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La mia esperienza trascendentale

           di nefertari

 Scritto il 02.03.2011    |    Visualizzazioni: 9.072  |    Votazione 7.4:

Con mio marito i rapporti notturni erano notevolmente migliorati e si prendeva delle libertà fino ad allora incredibili: dopo avermi riempita di sborra (aveva una eiaculazione molto abbondante) si divertiva a vedere sgocciolare la mia fica e poi mi accompagnava sul bidet
dove me la lavava infilandomi dentro la fica due e a volte tre dita. Io mi eccitavo di nuovo e mi infilavo in bocca il suo cazzo e succhiavo fino a farglielo nuovamente drizzare e a volte ci riusciva una seconda scopata.
Continuavo a insegnare in canonica, ma stavo attenta a non rimanere sola con don Gino: non mi pareva una cosa bella aver ceduto alle sue avances e mi ripromettevo di stargli lontano. Passò quindi un paio di settimane,durante le quali facevo sesso e in modo sempre più soddisfacente con mio marito che si faceva sempre più ardito e che avevo la sensazione volesse infilarmelo nel culo: mentre scopavamo con un dito cercava di penetrare nel buchetto, ma lo faceva con molta discrezione. A me sarebbe piaciuto, ma avevo soggezione. Pensavo in quel momento a come mi aveva presa il don e ricordavo il dolore, seguito da uno straordinario piacere che mi aveva quasi portata al deliquio. Questo improvviso ricordo mi eccitava moltissimo e cominciavo ad usare un linguaggio infoiato che lasciava stravolto mio marito.
Alla fine non resistetti alla tentazione e dopo le lezioni mi soffermai nella canonica e mi ritrovai sola con don Gino. Come lui mi puntò ebbi l'impressione di bagnarmi tutta. Lui chiuse la porta della saletta, mi tirò giù calzoni e mutandine e mi spinse contro il tavolo, apri la sottana e tirò fuori il suo potente arnese. Era come lo ricordavo: nodoso, prepotente con la sua bella cappella rossa; me lo infilò in bocca e io lo succhiai con voracità. Con le mani estrasse le mie tette e prese a mungermi come una capretta. Non capivo più nulla. Mi piegò sul tavolo mi fece allargare le gambe, mi baciò il buchetto, mi penetrò con la lingua, poi infilò il palo e cominciò a pomparmi; lo sentivo entrare ed uscire; quando era tutto dentro io mi sentivo riempita e provai ad immaginarmi che al posto del prete ci fosse mio marito: mi sarebbe piaciuto che mio marito fosse presnte. il lungo su e giù produsse il suo effetto e una copiosa sborrata allagò le mie viscere: dalla mia fica sentivo piovere la pipì. Il don si inginocchiò e la bevve, restammo ancora insieme e lui mi rifece il culo. Stentò molto a godere ed il mio culo alla fine sembrava in fiamme; per fortuna la sborra sembrò un miracoloso unguento. Poi ci mettemmo a parlare e mi confessò che quando era in
seminario spesso con qualche amico si scambiavano dei favori del tipo, ma che lui era rimasto fondamentalmente etero. Io avevo poco da raccontare o da confessare, ma gli dissi che poco prima mentre lui mi pompava, mi sarebbe piaciuto che mio marito ci vedesse. Don Gino disse che questo non l'avremmo mai fatto,ma che se volevo provare una sensazione simile o provare a farmi accudire da più mani la cosa si poteva organizzare. Quello che mi raccomandò fu il riserbo più assoluto.
Quella sera mi rifiutai con una scusa al mio legittimo sposo, perché mi sentivo bruciare li buchetto come se ci avessi infilato un peperone e a letto pensai a lungo alle vaghe proposte del prete.
Con una periodicità settimanale avevo il mio diversivo sessuale. Con mio marito le cose andavano a gonfie vele. Finalmente mi decisi ad ospitarlo nel mio buchetto: lui era disteso sul letto ed io mi accovacciai su di lui, ma guidai il suo cazzo verso il buchetto più piccolo: manovrai perché entrasse con qualche difficoltà e ne feci entrare solo una piccola parte accompagnandolo con piccoli gridolini di dolore per dargli l'impressione della prima esperienza; lui era più sottile del don e temevo che ne entrasse troppo e facilmente. Mio marito era eccitatissimo e non si rese conto, anche perché mi ero tenuta asciutta, che il percorso era già aperto. dopo un po' mi lasciai cadere e lui mi penetrò: gridai e anche lui provò un certo dolore: fu certo di avermi nuovamente sverginato,
pompammo sino al nostro godimento ed io mi sollevai con il buchetto che sbrodolava sborra leggermente macchiata di sangue. Fui molto soddisfatta: avevo ristabilito la parità e inoltre mi ero fatta ufficialmente spaccare il culo. Mio marito era felice ed io molto più serena.

Quando lo raccontai al don anch'egli ne fu soddisfatto...


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