Con Giorgio eravamo sposati da tre anni, ma eravamo stati fidanzati per altri quattro.
Tra noi c'era stato un grande rispetto ed io gli avevo offerto la mia verginità la prima notte di nozze: la nostra era un'educazione all'antica e conosciutici in parrocchia avevamo fatto un bel corso prematrimoniale prima di sposarci. Io ero vicina alla trentina e facevo l'insegnante elementare in un paese vicino.
Contiunuavo a frequentare la parrocchia e quando l'anziano parroco mi pregò di coadiuvarlo nel catechismo. accettai di buon grado: Giorgio ne fu fiero ed io mi ero ritagliata nei pomeriggi le occasioni per insegnare ai bambini dell'oratorio.
Dopo qualche mese arrivò ad aiutare il parroco un nuovo prete di una quarantina d'anni, che mi mise presto in imbarazzo perché veniva spesso ad assistere alle mie lezioni e poi usciti i bambini mi intratteneva su argomenti teologici relativi a quanto avevo trattato.
Eravamo d'inverno e una sera dopo che le mamme avevano ritirato i fanciullini ed io stavo per tornarmene a casa, don Gino mi invitò nella sacrestia per farmi vedere un vecchio quadro che aveva scovato in un deposito.
Mentre ammiravo il dipinto sentii una mano posarsi sul mio didietro; mi scostai ma la mano con più insistenza si impadronì della mia coscia e quando mi voltai vidi che don Gino aveva tirato fuori dalla sua tonaca il suo membro che con la testa paonazza svettava su quell'abito nero.Feci per gridare ma don Gino mi tappò la bocca emi strnse a sé. Non c'era nessuno e la canonica era lontana.
Io non avevo conosciuto altri uomini che mio maritoe fui spaventata da quell'assalto non previsto. Cercai di liberarmi, ma lui mi baciò profondamente e con la sua mano destra mi catturò il pube infilandola sotto la gonna fino a raggiungere le mutandine. Mi sentivo mancare e non ero in grado di opporre resistenza. La mano di don Gino mise da parte il tessuto e un suo dito penetrò la mia natura. Mi sentivo tutta bagnata, mentre il dito mi esplorava e quando un secondo dito s'infilònel buco di dietro mi sentii completamente presa e risposi con furore ai suoi baci. Non sapevo più chi ero, ma rimasi stordita da quella foga che mi aveva imprigionata. Don Gino mentre continuava a possedermile sue dita nei due buchi mi tenevano inchiodata a lui,c he con l'altra mano mi piegò la testa verso il suo coso. Rispetto a quello di Giorgio mi sembrava più grosso e più nodoso, pieno di grosse vene ed aveva la testa molto rossa. Il confronto con quello di mio marito poi non aveva senso perché, quando facevamo l'amore, spegnevamo la luce e lui mi infilava con tenerezza e il nostro momento durava pochi
minuti. Don Gino abbandonò la presa e mi portò il suo coso verso il viso e me lo premette contro le labbra; io capivo quello che voleva fare ma non l'avevo mai voluto fare a Giorgio, ma il prete mi disse "succhiami il cazzo, bella maestrina". C'erano insieme volgarità e tenerezza, nelle sue parole ed io... glielo presi in bocca; lui muoveva la mia testa in un movimento di andata e ritorno e sentivo quel coso sempre più grosso nella mia bocca e succhiavo come non avevo mai fatto,ma come il prete mi chiedeva.
Nelle varie manovre si era tirato sù la sottana e l'uccello ,come lui lo chiamava,gli usciva dalle mutande.Presto si dedicò a togliermi le mutane ed esclamò "finalmente una bella figa pelosa da vecchio testamento" e mi infilò, ritti in piedi, il cazzo nella figa alzandomi una gamba. Non avevo mai fatto l'amore a questo modo e mi resi conto che per la prima volta provavo piacere. Lui continuò per un po',in quella posizione, poi mi voltò mi fece piegare sul tavolo, e cominciò a penetrarmi da dietro.
Mi sembrava che dalla mia natura discendesse il diluvio!
Si mise in ginocchio dietro di me e cominciò a baciarmi la natura e sentivo la sua lingua cercare di infilarsi tra le labbra:mi sentivo una cagna peccatrice, ma avevo provato un piacere mai immaginato. Mi fece inginocchiare su un inginocchiatoio e mi mise nuovamente il suo grosso e umido coso in bocca, mentre mi toccava le tette con tutte due le mani, io succhiavo,succhiavo fintanto che il suo sperma copiosissimo mi riempì la bocca; non esperta ne ingoiai una buona parte: era dolciastro e per nulla sgradevole.
Don Gino, mi fece alzare e mi portò ad un piccolo sofà, dove riprese presto le sue effusioni. Cominciò a parlarmi e mi pregò di chiamare le cose col loro nome: cazzo, figa, sborra, tette, chiavare, spompinare... perché sentirle usare da una maestra di catechismo lo eccitava molto e per riprova mi fece vedere che il suo grosso cazzo riprendeva vigore quando le mie labbra quasi verginali le pronunciavano.Ora io ero in difficoltà: avevo fatto con un'altro uomo, un prete poi... quello che non avevo né fatto né pensato di fare. Mi accoccolai tra le sue braccia chiedendogli quasi una assoluzione.Lui continuava ad accarezzarmi ed ad eccitarsi e mi mise il suo cazzo nelle mani ed io non sapevo più cosa dire. Ad un certo momento mi fece alzare, appoggiare al tavolo, allargare bene le cosce e piegatosi si mise a leccarmi nuovamente dietro, ma non nella figa, bensì nel piccolo foro anale; lo forzò prima con un dito,poi con due, poi lo insalivò nel profondo, infine sentii che premeva col suo mostrò: la rossa testa si fece strada nel mio piccolo buco nero,leggermente peloso, poi con un colpò improvviso,lo fece entrare: avvertii un forte dolore, ma il prete mi tenne ferma e spinse ancora, fin che mi riempì tutta e prese a scopare mentre io piangevo dal dolore: implacabile continuò, assicurandomi che dopo l'inferno, avrei provato il paradiso. Aveva ragione il dolore sparì ed un immenso piacere si impossessò del mio corpo,sentii un rivolo caldo scaricarsi nelle mie viscere e caddi in ginocchio mentre la crema bianca mi colava tra le cosce. Ci riassettamo e mi accompagnò fuori: mi salutò e mi disse "questa sera, fa felice anche tuo marito ed io ti ricorderò nelle mie preghiere."
Quella sera, sia pure con imbarazzo succhiai il cazzo ad un meravigliato mio marito e scopai con lui, raggiunsi l'orgasmo per la prima volta!
forse quella sborra del don che mi sentivo ancora dentro il culo aveva fatto il miracolo!