Con Eleonora ci conosciamo da almeno quindici anni, da quando studiavamo. C’è sempre stata una naturale amicizia simpatia tra noi, possiamo definirci amici, per quanto possa esserci amicizia tra un uomo ed una donna. Eleonora era una bella ragazza ma oggi è una gran bella donna. Alta, slanciata, mora, con i capelli lunghi e riccioluti, un culo meraviglioso, un fisico sportivo scolpito perché ha la costanza di andare in palestra un paio di volte la settimana. Unico suo cruccio, ma per me non è mai stato un difetto, il seno piccolo. Una seconda che però non ha mai stonato sul suo corpo palestrato senza un filo cellulite. l’ho sempre ammirata ma non ne sono mai stato attratto in modo irresistibile. la stessa cosa, mi confidò, valeva anche per lei. Le occasioni non sono ci neppure mancate ma è sempre stato come se ci fosse una sorta di parete invisibile che non ci consentisse di fare quel passo, o forse inconsciamente sapevamo che se ci fossimo spinti oltre avremmo sciupato un bellissimo rapporto di amicizia sincero e disinteressato costruito in tanti anni.
Dopo la laurea non ci siamo mai persi di vista nonostante gli impegni professionali e tutte le classiche vicende della vita che ti portano ad allontanarti.
Quattro anni fa Eleonora si è sposata con Carlo. Un bel ragazzo, simpatico ed intelligente. Pensai da subito che fossero fatti l’uno per l’altra. Ogni tanto ci frequentavamo, facevamo uscite di coppia: loro due, io e la mia ragazza di turno.
Un anno fa Eleonora mi telefonò, erano mesi che non ci sentivamo e dopo i soliti convenevoli mi chiese “perché non vieni a pranzo a casa mia? Carlo non c’è, non ho voglia di mangiare da sola e potremo aggiornarci su cos’è successo in questi ultimi mesi”. Non ci vidi niente di strano nel suo invito, sapevo che Carlo, per lavoro doveva assentarsi e poi avevamo cenato decine di volte noi due soli ed un pranzo a casa sua mi sembrava quanto di più innocente ci potesse essere. accettai concordando una sera che andava bene per entrambi. conoscendo la sua proverbiale golosità portai una torta gelato. Eleonora mi accolse calorosamente. era splendida forse più di altre volte come sempre. indossava un leggero completino di cotone con la gonna sopra il ginocchio che esaltava, senza volgarità, il suo bel fisico.
Cena a base di pesce e crostacei, annaffiato da un ottimo traminer altoatesino fresco. cenando abbiamo rivissuto tanti bei ricordi. Due ore passarono veloci e alla fine dal frigor uscì pure una bottiglia di Dom Perignon.
“Accidenti!” - esclamai - “cosa c’è da festeggiare?!”.
Eleonora accarezzandomi mi sorrise e rispose
“I bei tempi andati ed
un’amicizia a prova di qualsiasi tempesta” .
Brindammo e proseguimmo la conversazione sul divano. Il caldo, l’alcool e i ricordi ci resero allegri oltre misura, ad un certo punto Eleonora ridendo a crepapelle ad una mia battuta appoggiò la testa sulla mia spalla. La chioma fluente scendeva lungo il mio petto e io non potei fare a meno di osservare il suo volto così da vicino. Eleonora alzò lo testa e così ci ritrovammo con le bocche a non più di cinque centimetri l’uno dall’altra. Quella parete invisibile che per quindici anni ci aveva tenuti separati crollò in un attimo. Ci scambiammo un timido bacio con le sole labbra ma quel bacio si tramutò in un bacio lungo ed appassionato. Lei iniziò ad infilarmi una mano nella camicia pizzicandomi delicatamente mentre io le accarezzavo le cosce ed i seni. Dopo quell’interminabile bacio lei si alzò, davanti a me e spostando le spalline fece scivolare a terra l’abito. Indossava solo un tanga candido. mi apparve bella come una dea, con quel meraviglioso corpo e quel folto triangolo di peli neri tra le gambe.
Iniziai a sbottonarmi la camicia ma lei disse
“lascia, faccio io”. Mi spogliò lentamente, alternando carezze, baci e lunghe leccate sul petto e sul collo. Avevo sempre immaginato che ci sapesse fare sessualmente, ma mi rendevo conto di essere al cospetto di un’esperta.
Quando arrivò ai pantaloni mi sbottonò quanto bastava per tirarmi fuori l’uccello, già in supertiro ed iniziò ad accarezzarmelo soppesandolo, baciandomi la cappella per poi gustarla divinamente con la lingua. Ero in estasi ma anch’io volevo fare la mia parte così le sussurrai “girati, voglio assaggiarti anch’io”. Iniziammo un 69 per cuori forti. La sua vagina aveva un gusto forte che mi fece l’effetto di eccitarmi ulteriormente (come se ne avessi avuto bisogno!). Eleonora raggiunse un paio di volte l’orgasmo e sotto i colpi della mia lingua si dimenava e godeva rumorosamente mentre lei, ogni volta che sentiva che stavo per venire, sapientemente rallentava prolungandomi quel dolce tormento.
Alla fine mi disse “vieni, vieni dentro ho voglia di sentirmelo dentro“ non sapevo quanto avrei retto prima di venire ma la penetrai. Era caldissima, umida e possederla era una sensazione inebriante. Il suo corpo sotto di me, le sue gambe slanciate che mi cingevano la vita, il suo seno dai capezzoli scuri che si muoveva al ritmo dei miei colpi di bacino, il suo respiro ansimante mentre mi mordicchiava il lobo dell’orecchio mi facevano capire cos’era l’estasi. Tentai di resistere il più a lungo possibile ma mi era trattenere ancora l’eiaculazione “ele non ce la faccio più vengoo, vengooo ahh che goduria, vengooo“ e scaricai dentro di lei un’incredibile e calda sborrata .
Sebbene entrambi eravamo provati da quella prima fatica, continuammo a baciarci e toccarci fino a quando il mio pene non fu nuovamente in tiro.
Sembrava che non ci fosse bisogno di dirsi qualcosa per capire ciò di cui avevamo reciprocamente bisogno. Avrei voluto che una volta fosse lei a starmi sopra cavalcandomi ma tutte le volte finivamo con lei sotto. Avrei anche voluto che mi facesse un pompino e che bevesse tutto, ma fece in modo che tutte le volte venissi dentro di lei.
le ore erano volate era ormai notte fonda . ci facemmo una doccia, ci demmo un bacio sulla porta e ci salutammo ripromettendoci di parlare di quello che era successo solo quando ne saremmo stati pronti.
Passarono i mesi, non trovai il tempo, ma forse neanche il coraggio di richiamare Eleonora perché ero confuso e temevo che la sua sola presenza mi avrebbe fatto ricadere nella stessa tentazione. Ci scambiammo solo un paio di messaggi di auguri per Natale e basta.
Qualche giorno fa mi è arrivato un sms in cui mi preannunciava grandi novità e mi dava appuntamento al parco. La curiosità ha preso il sopravvento sui timori e sono andato ad incontrarla. Era avvolta in un elegante piumone ed indossava, come sua abitudine la gonna - diceva sempre ”la gonna per le donne i calzoni per gi uomini“
L’ho trovata bellissima come sempre, con un sorriso radioso e un qualcosa in più… spingeva una carrozzina e dentro c’era un frugoletto appena nato.
Con la mente ho fatto velocemente i conti, ma prima che potessi chiedere qualcosa lei mi ha detto “sì è tuo, ma stai tranquillo Carlo non ha alcun sospetto, crede sia suo e non dovrà sapere mai la verità”. Nella mia testa si aggrovigliavano un misto di sentimenti, di confusione, arrabbiatura, inquietudine, delusione per quello che avvertivo come un tradimento da parte di una persona cara.
Eleonora probabilmente ha capito tutto questo e mi ha anticipato: “erano tre anni che con Carlo provavamo ad avere un figlio ma non ci riuscivamo. I medici gli avevano dato pochissime speranze di mettermi incinta e col tempo stava crescendo il nervosismo tra di noi. Così ho pensato a te, per una vita ci siamo girati intorno senza mai arrivare al dunque. Non pensare che sia venuta con te soltanto per farmi ingravidare, mi è piaciuto da impazzire, era un sogno che si è realizzato anche se è la prima ed unica volta che ho tradito e che tradirò Carlo”.
“Ma non potevi almeno chiedermelo?” sospirai io.
“Cosa ti avrei chiesto? avrei dovuto dirti “ visto che sei un amico fidato potresti mettermi incinta? oppure, mi potresti donare il tuo seme che mi faccio inseminare dal mio ginecologo? Mi vergogno a dirlo ma mi sono detta: o la va o la spacca. E poi ho unito l’utile al dilettevole”.
Non sapevo che dire, lì davanti a me c’era mio figlio che però non avrebbe mai conosciuto il vero padre. La felicità di Eleonora mi ha fatto capire che, giusta o sbagliata che fosse la sua scelta, evidentemente doveva andare così.
Mi sono congedato da lei augurando alla sua famiglia il massimo della felicità ma ricordandole che se volesse dare un fratellino o una sorellina al suo primogenito il mio cellulare per lei sarebbe stato sempre acceso.