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Vino bianco di Sardegna

           di voyeurlaureato

 Scritto il 13.02.2007    |    Visualizzazioni: 36.652  |    Votazione 6.5:

Le sborrò in faccia per la terza volta in due ore e se ne andò.
Sì, era proprio la troia che faceva per lui, sempre pronta, sempre disponibile quando la chiamava col cazzo già duro all’idea di ficcarlo dentro di lei per un po’, di affidarlo alle sue sapienti mani, alla sua bocca ingorda, al suo culo sempre sempre sempre pronto a riceverlo e ad accudirlo e a spremerlo fino all’ultima goccia.
Era nato tutto per gioco, su internet.
Aveva ammirato il suo PALCO su un sito per adulti, le aveva inviato un messaggio così, tanto per, senza neppure aspettarsi una risposta da lei; forse perfino immaginando che non fosse neanche reale, un annuncio del genere, magari c’era dietro un anonimo utente uomo in vena di scherzi o con tanto tempo a disposizione.
Con sorpresa, aveva letto la sua risposta e le aveva a sua volta riscritto; era andata avanti per un mesetto, poi erano riusciti a incontrarsi e da quel giorno…beh, da quel momento in avanti erano cominciati i sotterfugi, le scuse improbabili da presentare alla moglie e ai figli, gli straordinari fino a tarda sera in ufficio, le défaillances a letto con la consorte.
Ma a lui non importava altro che soddisfarsi dentro quel corpo che sembrava creato apposta per dare piacere a un uomo, al suo corpo e alla sua mente.
La voracità con cui gli ingoiava l’uccello e lo lappava con cupidigia fino a inghiottire il risultato liquido del suo orgasmo inevitabile, il modo in cui, con gli occhi chiusi, emetteva quell’:”Aaahhh!!” di soddisfazione non appena aveva mandato giù nello stomaco il suo sperma, il saluto che dava a quell’uccello spossato che si ripiegava su se stesso per alcuni minuti, pronto a rizzarsi di nuovo non appena lei decideva che era ora di fargli rialzare la testa, il modo in cui si faceva fottere senza ritegno ovunque e comunque, il suo non avergli mai detto di no a qualunque bizzarria potesse saltare in mente a lui, lo lasciavano senza parole e senza altri desideri.
Sì, aveva tradito sua moglie dopo oltre 10 anni di condotta inappuntabile, ma era certo che non avrebbe mai e poi mai tradito la sua amante.
Perché farlo, dato che lei riassumeva e incarnava tutto ciò che la mente di un uomo può concepire tra sé e la pienezza del desiderio soddisfatto?
Anche quella sera, poi….aveva raccontato a casa di dover purtroppo partecipare a una importante cena di lavoro, si era preparato con cura all’appuntamento ed era uscito in una scia di profumo e fischiettando allegro, suscitando qualche legittimo sospetto nella compagna.
Già prima di arrivare in hotel, nei 10 minuti che intercorrono dal luogo dell’appuntamento con lei a quell’hotel muto
testimone dei suoi numerosi amplessi extraconiugali, aveva sborrato per la prima volta nella bocca della sua troia, che come saluto aveva pensato bene di alleggerirlo subito dato che le si era presentato con un pezzo di marmo tra le gambe, impaziente di svuotarsi.
Si era lanciata subito con fare esperto e deciso sulla sua mazza e, nonostante i suoi timidi:”Ma che fai? ci può vedere qualcuno!!”, aveva cominciato ad agitare il polso su e giù, guardandolo laida negli occhi e decisa a fargli schizzare fuori il suo veleno bianco.
Quando aveva capito che i suoi gemiti preannunciavano il primo orgasmo, si era lanciata a testa bassa tra le gambe di lui, per non sporcare l’abitacolo dell’auto e anche perché amava il sapore del suo sperma e voleva sentirlo graffiarle la gola mentre colava giù.
Parcheggiò nel cortile dell’hotel, salutò con un cenno d’intesa il portiere e si avviò verso l’ascensore con la sua troia appesa al braccio destro.
Appena dentro, lei aprì la pelliccia mostrandosi completamente nuda ai suoi occhi avidi.
Cominciò a strofinarle due dita sul clitoride per farla bagnare rapidamente e altre due dita in quel buco di culo che aveva considerato da subito la tana perfetta, il contenitore ideale dei suoi spermatozoi impazziti.
Lei mugolava come una cagna in calore, invitandolo implicitamente ad aumentare la velocità della doppia penetrazione digitale; estrasse le due dita dalla figa e gliele avvicinò alla bocca, e mentre lei lappava il suo stesso sapore, lui le scartavetrò la figa con quella lingua da camaleonte che la natura gli aveva donato, provocando il suo primo orgasmo urlato al mondo con tutti i decibel che la sua gola era capace di emettere.

Le spostò la testa verso il proprio uccello e le disse di succhiare con lo stesso vigore di poco prima in auto mentre si versava un buon vermentino di sardegna parte in un calice e parte sul glande, per farle apprezzare il gusto di cazzo al vino.
E degustava il bianco vinello sardo soddisfatto, mentre l’idrovora impazzita stava per fargli nuovamente fuoriuscire il nettare bianco.
La scostò con vigore, dicendole:”No, troia, è nel culo che voglio venire!”; la cagna eseguì prontamente il desiderio del maschio, si allargò le natiche con forza e appena sentì la punta del cazzo a contatto del suo ano si sedette di colpo sulle gambe di lui, con l’uccello dentro fino ai peli.
In pochi minuti di rapidi movimenti di bacino, lo sentì bestemmiare mentre veniva di nuovo urlandole:”Sei una puttana!Ti fai riempire il culo con la crema del primo che capita, troia!!”.
Si rialzò, gli ficcò in gola la lingua esperta e cominciò a stuzzicarsi la figa con un vibratore compagno inseparabile dei suoi giochini mentre lui riprendeva contatto con la realtà.
Anche lui volle divertirsi un po’ ficcandole ovunque quell’enorme vibratore e divertendosi al suono del piacere di lei che sembrava inarrestabile e insaziabile a un tempo.
La fece venire 3 volte in pochi minuti, insultandola e schiaffeggiandola sulle chiappe fino a vederle diventare rosse quasi come la sua cappella, incitandola con:”Dai, troia, fammi sentire di nuovo come gode una cagna! Brava, dai! Cola, cola troia!!!”.
Diede uno sguardo all’orologio…la “cena” si stava prolungando un po’ troppo oltre e…cominciò a cercare di svincolarsi, ma lei, conoscendo bene i gusti del suo maschio, si piegò sul suo cazzo e cominciò a orinargli sopra lentamente un liquido giallo e denso che ebbe l’immediato effetto di inturgidirgli l’asta ancora una volta; era una sua debolezza…amava farsi pisciare addosso dalle cagne che sfotteva e, a sua volta, pisciare addosso a loro come un cane, per segnare il territorio e il possesso di quei corpi.
Alla fine della pisciata, si ritrovava di nuovo con una voglia matta di strofinarsi dentro quel corpo; stavolta decise che erano quelle tettone a meritare la sua calda sborra e ci si dedicò con la dedizione di un certosino.
Seguì con la cappella l’orlo dei suoi capezzoloni, infilò la turgida appendice tra le tette andando su e giù come invasato, le ficcò di nuovo il vibratore nel culo mentre l’asta andava per conto suo incontro alla terza sborrata di quella serata tra colleghi…
Volle vederla con la bocca e gli occhi spalancati in attesa del suo seme e continuò da solo, con la mano, ad agitare il suo uccello.
Le schizzò i primi fiotti in gola, gli altri sugli occhi e sul naso, restando per alcuni secondi a studiare la traiettoria di quegli schizzi che colavano giù dal viso della puttana.
Si ripulì, ingoiò l’ultimo sorso di vino, le disse “Ottimo, questo vermentino!” e tornò a casa sazio, neanche avesse davvero cenato abbondantemente.

Sua moglie a letto, quella sera, tentò un paio di volte un approccio che lui rifiutò girandosi dall’altra parte, raccontandole di aver “bevuto troppo”, quella sera.


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