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Secondo atto (due signore perbene)

           di woland

 Scritto il 15.11.2007    |    Visualizzazioni: 18.500  |    Votazione 7.0:

La signora Barbara sentì una violenta scarica di adrenalina esploderle nel cervello e toglierle quasi il respiro, nel mentre realizzava quanto i suoi occhi intravvedevano nella penombra: la sua amica Monica, inginocchiata a cosce dischiuse davanti a GB, gli stava praticando un pompino, mentre lui le dava il tempo tenendola con entrambe le mani ai lati della testa. Se la tirava contro e così le faceva metodicamente ingoiare tutto il cazzo, poi la tirava indietro per farglielo uscire dalle labbra carnose, lucido di saliva, prima di tornare a sprofondarglielo completamente dentro…
La stava letteralmente scopando in gola!
Monica, la gonna tutta sollevata ed arrotolata intorno ai fianchi, lo assecondava masturbandosi con la mano tra le belle cosce e di tanto in tanto, quando l’uccello le scivolava fuori di bocca, guardando di sottecchi il maschio che la sovrastava e dominava, la schiena appoggiata contro il muro…
Poco prima, mentre veniva sospinta dall’uccello di Rocco verso la parte nascosta del palco, la signora Barbara si aspettava confusamente di trovare l’altra coppia impegnata in qualche fase di petting spinto ma certo fu sconvolta da quella rivelazione così cruda ed improvvisa e si sentì di colpo le membra pesantissime, il cuore in gola, per un po’ assolutamente incapace di muoversi e di reagire.
Rocco, che l’aveva seguita e spinta in avanti tenendola per la vita, non fu meno stravolto di lei ma si riebbe presto e prese a strusciarle l'uccello, divenutogli enorme dentro i pantaloni, contro le natiche sode e pronunciate, prorompenti, mentre s'ingegnava a tirare su la gonna scoprendo via via le autoreggenti chiare a rete e le culottes a calzoncino di morbida seta.
Monica aveva preso gradualmente l’iniziativa e stava aumentando il ritmo del bocchino. Però si fermava di tanto in tanto, come in adorazione, a riprendere fiato ed a leccarne accuratamente la cappella, intorno intorno e sul frenulo, prima di riceverla di nuovo voluttuosamente dentro, in gola… Ora, tra le voci degli attori che salivano fino a loro dal palcoscenico e sembravano lontanissime ed irreali, si cominciava a percepire il rumore intermittente, liquido ed osceno di quella bocca ingorda ed instancabile in piena azione... un rumore sommesso, terribile e sconvolgente, irregolare, a martellare sempre più le tempie di Barbara, incapace di staccare gli occhi da quella vista, ormai anche lei del tutto sottomessa, con le dita di Rocco che si erano portate sulla sua fica trovandola palpitante e bagnata, pronta ad essere penetrata…
Quando lui iniziò a masturbarla, la signora spinse indietro lo splendido culo a prendersi lungo il solco tutta l’asta di lui e, in modo quasi automatico e involontario, mosse mollemente e sensualmente i fianchi, facendocelo danzare irresistibilmente contro, al ritmo che quelle dita le stavano
viziosamente trasmettendo.
L’eccitazione del ragazzo crebbe ancora e ancora ed infine lui la lasciò un attimo per armeggiarle dietro, poi con un movimento deciso di entrambe le mani le calò giù rapidamente le culottes morbide che si raccolsero in un mucchietto soffice intorno alle caviglie sottili… Immediatamente la signora Barbara fu riafferrata, costretta a schiudere un po’ di più le cosce per la ripresa del ditalino, tirata indietro per il bacino a sentire di nuovo il cazzo di lui – stavolta completamente nudo, durissimo! – che le si risistemava per lungo tra le natiche morbide, a pelle, allargandogliele per bene con lenti movimenti insinuanti, determinati e sicuri.
Mamma che cazzo! La signora se lo sentiva strusciare lì e lo sentiva enorme, mentre continuava a fissare quello dell’altro che andava e veniva tra le labbra dell’amica…
D’improvviso GB cedette alle stimolazioni di quella lingua di velluto e sborrò un gran getto direttamente nella gola di lei che, per non soffocare, deglutendo a fatica e rumorosamente lo sperma già in bocca mollò l’uccello ricevendone gli ultimi schizzi in viso e sul collo…
Monica ristette così per un attimo prostrata, in ginocchio, completando con movimenti rapidissimi il ditalino che per tutto il tempo non aveva mai interrotto e venne a sua volta ansimando.
Con occhi velati e stralunati guardò Barbara che continuava ad essere masturbata accanto a lei, poi sollevò lo sguardo su GB che s’era abbandonato con la schiena contro la parete. Un’occhiata febbrile, che si concentrò e si fece più torbida e intensa quando si posò sul cazzo che aveva appena sborrato tumultuosamente, mentre lei si rialzava e raccoglieva da terra con la mano il perizoma e la trousse..
Si riabbassò la gonna aderente, ricoprendo così il bel sedere nudo e senza parole s'asciugò il volto con un fazzolettino, guardando di tanto in tanto GB che s'accingeva ad aprire la porta per uscire.
Si preparò a seguirlo.
“Andiamo in bagno…” le sussurrò lui ed uscirono piano, dopo essersi ricomposti ed avere guardato fuori a controllare che il corridoio fosse del tutto libero.
Rimasti soli, Rocco spinse ancora da dietro la signora Barbara contro il muro e, leccandole lascivamente l’orecchio, le sussurrò:
“Dai, fammi vedere anche tu che sai fare con quella bocca così rossa e sensuale… ”
“ Nooo…” protestò lei:”Nooo… non voglio…”
“Come no?… Dai, fai la brava bambina!”
“No, ti dico!… Non voglio… Non ora! Non qui…”
“Beh, sarà dopo… allora…”
La cominciò a tirare per i fianchi, per piegarla e mettersela davanti a novanta gradi, ma Barbara resisté bofonchiando sommessamente il suo ostinato diniego.
“Fermo, su… Per chi mi hai preso?…Su…dai… fai il bravo! Ti pregooo… Potrebbe arrivare qualcuno…”
Tentò di girarsi verso di lui, lottando con forza e decisione, silenziosamente, ed alla fine le riuscì di ruotare e di prevalere.
“Dai, lasciami respirare…”
Lo allontanò con il gomito e mentre lui si calmava, a malincuore, si chinò a riprendere le culottes ancora attorcigliate intorno alle caviglie e se le tirò su, per quanto sentisse la vulva grondare e fosse stata costretta a passare con il capo vicinissimo al membro nudo ed eretto…
La signora Barbara era una donna determinata: “Non t’offendere, dai!”
Gli si accostò, tornata padrona della situazione, gli depose un piccolo bacio sul bordo della bocca e subito dopo accettò che lui tornasse a tentarla con la lingua.
Corrispose al bacio voluttuosamente, con piena coscienza, con metodo, quasi a voler rassicurare il giovane.
E fece di più, spinse d’improvviso la sua mano inanellata ad impugnare il cazzo…
Le tornavano di colpo in mente le sensazioni violente di quando, ragazzina, faceva seghe ad un suo amichetto, nel buio di qualche sala cinematografica… Ora si ritrovava in un contesto analogo e per qualche verso regrediva coscientemente, voleva farlo, verso quel tempo perduto cercando di ritrovarne la magia irripetibile. Anche Rocco si stava abbandonando a moti del genere, solo che i suoi ricordi erano molto più recenti e c’erano cose e differenze che lo richiamavano alla realtà: in primo luogo l’abilità matura di quelle dita femminili morbidissime e poi le tette formose ed abbondanti che stava carezzando a nudo a piene mani, sorprendendosi della crescente erezione e della lunghezza dei capezzoli di lei…
Con improvvise accelerazioni ed un ritmo apparentemente disordinato ma in realtà sapientissimo, Barbara lo condusse rapidamente verso il piacere e, girandolo un po’ verso il muro per non restarne impiastricciata, lo fece godere proprio come faceva con quel suo antico compagno, non cessando di menarglielo con movimenti finali ampi e decisi che si arrestavano appena una frazione di secondo quando la mano giungeva a stringere la base del membro, prima di ripartire rapidamente verso la sommità e ridiscendere ancora, ma lentamente ed impugnandolo con forza.
Rocco venne con impeto stringendole con voglia una tetta, quasi mungendola, e poi cercando la sua bocca che aveva perduto nell’ultima fase della masturbazione a riprenderne la lingua fresca e morbida, vibrante e vorticosa, lunga.
Si fermarono, recuperando piano un respiro più regolare ed un ritmo cardiaco meno frenetico. Si baciarono ancora, ma quasi con tenerezza, poi si riassestarono e decisero di andare fuori: che altro c’era da fare in quel palco? Non era meglio trovare un posticino più riservato dove riprendere con calma il discorso interrotto, approfondirlo come meritava?
Bisognava avvertire subito Monica e GB, perciò li andarono a cercare nel bagno dell’ordine.
Un piccolo bagno, che, una volta entrati nel salottino con la specchiera ed i lavandini che lo precedeva, trovarono chiuso a chiave.
Dall’interno, però, si sentiva provenire un ansimare sommesso, dei mugolii strozzati.
Si erano rifugiati dunque lì, i due colombi.
“GB? Ci sei?” chiese Rocco a bassa voce, ed i rumori s’interruppero di colpo per poi riprendere senza che si potesse sentire alcuna risposta.
“Dai, GB! Apri che ce ne andiamo… su!”
Ancora nulla, poi:
“Aspetta… un altro po’…” venne da dietro la porta, con un certo affanno.
“Su, andiamocene fuori… Finitela…”
“Aspetta ti dico, dai! Cinque minuti...”
“Ma perché, accidenti? Vieni fuori adesso… subito!”
“Non posso…”
“Che cavolo stai facendo?”
Da quella porta chiusa si sentì infine una risposta chiarificatrice:
“La sto... me la sto inculando...”
E subito di seguito si udì un mugolio di protesta della signora Monica...



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