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Belle de jour: il commenda

           di woland

 Scritto il 12.11.2007    |    Visualizzazioni: 12.691  |    Votazione 7.2:

Dopo quel primo pomeriggio di sesso, al motel, ne seguirono molti altri (leggi "Belle de jour:l'esordio").

Alla signora Betty il cazzo sembrava non bastare mai e così Bob, da quel puttaniere che era, decise, dopo un po’ di tempo, di approfittarne ancora di più.

Egli era entrato in confidenza con un alto dirigente dell’amministrazione, il Comm. *, e fece in modo da farlo partecipare ad una festa cui sarebbero intervenuti anche lui stesso ed i coniugi Incoronato.

Prima di allora, portando il discorso sulle donne, aveva convinto l’uomo che, suo tramite, avrebbe potuto farsi la signora Incoronato, che lui scopava già da tempo e che era una che non si sarebbe certo tirata indietro, perché era una vera ninfomane!

In cambio di qualche spintarella per la sua carriera, il commendatore avrebbe avuto l’opportunità di appartarsi con quella splendida femmina (che anche lui, come tutti i maschi che la conoscevano, ammirava tantissimo, ma che – maturo, pelato e di corporatura forte com’era – considerava irraggiungibile).

Non si doveva preoccupare: ci avrebbe pensato Troiani, non c’era problema!

Il giorno della festa, dunque, Bob fece in modo che la signora e il suo potente spasimante chiacchierassero un po’, familiarizzando un minimo, mentre il marito di lei veniva distratto ed intrattenuto, a parte, prima da lui stesso, poi da altri.

Al momento propizio – dopo che lei gli aveva detto che quel commendatore (sarà pure stato tanto importante, ma era proprio noioso!) le era stato addosso asfissiandola, prima di sparire (finalmente!)–, le cominciò a dire di non fare la difficile, che se lei piaceva a quell’uomo ne avrebbero potuto approfittare tutti e due, che si trattava soltanto d’essere gentile, che si sarebbe certamente pure divertita a scherzarci un po’…

Infine, la prese sottobraccio e la condusse in un salottino dalla parte opposta della grande casa dove si trovavano e, dopo che furono entrati, chiuse la porta. Dentro c’era ad aspettarli il commendatore, seduto su un divano.



“Cara la mia Betty, il Commendatore qui è rimasto proprio affascinato e ti vorrebbe conoscere un po’ meglio…”, esordì Bob.

“Sono lusingata… ma… sarebbe?”, chiese lei che però aveva intuito immediatamente dove e quando il discorso avrebbe potuto andare a parare, associando il loro appartarsi al tono della voce con cui Bob le aveva parlato in precedenza ed agli sguardi intensi del grassone.

“Sarebbe… beh, sarebbe che vorrebbe intrattenersi un po' con te, godere della tua... compagnia, ecco! Non è così, Commendatore?”

“Si, si… la signora mi attrae... Mi piacerebbe molto entrarci in confidenza! Potrei essere un buon amico per lei...”

Per quanto se lo sentisse, Betty si trovò senza parole.

“Sai,
aggiunse insinuante Bob, il Commendatore è un personaggio importante: può aiutare te, me ed anche tuo marito, sì, insomma... il cornutone…”

“Ma su, dai, che mi proponi? Ti rendi conto? Per chi mi hai preso?” protestò non troppo convinta lei.

“Per quella che sei, disse lui con semplicità, ormai ti conosco bene e so che non ti dispiacerebbe… Pure con qualche incentivo, poi... Dai su...”

La prese per la vita e le scivolò dietro, stringendosela contro e cominciando a baciarla sul collo. A contatto del suo sedere morbido, l’uccello di Bob ebbe un sussulto, risvegliandosi…

“No… no… che fai?”

“Faccio vedere al Commendatore, quello che ti piace, no? Non ti andrebbe un bacetto anche da lui?”

“Ma dai, no, non mi va… lasciami!”

“Commendatore, venga avanti… si faccia sotto… La nostra Betty sta recitando… le piace essere pregata...”

“Posso azzardare?”.

Il commenda si fece coraggio, anche perché la signora accennava a smaniare e non stava più protestando.

“Certo, certo, s’accomodi… Non è vero, bellezza? Che ne hai una gran voglia tu pure, dico…”

Le aveva sollevato la gonna da dietro, mentre la teneva per la vita ed aveva mandato una mano ad esplorarla tra le cosce:

“Sentisse com’è tutta bagnata! Che le dicevo? Questa ci sta… Anzi, non vede l’ora! Commendatore, ora vi lascio soli… Mi metto fuori la porta, ad evitare che qualcuno arrivi a disturbare…”

Uscì e, accostata la porta, s’appoggiò allo stipite in modo da controllare il corridoio. Intanto cercava di ascoltare come procedevano le cose all’interno.

“Ma su, che mi sta facendo, Commendatore?”, protestava sottovoce la Betty.

“Sei bellissima! Sei... sei... un pezzo di fica!”

“Suuu… sia buono… Potrebbe arrivare qualcuno!”

“C’è Troiani a… a fare la guardia…”

“Già, Troiani!” mormorò lei, poi si fece un gran silenzio.

Fuori la porta, Bob drizzò le orecchie al massimo, cercando di capire che stessero facendo esattamente anche se ormai era chiaro che tutto filava liscio come l’olio.

Sentì infine come un mugolio soffocato, un respirare affannoso, dei sospiri del commenda…

Poi gli giunse il suono sommesso ma inequivocabile d’una lingua al lavoro: erano soli da meno di due minuti e lei già gli stava facendo un pompino!

“Madonna, che bocca… che bocca! Me l’aveva detto che fai dei pompini fantastici ma… non credevo! Non così… Mi stai per far godere…”

Bob lo sentì mugolare e, dopo un po’, avvertì il rumore soffocato di lei che stava ingoiando la sborrata…

Tutto era andato per il meglio: quella Betty si stava rivelando una vera e propria professionista, troia com’era!

Ora si trattava sola di sapersela gestire… Così, quando i due uscirono dal salottino (incredibile come lei, impassibile, non tradisse minimamente quanto era accaduto solo pochi istanti prima!), Bob si accostò al commendatore per prendere accordi su quando avrebbe avuto l’intenzione di portarsela a letto.

A lei nemmeno rivolse la parola, sapendo che tutto ormai le sarebbe andato per il meglio e che, certamente, avrebbe saputo inventare una scusa credibile con il marito, anche se il commenda avesse voluto farsela in piena notte. Magari a casa sua!

Ma tutto fu assai più semplice e il rendez-vous venne fissato per il giorno dopo, al pomeriggio, in un appartamentino adatto alla bisogna…



Così il giorno dopo, la signora Betty si presentò puntualmente all’appuntamento e, nonostante la scarsa avvenenza del partner, entrò già abbastanza eccitata. Il commendatore era piuttosto grasso e pure pelato, però la signora aveva potuto constatare il giorno prima, in quel salottino, che era sufficientemente dotato: un cazzo di quasi venti centimetri di lunghezza, grosso e nerboruto. Non c’era molto altro d’interessante, ma era sufficiente, anzi il dover sottostare alle voglie d’un tale soggetto in un certo senso affascinava la Betty esaltandone le oscure tendenze masochiste e circoscrivendone l’interesse all’uccello in quanto tale, senza fronzoli o schermi di sorta.

Certo quando lui prese a baciarla sulla bocca, non si sentiva particolarmente attratta e del tutto partecipe, ma il trovarsi l’affare di lì a poco in mano ricondusse la situazione ad un giusto livello di passionalità, di eccitamento sessuale e di voglia.

Ora Betty era nuda tra le sue braccia e godeva quasi involontariamente del calore che nell’abbraccio le trasmetteva il corpo adiposo dell’uomo, anche lui completamente nudo.

La stanza era in penombra, appena illuminata da quel po’ di luce proveniente dalla tapparella non completamente abbassata: l’atmosfera era stimolante, mentre la baciava con voglia crescente, a lungo. L’uomo cominciò a giocare di lingua sul corpo abbandonato di lei, soffermandosi a succhiarle le tette, slinguando e poi mordicchiando sapientemente i capezzoli dritti e duri, poi la sua bocca scese sulla pancia, sull’ombelico, sul fianco flessuoso a prenderlo tra le labbra, e scese ancora e ancora fino a tornare a sfiorarle i riccioli serici della fica, a leccarle la pelle tenera di lato, dove era depilata…

La sua testa si piazzò tra le cosce e la Betty sentì una prima lappata sulla sua vulva palpitante e già bagnata da altri umori… Avrebbe dovuto ricambiare? Prendergli nuovamente in bocca il cazzo? Era questo che si aspettava? Lo pensò confusamente e si sollevò a fatica prima a sedere e poi in ginocchio sul letto. Lui per seguirla con la sua bocca si girò supino, la pancia abbondante all’aria, e mentre la donna gli calava il ventre sul volto avvertì la morbida carezza della lingua sulla cappella infiammata…

Adesso la signora baciava e leccava il cazzo con decisione, non mollemente e solo in punta, esplorandone tutta la lunghezza, fino alle palle gonfie, prendendolo in bocca tutto, ma tutto per davvero, in gola, e succhiandolo piano mentre i lunghi capelli scuri le ricadevano intorno al volto a nascondere l’osceno e sapientissimo lavoro della bocca…

Le piaceva tantissimo, non l’avrebbe neppure creduto prima di cominciare con un soggetto del genere, stavolta senza fretta… Però non voleva farlo godere, non subito, il gioco era appena cominciato e voleva che durasse ancora. A questo punto voleva proprio che lui si rendesse perfettamente conto fin quanto era sapiente ed esperta e porca a letto.

Così dopo un po’ si risollevò e tornò a baciarlo in bocca, con le lingue che si assaporavano a vicenda trasmettendosi perversamente il gusto degli umori dei sessi…

Le mani del commendatore non sapevano dove soffermarsi su tutto il bendiddio del corpo della Betty, poi le percorsero la schiena e andarono a carezzarle l’oggetto dei suoi desideri, il sedere prominente, mentre lei gli impugnava l’uccello fradicio della sua saliva e già in rigida erezione…

“Lo vuoi… lo vuoi prendere nel culo?…”, le soffiò d’improvviso in un orecchio.

Lei simulava sorpresa ed incertezza, mentre sentiva il suo cazzo ancora più duro, dritto, vibrarle in mano…

“Vuoi?” insisté l’uomo, sicuro di sé, ed un suo dito si presentò subdolo sulla rosellina anale già accarezzata dalla punta della lingua durante il sessantanove… La baciò ancora, con passione lasciva, profondamente, e lei si eccitò in modo pazzesco, la fica madida, agitando lentamente il culetto contro la sua mano…

“Sì! Lo vogliooo...” ammise infine: “Ma fai piano… Non farmi soffrire… ti prego!”

Se ne struggeva anche lei, chiaramente, da quella troia che era!

Chissà quante volte l’aveva preso lì ed ora faceva quasi la santarellina… Questo pensava il commendatore, mentre, staccandosi da lei, si alzò arrapatissimo per andare a prendere in bagno un tubo di crema (a scanso d’equivoci, anche se era certo che, dopo quanto gli aveva raccontato Troiani e con quel culo così vistoso, la Betty non ne doveva avere affatto bisogno… beh, lo avrebbe accertato tra poco!).

Tornò con la crema.

“Ho voglia di prenderlo… sììì…”,bisbigliò ancora lei: ”Ma piano, eh? Sii dolce, mi raccomando…”

“Non preoccuparti, bella!… Girati di fianco, adesso!”

Mentre Betty eseguiva, le si distese dietro poggiandole il petto contro la schiena e la pancia sulle reni. La sua mano andò sul culetto portando il dito medio unto di crema a massaggiare delicatamente la rosellina. La signora gemette teatralmente quando il dito tentò una piccola penetrazione, muovendosi molto lentamente in tondo. Poi il dito uscì per tornare ancora con altra crema e questa volta spinse con decisione e penetrò tutto, fino in fondo, massaggiando l’interno e riprendendo il lento movimento circolare, come ad indurre il buchetto a schiudersi…

La signora ansimava, ed era ormai evidente che aveva una voglia pazzesca di prenderlo anche in quel modo, anzi soprattutto in quel modo, mentre assecondava i movimenti di lui con tutta se stessa, seguendo quel dito tentatore con l'ondeggiare morbido del culo… Gemette appena quando lui le ficcò dentro un secondo dito, continuando l’operazione, e poi un terzo… Il suo buco s’era aperto, aveva ceduto senza problemi, confermando il commendatore nelle sue intuizioni depravate.

Lei era ormai un lago tra le cosce e lui se n’era accorto:

“Credo che sei pronta… Lo vuoi, vero?”

“Lo voglio tutto…sì! Tuttoooo....” soffiò e sentì dalle vibrazioni del letto che lui, di dietro, si stava infilando il profilattico: l’avrebbe inculata con il preservativo proprio come si fa con una puttana, prendendo tutte le precauzioni. Questo pensiero la eccitò ancora di più.

Trascorse solo un attimo, perché immediatamente la signora avvertì la cappella calda e dura, scivolosa per via del preservativo che la ricopriva, poggiarsi sul suo buco di culo e cominciare a spingere… L’uomo le premette una mano sulla nuca per farla piegare di più su sé stessa e mentre lei lo assecondava docile con l’altra mano le aprì al massimo le chiappe: era però lei direttamente che dirigeva ansimando il cazzo, impugnandolo dietro di sé e tenendolo nella giusta direzione.

La cappella stava allargando il buco nel suo procedere inesorabile… Alla Betty sfuggì un altro gemito, autentico stavolta, che non riuscì proprio a trattenere, ma ormai il cazzo era dentro un bel po’, il peggio era passato…

“Ti fa male?… Non ci credo, dai!” le mormorò in un orecchio il commendatore, tra una calda linguata e l’altra: ”Sei una gran troia… Si vede benissimo che ti piace prenderlo nel culo!”

“Un po’ di male me lo fa!… Che credi?… Spingi ora, su… Lo voglio tutto!… Tutto dentrooo!”

Sollecitato dalla sua voce strozzata, l’uomo diede un ultimo colpo di bacino, contemporaneamente all’inarcarsi della schiena di lei, ed il cazzo sprofondò d’un colpo completamente dentro, fino ai coglioni, strappandole uno strillo.

Ora la donna percepiva il solletico dei peli sulle chiappe…

“Ti sono dentro… tutto dentro, lo senti?”

“Si… si… è enorme!”

La voce della signora era stranamente strozzata, come se il cazzo le fosse arrivato fino in gola: lui tornò ad avvicinare il suo petto alla schiena di lei, le sue mani da dietro cominciarono a palparle le tette, a mungerla vigorosamente, poi iniziò a pomparla nel culo, con colpi lenti, brevi, cadenzati, che provocarono un vero cataclisma in lei, sconvolta, eccitatissima, a mugolare e gemere sommessamente…

Il cazzo si muoveva ormai del tutto liberamente, il culo aveva ceduto e si era perfettamente adattato alla mazza dura che gli scivolava dentro e fuori senza posa.

“ Ancora… ne voglio ancora! Di più!” farneticava lei sotto l’assalto: ”Più forte…più forte, porco! Non fermarti… Inculami… Dai…Dai…Dai…”

“Ora girati a pancia sotto… Troia!”

“Siii… sono una troia, è vero!…Mi stai facendo impazzire…Dai…mmmmm…”

E così con il gran cazzo piantato dentro fino alla radice, la Betty si girò lentamente ed il commendatore ne seguì i movimenti fino a ritrovarsela distesa sotto, a pancia in giù, le gambe divaricate a sgrillettarsi viziosamente il clitoride… Riprese a pomparla in questa nuova posizione, schiacciandola con il suo peso ed aumentando ritmo e profondità delle affondate, con lei che tentava d’alzare in alto il sedere quando lui le spingeva l’uccello tutto dentro e lo riabbassava quando lui lo estraeva grondante di umori…

“Sììì… così…ancora!” strillava e strillava: “Non fermarti… dammelo tutto… Che cazzo!…Dio, che cazzo!…Quant’è duro…e grosso…e buono!…Mmmmm… mmmm… ”

Ora l’uomo spingeva come un indemoniato e lei non ce la faceva più a stargli dietro e a controbattere colpo su colpo, così s’era zittita e si limitava a mugolare mentre la camera risuonava adesso del caratteristico rumore dell’inculata, una specie di sciacquio, ritmato dai colpi violenti dei coglioni e del ventre di lui contro le natiche della troia…

Che venne un’ultima volta insieme all’uomo, ma aveva già goduto da sola almeno un altro paio di volte.

Restarono fermi così, il cazzo ancora duro e grosso dentro il culo, per alcuni lunghissimi minuti, ad ansimare affannosamente.

Poi, lui si sfilò e si arrovesciò supino accanto alla femmina che invece restò a pancia sotto e sedere per aria, con il buco dilatato e pulsante.

Che bello era stato! Come si sentiva depravata…

E, nonostante che stesse ancora ansimando, aveva già una voglia struggente di ricominciare. Ma il suo inculatore chiaramente no… bisognava aspettare, accidenti, e poi darsi da fare per ritirarlo su e riportarlo in linea di volo.

L’avrebbe fatto. Tra un altro po’.



(fine parte seconda)


Votazione del Racconto: 7.2
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