Francesca è una mia collega di ufficio. Ha 40 anni,molto ben portati,e un fascino incredibile.
E' il classico "pezzo di figa" che quando passa per la strada tutti si voltano a guardare.
Francesca è alta,ha un fisico slanciato,un viso dolcissimo,un seno grosso e duro come quello di una ragazzina e due labbra sensuali che sembrano fatte apposta per baciare ed essere baciate.
Lavoriamo assieme da più di cinque anni,il suo modo di fare e di pensare mi ha sempre eccitato da morire;è una vera e propria donna di chiesa,a differenza del sottoscritto,sempre puntuale alla messa domenicale e al rosario delle cinque.
E' sposata,ha due figlie e ha alle spalle una lunga militanza nell'azione cattolica.
Io sono sempre stato attratto dalle persone irreprensibili,nel senso che sono sempre stato morbosamente curioso di scoprire il lato debole del loro carattere e di valutare la forza delle convinzioni che le spinge a essere così inflessibili con sè stesse e con gli altri.
Se poi l'irreprensibilità è legata a una motivazione religiosa la mia curiosità si amplifica a dismisura,e se poi ad essere irreprensibile è una donna di chiesa la curiosità si trasforma in un desiderio incontrollato di scoparla selvaggiamente.
Ho sempre avuto la granitica convinzione che le più grosse troie vogliose di cazzo si trovano negli ambienti religiosi.
Per lungo tempo Francesca mi fece una sorta di lavaggio del cervello con tutti i suoi bei discorsi sulla famiglia,sulla fedeltà e i suoi buoni sentimenti;per mesi e mesi le nostre conversazioni furono civili,pudiche e molto conformiste.
Mai un accenno,neppure indiretto,al sesso,all'attrazione fisica tra uomo e donna;mai niente.
Lei mi parlava sempre della sua bella famiglia e dell'attività parrocchiale che svolgeva nel tempo libero,e io stavo ad ascoltarla o replicavo con qualcosa di banale e scontato.
Sarà stato per colpa di quei discorsi o forse delle sue tette o forse ancora delle sue labbra carnose,fatto sta che in poco tempo divenni pazzo di lei.
La sognavo sempre e sempre mi masturbavo immaginandomi di scoparla nei peggio modi;lei si era certamente accorta che mi piaceva,e da vera troia continuava a far finta di niente e a parlarmi di comunioni e rosari.
Veniva in ufficio vestita in maniera sempre più seducente,e io non trovavo il coraggio di dirle chiaramente che avevo perso la testa per lei.
C'erano dei giorni in cui indossava una camicetta di seta bianca finissima,dalla quale traspariva il reggiseno e dal quale,a sua volta,trasparivano i capezzoli,grossi e scuri.
In quei giorni non riuscivo a concentrarmi in niente;era un vero e proprio tormento.
Avevo le sue tette sempre davanti agli occhi e inoltre mi sembrava che Francesca facesse di tutto per farmele notare;mi passava continuamente vicino e si metteva a parlare sempre vicino alla finestra,dove il
gioco di luce rendeva ancora più visibili le sue splendide forme.
In un paio di occasioni fui addirittura costretto ad andare al cesso a farmi una sega per cercare di abbassare il livello di testosterone che avevo nel sangue.
Tuttavia non avevo il coraggio di farmi avanti con lei;il suo perbenismo da una parte mi eccitava,dall'altra mi intimoriva. Non ero poi così convinto che dietro i suoi atteggiamenti pudici Francesca celasse l'animo della troia ninfomane;lo speravo ardentemente,ma non ne ero sicuro.
Provai a poco a poco a tastare il terreno,per circa un mese le feci un'infinità di domande sulla sua vita privata. Dapprima in maniera distratta,quasi superficiale,e poi sempre più precisa e mirata;ben presto compresi che Francesca era una donna sola e insoddisfatta.
Il marito la trascurava e lei sfogava la sua insoddisfazione cercando di rendersi utile agli altri,i discorsi banali e conformisti che avevamo fatto per lungo tempo,lasciarono il posto alle sue amare confessioni.
Mi parlò della sua sessualità sacrificata per il bene della famiglia e dell'insoddisfazione che provava nello stare assieme a un uomo insensibile e distratto.
Continuai a fare la parte dell'amico confidente per un altro pò di tempo,fino a che,circa sei mesi fa,trovai il coraggio e le confessai caldamente che avevo perso la testa per lei.
Francesca rimase sbigottita,non so se per finta o davvero,e passato l'attimo di sconcerto mi fece una lunga predica sugli obblighi e i doveri famigliari ai quali eravamo entrambi legati;parlò per quasi un'ora,ma io non l'ascoltai affatto.
Ero concentrato solo sul movimento delle sue labbra carnose,e pensavo a quanto sarebbe stato bello poterci mettere la lingua,o qualcos'altro,in mezzo.
Quando Francesca finì la sua predica io ero sempre concentrato sulle sue labbra e avevo lo sguardo inebetito-"Hei,hai capito cosa ho detto?Hai capito che certe cose non possiamo neppure farcele venire in testa?Ma mi stai ad acoltare o no?"-mi disse.
Io ero sempre inebetito. Mi ero però accorto che Francesca aveva usato il plurale"Noi",riferendosi agli obblighi matrimoniali da rispettare,ciò voleva implicitamente dire che anche lei si sentiva in un certo modo costretta a rispettarli.
Fu un'induzione che ritenni sufficiente per provare a baciarla;mi avvicinai a lei e la strinsi forte,poi la baciai.
Le nostre labbra si unirono,io provai a metterle la lingua in bocca,ma lei,proprio sul più bello,mi respinse,seppur con una certa indecisione-"No dai,ti prego,non possiamo,non dobbiamo..."-mi disse con voce flebile e tremante.
Io allora capii che stava per cedere. La strinsi e la baciai ancora,e mentre la baciavo le misi la mano sotto la camicetta e poi sotto il reggiseno;lei fece ancora il gesto di respingermi,ma lo fece in modo ancor più indeciso di prima.
Gemeva mentre le mie dita le esploravano i capezzoli,duri come baionette,ed aveva la pelle d'oca. Le misi la lingua in bocca,poi le leccai il collo,le orecchie e infine le alzai la camicetta e le succhiai i capezzoli.
Il cazzo mi si era pietrificato e Francasca doveva essersene accorta,perchè strofinava il suo inguine con forza contro il mio;non c'era nessuno in ufficio e così potemmo agire liberamente.
Le tolsi la camicetta e le calai il reggiseno al di sotto dei capezzoli,senza slacciarglielo.
Poi la misi a sedere sulla mia sedia e subito dopo mi tolsi i pantaloni e le mutande,senza dirle una parola le misi l'uccello in mezzo alle tette;Francesca strinse con forza i suoi seni attorno al mio cazzo e iniziò a muoverli ritmicamente.
Sembrava non avesse fatto altro nella sua vita,muoveva le tette come una vera professionista e quando la cappella gli arrivava in prossimità della bocca tirava fori la lingua per leccarla tutta.
Poi mi prese l'uccello in mano e se lo cacciò prepotentemente in bocca,me lo succhiò,me lo leccò,se lo strofinò sulla faccia e poi se lo mise ancora in mezzo alle tette epoi di nuovo in bocca.
Io ero talmente eccitato e stordito che non riuscivo a proferire verbo;mi sarebbe piaciuto dirle un'infinità di porcate,ma le sue labbra,la sua lingua e le sue grosse tette mi avevano tolto il fiato.
Francesca aveva preso in mano le redini del gioco,e io mi lasciavo trasportare senza opporre resistenza.
Tra un risucchio e l'altro non faceva che ripetermi di venirle in faccia,di riempirle la bocca di sperma-"Vieni,vienimi in faccia ti prego.Oh,vienimi in faccia,in bocca,ti prego...".
Non me lo feci ripetere due volte,le rimisi il cazzo in mezzo alle tette e quando fui pronto a venire avvicinai la cappella alla sua bocca e le spruzzai sul viso tutto il liquido seminale che avevo nei coglioni;lei sembrava che godesse addirittura più di me.
Leccò tutta la sborra agli angoli della bocca e in men che non si dica si slacciò la gonna e iniziò a masturbarsi mettendosi quattro dita sotto le mutandine.
Il violento orgasmo di un'attimo prima mi aveva lasciato senza forze,ma l'immagine di Francesca che si masturbava,che gemeva e che si toglieva la sborra dal viso con le dita per poi succhiarle avidamente come aveva fatto poco prima con il mio cazzo mi ridette vigore.
Le tolsi le mutandine,le scarpe,le calze e le slacciai definitivamente il reggiseno;la feci alzare dalla sedi e la misi a pecorina sulla scrivania.
Iniziai a leccarle la figa da dietro,mentre con una mano le strizzavo i capezzoli e con l'altra mi facevo largo nel suo ano,dapprima con una falange e poi con tutto il dito indice;Francesca sembrava indemoniata.
Le era cambiato il tono della voce e aveva il volto trasfigurato;mi implorava,mi supplicava di leccarla e di incularla.
Iniziai così a scoparla alla pecorina,furono sufficienti pochi colpi per farla venire. Venne urlando frasi sconnesse e con un tono di voce sempre più roco.
Poi tirò fuori il mio uccello dalla sua figa e se lo mise in prossimità dell'ano-"Inculami,adesso!"-mi disse. Le spinsi il cazzo con forza all'interno dell'ano,che si aprì dolcemente senza opporre resistenza;glielo misi tutto dentro fino all'altezza delle palle,e lentamente iniziai a muoverlo.
Francesca urlava,gemeva e mi implorava di muovermi con più forza,io allora persi completamente la ragione;la inculai senza alcun ritegno,tirandole i capelli,strizzandole le tette e finendo di pulire le tracce di sperma dal suo viso con un dito,che poi le cacciai in gola.
La stavo inculando a un ritmo talmente forte che fui ben presto sul punto di venire un'altra volta;Francesca sembrò accorgersene,perchè si voltò a guardarmi con un'espressione talmente eccitata che non scorderò mai.
La sua bocca sembrava ancora più carnosa del solito e la sua lingua che si muoveva attorno alle labbra era un richiamo irresistibile. Le tolsi lentamente il cazzo dal culo,poi mi avvicinai a lei e l'aiutai a scendere dalla scrivania.
La misi nuovamente a sedere sulla sedia e altrettanto nuovamente glielo affondai in gola. Francesca me lo succhiò avidamente,tenendo tutte e due le mani impegnate:una sul mio cazzo e l'altra sulla sua figa,il ritmo del pompino seguiva quello delle sue dita sul clitoride.
Quando fu sul punto di venire accelerò talmente il ritmo di entrambe le mani che io le sborrai in bocca.
Smise di succhiarmi il cazzo solo dopo aver ingoiato con voluttuosità tutti i fiotti di sperma che le avevo copiosamente spruzzato tra le labbra,poi mi guardò con aria un pò imbarazzata e mi chiese che ore fossero.
-"Sono le quattro e mezza"-risposi io.
-"Accidenti com'è tardi,devo proprio scappare.Alle cinque inizia il rosario e non voglio perdere l'inizio..."- disse lei.
Rimasi sbigottito,talmente sbigottito che non ebbi la forza di replicare,mi rivestii e l'aiutai a fare altrettanto e dopo pochi minuti eravamo già sul punto di salutarci.
Avrei voluto dirle una bella frase per concludere degnamente quell'ora di totale passione che avevamo vissuto insieme,ma l'improvvisa fretta di Francesca e,soprattutto,il motivo di quella fretta,mi avevano tolto la parola.
Ebbi solo la forza di dirle "ciao",non le dissi neppure che uno schizzo di sperma le aveva glassato i capelli vicino all'orecchio destro,ma tanto in chiesa nessuno ci avrebbe fatto caso.
Se volete contattarmi la mia e-mail è gpbravo72@gmail.com