non mi interessava, perché se ero troia con lui non voleva dire che ero troia con chiunque e altre cose del genere. Franco capì ma da allora qualcosa cambiò. Il mio giovane amante mi aveva fatto di tutto e a me era piaciuto farmi fare di tutto da lui, ma quell’iniziativa presa senza consultarmi e senza capire cosa davvero desideravo aveva fatto sì che qualcosa s’era rotto.